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Impara con Mike Ferri e Rob Chianelli!

Questa estate avete in programma di andare al Warped Tour in USA e vorreste saper suonare il basso o la batteria? Mike Ferri e Rob Chianelli dei We Are The In Crowd vengono in vostro soccorso e sono pronti ad insegnarvi tutti i trucchi del mestiere per prepararvi alla tour life!

Tutto quello che dovete fare è iscriversi a questo LINK per prenotare le vostre lezioni estive direttamente al festival.

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Nuovo singolo dei We Are The In Crowd

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Secondo alcuni rumors, il prossimo singolo dei We Are The In Crowd sarà Exits And Entrances.

Vi piace come canzone? Ne avreste preferita un’altra?

“Devo fare la cacca, dov’è il bagno?” – Super Prime + The Summer Set + We Are The In Crowd @O2 Islington Academy, London 26/04/2012

Di Michela Rognoni e Mavi Mazzolini
Cenare alle 5 del pomeriggio non è una cosa strana dato che ci troviamo a Londra, potrebbe sembrare che ci interessi adattarci alle usanze del luogo…in realtà questo fish & chips all’ora di merenda significa solo che a Londra non è strano nemmeno che un concerto inizi alle 7 di sera – già un’ora più tardi rispetto a quello di Birmingham.

 

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John con la coperta è il vi ai pi di B’ham – Super Prime + The Summer Set + We Are The In Crowd @ O2Academy, Brimingham (UK) 25/04/2012

Di Chiara Cislaghi e Mavi Mazzolini

Dopo aver passato due giorni al Camden Inn a Camden Town in quel di Londra, arriviamo all’Etap Hotel Birmingham Centre, dopo 3 ore passate sul Megabus, e ci sembra di essere in paradiso. Dirigendoci versola O2Academy di Birmingham – che dista circa 200 metri dal nostro hotel – realizziamo che lì davanti non c’è nessuno, quindi decidiamo di andare a mangiare, per la quattrocentesima volta, le backed potatoes sotto una simpatica e battente pioggia inglese. Finita la nostra cena (alle 5.00 pm perché, come tutti sapete, in UK si fa tutto nel modo sbagliato), ritorniamo alla O2Academy e ci mettiamo in fila – che ovviamente è aumentata a dismisura-. Continua a leggere John con la coperta è il vi ai pi di B’ham – Super Prime + The Summer Set + We Are The In Crowd @ O2Academy, Brimingham (UK) 25/04/2012

‘’SO, IT’S SETTLED..’’ All Time Low, The Maine, We Are The In Crowd @HMV Forum, Londra 04/02/12

Di Sara Cavazzini

Durante un’insensata serata di ottobre io e altre due ragazze decidemmo che per cambiare il corso della storia avremmo dovuto fare qualcosa di significativo per le nostre vite, non trovando nulla, cambiammo idea e decidemmo di andare a Londra a vedere gli All Time Low, i The Maine e i We Are The In Crowd per l’ultima data del loro tour nel Regno Unito. Passano i mesi e arriva il fatidico giorno della partenza. Partiamo in un freddissimo venerdì di inizio febbraio, dopo aver passato 3 giorni di panico con la paura che a causa della neve non partissero i voli. Fortunatamente tutto è andato per il meglio e per le 8 di sera eravamo a Londra felici e contente. Lasciamo le borse in ostello e decidiamo, nonostante il freddo, di andare fuori dal luogo del concerto di quella sera, che si trovava sempre a Londra, per trovare i componenti delle varie band per autografi/foto/abbracci/felicità. Arriva Kennedy, chitarrista dei The Maine, è gentilissimo e tenerissimo, gli abbiamo chiesto quando sarebbero venuti in Italia e lui era tutto “no ma vogliamo venire non é colpa nostra voi siete fantastici”. Andiamo poi da Jared, altro chitarrista dei The Maine, felice per il fatto che venissimo dall’Italia e che io avessi tutti i cd, anche lui dice di volere venire in Italia e gli facciamo notare che tutti lo dicono e poi nessuno viene e lui dispiaciuto dice che la colpa non è loro e che davvero vorrebbero andare ovunque, ma non sempre è possibile . Passiamo quindi a Garrett, bassita sempre dei The Maine, un tipo abbastanza logorroico, gli abbiamo detto che eravamo italiane ed fa “gosh, are you kidding me? Wow, that’s so cool, you’re awesome!”, ha detto di essere stato in Italia tempo fa e che vorrebbe tanto tornarci. Poi firmando tutti i miei booklet si è messo a contare, cosa che a quanto pare non è capace di fare visto che ne ha contati 6 invece di 5. Le scene più belle sono state con il cappello di Super Mario di Penise: Kennedy non finiva più di ridere e ha fatto una faccia buffissima e ha esclamato ‘’It’s Mariooo!!’’, Jared se la rideva un sacco e Garrett dopo aver fatto la foto guarda il cappello e fa “what is this?” e noi “it’s Maaario” e lui ha detto una cosa del tipo “eh ovvio faccio foto con i cappelli di Mario tutti i giorni!”
Andiamo quindi dall’altra parte dove c’era Jack Barakat che faceva foto e autografi già da un po’ e quando arriviamo se ne va, mi pare ovvio. L’uscita di scena di Jack però comporta l’arrivo dei We Are The In Crowd. Per primo arriva Rob, il batterista, che si butta sulla folla, però non riusciamo a fermarlo. Subito dopo è il turno di Mike, bassista. Gli diciamo che siamo italiane ed è felicissimo, ci dice che ha origini italiane e ci chiede se avessero annunciato delle date in Italia (perché ovviamente lui non lo sa) gli rispondo che ancora non ce ne sono e lui ci rimane un po’ male ma ci esprime tutta la sua voglia di venire qui. Dopo essersi fatto delle grasse risate con una tipa della sicurezza, arriva anche Cameron, chitarrista, che quando gli diciamo che arriviamo dall’Italia dice ‘I didn’t even think it was real’. Ben presto capiamo che la bellezza di Cameron è direttamente proporzionale alla sua stupidità, quindi c’è da dire che è davvero davvero infinitamente bello. Gli chiediamo di fare la foto col cappellino, ma lui già mezzo ubriaco lo firma, gli ripeto di fare la foto con su il cappellino, ci chiede ‘Is it safe?’ e ha detto che se prende i pidocchi non giocherà mai più a Super Mario. Taylor arriva da noi e appena scopre che siamo italiane urla ‘’OH MY GOD! IT BLOWS OUT MY MIND! MY MIND IS THERE NOW! THERE!!’’ (indicando un punto nell’infinito dietro di lei) e anche lei è dolcissima. Jordan, tenerissimo, anche lui s’é messo a dire di voler venire in Italia e si lamenta che i tour sono sempre USA – UK – JAPAN e ha fatto tutto un discorso sui tour che costano e cose così. Capiamo che ciò che lega i We Are The In Crowd è il fatto di essere un sacco logorroici xD
Torniamo dai The Maine e passiamo 10 minuti a parlare con Jared, continuiamo a dirgli quanto bravi siano, che dovrebbero davvero venire in Italia, che l’album è stupendo e tante cose belle, lui ringrazia, ci spiega che han visto che anche qui in Italia c’è un buon numero di fans, che cercheranno di venire a suonare qui perché davvero lo desiderano, la Cice offre casa sua e lui “hahah ok, that’s cool”. L’atmosfera comunque è molto ‘’LOVE IS IN THE AIR’’.
È ormai tarda notte quando andiamo nei nostri caldi lettini e ci iniziamo a preparare psicologicamente per il giorno seguente.
Ci prendiamo la mattina per fare qualche giro, poi verso le 3 ci dirigiamo verso il luogo del concerto.
Uscendo dalla stazione di Kentish Town, scorgo un essere più simile ad un grissino che ad un uomo dall’altra parte della strada, realizzo che è John O’Callaghan, cantante dei The Maine, e lo comunico molto civilmente alle altre (in pratica lo urlo al mondo), rischiamo di rimanere schiacciate sotto ad un autobus mentre attraversiamo e, proprio quando lo raggiungiamo, lui entra da Costa a prendere un caffè. Noi, da brave stalker che siamo, non ce lo lasciamo scappare e lo aspettiamo fuori al freddo e al gelo. Quando esce ci guarda, capisce, sorride, ci saluta con un ‘’hey guys!’’ che ci porta alla morte cerebrale e si ferma con noi, gli diciamo che siamo italiane e dice tipo “ooooh italians awww” e inizia ad amarci. Facciamo le foto con lui e la Cice lo prega di suonare Saving Grace e lui dice che avrebbe parlato con i ragazzi e che dovrebbero fare uno show da headliner in Italia per farla EUREKA! Poi c’è stata una serie infinita di ‘’Pleeeaase’’ e lui ha riso tantissimo e ha detto che vorrebbe venire. Qui la conversazione si conclude con un ‘’So it’s settled’’ (che produce in noi un effetto tipo ‘killing me softly with these words’) e lasciamo andare John, che nel frattempo si era ibernato data la scarsa quantità di carne/grasso/qualcosa che non sia inchiostro presente nel suo corpo. (Alla fine Saving Grace non l’hanno fatta :((((()
Andiamo anche noi all’HMV Forum e prendiamo posto in fila. La neve che con infinita gioia avevamo abbandonato a Milano si è affezionata a noi, ci ha seguito fino a Londra e ha deciso di palesarsi proprio mentre eravamo in fila al freddo senza ombrelli o cose simili.

Il concerto: riusciamo ad essere in una posizione abbastanza buona, non la prima fila, ma comunque non lontane dal palco.
Salgono sul palco i We Are The In Crowd ed aprono la serata con otto delle loro canzoni, sono davvero bravi, se non fosse per il solito problema degli strumenti che risultano più forti della voce ma vabbè (ah,no, scusate, vabbè non si dice). Li raggiunge poi sul palco Alex Gaskarth durante Kiss Me Again e canta con loro. Arriva il momento degli scherzi della data di fine tour. Rian Dawson entra sul palco e lancia dell’acqua in faccia a Rob, un porno viene passato nei loro monitor e, si scoprirà poi grazie a dei tweet, che le loro bottiglie d’acqua erano state corrette con un po’ di vodka. Durante Lights Out alzo la bandiera che avevamo preparato per loro, Jordan la nota e strizza gli occhi cercando di leggere ciò che era scritto sopra; poco dopo anche Taylor la nota e urla ‘’WHAT THE FUCK IS THAT?!’’ (si, Taylor urla sempre, saltella in giro e cose così, è un barattolino inesauribile di energia.). Per favore, non osate mai più paragonare i We Are The In Crowd ai Paramore, sono cose diverse, GET OVER IT. grazie.

Passiamo ai The Maine. Eheheh, i The Maine dal vivo sono una forza della natura, riescono a rapirti con le loro canzoni e ad esprimere tutta la passione che hanno per ciò che fanno; John, che al di fuori è carinissimo e gentilissimo, diventa un vero e proprio animale da palcoscenico, fino a sembrare a tratti psicopatico. Eseguono 10 pezzi, iniziano con Inside Of You per poi passare a pezzi un po’ più vecchiotti come Girls Do What They Want, ma anche parecchi del nuovo album Pioneer, in particolare mi hanno colpito Like We Did e When I’m At Home, già tra le mie preferite dell’album, live sono davvero fantastiche. Anche per loro c’era una bandiera pronta, che alziamo durante una pausa tra una canzona e l’altra, John la vede e dice tipo ‘’awwww Italy…’’
E di nuovo scherzi, durante Into Your Arms sono usciti gli All Time Low e i We Are The In Crowd e si sono accampati a mangiare e bere sul palco tipo pic nic e c’era John che mangiava il formaggio e non riusciva a cantare, Kennedy che vagava per il palco, Jared e Garrett che suonavano seduti per terra con gli altri, cose bellissime insomma. Purtroppo durante la loro esibizione la simpaticissima popolazione inglese, assieme ad alcuni esseri francesi, conosciuti nel mondo per la loro simpatia, hanno iniziato a spingere e spintonare inutilmente, fino a quasi farci svenire, ma resistiamo. Fino a quando i The Maine scendono dal palco. Decidiamo di spostarci per vedere gli All Time Low, e ci appostiamo vicino al bar, dove il locale era leggermente rialzato e quindi si vedeva meglio.

Gli All Time Low entrano in scena con Time Bomb, seguita da altre canzoni del nuovo album, forse troppe anche. Coffee Shop Soundtrack, che tanto ci era mancata durante le ultime date italiane, è stata l’unica canzone di Put Up Or Shut Up; ebbene si, non hanno fatto Jasey Rae con grande dispiacere di tutti.
Anche durante il loro set non sono mancati gli scherzi: ad un certo punto i The Maine, un paio di We Are The In Crowd e dei ragazzi della crew hanno portato un divano sul palco e sono stati li a guardare, Zack si è accomodato con loro e Alex si è inginocchiato davanti a loro a cantare. Poi hanno voluto che il divano rimanesse sul palco, davanti alla batteria, quindi Jack, Alex e Zack si sono seduti lì davanti a Rian e hanno suonato una cover di Someone Like You di Adele. La performance degli All Time Low è stata coronata da Remembering Sunday durante la quale, la parte originariamente cantata da Juliet Simms, è stata sostituita dalla sublime interpretazione shakespeariana di Mike Ferri, che ha preso il posto di Taylor per l’occasione, accompagnato anche da Rob e una chitarra acustica, che è poi stata distrutta sul palco.
Grazie al nostro dio Gabe, Alex ha evitato di fare la pagliacciata dell’uscire per poi rientrare e ha chiamato tutte le bands e crews che hanno partecipato al tour per una foto di gruppo. Mentre lasciavano il palco John s’é messo a suonare la batteria sotto lo sguardo divertito di Rian. Gli All Time Low fanno quindi le ultime canzoni, e chiudono con Dear Maria Count Me In.
Adesso stop al fangirlleggiamento e passiamo ad un po’ di sana critica. Gli All Time Low che suonano le canzoni dei vecchi album sembravano un’altra band rispetto agli All Time Low che suonano i pezzi di ‘Dirty Work’, sensazione che non solo io ho avuto, se siano meglio o peggio è un fatto di gusto personale, ma sta di fatto che questa differenza c’è. Nonostante tutto, loro si divertono tantissimo e fanno divertire tutto il pubblico quando suonano (infatti non sono riuscita a stare ferma nemmeno per un secondo durante la loro esibizione).
Bene, tutto è finito, dolore in ogni parte del corpo, ci prepariamo per uscire nel freddo di una città completamente imbiancata.
Quando siamo uscite e c’erano Tay e Alex che lanciavano cose da una finestra a noi poveri fan che li aspettavamo fuori. Pat,batterista dei The Maine,che il giorno precedente non avevamo incontrato, esce e facciamo foto anche con lui e gli consegniamo la bandiera italiana. A questo punto, volendo evitare la morte per assideramento, abbiamo abbandonato l’hmv forum e ci siamo dirette verso il nostro ostello, lasciando alla Cice la bandiera per i We Are The In Crowd, che in seguito è stata data a Mike.
Ora aspettiamo tutti con ansia l’invenzione della macchina del tempo. Peace.

Ogni volta che leggo “BRB” mi viene in mente Jonathan Cook – Best Intentions by We Are The In Crowd

Di Denise Pedicillo (con 3 “L” eventualmente)

Best Intentions è il secondo album dei We Are The In Crowd, band di 5 componenti capitanata da una voce femminile. La copertina ricorda Love Like This dei The Summer Set, ma se invece siete personi tristi e ascoltate brutta musica, la vostra reazione sarà qualcosa del tipo “Omg che bella con le polaroid, troppo hipster, ▲▲▲,ecc..” abbiamo reso l’idea.

Primo estratto e prima canzone “videata” è Rumor Mill. I primi 12 secondi sembrano usciti da un cd dei Paramore ma Taylor non ha i capelli rossi e quindi non sarà mai fashion come Hayley perché Paramore > Mondo!!11 (STRONZATA!) Dopo qualche secondo parte a cantare anche Jordan e questo è il punto forte della band che si ripeterà per tutto l’album: l’alternanza di voce femminile e maschile, quasi come un botta e risposta.

This Isn’t Goodbye, It’s BRB penso sia essenzialmente su una tizia che non ama più il tizio perchè “you’ll be the memory, reminding me to learn from my mistakes”. In realtà si scopre che prova ancora qualcosa quindi non dice addio ma “torno subito”, ma non sono mai stata molto brava a capire il senso delle canzoni quindi “scippiamo” direttamente a The Worst Thing About Me.

Questa è la tipica canzone un po’ disco che c’è in ogni album perché si sa, tunz tunz piace e rimane in testa. La trama è banale: I swear we could’ve been a sure thing. /I’m sorry that I wasn’t the one./I hate you for leaving, but you love to walk away./Does this mean that it’s over and done with?/I was happy, but I was wrong.

In Kiss Me Again c’è l’innamoramento, quello con le farfalle nello stomaco, il cuore che sta per esplodere nel petto e il “you’re more than a friend, oh. I knew it from the first sight, yeah” quindi ci sono tutti I segoni mentali che ne conseguono.

Con On Your Own si ritorna sull’amore che finisce, ma sostanzialmente tu continuavi a rompermi le palle (“you were putting on a show, putting on a show”) ed io ero stanca di continuare a sorbirmi tutte le tue scuse e quindi “I’d rather be alone, rather be alone.”

All Or Nothing inizia con una simil marcia stile “Give A Damn” degli A Rocket To The Moon. È la canzone più lenta ed è solamente un “It’s pointless just to argue. I’m screaming, but I can’t break through to you” perchè tu non stai zitto e non vuoi ascoltare.

La traccia numero 7, ovvero Exits and Entrances, è sempre sulla relazione di coppia, visto che ormai abbiamo capito che i WATIC sono dei romanticoni. Personalmente sono in fissa per come Jordan pronuncia la prima strofa, ovvero “She’s like a rock and I keep chipping off a piece to hold on to”. Se dovessi proprio riassumervi il significato della canzone, penso che “We are, oh, we’re about to be so much closer than you thought that we could ever be” lo racchiuda perfettamente.

Passando a See You Around, che mi ricorda vagamente una canzone degli All Time Low, si capisce che la miglior scelta è troncare una relazione piuttosto che continuare a litigare, nonostante “wherever I go now, I don’t know how, but he’s always there” il che sembra che lui la stia “stalkerando” ma penso sia intenso come qualsiasi cosa faccio, mi ricorda lui.

Eccoci quasi alla fine e vediamo apparire You’ve Got It Made, ovvero la ballad di turno con l’accompagnamento di chitarra e violino, la tipica da cerchio in spiaggia intorno al falò oppure da sgabello sul palco durante un concerto, vedetela come più vi piace. Qua si cerca di capire la strana legge secondo la quale sono i ragazzi a far finire una storia mentre le ragazze sono sempre quelle che soffrono, e quindi Tay cerca di invertire i ruoli (“I’d love to be you so I don’t have to feel this way”).

Ovviamente qua ci stava bene la canzone carica di rabbia repressa e non c’è canzone migliore di Better Luck Next Time. Se dovesse essere messa nella setlist, penso che sia questo il momento in cui la band invoca il “circe” e la gente comincia a pogare e a morire. Ovviamente anche qui c’è un frase da stato su facebook, ovvero “All the things I wish I said/Playing back inside my head”.

Bene, non vi resta che ascoltare l’album! Fatelo, ora!

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