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“E se i frontman fossero personaggi di Harry Potter?”

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Di Giorgio Molfese

L’hanno scritto più o meno ovunque, probabilmente hanno anche cancellato il terribile murales “io e te 3msc” scritto da Giasone per Barbara (e se mi cogliete la cit. siete i miei bff per sempre) dal muro dietro casa per informarvi, vostra nonna blatera parole in latino e il piccolo fratellino impiccione vi sta colpendo con una mazza per poi proclamare a voce alta “non male Molfese, bravo come battitore”.

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Ragazzi, Harry Potter compie 20 anni! La più bella cosa mai scritta su carta è stata pubblicata per la prima volta vent’anni fa e non ce ne siamo nemmeno accorti.
L’influenza che questo bambino ha avuto sulle nostre vite è stata più o meno colossale quindi perché non giocarci un po’?
Ho deciso di unire le due cose che più influiscono sulla mia vita, la magia e la musica. Quindi che personaggio di Harry Potter potrebbero interpretare i frontman delle nostre band preferite?

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Beh comincerei da Patty “Grattastinchi” Walters perché è troppo felice, e i gattini sono per le persone felici.
Ben Barlow è tipo il troll che il buon professor Raptor infiltra di nascosto la notte di Halloween al primo anno, Bertrand “Fleur Delacour” Poncet vabbè, che ve lo dico affà. E che dire di Kellin Quinn e la sua terrificante somiglianza con il nostro amato Severus Piton?


La nostra carissima Jenna McDougall è decisamente Luna “Lunatica” Lovegood, basta vedere le sue ultime decisioni su qualsiasi cosa del mondo tipo la natura, i capelli, i vestiti e, ovviamente, i nargilli. Ma passiamo oltre, verso Tom Fletcher dei McFly che negli ultimi tempi è stato più volte scambiato per Tom Felton quindi gli diamo il Trofeo Draco Malfoy.

Ve lo ricordate il Platano Picchiatore? C’é solo un frontman che potrebbe impersonare quell’albero; signori e signore Mister Parker Cannon! Niente foto ai piedi del Platano please.

CAN’T SEE THE DIFFERENCE

Capitolo Alex Costello, frontman dei Roam, che chiaramente è Dobby. Voce stridula uguale, l’altezza è quella quindi si.

Derek DiScanio non può che presentarsi travestito da Neville Paciock perché alla fine si rivela il più fico di tutti, abbiamo poi Hayley “Ninfadora Tonks” Williams, che ha cambiato look 666 volte in 666 anni.

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Andiamo un attimo fuori tema con Ed “Ronald” Sheeran, che vabbè potete indovinare da soli a che famiglia appartiene e sempre restando nei paraggi direi che Travis Clark dei We The Kings si aggiudica di diritto il ruolo di Bill Weasley.


I Seaway non sono nessuno ma sono perseguitati da Mundungus Fletcher a quanto pare. Quello dei Being As An Ocean è il Cappello parlante perché non sta zitto un minuto, Dan O’Connor e Alan Day dei Four Year Strong se la giocano a scacchi per il ruolo di Rubeus Hagrid, Joe Taylor dei Knuckle Puck è chiaramente James Potter anche nella vita reale mentre la medaglia al vecchio della scena la diamo a Mark “Silente” Hoppus.
Chiudiamo in bellezza perché il cattivone è il cattivone e bisogna metterne uno pazzo uguale. Tom. Marvolo. Fronzilla. Riddle. aka Lord Voldemort.


Harry è il prescelto. Tom DeLonge, mio caro Tom DeLonge… se te la senti il ruolo è tuo.


Non sono riuscito a trovare abbinamenti decenti per alcuni personaggi quindi chiedo direttamente a voi, chi potrebbe impersonare Gazza, Hermione, Sirius Black e gli altri? Mandatemi un gufo con le risposte.
Io torno ad adorare il santuario di libri che ho qui in cameretta.

Fatto il misfatto

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BEARTOOTH + WE CAME AS ROMANS @ Legend Club, Milano 16/06/2016

di Martina Pedretti

bt wcar.pngLa giornata inizia davvero male, tra pioggia, traffico, incidenti di salute, incidenti in tangenziale, ritardi e depressione. L’esaltazione per la serata viene spazzata via in un secondo da tutte queste avversità. Malconci e tristi ci avviamo verso le porte del Legend Club, il luogo più caldo che possa esistere, però a sto giro manca l’aggravante spray al peperoncino. Ci aspettano i We Came As Romans e i Beartooth, due band leggerine insomma. Continua a leggere BEARTOOTH + WE CAME AS ROMANS @ Legend Club, Milano 16/06/2016

“Mittens” by Frank Turner

di Alessandro Mainini

frankturnerpicCome vuole la tradizione, l’uscita di un singolo di Frank Turner è accompagnata da una serie di cover e b-side  inediti che vanno a costituire un EP, e così è anche nel caso di Mittens, il singolone dall’ultimo album del cantautore londinese, Positive Songs for Negative People. Questa volta però Frank ci ha un po’ delusi, perché l’EP è disponibile solo in formato digitale, e da un ex paladino dell’hardcore underground DIY britannico come lui ci aspettavamo quantomeno la versione su CD. Continua a leggere “Mittens” by Frank Turner

PLAYLIST: Australia Day

australia_map.pngQuesta volta non siamo noi ad essere in ritardo, sono gli australiani ad essere in anticipo!
Fuso orario a parte, oggi è il 26 Gennaio, giorno in cui si celebra la festa nazionale dell’Australia ricordando lo sbarco della First Fleet nella Baia di Sydney.
La lontana ed esotica Australia, con tutti quegli strani frutti tropicali, quegli animaletti insoliti e quel buffo accento, è per noi sinonimo di mistero, ma ci sono delle cose (in ambito musicale) che tutti conoscono dell’Australia e sono queste: Continua a leggere PLAYLIST: Australia Day

“Strange Love” by We The Kings

di Martina Pedretti

12038212_10153124993711975_8399108156255634093_n“Strange Love” è il nuovo album dei We The Kings, uscito il 20 Novembre via Ozone Entertainment. Il disco è composto da non esattamente 12 pezzi (ci arriveremo). Il disco presenta due filoni, uno più pop e gioioso, ed uno più acustico e triste. La band, dopo gli anni d’oro in cui dominava il cuore delle ragazzine al grido di “Check Yes Juliet”, è scaduta nel girone del mediocre pop fatto solo per attirare un pubblico più vasto, lasciando deluse quelle ragazzine ormai cresciute.  Continua a leggere “Strange Love” by We The Kings

“#HIRAETH” by Ace Enders

di Michela Rognoni

gallery_11320_2_32162hiraeth (n.) a homesickness for a home to which you cannot return, a home which maybe never was; the nostalgia, the yearning for the lost places of your past.
(n.) la nostalgia di una casa in cui non si può tornare, una casa che potrebbe non essere mai esistita; la nostalgia, la brama di un posto sperduto nel proprio passato. 

Hiraeth è una parola gaelica, l’hashtag è un simbolo twitteriano, se volete vederci un incontro scontro tra l’antico e il moderno, tra la natura e la tecnologia fate pure, io vi dico che #HIRAETH è il titolo del nuovo album, rilasciato in forma del tutto indipendente, di Ace Enders che finalmente ha deciso di fare musica usando il suo nome proprio.  Continua a leggere “#HIRAETH” by Ace Enders