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NUOVO TOUR: Panic! At The Disco

Brendon e Spencer (ma anche Ian e Dallon), hanno rotto il silenzio: alla fine di Luglio torneranno in tour. Se abitate nella fredda Russia, avrete la possibilità di vederli in tre show. Tutti i dettagli di seguito. Continua a leggere NUOVO TOUR: Panic! At The Disco

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Brallon Exists, c’era la lingua! – Panic! At The Disco @ Rocca Malatestiana Cesena 23-08-11

Di Michela RognoniNel bel mezzo dell’estate, mentre tutto era dorato nel cielo, le nostre eroine – dopo una sostanziosa colazione al palazzo degli uffici — si gettano impavide nell’ardua impresa: giungere all’entrata della Rocca Malatestiana, dove quel giorno, per il volere di Re Gabe Saporta 1 ed unico – che tutto può -, si sarebbero esibiti i Panic! At The Disco, giovini menestrelli in grado di intrattenere e divertire le corti di tutto il mondo.

Dopo aver lottato con draghi sputafuoco, tagliato rovi con le spade, ed essere sopravvissute al sole cocente, le nostre eroine giungono a destinazione, dove incontrano altre amiche e delle giovani cortigiane che scrivevano numeri sulle mani della gente con dei pennarelli indelebili. In quel momento c’erano meno di 20 persone ad attendere il grande evento, ma presto si sarebbero moltiplicate. All’arrivo di una nuova giovine eroina, proprietaria della famosa osteria chiamata “Panic! At The Disco Italia”, le nostre eroine, sedute all’ombra di un albero di ombrelli, cominciarono a scrivere un albo da portare in dono agli ospiti della serata, con lo scopo di far loro conoscere i posti più belli d’Italia (e soprattutto le più gustose leccornie) e presentare una petizione per rendere Ian e Dallon membri ufficiali, firmata da persone importanti come Pauly D,Jalex ed il Re in persona. – Se noi stiamo facendo lo scrapbook, è palese che qualcuno di noi centra qualcosa con Panic! At The Disco Italia, avreste potuto evitare di dover aggiungere una “X” al vostro calendario delle figure di merda -.

Le 12 ore di attesa non sono state così estenuanti come si potrebbe pensare, anzi passarono piuttosto veloci, mangiando caramelle, facendo sondaggi sull’esistenza di R(h)ydon, trollando qualsiasi essere vivente ed intonando gli inni nazionali scritti da Re Gabe dopo lo scioglimento dei Midtown…così tanto da giungere alla convinzione di stare per vedere i Cobra Starship e non i Panic! At The Disco.

A questo punto, come in tutte le storie arrivano gli antagonisti: Dei cavalieri neri mascherati, sui loro forti e veloci destrieri passarono davanti alla fila senza alcun rispetto per i numerini scritti sulle mani dei presenti, causando agitazione, rabbia e caos fuori dalle mura del castello. Ci avviciniamo alle transenne, ci penserà Gabe a trovare la punizione più giusta per questi malfattori.

Intanto la compagnia itinerante di menestrelli fa il suo arrivo alle porte del castello scendendo da un arcobaleno su una magica carrozza trainata da unicorni – nati dal sorriso di Spencer -. Dopo pochi minuti Zack, il castellano, venne ad annunciare i nomi dei fortunati cortigiani che avrebbero avuto il privilegio di incontrare la banda di trovatori e li accompagnò all’interno della Rocca. Fu questione di minuti, poi anche il resto della folla fu invitato all’interno del castello e si posizionò davanti all’area allestita per la festa. Quelle tra le nostre eroine che non ebbero il privilegio del meet and greet riuscirono comunque ad avere una posizione piuttosto privilegiata durante l’esibizione. (Le altre nel frattempo hanno comodamente seguito l’intero concerto dal backstage.)

Solo dopo due ore di attesa in piedi iniziarono le danze. Sul palco dei paggetti italiani chiamati Soldiers of a wrong war. Non vedevo l’ora di sentirli – in realtà non vedevo l’ora di sentire qualsiasi cosa, mi sarebbe bastato che iniziasse il concerto – Sono stati una bella sorpresa. Ragazzi simpatici con tanta voglia di fare musica e di farla bene. Nei loro pezzi c’era energia, sono riusciti bene ad intrattenere un pubblico che non li conosceva quasi per niente. Un grosso inchino al chitarrista che ha suonato con la clavicola rotta.

Dopo di loro gli About Wayne, già conosciuti da gran parte del pubblico grazie a Freaks, avevano un fan club di una decina di persone che erano lì solo per loro e non sembravano deluse dall’esibizione. Nonostante ciò, io personalmente non ne sono rimasta colpita – forse anche per le condizioni pietose in cui mi trovavo, forse perché volevo che finissero presto per gustarmi i Panic!- : Dopo il secondo pezzo ho cominciato a trovarli piuttosto banali e il loro modo di intrattenere il pubblico con un umorismo che sembrava forzato mi infastidiva parecchio. La cover di Eleanor Rigby (probabilmente il loro pezzo più famoso) è stata la cosa più sopportabile. In questa occasione, la formazione è stata nobilitata dalla presenza di Luca Marino, batteria degli Electric Diorama.

Altre interminabili ore di soundcheck tra la fame e un tizio dai tratti orientali che mangiava pizza sul palco, e poi finalmente si abbassano le luci e i Panic! At The Disco fanno la loro apparizione sulle note di Ready To Go. Pezzo (e titolo) perfetto per iniziare. I ragazzi, subito dal primo pezzo si presentano in piena forma, Brendon sembra fluttuare sul palco. Seguono uno dietro l’altro, come proiettili,alcuni dei loro pezzi più forti, tra cui il tormentone dell’ultimo album “The Ballad of Mona Lisa” ed alcuni pezzi di “A Fever You Can’t Sweat Out” eseguiti con una maestria tale da farci capire quanto i due nuovi membri non-ancora-ufficiali, Ian Crawford (chitarra) e Dallon Weekes ( basso) , si sentano perfettamente a loro agio nella band – Le seconde voci ora sono molto meglio di quelle del signorino Ross IMHO – . Strepitosa l’alternanza di pezzi nuovi – come la “Trade Mistakes” acclamata da tutti – e vecchi – come la “Camisado” cantata da pochi – . Circa a metà concerto Urie dedica ai fans Always – e non Northern Downpour, come ci si sarebbe potuto aspettarsi – , imbraccia la chitarra acustica e lascia una pausa al resto della band. E mentre la maggior parte delle ragazzine sognanti si riprendono dai loro “Uriegasms”(parola da bimbiminkia IEHO) c’è ancora qualche idiota che pensa sia una buona scelta pogare sulle parole zuccherose del frontman. Subito dopo gli unici pezzi da “Pretty Odd”: i due singoli “Nine in the Afternoon” e “That Green Gentlemen”. Non sono mancati gli intermezzi divertenti e le chicche da ricordarsi per tutta la vita, come la canzone in italiano intonata a cappella da Brendon prima di suonare “Memories” o la cover di “Classico” dei Tenacious D che ha dimostrato l’affiatamento di Brendon con il nuovo chitarrista e per finire il rap, forse improvvisato, ri-entrati sul palco dopo quella cosa del “one more song” che fanno tutti.

Anche gli scambi di effusioni e gli atteggiamenti ambigui in pubblico rispondono all’appello: se non ci credete vi basta cercare su you tube i video della hit “I Write Sins Not Tragedies” perché c’era la lingua, noi l’abbiamo vista. Un’altra sorpesa della serata è stata “New Perspective”, dalla colonna sonora di “Jennifer’s Body” che nessuno si aspettava di sentire, ma è stata molto apprezzate (e una delle migliori canzoni della serata secondo me). Lo spettacolo riparte con “Time To Dance” ma è destinato a finire dopo pochi esaltanti minuti sulle note di “Nearly Witches (Ever Since We Met)” Tra sorrisi ed inchini i nostri menestrelli ci dicono quanto siano dispiaciuti di dover lasciare l’Italia, ma devono ripartire immediatamente, destinazione Germania. Montano sulla loro carrozza incantata e gli unicorni al galoppo risalgono il magico arcobaleno.

Ci sono persone di cui si può allegramente fare a meno – Vices & Virtues by Panic! At The Disco

 Di Michela Rognoni

Come probabilmente direbbero i nostri nonni in qualche dialetto strano, dal 2005 ne è passata di acqua sotto i ponti. Ed i vari cambiamenti sono evidentissimi in casa Panic! At The Disco, dato che il numero di componenti si riduce a due con l’abbandono da parte di Jon Walker e Ryan Ross – rispettivamente basso e chitarra/songwriter – .

Se “Pretty Odd” era un album marchiato dalla volontà di potenza di Ryan Ross, wannabe frontman sempre oscurato dal carisma di Brendon (IMHO), “Vices & Virtues” sembra gridare “Brendon e Spencer se la cavano benissimo anche da soli”.

Non solo abbandoni, ma anche il grande ritorno del “!” dopo la parola Panic. Sarà forse una frecciatina, o un ritorno al futuro, o magari una squallida trovata commerciale, ma dovete ammettere che è molto carino! (io ci sono sempre stata affezionata).

Vices & Virtues, da quanto è stato spiegato dalla band in diverse interviste, vuole analizzare vizi e virtù della vita umana, quella che più o meno tutti viviamo quando non siamo fissi dietro allo schermo di un computer come delle amebe.

Oltre all’album i Panic! At The Diso hanno anche pubblicato sul proprio canale di You Tube un cortometraggio “The Overture” che contiene quattro pezzi di Vices & Virtues, è una storia avvincente, vi consigli di guardarlo se ancora non l’avete fatto.

Ma passiamo a parlare seriamente dell’album:

The Ballad Of Mona Lisa è il primo singolo estratto. Come avrete potuto intuire dal titolo, si tratta di una ballad dalle sonorità un po’ noir (perchè scrivere dark sarebbe troppo mainstream) e dal ritornello estremamente orecchiabile – se siete dei fans della band o avete ascoltato questa canzone in casa vostra per più di due volte, state pur certi che un giorno beccherete i vostri genitori impegnati in un “uooooo mona lisa” -. Il video è sembrato a tutti una versione più “Tim Burton” di quello di “I write sins not tragedies” ed è stato interpretato come un ritorno alle origini, e anche secondo me la cosa avrebbe assolutamente senso, quindi la passerò per buona.
Segue Let’s Kill Tonight: una danza ritmata in cui nessuno viene ucciso, a parte il tempo e la noia. Sarete incitati a battere mani e piedi, e senza che abbiate il tempo di accorgervene lo starete già facendo.

Si continua a ballare con Hurricane, che ha come argomento il sesso come divertimento, il sesso a pagamento, il sesso in senso estetico come era inteso da D’Annunzio. Il sesso insomma. E la pace ed il benessere che è in grado di produrre.

Si smorzano decisamente i toni con Memories, la ballata più demotivante che sia mai stata scritta. Se avevate qualche intenzione di tentare una fuga d’amore col vostro partner o se eravate convinti di essere indipendenti e di potervela cavare da soli, dopo aver sentito questa canzone vorrete restare a casa di mamma il più a lungo possibile.

Trade Mistakes è una ballata un po’ più rockeggiante anche se dall’incipit non sembrerebbe. Fallire in amore capita a tutti. Non capita a tutti invece di creare mantra in cui si barattano sbagli con pecore per farli svanire.

Si ricomincia a scatenarsi con Ready To Go,secondo singolo estratto, ma non mi fermerò troppo a parlarne perché trovo che sia il brano più inutile dell’album. Un sacco di ohohoh che rendono il tutto super-orecchiabile.

Always è quanto di più dolce potrete trovare in un disco ballabile come questo. Continue giustapposizioni di immagini melodrammatiche e romantiche ma mai scontate. (la mosca sola soletta nella tela del ragno morto è la mia preferita seguita dalla luce che ammicca alla fine della strada). Dolce e Armoniosa anche la voce di Brendon che contribuisce a rendere tutto più magico.

The Calendar ci ricorda che qualunque cosa accada, il tempo continuerà a scorrere veloce, e pian piano tutto non sarà altro che un ricordo (IMOH non mi andava di dire che parla dell’abbandono degli ex membri perché secondo me ci sono riferimenti molto più espliciti di questo ma siccome non abito nella testa dei songwriters non vorrei cadere in conclusioni affrettate.)

Sarah Smile ti fa sentire i vecchi Panic! nelle ossa. E’ una canzone d’amore ironica e divertente. Se avete un’amica di nome Sara comincerete a stargli addosso con questo ritornello ancora una volta troppo catchy.

Nearly Witches (Ever Since We Met) è la canzone che chiude l’edizione standard dell’album. Anche questa è sporcata dal sound tipico dei vecchi Panic! Sembra di essere ad uno spettacolo di burlesque e cose così. Ti viene voglia di fare movimenti imbarazzanti. Eccetto il ritornello e le voci dei bambini di un coro che dicono Mona Lisa pleased to please ya.

Nella deluxe edition invece ci sono ben 4 bonus track:

Stall Me, notevole soprattutto per il testo. Non vi anticipo nulla, dovreste assolutamente ascoltarla!Acuti di Brendon degni di nota.
Oh Glory , che sarebbe la canzone più bella del disco se fosse una traccia ufficiale. Troppo danceable per essere vera.

I Wanna Be Free: le percussioni ti inducono a fare dei rumori strani con la lingua. La canzone ha quest’aria sognante, e Brendon spara un altro acuto degno di nota (se dovessi scoprire che dal vivo non li sa fare perderei fiducia nell’umanità)

Turn Off The Lights ha semplicemente un titolo perfetto per chiudere un album.