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CUTE IS WHAT WE AIM FOR: annunciato il reunion show.

I Cute Is What We Aim For, dopo essere ritornati attivi con la line-up originale, hanno annunciato il reunion show. Guarda i dettagli qua sotto! Continua a leggere CUTE IS WHAT WE AIM FOR: annunciato il reunion show.

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Sing It Loud: annunciato reunion show

I Sing It Loud hanno annunciato il loro reunion show, che si terrà il 6 ottobre al Mill City Nights a Minneapolis, MN. Ad aprire la serata ci sarà William Beckett e altri special guest che ancora non sono stati resi noti.  Continua a leggere Sing It Loud: annunciato reunion show

Non lo so ma Mark canta troppo poco – Neighborhoods by Blink 182

Di Michela Rognoni

Finalmente dopo 8 anni di attesa, uno scioglimento, diversi side-projects, un incidente aereo, una reunion e un tour europeo cancellato, oggi, 27 settembre 2011 – data da segnare sui calendari – anche in Europa esce Neighborhoods, un nuovo capitolo nella storia dei Blink 182.

Ovviamente per tutto questo tempo si è parlato e riparlato di questo album intorno a cui si sono create enormi aspettative.Si è anche verificata la scissione in due parti dei loro fans secolari:C’è lo schieramento “questo-album-sarà-spettacolare-il-più-bello-che-sia-mai-stato-registrato” e lo schieramento “tutte-le-canzoni-ricorderanno-gli-ava”.

Ovviamente le vie di mezzo non vengono mai considerate. Peccato che questo album è esattamente una via di mezzo. Niente di eclatante insomma, un susseguirsi di tracce carine alternate a qualche pezzo terribile, ovviamente nel tipico stile Blink 182, o meglio nel tipico stile Blink 182 del self-titled.

Ma passiamo all’analisi track-by-track:

Fin dalle prime note di “Gosth Of  The Dancefloor ” è evidentissima la continuità con il sound dell’ultimo album (risalente al 2003), nonostante questo brano sia abbondantemente sporcato da svariati galloni di Boxcar Racer (le somiglianze con There Is sono innegabili.) A questo punto uno perde anche un po’ la voglia di ascoltare l’album perché pensa: “ecco, tutte le canzoni ricorderanno altre canzoni”. Grazie a Dio non è così.

“Natives” infatti si presenta come una delle canzoni più belle del disco, innovativa quanto basta per farci riacquistare fiducia in quest’album. La voce profonda di Mark nel ritornello è qualcosa di strepitoso, e quella stridula di Tom nel resto della canzone è una ventata di aria fresca.

La traccia successiva è “Up All Night” primo singolo estratto, quello che ha tenuto sveglia mezza Italia la notte della messa in onda. E’ un pezzo buono e rappresenta bene l’album. La prima cosa da notare è la presenza di effettini elettronici stra-idioti che ricordano la partenza delle navi spaziali, ma in generale non danno fastidio, ci pensa la batteria di Travis a convincerci che i Blink 182 non stanno secherzando. Anche il testo è degno di nota quindi leggetelo!

Anche “After Midnight” era già conosciuta al grande pubblico grazie a quel fantastico giochino online del 182 che permetteva di ricevere la canzone gratuitamente. Anche questa canzone è in perfetta continuità col self-titled. E’ un pezzo costruito in modo abbastanza classico ma proprio per questo risulta molto piacevole ed orecchiabile.

“Snake Charmer” ha un titolo che mi ricorda i pokèmon – ma questo non interessa a nessuno – e secondo me è il sequel di Violence, ma siccome odio paragonare le canzoni ad altre canzoni fingete che non l’abbia scritto. Questo è il pezzo perfetto per imitare la strana pronuncia di Tom mentre si è annoiati (alla parola “spider” è difficile fare a meno di pensare ad I Miss You e ridere).
A questo punto avrete sicuramente notato che Mark canta troppo poco e la cosa vi sta dando noia e fastidio. Il finale è qualcosa di fuori luogo, Travis che picchia sulla batteria è sempre un piacere per e nostre orecchie ma se proprio doveva esistere quell’outro poteva almeno evitare di essere subito prima di “Heart’s All Gone Interlude”. Già avevo odiato il “Fallen Interlude” dell’album del 2003, questo è veramente insopportabile però. Sembra una roba messa lì solo per far numero.

“Heart’s All Gone” invece è un’altra canzone già conosciuta e, come avevo detto in precedenza, sembra un pezzo dei Pennywise (metafora che serve per esagerare), le strofe sono schifosamente punk-hard core, forse per la velocità o per i riff, non lo so ma è così. La cosa bella è che finalmente Mark canta un’intera canzone.

L’inizio di “Wishing Well” sembra un canto natalizio, ma quando parte veramente la canzone non si può fare altro che candidarla come miglior brano dell’album (take 2). Il “lalalaltattatatà” è come un pugno allo stomaco – in senso buono -. Nostalgia a palate. Il ritmo è molto catchy e ricorda i bei vecchi tempi, quindi thumbs up per wishing well! – i wish for a shooting star è una frase veramente gradevole alla pronuncia! –

Kaleidoscope dalle prime note promette bene, è cantata per la maggior parte da Mark ma la cosa che si nota di più è l’atmosfera creata dai colpi di Travis. Solo che sinceramente pochi secondi dopo l’ascolto mi ero già dimenticata dell’esistenza di questa canzone, quindi non sprecherò altre parole sull’argomento.

E’ il turno di “This Is Home” che potrebbe essere un patetico tentativo di convincere i fans del fatto che i Blink 182 sono sempre rimasti gli stessi. E ci sarebbero anche riusciti se avessero evitato l’intermezzo elettronico. Ad un certo punto c’è un giro di basso che veramente lascia libero accesso alla nostalgia. In generale è una canzone carina ed orecchiabile, nulla di eccezionale comunque.

La canzone successiva pare si intitoli “MH 4.18.2011” ed è una canzone piuttosto old school, e fa sorridere. Il testo è molto semplice e ti si stampa subito nella testa, lo starete canticchiando prima che ve ne possiate accorgere.

Con “Love is Dangerous” – titolo piuttosto banale – si ritorna al nuovo sound di sempre, e Tom canta con la sua voce da AVA e ansima ogni due parole – cosa fastidiosissima a parer mio -. Scusate ma questa non mi piace proprio,continua a ripetere “love, love is dangerous” per tutti i 4 minuti e rotti di canzone, Tom abbiamo capito che ti piace la parola “Love” però adesso basta. Eliminarla dall’album sarebbe fare un favore all’umanità.

L’intro di “Fighting For The Gravity” è insopportabile, ma non è abbastanza per stroncare una canzone diversa da tutte le altre. Questo brano non è orecchiabile, ma crea un’atmosfera strana, molto cupa, da fiato sospeso. L’aggettivo che meglio potrebbe descriverla credo sia “fantascientifica”. Provare per credere!

Infine, “Even If She Falls” è il più riuscito dei brani “nostalgici”. Un po’ troppo sdolcinata forse ma comunque molto catchy e piacevole. E’ la canzone perfetta per la voce di Tom probabilmente.

Non riesco a trovare un modo decente di concludere questa recensione quindi vi lascio con una riflessione:

Dal 2001, anno di pubblicazione di Take Off Your Pants And Jacket, tutti noi siamo cresciuti di 10 anni. Perché non riusciamo ad accettare che anche i Blink 182 siano cresciuti?

PS: non ho riletto quello che ho scritto per cui è probabile che ci siano errori di qualsiasi genere.