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SLAM DUNK 2018: LA LINE UP SI ALLARGA COL TERZO ANNUNCIO UFFICIALE!

Arriva anche il terzo annuncio dello Slam Dunk Festival 2018 che si terrà a Leeds, Hatfield e Birmingham dal 26 al 28 maggio. Tornano tante band che non vedevamo da un po’, ma si aggiungono anche band più giovani! Ecco le band che sono state annunciate oggi: Continua a leggere SLAM DUNK 2018: LA LINE UP SI ALLARGA COL TERZO ANNUNCIO UFFICIALE!

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TOP 10: BEST OF NOVEMBER

novIl mese di Novembre è stato all’insegna delle band italiane che sono infatti state fisse nelle casse dei “redattori”. Certo sono anche uscite cose interessanti nel resto del mondo  eccovi dunque una classifica, o meglio, un riepilogo dei migliori dischi usciti in questo mese con tanto di recensione in allegato per venire in contro anche ai più pigroni.
E non è tutto!
A questo giro vi segnaliamo anche i migliori concerti che abbiamo avuto il piacere di vedere qui in Italia e vi facciamo leggere tutte le interviste del mese in caso ve le foste perse! Continua a leggere TOP 10: BEST OF NOVEMBER

Twin Atlantic + The Xcerts + Atlantic Tides @ Live Forum, Assago (MI)

Di Samir Batista.
twin atlantic
L’idea di vedere i Twin Atlantic in Italia, chiedetela a chi li conosce da almeno un paio d’anni od anche a loro stessi, era diventata un’utopia. Dal giorno dell’annuncio, l’eccitazione si mischiava un po’ con quella paura che non ci arrivassero nemmeno questa volta. Dopo due cancellazioni di ultimo minuto ed altre che sono rimaste in incognito, era una preoccupazione lecita. Continua a leggere Twin Atlantic + The Xcerts + Atlantic Tides @ Live Forum, Assago (MI)

Interview with Twin Atlantic

Di Samir Batista.
Warning: English version is available by clicking HERE.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Ross McNae, bassista della band scozzese Twin Atlantic. La band, sotto contratto con la Red Bull Records e forte dell’uscita del loro 3o album ‘Great Divide’, ha suonato a Milano il 21 Novembre 2014, per la prima volta dal 2010.

Ciao Ross! Fantastico finalmente conoscerti e avervi qui per un concerto in Italia. Tutto bene?Va tutto benissimo. Il tour sta andando okay, ed è bello essere qui.

Per una ragione o l’altra, avete sempre avuto qualche problema quando si è trattato di tornare in Italia dopo il vostro primo concerto nel 2010, quando avete aperto agli Enter Shikari. Cosa ti ricordi della città e del concerto da quella volta?

Mi ricordo solo che la gente era davvero simpatica, molto accogliente. La città… Non abbiamo avuto molto tempo per esplorare, ma ricordo che l’architettura era molto bella, c’è un bel parco in centro che abbiamo girato, ma più che altro le cose che ti ricordi di certi posti, più che i monumenti, è la gente, e qui sembrano tutti essere molto carini.

Il vostro nuovo album ‘Great Divide’ mostra dei chiari cambiamenti rispetto al predecessore ‘Free’. Ha questo grosso sound, da stadium rock, e da come è ricevuto sembra che vi possa portare proprio lì. Quando una band fa un cambiamento del genere, quanto può essere veramente attribuito al cambio progressivo nei gusti e le capacità dei membri, e quanto ad influenze esterne, come lo sono ad esempio cada discografica, la scena musicale corrente e ciò che vogliono i fan?

Ciò che abbiamo deciso quest’ultima volta… Non è stata proprio una decisione cosciente, ma siamo arrivati ad un punto dove eravamo davvero a nostro agio con noi stessi come persone. Siamo cresciuti molto negli ultimi anni, ed è ciò che tratta a grandi linee il nuovo album. La transizione tra l’essere un adolescente ed un giovane adulto, credo che siamo cresciuti e in quel tempo ci siamo resi conto delle cose da cui ci nascondevamo, le cose che evitavamo nelle nostre canzoni ma che in realtà ci piacevano. Ci siamo chiesti come mai cercavamo di evitarle, ed è stato un processo più naturale dell’introdurre questi elementi, che avremmo introdotto prima non ci fosse stata quella barriera di nervosismo legata all’idea che potessero non piacere, se ad esempio avessimo messo una canzone con solo pianoforte e voce, cosa che non avevamo mai fatto in passato. Abbiamo avuto un po’ di successo con l’ultimo album, anche solo nel Regno Unito, abbiamo cominciato a suonare in locali più grossi ed ha un po’ tolto la pressione, mi ha fatto pensare “sai cosa? Ad un bel po’ di gente piace la nostra band, non c’è più nulla di cui preoccuparsi!”.

Resoconti tratti dai vostri concerti nel tour del Regno Unito a scala più grande che avete mai fatto fino ad ora, dimostrano che vi stiate concentrando nel suonare il nuovo album praticamente nella sua interezza, mentre normalmente le band provano prima a testare le acque inserendo solo un paio di canzoni nella scaletta. Come mai avete deciso di basare i vostri show su tutto ‘Great Divide’?

Abbiamo suonato ogni singola canzone nell’album, escluse quelle incluse nella edizione deluxe. Sono passati un po’ di anni, come hai detto tu, tra i due album, e c’è stato tanto tempo tra quando abbiamo smesso di girare in tour e quando abbiamo cominciato a registrare. Quindi, una di due cose, è che abbiamo deciso di suonare tutte le canzoni fin da subito perché credevamo che se mai ne avremmo avuto la possibilità era subito adesso, le avremmo suonate e se andavano bene avremmo continuato, se no le avremmo gradualmente tolte. Quella era una cosa, non volevamo lasciare una canzone fuori dalla scaletta perché poi non avrebbe avuto l’opportunità di diventare una canzone che piace alla gente. La seconda ragione è che abbiamo avuto questo lungo periodo tra i due album, e magari tanta gente aveva cominciato a dimenticare la nostra band proprio per questo, ma siamo stati abbastanza fortunati da guadagnare tutti questi nuovi fan, come dimostravano le vendite. Quindi abbiamo pensato che magari tanti ci conoscevano solo per le nuove canzoni. Sono state queste due cose che all’unisono hanno influenzato la nostra scelta. E’ funzionato perché poi Sam ai concerti magari chiedeva chi ci avesse visto in passato, e ci sono sempre tanti che alzano la mano, ma poi chiedeva per chi fosse la prima volta, e tantissima gente diceva di sì. E’ stata un po’ una scommessa ma ne è valsa la pena.

Con 3 album ed un EP alle vostre spalle ora, starete sicuramente cominciando ad avere dei problemi per quanto riguarda creare la scaletta. Come creano la scaletta per i concerti i Twin Atlantic, e cosa ne pensate di suonare alcune delle vostre più vecchie canzoni?

Noi guardiamo la nostra scaletta come – beh, penso che lo faccia ogni band, ma non potrei saperlo – la guardiamo quasi come un DJ, i crescendo e i tempi, e vogliamo cominciare creando una certa atmosfera. In UK infatti abbiamo aperto con la prima canzone del nuovo album, cosa che non stiamo facendo qui perché suoniamo in locali di diversa grandezza e per altre ragioni, quindi devi un po’ considerare dove stai suonando e per chi lo stai facendo. In diversi paesi, poi, magari la gente conosce più certe canzoni, oppure hai una fanbase più grossa che ti conosce da più tempo in certi posti ed allora suoni un po’ più di canzoni vecchie. Cambia ogni sera. Stiamo provando a cambiarla un po’, dipende da dove andiamo, perché qui per esempio la canzone “Hold On” ha appena iniziato ad essere trasmessa alla radio, mentre in altri posti magari è già più tempo che gira.

C’è qualche canzone che avete escluso dai vostri concerti perché vi siete semplicemente stancati di suonarla?

C’è tanta roba dal nostro primo album, per cui siamo stati in tour per un lungo tempo, e dovevamo suonare ogni singola canzone perché non ne avevamo abbastanza. Credo che ci siamo un po’ stancati, ma non malintendere, quando le suoniamo davanti alla gente è sempre eccitante, suoniamo ancora “What Is Light? Where Is Laughter?” ad ogni concerto, ma allo stesso tempo ci sono pezzi come “You’re Turning Into John Wayne”, che amavamo ai tempi, ma che ha un po’ subito l’effetto del tempo per quanto riguarda i nostri gusti. Non rimpiangiamo mai ciò che abbiamo fatto, non cambierei nulla, ma ci sono certe canzoni che subiscono l’effetto del tempo più di altre e ti stancano.

Come molti altri, mi sono imbattuto nei Twin Atlantic quando aprivate ad uno dei tanti grandi gruppi con cui avete avuto l’opportunità di suonare. Qual è stato il concerto, per i Twin Atlantic, dove ti sei fermato improvvisamente ed hai pensato “E’ questo il momento. Stiamo per aprire a questa band, in questo locale. Chi l’avrebbe mai pensato?”.

C’è una band da dove veniamo che si chiama Biffy Clyro, a cui ci ispiramo ancora, hanno circa 8 anni più di noi, quindi sono tipo i padri di questa generazione del rock. Quando suonammo con loro, non molto dopo che avevamo iniziato, ci han portato in giro per alcuni show nel Regno Unito, ed è stato un momento dove abbiamo semplicemente pensato “Che roba! Come abbiam fatto ad arrivare fin qui?”. Poi, suonare con i My Chemical Romance – quando ero molto più giovane, con i loro primi album, ero un grande fan – e quando abbiamo suonato con loro è stato uno di quegli istanti in cui realizzi cosa sta succedendo, ed è una associazione difficile da far entrare nella tua testa, pensare a cosa sta per succedere. E’ assolutamente travolgente.

A quei tempi, giravate ancora nel vostro famoso furgone arancione, ed avevate tutti i capelli lunghi. Quelle sono solo alcune delle cose che sono cambiate da allora. Se dovessi fare un paragone tra i Twin Atlantic del 2011 ed i Twin Atlantic del 2014, cosa diresti che è cambiato, e cosa no?

Credo che siamo tutti molto più rilassati ed a nostro agio con noi stessi, ed abbiamo trovato e capito il modo in cui pensiamo e ci sentiamo – anche con il nostro gusto – con ciò che ci troviamo bene. Non stiamo più molto a cercare noi stessi, ci sentiamo come se avessimo trovato il nostro posto. Ma credo che ci siano comunque tante similarità, vogliamo ancora andare in tour e spargere la voce, farci conoscere il più possibile. Abbiamo sempre detto che se mai dovesse smettere di piacerci fare così, allora sarebbe stato il momento di chiuderla lì. La similarità più grande è quindi che ci importa ancora tanto di suonare musica, assieme, come amici.

Ad Aim a Trabolmeicher siamo dei grandi fan della scena scozzese. Quali sono alcune delle migliori nuove band nel vostro paese?

C’è un gruppo chiamato Fatherson, sono davvero incredibili e li produce uno dei nostri migliori amici, con cui abbiamo lavorato molto in passato. Lui si chiama Bruce Rintoul e la band Fatherson, sono fantastici. Hanno suonato prima di noi a qualche festival l’ultima estate e li conosciamo, sono una buona band da ascoltare. Chi altro sta facendo bene a Glasgow? C’è questo cantautore chiamato Michael Cassidy che amo, è andato in tour un po’ con noi, un grande ragazzo. C’è anche una band chiamata The LaFontaines, sono amici molto intimi. Matti da legare, i loro concerti sono una grande festa, sono incredibili.

Cosa ne pensi delle uova?

E’ una domanda che chiedete a tutti? *ride* Non so, ho un piccolo dilemma interno quando si tratta delle uova, perché sono vegetariano dalla nascita, ma mangio comunque latticini. Sono arrivato alla realizzazione che è quasi grave, se non peggio, quanto mangiare carne. Ma li mangio lo stesso! Sì, le uova, che roba strana, vero? *ride*

 

 

English Version

Hello Ross! So nice to finally meet you and great to finally have you in Italy for a show. How’s everything going?

Everything’s going amazing. Our tour’s going well, it’s just nice to be here.

For some reason or the other, you guys have had a lot of trouble coming to Italy ever since you played here for the first time in 2010. What do you remember about the country and about the show you played here back then, opening to Enter Shikari?I just remember the people were really nice, and really welcoming. The city… We didn’t really get much time to explore, but the architecture was nice, there’s a nice park in the centre which we walked round, but most of anything, the things that you remember about places, more than landmarks, are the people, and the people here seem to be really nice.

Your new record ‘Great Divide’ obviously shows some differences from its predecessor, ‘Free’. It has this big, stadium rock sound to it, and as the reception has shown it has the potential to actually get you guys there, on your own. When a band changes like this, how much of it can be attributed to the members’ progressive change in musical taste and prowess, and how much to external influences, such as your record label, the current music scene, and the fans?

What we decided last time more than anything is… It wasn’t really a conscious decision, we just got to a point where we’re actually comfortable with ourselves as people. We’ve done a lot of growing up in the last few years, which is kinda what the record is about. The gap between being a young adult and your teenage years, I think we did a lot of growing up and in that time we realized what the things we were hiding from were, what we were avoiding putting in our songs but we actually liked. We thought “why are we trying to avoid that?”, and we let ourselves naturally put into the songs what we would have always talked about had we not had that barrier, a nervous barrier made up of what people might think if we had just a song on the piano, which we had never done, but we’ve always liked it. It’s actually really just to do with the fact that we’ve grown up and grown into ourselves. Of course we had a bit of success in the last album, just in the UK, we got to play bigger rooms and it took the pressure off, it made me think “you know what? Some people actually like our band, we don’t have to worry anymore!”.

Reports from your biggest UK tour to date show that you’ve been concentrating on showcasing the new album almost in its entirety, while usually bands try to break it to the fans slowly by introducing a few songs into the setlist. What brought the idea of basing your setlist around most of ‘Great Divide’? And how do you feel it’s been translating to your live show?

We played every single song from the record, besides the deluxe tracks. It was a few years, like you say, between the two records, and there was a lot of time in-between us stopping touring and starting to record. So, one of two things, the first thing was that with the new record we just played all the songs from the start, because we though that if we’re ever going to get a chance it’s this, and we’ll play them and if they work we’ll keep playing them and if people want to hear different songs we’d change. So that’s one thing, we didn’t want to keep any song off the setlist and not giving them the best possible chance to become a song that people would like. The second reason is that we had quite a lot of time off between the two, and maybe a lot of people had moved on from our band because it had been such a long time, but we’ve been lucky enough to gather all these extra fans, and we were selling more albums than we’d ever done before. So we thought that maybe a lot of people only knew us for our newest music. It was those two things that went hand in hand. It kinda worked because at shows maybe Sam would ask who’s seen us before, and there’s always a lot of people who’d say yes, but then he’d ask whose first time it was, and so many people said yes. It was a bit of a gamble but it paid off.

With 3 records and an EP behind you now, creating a setlist must be getting more difficult every time. How does Twin Atlantic work on a setlist, and what is your take on playing some of your oldest songs live?

We look at the setlist – I suppose every band does this, but I can’t know – we kinda look at it like a DJ almost, the builds and drops and tempos, and we want to start to create a certain mood, in the UK shows we started with the opening song for the new record, which we’re not doing here because it’s different-sized venues and other things, so you have to cater for where you’re playing and who you’re playing to. Also, in different countries, people might be more familiar with certain songs, or you might have had a bigger fanbase for a longer amount of time, so you play more of your old music in those places. It’s different every night. We’re trying to mix it, it just depends on where we go, ‘cause here for example our song “Hold On”, they just started to play that song, whereas in other places some people might know it more.

Is there any song you’ve taken off your set because you simply got tired of playing it?

There’s a lot of stuff from our first record, which we toured for so much, and we had to play every song because we didn’t have enough songs. I think that we kinda got tired of them, don’t get me wrong when we play them in front of people it becomes exciting again, like we always still play “What Is Light? Where Is Laughter” which was our biggest song back then, we play that every night, but at the same time there are some songs like “You’re Turning Into John Wayne”, which at the time we all loved but maybe it hasn’t stood the test of time with our taste. Not that we’re ever ashamed of what we’ve done, I wouldn’t change anything, but some songs don’t stand the test of your own taste more than others.

Like many other people, I stumbled into Twin Atlantic when you were opening to one of those great acts you’ve had the chance to open to in the past. What show was, for Twin Atlantic, the one when you just stopped to think for a second and said “This is it. We’re opening to this band, at this venue. Who would have ever thought?”.

There’s a band from where we’re from called Biffy Clyro, we still look up to them, they’re like maybe 8 years older than us or something, and they’re almost the forefathers for our generation of rock bands. When we played with them, not long after our band started, they took us on a few shows round the UK, and that was a time when we thought “This is wild! How did this happen?”. Then, actually, playing with My Chemical Romance – when I was much younger, with their first records, I was a big fan – when we got to play with them that was that kind of real moment when I was like “wow!”, it’s hard to make the association I suppose. It’s totally overwhelming.

Back then, you were still in your famous orange van you used to tour with, and you all had long hair. Those are just a few of the things that have changed since then. If you had to make a comparison between 2011 Twin Atlantic and 2014 Twin Atlantic, what would you say has changed and what hasn’t?

I think that we’ve all grown relaxed and into who we are as people a bit more, and maybe we’ve found the way that we feel – even with our taste – what we’re comfortable with. We’re not searching as much now, we kind of feel like we’ve found our area. But I think there’s so many similarities, we’re still wanting to tour and spread the word, and getting as many people to like our band as possible. We’ve always said that the minute that that stops happening, that we don’t wanna do that, then we just stop being a band. The biggest similarity is that we all still care so much about playing music together as friends.

At Aim A Trabolmeicher we’re big fans of the Scottish music scene. What are some of the best up-and-coming small bands in your country?

There’s a band called Fatherson, they’re a really really incredible band produced by one of our best friends, who we did a lot of stuff with back in the day. He’s called Bruce Rintoul and the band are called Fatherson, they’re amazing. They’ve played before us at a few festivals over the summer and we kinda know them, they’re a really good band to check out. Who else is coming out from Glasgow? There’s a singer/songwriter called Michael Cassidy who’s amazing, he’s gone out on tour with us a little bit, a great folk. There’s a band called The LaFontaines, they’re really close friends. Crazy, crazy band, their band is like a big party when you see them, they’re so great.

What do you think about eggs?

Jesus. This is a question you ask everybody? *laughs* I don’t really know, I’ve got a little bit of a moral conundrum with eggs, because I’m a vegetarian, since birth, but I do eat dairy products. I’ve slowly come to the realization that it’s nearly as bad, if not worse, as eating meat. But I do like to eat them! Yeah, eggs, weird, aren’t they? *laughs*