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Bevo la Coca cola gusto Cherry perché me l’hanno detto gli Ataris – Live in LA/Hang Your Head In Hope by Kris Roe

Di Michela Rognoni

Un giorno, o per meglio dire, il 5 marzo 2009, prima di concludere il suo live acustico al Tambourine di Seregno, Kris Roe salutava la folla promettendo di tornare verso settembre/ottobre dello stesso anno con gli Ataris ed un nuovo album “The Graveyard of the Atlantic”.
Siamo a novembre. Del 2011. E quell’album ancora non esiste.
Esiste un vinile contenente 2 pezzi tra cui la title track. Esiste la title track. Ma ancora dell’album neanche l’ombra.
Kris Roe intanto ci tiene informati attraverso la pagina facebook ufficiale  e ci spiega i problemi che ci sono stati e i motivi per cui Graveyard of the Atlantics è ancora un album fantasma.
Questo non vi basta per riuscire a perdonarlo e a pazientare ancora un po’?

Allora forse vi basteranno le due raccolte acustiche fresche di pubblicazione, disponibili in formato digitale col metodo della donazione “pay what you want”:
L’EP “Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011”, e il full length “Hang Your Head In Hope” (disponibili su Bandcamp ).
Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011 contiene 6 tracce suonate dal vivo come si può intuire dal nome, nonostante questo il suono risulta pulito e piacevole (soprattutto senza coretti del pubblico in sottofondo). La voce è così naturale e genuina che si possono distinguere chiaramente gli sputacchi nel microfono.
L’album si apre con “The Graveyard Of The Atlantic”,la nuova canzone che ormai conoscono tutti, quella che, ai tempi della sua prima apparizione, ci aveva fatto pensare che Kris era in grado di rinnovarsi dopo ogni disco, di non scadere mai nel banale e di essere sempre un grande songwriter.

La voce graffiante riflette perfettamente il mood della canzone.
Il secondo pezzo è “Can’t Hardly Wait”, cover dei Replacements (uno dei gruppi preferiti di Kris)

Personalmente non conoscevo questa canzone prima di ascoltarne la cover. Non oso dire che sia meglio dell’originale, ma è comunque piacevole e ben eseguita.

Segue “My Hotel Year” canzone che non ho mai amato molto ma che acustica rende tantissimo. In questo pezzo in particolare si può notare quanto il vecchio frontman sia maturato vocalmente. Qui non c’è pressoché niente di modificato in studio quindi potete crederci!
”12-15-10” è un inedito che ci da un assaggio di quello che dovremmo aspettarci dal disco fantasma. Ed è un assaggio squisito. Al primo ascolto non fai altro che pensare:”non vedo l’ora di sentirla non-acustica”. Al secondo ascolto ti rendi conto di quanto sia stupendo il testo.
Inizia “Broken Promise Ring” e si sentono le urla di approvazione del pubblico di Los Angeles. La persona a cui è dedicata questa canzone non è la stessa per cui era stata scritta probabilmente. Se come me seguite gli ataris dall’alba dei tempi a questo punto vi scapperà una lacrima ripensando ai momenti a cui avete associato questo pezzo.
e le cose non migliorano scoprendo che l’ultimo pezzo dell’EP è la mega-hit “In This Diary” che rivisitata nel 2011 ci trova tutta la notte svegli a parlare ascoltando le canzoni dei Replacements e non delle canzoni anni 80, e saliremo su uno “shitty van” quando sarà tempo di andare. Kris ci assicura che il pubblico di Los Angeles canta molto bene, e ce lo farà sentire.

Being grown up isn’t half as fun as growing up.

Hang Your Head in Hope è registrato a Mesa in Arizona in una qualcosa di molto simile ad una camera da letto, con un solo microfono. Vintage. Per cui, se già il live suonava pulito e sincero, il full lenght lo è doppiamente.

La prima canzone è l’inedito di cui vi parlavo prima “12-15-10”. La voce meno “sputacchiosa” e più curata la fa apprezzare ancora di più e le urla strazianti di Kris ci fa rimpiangere i tempi di “End Is Forever”.
segue di nuovo la cover dei Replacements “Can’t Hardly Wait”. La differenza principale tra questo disco e l’EP è che qui il suono è più pieno e bilanciato. Ed a questo punto penso che mi farò una cultura sui Replacements perché mi sono innamorata di questo pezzo.

Anche “My Hotel Year” si ripete. Ed io non ho voglia di ripetermi. Comunque se proprio volete saperlo gli Ataris erano quello che nel 2006 avreste dovuto definire emo, non i My Chemical Romance con il loro trucco da zombie e i capelli davanti alla faccia. E’ tutta una questione di sentimentalismi.

“How I Spent My Summer Vacation” è stata una piacevole sorpresa. Esistevano già due versioni di questa canzone (quella di Let It Burn e quella di End Is Forever) e questa può essere considerata una terza versione visto che oramai, mentre il resto non è cambiato, lui è stato ”lost for 30 years”.
Questo pezzo comunque contiene alcune delle frasi più dolci e “tenerose” di tutti i tempi, oltre ad un’atmosfera nostalgica e un sound anni ’90.

Torniamo alle ripetizioni con “Graveyard Of The Atlantic” ma vabbè questa non potevano non metterla ovunque visto che è la cosa che somiglia di più ad un nuovo singolo. Ci terrei a citare una frase che mi ha colpito parecchio: “I am just a bit part on this movie of your life”…come prosegue dovrete scoprirlo da soli.
Si viaggia nel tempo con “Your Boyfriend Suck”. Quanto avrei voluto avere un amico come Kris, che mi mettesse in guardia in un certo momento della mia vita. Un po’ tutti l’avremmo voluto – anche i new found glory l’avrebbero voluto! –. La presenza di questa canzone in questo “simil-greatest hits” ci fa capire quanto a Kris piacciano le sue canzoni di “Blue Skies, Broken Hearts…Next 12 Exits”.
Si prosegue con “Eight of Nine”, canzone che non è mai stata molto meno acustica di così. Così profonda che riesce sempre, in un modo o nell’altro, ad emozionare. Le variazioni vocali nel pezzo rispetto alla versione di “So Long, Astoria” e la pronuncia più chiara delle parole rendono il tutto più coinvolgente.

Si ripresenta anche “Broken Promise Ring”, sinceramente mi sono un po’ rotta le balle di scrivere commenti diversi alle stesse canzoni, l’unica cosa che cambia dalla versione del cd sono gli “wooooo” e l’unica cosa che cambia rispetto all’EP (oltre alla qualità del suono) è un “dreaming” un po’ più lungo e l’assenza del pubblico che batte le mani a fine canzone.
”The Hero Dies In This One” è forse una delle canzoni con il testo più forte nell’intera discografia degli Ataris. Argomento che tocca un po’ tutti ad un certo punto della vita. “I’ll never be the same without you/I love you more than you will never know/…/we must go on/.
La voce di Kris era già ultra-emozionata nel live at the metro, ma in questo disco lo è mille volte di più, e le variazioni amplificano questa sensazione all’inverosimile.

Segue una versione velocissima di “All Souls Day”, pezzo che non ha mai avuto la visibilità che si merita. Questa versione mi esalta particolarmente per tutta l’energia che trasmette, e perché dopo “Welcome The Night” e tutti questi acustici non ero più abituata a pensare ad un Kris così aggressivo, sembra quasi spensierato (volevo scrivere leggero ma non mi sembra il caso).

Ritorna “In This Diary”, che se non lo sapevate ad un certo punto era in una pubblicità della Mulino Bianco o qualcosa del genere. Le canzoni ritornano quelle degli ‘80s e lo shitty van ritorna ad essere un bus.

Comunque fare i fuochi d’artificio nei parcheggi bevendo coca cola alla ciliegia continua ad essere nella mia “to-do-list”.
E’ venuto il momento della sorprendere cover di “Skulls” dei Misfits. Si fa addirittura fatica a capire che si tratta di quella canzone all’inizio. L’esecuzione è perfetta. Kris usa la voce in maniera diversa dal solito senza rinunciare però a mettere la sua firma, c’è qualcosa di strano ed estremamente piacevole in tutto questo.
L’esaltazione prosegue visto che la prossima canzone è “Unopened Letter To The World” (e io adoro Emily Dickinson). Non me la sento di cercare di descrivere a parole questa canzone, riuscirei solo a sminuirla e a rovinarla. Facciamo che la ascoltate e basta.
E’ arrivato il momento di chiudere, e quale modo migliore di chiudere esiste se non con “San Dimas High School Football Rules”?

La peculiarità di questa versione è che “Rachel don’t you understand that/ what I say it’s true?”. E’ la descrizione di un sogno, troverò sempre geniale come Kris sia riuscito a rendere così poetico un fatto così ordinario.

Ad ascolto terminato: se siete dei mega-fans degli Ataris vi porterete sulle labbra un grosso sorriso per almeno 3 giorni; se non siete dei mega-fans degli Ataris, questo album vi convincerà a diventarlo.
Ma soprattutto compratelo. Tanto vi costa poco. Vi costa quanto pensate che sia giusto spendere per averlo.
Vi assicuro che le vostre donazioni non saranno usate da Kris per comprarsi i panini da Mc Donald’s!

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No, non stiamo parlando degli zaini – Invicta by Hit The Lights

Di Chiara Cislaghi

Il 1 novembre 2011 è uscito “Invicta”, il quarto ep di questa band di Lima,Ohio. La copertina rappresenta una medusa e, in quanto alla sottoscritta piacciono le meduse, è bellissima.
Ma non perdiamoci in chiacchiere a caso e partiamo con la recensione track by track.
L’ep si apre con “Gravity”, e direi che si apre proprio bene(si ho 6 anni). Per quanto riguarda il testo è una sorta di metafora: usano satelliti, gravità e quant’altro per parlare di una relazione “can you feel our gravity?can you gravitate to me?(…) can you feel our energy as it pulls you into me?” e per descrivere come il soggetto inquestione atrragga il cantante a se “and every star that navigates will guide me all the way to you,I’ve been orbiting but you pull me through(…)if we let go our worlds collide”. Grande testo direi. E ottima canzone.
Si prosegue poi con un altro fenomeno naturale, la canzone infatti si chiama “Earthquake”. Ovviamente anche questa traccia è veramente ottima. Il testo è altrettanto fantastic, il cantante paragon il suo sogno allo scatenarsi si un terremoto “I’ll make the Earth quake, a million people scream my name, they’re saying “sing us a song that will right all the wrongs and make some hearts break”(…)swear I can make it, I’ll make the Earth quake(…)even gravity can’t pull me down”.
L’ep si conclude con “All the weight” e si apre con un verso abbastanza realistico “we’ll be gone one day, somewhere far way, or in the ground for good” e direi che su questo non c’è dubbio; continua poi “would it be so strange, to wake up one day and it was all a dream, every single place but the time and space constructed in you sleep” ma tutto questo realismo, tutto questo peso (appunto) che grava su di lui “falls away when you’re around, all the weight that’s always on me leaves somehow, like all the pain and all my worries, push to the side when you’re around(…)all the weight, the hurt, the pain when I’m with you it all just falls away, the feel, the needs, the ache it falls away when I’m alone with you”.

Recensione corta perchè l’ep è corto (ovvietà). Cos’altro dire? Ah si, ascoltatelo!! Goodnight and goodbye (??)

Crash Coordinates – Canzoni in generale perché sono tutte stupende!

Di Chiara Cislaghi

Tempo fa mi sono iscritta a twitter dove ho trovato questa fantastica band di Tempe, Arizona. I membri sono : Chris, voce e chitarra; Kevin, basso; Chris, chitarra e Jon, batteria. Il 5 luglio 2011 è uscito “Echo theory” che è il loro ultimo album..che tra l’altro dovete assolutamente comprare!
Direi di partire con la mia preferita in assoluto “Try to find a way” , che mi ha presa a “and can’t believe I need you even when I’m sober” che io reputo una frase geniale; in ogni caso per quanto riguarda lo stile non so assolutamente dirvi chi mi ricordano perché onestamente hanno uno stile unico che non assomiglia a gruppi già esistenti..lo chiamiamo Arizona Melodic Rock? Sì perché sono in vena di coniare termini. Il testo parla di un giovane che vuole rimanere con una fanciulla perché “I’ve been waiting for so long I hope that it’s not over(…)I’m trying to find a way to tell you I need you” e tutta la canzone gira sul fatto che lui sta cercando un modo per dire a questa ragazza che alla fine ha bisogno di lei anche se non è che le cose vadano molto bene. Ascoltatevi la canzone perché è veramente bella e anche il testo!
Passiamo adesso a “Falling for you” da cui hanno anche tratto un video (http://www.youtube.com/watch?v=L4iwQsfR_ns) che reputo a dir poco geniale: ci sono il cantante e una bionda che si vedono alla fermata dell’autobus e entrambi iniziano a farsi un film mentale sul come sarebbe la loro storia insieme, salgono sull’autobus e lui cerca di arrivare a lei scansando tutta la gente sull’autobus (compresi i membri della band), frega una rosa a una ragazza seduta e mentre cammina il film mentale di entrambi continua e vengono a galla anche situazioni spiacevoli tipo litigate eccetera; quando finalmente i due protagonisti si ritrovano faccia a faccia iniziano a urlarsi contro..e qui sta la genialità del video perché finora non si erano ancora rivolti la parola. Parlando della canzone il sound anche qui è Arizona Melodic Rock. Per quanto riguarda il testo tesse le lodi di questa ragazza che, a quanto pare, è talemente fantastica che “cura” qualsiasi male sia mentale che fisico “have you ever felt sleepless?(..) she’s the one that will gets through the night” e nel ritornello le dice “cuz I feel weightless around you(…)cuz I’m falling for you(…)I don’t wanna live without you” .
Un’altra canzone è “All that you want” , musicalemente siamo sempre sulla stessa linea delle altre, per quanto riguarda il testo sembra ribadire a una qualche donzella il fatto che “all that you want from me I can handle, I don’t need it, I don’t need it, all that you need was me(…)you’ll be like a ghost, you’ll be on your own(…)when you’re lost inside yourself” . Inutile dire che anche questa canzone è stupenda.
“You really got me” è una canzone tipicamente Crash Coordinates (il che mi sembra un’ovvientà ma diciamolo comunque). Molto significativa la frase “fuck the world and how they judge you”..ma fin qui non vi sembrano una delle band emergenti più fantastiche che esistano?? *-* Ma torniamo a noi..il resto della canzone è una sorta di canzone d’amore ma alla maniera dei Crash.
Passiamo adesso a “Counting down the days”, very rock e, anche qui, testo stupendo. Fanciullo che perde il sonno dietro a una ragazza e conta quanti giorni mancano per poter finalmente stare insieme ancora. Ovviamente ascoltatevi anche questa perché secondo me le loro canzoni sono poco descrivibili, vanno sentite.
“Beyond this Atlantic tydes” è la loro prima canzone che ho ascoltato e ovviamente mi ha preso benissimo visto che poi ho sentito tutte le altre! Geniale testo anche qui..non so come riescano a scrivere dei testi del genere perché sono assolutamente AMAZING!
Bene, direi che per oggi ho finito, grazie a tutti come sempre per leggere quello che scrivo e vi ricordo ancora una volta: andate a comprare le canzoni si iTunes, lo dico per il vostro bene! XD

E qui vi lascio il link per la pagina facebook dove trovate tantissime altre informazioni: https://www.facebook.com/ccband

Whatever-you-like of Brixton – You Me At Six @o2 Academy Brixton 15-10-11

Di Denise Pedicillo e Michela Rognoni
Foto di Denise Pedicillo

Non pensavo che gli You Me At Six fossero così popolari in UK ed è per questo motivo che ci siamo presentate davanti alla o2 academy di pomeriggio – e anche perché sprecare un’intera giornata a Brixton non avrebbe avuto molto senso – . Arrivate lì abbiamo visto gente accampata dalla sera precedente che ci chiedevano di buttare i loro materassi e cuscini.
Due sono state le cose più fighe successe durante l’attesa: la prima era il tizio dello staff che girava con il sacco per raccogliere la spazzatura e che urlava cose del tipo “your mom doesn’t allow you, I don’t allow you too” e che sembrava un marines – c’era anche la filastrocca pick it up qualcosa ma non ce la ricordiamo, però abbiamo riso un sacco -. L’altra erano Josh e Max che si parlavano da una finestra all’altra, imitando il tizio che raccoglieva i fondi e parlava nel megafono.
Anche i tizi dei Lower Than Atlantis, o forse erano i Deaf Havana, cercavano di essere simpatici, e lanciavano la frutta ai loro fans per poi cercare di far canestro nel cesto delle offerte con alcune monete.
Ma passiamo al concerto.. la o2 academy è un posto fighissimo, sembra di essere in un esterno quando invece si ha un tetto sopra la testa e inoltre da ogni parte si vede benissimo, visto che il pavimento e fatto in salita. Per questo motivo decidiamo di non andare nella folla ma stare davanti all mixer, dove resteremo comodamente sedute durante le esibizioni dei supporter e dove io cercherò di prendere la scaletta per terra, invocando il potere di Mc Gyver e Gabe Saporta.

Ad aprire il concerto sono i Lower Than Atlantis, la gente inglese sembrava essere felice di ciò, ed interagiva con la band e si esaltava tantissimo. Qualcuno della band chiese al pubblico di sedersi per terra. E allora noi ci sedemmo per terra, senza mai più rialzarci però.

Dopo di loro i Deaf Havana sembravano avere ancora più fans. Scusateci ma non è che siamo proprio intenditrici di questo genere di musica urlato e brutale. Anche qui, stavamo sempre sedute per terra ad osservare gli strani comportamenti degli altri spettatori, quasi tutti ubriachi.

Le luci si spengono per accendersi subito dopo e illuminando un Dan Flint a petto nudo. Data la mia posizione e la mia talpaggine, sembra di vedere il cantante dei Red Hot Chilli Peppers ma dettagli. Subito dopo salgono uno alla volta gli altri You Me At Six. L’ultimo ad apparire è ovviamente Josh. Iniziano a suonare Consequence e la folla inizia a cantare con loro. Tra una canzone e l’altra, le luci si spengono e si riaccendono illuminando Josh che da spazio a discorsi che, più che discorsi, sembrano pubblicità “è uscito il nostro nuovo CD compratelo”, “Ora facciamo un tour blabla, veniteci”, “grazie per essere venuti, siete il pubblico migliore del mondo” etc..
La scaletta è composta da 15 canzoni, e le esibizioni pompano un casino, tanto che durante Trophy Eyes si formano due cerchi, uno davanti al palco e l’altro a lato del mixer, e la gente comincia a pogare.
Con Bite My Tongue – canzone che pensavo non avrebbero mai suonato, dato la parte whoo whoo di Oliver Sykes (potevano farla fare ai deaf havana volendo) – si scoprono le doti bvootal nascoste di Mr Franceschi, doti comunque apprezzabili anche se ti lasciano un po’ a bocca aperta all’inizio.
Arriva il momento in cui le luci si spengono, gli You Me At Six scendono dal palco, fingendo di aver concluso il concerto, e la folla – soprattutto il tizio ubriaco di fianco a noi – comincia ad intonare una “lalalalalalala la la” anticipando Lover Boy, che sarebbe stata la prossima canzone. Da qui in poi è il delirio: gente che salta, ubriachi che cominciano a pogare random, ragazzi che buttano le proprie fidanzate sulla gente e poi le filmano e infine Josh che fa salire sul palco le persone per concludere il concerto sulle note di Underdog. – In mezzo c’era Stay With me tipo, tutti cantavano come degli ossessi. –
Tralasciamo l’interminabile fila per uscire e per il merch e i tizi al mixer che non capiscono il mio “give me the setlist under the table” ma dettagli.

Fuori ci sono dei tizi da film sul punk che amoreggiano – probabilmente pieni di sostanze stupefacenti – avvolti in un materasso. Purtroppo siccome la metro chiude troppo presto non possiamo stare ad aspettare fuori dal locale. Ciao You Me At Six, forse ci rivedremo quando verrete in Italia.

Gruppi che sccrivono frasi azzeccate sulle magliette – Radiosurgery by New Found Glory

Di Elisa Susini e Christian Gambi (mentre Ric dormiva sulla spiaggia)

Se l’ultimo album aveva destato qualche dubbio in voi sui New Found Glory, dimenticatelo e godetevi Radiosurgery. Questi sono i New Found Glory allo stato puro. Uno dei loro album migliori.
Quando vi dicevano Pop Punk’s not Dead dovevate crederci ad occhi chiusi perchè è così!

1) Radiosurgery: La leggenda vuole che il primo singolo di un album sia sempre la canzone peggiore. E la leggenda ci indovina sempre.

2) Anthem For The Unwanted: Tutti nel pop punk devono fare un Anthem. E tutti gli Anthem del pop punk sono belli e travolgenti proprio come questo!

3) Drill It In My Brain: Atmosfere inizio anni 2000. Questa canzone ti fa venire voglia di andare al college, fare casino a più non posso e innamortarti della persona sbagliata.

4) I’m Not the One: Tipica canzone da new Found Glory, volendo contraddire il testo, This Is The One.

5) Ready, Aim, Fire!: Il bello di questa canzone è l’intro che potrebbe ricordare Ruby Soho o altre canzoni di gruppi rancid-ispirati.. se non fosse che poi parte Jordan a cantare. E ci piace.

6) Dumped: Questa è la canzone più bella dell’album. Nel ritornello è d’obbligo tornare tutti quindicenni tappando con il dito l’età sulla carta d’identità.

7) Summer Fling, Don’t Mean a Thing: Summer è una delle parole chiave del 2011. L’altra è Love ma l’hanno presa i blink-182. Sto scrivendo questa recensione in spiaggia ma ci sono altre canzoni dei New Found Glory che pur non dicendo espressamente la parola summer, ne rendono più l’idea.

8) Caught In The Act: voci femminili che cantano canzoni pop punk: NO WAY, anche se cantano poco e sono in sottofondo. Quindi facciamo attenzione solo al bel palm mute di Chad durante tutta la canzone.

9) Memories and Battle Scars: Pezzone. “And in the end we’ll both know who we are: a body full of memories and battle scars.”

10) Trainwreck: e dopo il pezzone, un pezzo un po’ forzato in our humble opinion.

11) Map Of Your Body: Questa è l’ultima traccia della versione non deluxe ed è New Found Gloriosissima. Ti lascia con una gran voglia di vederli live (a manchester o a pinarella di cervia) al più presto e saltare con loro!

12) Separate Beds: Separate Beds dà il via alla versione deluxe dell’album, e sta facendo a botte con Trainwreck per il primato di “canzone dell’album che non ti rimarrà mai in testa”. Ma forse il primato spetta a Trainwreck.

13) Over Again: Bella veloce, bella tirata, questa è canzone fantastica che ti porta via letteralmente!

14) Sadness: E’ quello che si chiami Sadness ma sia allegrissima! (non ho capito l’italiano di questa frase ma non la modifico perché magari è un toscanismo-jimmy-)

15) Blitzkrieg bop: E qui il colpo di scena, proprio sul finale. E’ difficile fare una cover dei Ramones e farla bene. Soprattutto se è Blitzkrieg Bop, proprio per la sua semplicità. Invece i New Found Glory ci sono riusciti alla grande.. Hey Oh, Let’s Go!

E’ Tutta Colpa Di Gabe – Night Shades by Cobra Starship

Di Michela Rognoni con la gentile collaborazione di Michela Ravasio

Dopo anni di scelte discutibili (come sciogliere i midtown) Gabe Saporta e i suoi Cobra Starship con Night Shades ci offrono un’atmosfera da giro in autopista alle feste di paese.

Se volete ascoltare un disco per farvi emozionare da musica e testi dovreste evitare di ascoltare questo disco. Se invece ciò che volete è divertirvi, fare i tamarri in macchina e dimenticare i problemi del mondo mettetevelo in loop, non vi deluderà. Non mi va di parlare bene di questo disco. Ma non mi va nemmeno di stroncarlo.

Da come stavano andando le cose con viva la cobra e hot mess ci si aspettava una continuazione su quella linea. Musica elettronica con riff ancora un po’ pesanti. Invece il caro Ryland appende la chitarra al chiodo e si lancia alla scoperta del Synth.

Fare una recensione traccia per traccia sarebbe superfluo (sarebbe anche spoiling per quelli di voi che non l’hanno ancora sentito, non voglio rovinarvi la sorpresa, non questa volta).

Questo disco presenta svariate collaborazioni con la gente più disparata (dalle plastiscines ai jump into gospel) – non vorrei dire che questo sia legato al fatto che gabe non ce la fa più a cantare da solo, però in effetti è quello che penso – , infatti anche il primo singolo estratto “You Make Me Feel…” presenta la firma di Sabi (che non so chi sia in realtà) ,sta sbancando le classifiche e – a causa del genere molto in voga – passa addirittura qualche volta su qualche radio italiana.

Middle Finger è la traccia che mi ispira di più, non so dire esattamente perchè ma trovo che sia perfetta per fare il maranza coi finestrini abbassati quando si beccano i semafori rossi.

Le altre canzoni, tra cui “Don’t Blame The World, It’s DJ’s Fault” (che dovrebbe chiamarsi don’t blame the world, it’s GABE fault) sono più indicate per passare a prendere gli amici sotto casa facendosi riconoscere da tutto il palazzo oppure, ed è il caso di “#1 Night”, per fermarsi davanti alle discoteche a far scendere gli amici prima di fare manovra e parcheggiare.

Bene direi che questa recensione è pronta per volgere al termine e concluderei dicendo che c’è Gabilliam ovunque. Nuovo giro, nuova corsa! Inserite il gettone e tra fumi bianchi e luci colorate possiamo ricominciare da “You Belong To Me”.