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Vomitare arcobaleni is sooo 2011 – A Flash Flood Of Colour by Enter Shikari

Di Elisa Susini

Siamo nel 2012 e ci piace taggare, ci piace taggarci su facebook, nelle foto e a taggare gli artisti con un genere musicale.
Gli Enter Shikari sono stati sempre taggati come nintendocore, trancecore, ecc ecc ma durante tuttiquesti anni di attività rispondevano meglio all’aggettivo post-hardcore.
oggi invece ci hanno sfornato un album che più nintendocore e trancecore di così non poteva essere. Sempre mantenendo il loro stile che li contraddistingue. Ma star qui a capire in che genere far rientrare l’album di una band che al’inizio di ogni concerto si presente così: “We are Enter? Shikari, abusing music genres worthless boundaries since 2003” mi sembra una battaglia persa sin dall’inizio.
Quindi direi di passare direttamente ad analizzare canzone per canzone ed entrare nel vivo!

1) System…
E’ la canzone che apre l’album e ci fa fa entrare in un’atmosfera tetra ma dal ritmo serrato, scandito dalla presenza degli archi che fanno sviluppare la canzone in una bella cavalcata il cui scopo è quello di sottolineare la loro sfiducia nel sistema ma anche la loro fiducia nella nostra generazione: “Our generation’s gotta fight, to survive. It’s in your hands now, there’s no time.. Our future, Our future”

2) …Meltdown
E’ la seconda parte di System, nella prima parte dichiaravano la loro mancanza totale di fiducia del sistema, in questa parte invece ci invitano ad alzarci e fare qualcosa perchè non è ancora troppo tardi. La frase più bela della canzone è decisamente questa “Fear begins to vanish when we realise that countries are just lines drawn in the sand with a stick”.
Queste due tracce unite sia dal punto di vista del mix ma anche dal testo che si basa di un messaggio di unità sono le migliori dell’album.

3) Sssnakepit
Questa canzone è un misto fra del buon hardcore e della buona trancecore. Gran bel pezzo. Se il peso del mondo vi spinge troppo a terra.. just push it right back.. e unitevi alla nostra festa dimenticando per un attimo tutte le vostre ansie.

4) Search Party
La storia si ripete sempre e non noi non riusciamo mai ad imparare dal passato, a meno che non ci mettiamo in moto per far ripartire questa situazione di stallo puntando a cercare qualcosa di nuovo.
Da sottolineare la voci di sottofondo durante il ritornello che sono molto riuscite e creano una bella atmosfera. E’ una delle canzoni più catchy dell’album.

5) Arguing With Thermometers
Lo sapevate che c’è del petrolio sotto i ghiacciai? In questa canzone gli Enter Shikari sono molto arrabbiati con chi “sbatte la porta in faccia al progresso” investendo in tecnologie militari avanzate per portarsi qualsiasi cosa che possa far arricchire. Dio denaro!

6) Stalemate
Queta è una canzone molto impegnata ma nei due versi riesce a descrivere due cose che fanno davvero male al nostro mondo: le guerre che fanno arricchire chi è già ricco e i messaggi sbagliati che vengono propinati tutti i giorni e che non faranno altro che riempire di odio i giovani di oggi.
Who wants a taste of disgrace?

7) Gandhi Mate, Ghandi
Si, è un album molto serio e tratta tematiche che qualcuno deve pur trattare. Anche in questa canzone gli Enter Shikari sono molto arrabbiati e urlano, imprecano, si dimenano, è tutto un crescendo di ira che però culmina in un “Fuck the calm down. Gandhi, Mate. Do you remember Gandhi?” “Alright, I’m Fine” e inizia tutta una parte elettronica che ci condurrà fino alla fine della canzone.

Warm Smiles Do Not Make You Welcome Here
Per un attimo si apre una parentesi meno impegnata. Di questa canzone è degno di nota il bel riff di chitarra alla fine e il titolo dell’album che viene urlato a piena gola.

9) Pack of Thieves
E’ un’altra bella canzone, che vorresti ascoltare per un bel po’ di volte a ripetizione. Il senso del testo è tutto raccolto nella frase: “don’t be fooled into thinking that a small group of friends cannot change the world.”

10) Hello Tyrannosaurus, Meet Tyrannicide
Allora, metaforicamente parlando il tirannosauro è l’uomo bloccato con le sue convenzioni secondo cui la violenza e il lavoro sulla mente delle masse e è la soluzione migliore per creare un mondo perfetto. Una Tirannide. Ma questi uomini così tanto smart devono aver dato poche occhiate ai libri di storia secondo gli Enter Shikari per non capire che EMPIRES ALWAYS FALL!

11) Constellations
è un bel viaggio nello spazio di 5 minuti che porta alla conclusione di un album davvero geniale e azzeccato, con un forte messaggio al suo interno. Gli Enter Shikari sono un gruppo dalle mille sfaccettature, da cui potersi aspettare di tutto. E con A Flash Flood Of Colour hanno fatto centro.

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No, non stiamo parlando degli zaini – Invicta by Hit The Lights

Di Chiara Cislaghi

Il 1 novembre 2011 è uscito “Invicta”, il quarto ep di questa band di Lima,Ohio. La copertina rappresenta una medusa e, in quanto alla sottoscritta piacciono le meduse, è bellissima.
Ma non perdiamoci in chiacchiere a caso e partiamo con la recensione track by track.
L’ep si apre con “Gravity”, e direi che si apre proprio bene(si ho 6 anni). Per quanto riguarda il testo è una sorta di metafora: usano satelliti, gravità e quant’altro per parlare di una relazione “can you feel our gravity?can you gravitate to me?(…) can you feel our energy as it pulls you into me?” e per descrivere come il soggetto inquestione atrragga il cantante a se “and every star that navigates will guide me all the way to you,I’ve been orbiting but you pull me through(…)if we let go our worlds collide”. Grande testo direi. E ottima canzone.
Si prosegue poi con un altro fenomeno naturale, la canzone infatti si chiama “Earthquake”. Ovviamente anche questa traccia è veramente ottima. Il testo è altrettanto fantastic, il cantante paragon il suo sogno allo scatenarsi si un terremoto “I’ll make the Earth quake, a million people scream my name, they’re saying “sing us a song that will right all the wrongs and make some hearts break”(…)swear I can make it, I’ll make the Earth quake(…)even gravity can’t pull me down”.
L’ep si conclude con “All the weight” e si apre con un verso abbastanza realistico “we’ll be gone one day, somewhere far way, or in the ground for good” e direi che su questo non c’è dubbio; continua poi “would it be so strange, to wake up one day and it was all a dream, every single place but the time and space constructed in you sleep” ma tutto questo realismo, tutto questo peso (appunto) che grava su di lui “falls away when you’re around, all the weight that’s always on me leaves somehow, like all the pain and all my worries, push to the side when you’re around(…)all the weight, the hurt, the pain when I’m with you it all just falls away, the feel, the needs, the ache it falls away when I’m alone with you”.

Recensione corta perchè l’ep è corto (ovvietà). Cos’altro dire? Ah si, ascoltatelo!! Goodnight and goodbye (??)

Dire che va tutto bene anche se si è tristi =( – Everything’s Fine by The Summer Set

 Di Chiara Cislaghi

Cacchio quanta bella musica è uscita nell’estate 2011! Il 19 luglio è uscito anche “Everything’s fine” , il nuovo album dei  The Summer Set. Non so in quanti conoscano questa band di Scottsdale, Arizona..io li ho conosciuti grazie alla Khelly che ha postato il video di “Love like this”, canzone tratta dall’omonimo album uscito nel 2009..non la ringrazierò mai abbastanza! Hanno iniziato a pubblicizzare l’album con un’operazione di marketing non convenzionale (come sono intelligente..ok no) fantastica: pubblicavano foto di questa faccia tonda bianca e nera con questa espressione =( e poi appariva la scritta Everything’s fine..bè geniale no? Faccia triste ma va tutto bene? Complimenti davvero! E’ un album completamente diverso dal precedente “Love like this” e dall’ancor precedente “…in colors” : quegli album erano molto party, questo è molto improntato sull’amore. Bene iniziamo con la recensione track by track:

1-About a girl: canzone che parla, appunto, di una ragazza e dell’amore per lei (“this is a song about a girl/this is a song about love/this is all for you”) che può condurre a qualcosa di più “if you want promises baby I got ‘em/bought a plastic ring if want it” e poi la geniale frase “ if we jump we could fall/if we jump we could fall in love”; In generale il sound è molto triste. Aprire in questo modo l’album potrebbe non sembrare una buona scelta, invece ci sta bene.

2-When we were young: eh già perchè adesso siete vecchi??oh avete la mia età! Bè però è vero quello che dice nella canzone..l’amore di quando hai 17 (“when we were young and reckless/dumb and fearless”) anni ti cambia e a 22 è diverso in ogni caso, sia che il precedente sia finito bene sia che sia finito male (“I never thought that we’d surrender/when I was yours and you were mine/(..)/but now we only even speak”)..è sempre bello ricordarlo perché alla fine “never regrets/no/we learned how to love”; Stavolta il ritmo è un po’ più incalzante, sempre poco danceable ma non induce al suicidio.

3-Someone like you: primo singolo estratto e primo video. Il video è molto happy yeah yeah (a parte i piedi del John che erano evitabili..nothing personal John!) e la canzone altrettanto! Parla di una ragazza assolutamente sbadata (“You got a price tag hanging on the back of your dress/(..)/you lock your keys in your car right next to your purse”), sempre in ritardo (“then 20 minutes late’s five early for you”) ma per la quale vale la pena attraversare il mondo;Questa è un’ottima scelta per un singolo estivo. Incontrare sulla spiaggia un gruppo di sfigati con chitarra e bonghi che la suonano e una ragazza latina dei vestiti colorati che balla sarebbe il top.

4-Back to the start: anche questa ballata parla di un amore finito non molto bene e che almeno uno dei due vorrebbe riprendere e ricominciare dall’inizio; Cosa già sentita e risentita, ma non dai Summer Set quindi bisognerebbe apprezzare.

5-Must be the music: qui torniamo un po’ a “Love like this”; la canzone parla infatti di un party dove si è bevuto troppo e le cose sono diventate un po’ weird ma che alla fine si possono riparare ridendoci sopra, a parte forse la parte in cui “stole my best friend’s girl/now I’m going to hell”  XD ; Le parole sono pronunciate troppo velocemente ma ti viene lo stesso voglia di cantarle. Poi a uno viene spontaneo chiedersi: “ma che cavolo di feste fanno gli americani?”

6-Thik as thieves: l’amore è più forte del fatto di avere tutti contro; e viene qui espresso, inoltre, il desiderio di andarsene via e vivere così per sempre “As long as i’m with you girl I don’t care/I’ll grow a mustache you’ll cut off you hair/(..)/always and forever/you and I together”; Il sound è molto finto folk e si addice perfettamente al testo.

7-Mannequin: canzone geniale a parer mio, si parla infatti di un altro rapporto finito male e di un terzo soggetto che arriva e fa l’eroe salvando la povera donzella (“then he came in/stitched up the pieces like some kinda hero/I,I bet/it was easy to act like a damsel in distress”); ma c’è anche la consapevolezza che con lui, lei non sarà mai felice come era quando stavano insieme loro due, perché lui la tratta come una manichino, un trofeo da esibire e il cantante li  maledice dicendogli che un giorno li vedrà entrambi all’inferno e che scommette che quando sono a letto lei pensi ancora a lui..bè bell’augurio no?;

8-Mona Lisa: credo sia la più geniale ed originale dichiarazione d’amore degli ultimi..bo..tanti anni..cioè:ruberei la Mona Lisa per te ma non la terrei perché so che il giorno dopo mi sveglierei accanto a te (e sott’inteso: tu sei più bella della Mona Lisa), comprerei il Taj Mahal e non lo visiterei se quello fosse il prezzo da pagare per stare con te, accenderei tutte le luci di New York ma sarei comunque cieco se tu non fossi con me. Gioia mia, chiunque tu sia, fai contento questo povero ragazzo disperato! Poi non è nemmeno brutto, ed è un musicista. Hai già 3 buone ragioni per starci!

Tutto ciò è ovviamente accompagnato dalla chitarra classica e poco altro, ma basta e avanza.

9-Begin again: la canzone parte con delle voci (credo la Jess, il John, lo Stephen, il Josh e il Brian ovvero  The Summer Set) che dicono a turno “Everything’s fine” e la canzone parla appunto di questo: che nonostante tutto quello che può succederti, va tutto bene!Qualsiasi cosa accada, si ricomincia da capo! E’ il pezzo che si candida come anthem of a generation (generation composta da una decina di persone visto lo scarso pubblico di questa band) Comunque è il pezzo perfetto per strapparti un sorriso quando pensi che la tua vita faccia schifo.

10-Love to you: canzone very very happy yeah yeah in cui il cantante dichiara tutto il suo amore a qualcuna o a qualcosa (ha infatti dichiarato: potrebbe essere rivolta ad una ragazza o anche al mio cane..decidete voi!ma che carino il Brian! – ma secondo me comunque è il cane – Jimmy –) dicendogli “always give my L-O-V-E-T-O-Y-O-U”;

11-Don’t let me go: la canzone che chiude l’album è una ballata triste nella quale si chiede di non lasciarmi andare, che qualcuno mi aiuti perché non sono troppo giù, se c’è qualcuno che sta ascoltando venga ad aiutarmi e non mi lasci andare; perché tutto cambia e i ricordi son difficili da cancellare e, a volte, fanno male.

Bene ho finito di parlarvi d’amore e di causarvi il diabete..declino ogni responsabilità per eventuali stati depressivi, estremamente felici oppure diabeti improvvisi! Alla prossima! O forse no?

Se sei nel dubbio, chiedilo a Ryan Key su twitter! – When You’re Through Thinking Say Yes by Yellowcard

 di Michela Rognoni

Dopo aver pianto lacrime amare per lo pseudo scioglimento degli Yellowcard nel lontano 2007,

When You’re Through Thinking Say Yes, settimo album in studio della band, rappresenta un ritorno al passato.

La distanza dalle scene ha fatto bene alla band che si ripresenta dopo quattro anni dal non perfettamente riuscito “Paperwalls” in ottima forma e con un lavoro del tutto convincente.

I primi secondi di The Sound Of You And Me mi hanno disorientata, ricordandomi un pezzo ska-punk (mi ha ricordato gli ultimi lavori degli Shandon, non so se possa interessarvi), ma subito dopo il pezzo si trasforma lasciando intravedere quello che ci si dovrà aspettare dall’album: tanta energia e tante emozioni in perfetto stile yellowcard.

Il primo singolo estratto, For You And Your Denial si apre col violino di Sean Mackin – come tutte le migliori canzoni del gruppo -. Qui il testo è catchy quanto la musica: ti farà diventare pazzo risuonandoti nella testa per almeno 13 ore dopo il primo ascolto.

Con With You Around si mantiene alto il livello d’energia. Se il vostro animo è esageratamente californiano e avete passato delle esperienze simili a quelle narrate nel testo – e soprattutto se vi piacciono i Saves The Day – questo è il pezzo che fa per voi! Potrebbe essere l’ Ocean Avenue della nuova generazione.

Se avete ascoltato gli Yellowcard almeno una volta nella vostra vita, sarete sicuramente a conoscenza del fatto che scrivono delle ballad strappalacrime da paura. Hang You Up, secondo singolo estratto, è una di queste. Voce cantilenante, parole d’amore, chitarra acustica e il solito violino che incupisce i toni.

Ci pensa Life Of Living Home ad asciugarci le lacrime. Testo autobiografico come piace fare al signor Key. Ritmo sostenuto, violino punzecchiante ma l’atmosfera solare del primo trittico non è ancora ritornata. Stava aspettando che iniziasse Hide probabilmente. Ci sono gli oooh oooh che ci piacciono tanto e c’è anche la voglia di saltare come degli idioti.

Soundtrack. E qui dirò una cosa senza senso ma devo dirla perché mi preme di farlo: questo pezzo mi ricorda un pezzo di un gruppo emergente italiano che dovete assolutamente ascoltare, ovvero, gli A Place In The Sun. Chiusa questa parentesi non resta molto da dire, continua l’atmosfera da school party e c’è un pezzo a due voci che è esaltantissimo. E’ uno dei pezzi più belli del disco.

Sing For Me è un’altra ballad, ancora più strappalacrime di Hang You Up. Piena di speranza e d’amore. Non ascoltatela se vi è successso qualcosa di brutto, cioè fatelo solo se non sapete l’inglese o se siete masochisti.

Immediatamente dopo con See Me Smiling sembra che stiano seguendo lo stesso schema di Hang You Up/Life Of Leaving Home. E’ decisamente un pezzo energico ma non solare, gli strumenti non sono più tristi ma sono un po’ arrabbiati e danno al pezzo una carica particolare.

Ci pensa Be The Young a chiudere in bellezza: ammorbidisce i toni e incupisce ancora un po’ l’atmosfera come tutte le ultime tracce dei dischi dovrebbero fare. Il testo è la cosa più bella del pezzo e potrebbe anche lanciare un messaggio da parte della band: Growing up has just begun.

In conclusione niente intermezzi elettronici e niente cambiamenti radicali sono la chiave per far breccia nei cuori dei nostalgici del pop punk che secondo Gabe Saporta è così ’05.

 

Gli Yellowcard saranno in concerto in Italia il 3 settembre al Rock Planet di Pinarella di Cervia.

Sono Matty Lewis: il mio nuovo hairstyle non piace a tutti, ma il nuovo album della mia band dovrebbe. – Get Nice! by Zebrahead

 Di Michela Rognoni

In mezzo ai vari Seth Cohen e Marissa Cooper, ad Orange County, di tanto in tanto appaiono degli elementi particolari tipo gli Zebrahead che, attivi dal 1996, decidono quest estate di portare un po’ di sole anche nel resto del mondo, lanciando il loro nono lavoro in studio, Get Nice!

Quello che ha sempre caratterizzato la band è il loro genere eclettico che pesca quel che serve dal pop punk, dal rap, da qualche genere che finisce con core e una spruzzatina di funk.

In questo album non si smentiscono, dopotutto è proprio questo che ha permesso loro di cavalcare le onde per quasi quindici anni, ma di certo non mancano le sorprese: infatti buona parte del disco presenta delle melodie un po’ più aggressive e pesanti rispetto al solito.
Non vi preoccupate, restano uno dei gruppi più Party sulla scena!

 Inseriamo il disco nello stereo.

Aspettiamo pochi secondi e parte “Blackout” con un’intro effetto mono che però ci mette molto poco ad esplodere nelle casse. Questa è una delle tracce aggressive, meno voglia di ballare e più impulsi di sfasciare il mondo. Di certo l’energia non manca, è un imput favoloso.

Nothing To Lose” invece è un ritorno ai vecchi Zebrahead. Questo pezzo fa tirare un sospiro di sollievo a quei fans che non amano i cambiamenti. Dopo il secondo ascolto non riuscirete mai più a levarvi il ritornello dalla testa. Il rap di Ali domina la scena.

She Don’t Wanna Rock” segue su questa scia. All’inizio ricorda un po’ i Beastie Boys, o la colonna sonora di un teen movie della Disney in cui qualche giovincello nerd sorprende tutti con passi di break dance durante il ballo della scuola e la reginetta alla fine scappa con lui. Le parole “she said I can’t bang my head” bastano a farti muovere veramente la testa.

Ricky Bobby” è il primo singolo estratto. Ed è estremamente (melodic) qualsiasicosaCORE. Ancora voglia di spaccare il mondo durante le strofe, alternata a voglia di ballare nel ritornello. C’è anche un assolo, probabilmente la cosa che più si avvicina ad un virtuosimo che possa essere tollerata in questo genere musicale. Quello che domina qui è la nuova capigliatura di Matty (scusate, morivo dalla voglia di scriverlo).

Get Nice!” è IL summer anthem 2011. non ci sono altre parole per descriverlo.”We can prove them wrong if you throw your hands up”. L’atmosfera da pool party, l’allegria, gli hey hey hey, ti fanno sentire sulla pelle il sole della California , ti spediscono sulla spiaggia con un cocktail alla frutta in mano, ti fanno sentire il sale nei capelli. Per questo “summer anthem” è l’unica descrizione che posso darvi. Perché con la testa sono in California e non davanti ad un computer.

Segue “The Joke’s On You”. Da questa traccia in poi l’album è ufficialmente “più pesante”. La voce di Ali sta sempre dominando la scena, ma il potente riff nel sottofondo gli da del filo da torcere. Pseudo-virtuosismi anche qui. Questi ragazzi sanno quello che fanno.

Nudist Priest” comincia con una sirena che si trasforma in uoooooh, il ritmo incalzante, quasi ska, lascia poi spazio ad un sound più melodic hardcore che lascia poi spazio ad un ritornello superorecchiabile che si conclude ancora in un uooooo. Questa è circa la struttura della canzone, eccetto per il bridge che secondo me potrebbe funzionare come sigla per qualche serie TV per teenagers.

A me Galileo non mi è mai stato così simpatico, quindi in un certo senso mi fa piacere sapere che fosse nel torto. No, non sto vaneggiando, è solo che la prossima canzone di intitola “Galileo Was Wrong” e mantiene anch’essa il sound più duro di cui vi parlavo prima. Con la presenza di ulteriori non-virtuosismi nel ponte, questa si candida al titolo di “canzone meno orecchiabile dell’album”. (le parole pronunciate così velocemente sembrano lanciarti una sfida. Dicono “impaaaaraci, impaaaaraci. Impresa impossibile per noi italiani).

È la volta di “Truck Stops And Tail Lights”. Vi giuro che quando l’ho sentita ho pensato ad una collaborazione perché la voce all’inizio mi ricorda particolarmente gli Offspring, non so bene per quale motivo. Il pezzo poi esplode grazie al ritmo incalzante da discoteca rock. E’ il pezzo perfetto su cui esaltrarsi per cose futili, e nel bridge si può fare tantissimo air guitar. Dovrebbe essere inserito in qualche Guitar Hero.

Da “I’m Definitely Not Gonna Miss You” potreste aspettarvi una tipica, banalissima break up song. E invece… no aspettate, effettivamente è una tipica banalissima break up song. Solo che il banale degli Zebrahead non è banale. Quindi è tutto a posto. Testo semplice e di grande impatto. In effetti, quella persona di cui stanno parlando non manca nemmeno a me. Nanna nanna na na na na!

To Bored To Bleed” ha un bellissimo testo. Come per la maggior parte dell’album le lyrics sono più serie e mature – non si parla solo di party più che altro -. Non c’è molto altro da dire.

Kiss Your Ass Goodbye” sarebbe degna di nota anche solo per il titolo. È qualcosa che non mi aspettavo. Credo che sia la cosa più vicina ad una ballad che gli Zebrahead potrebbero mai fare.. E non è per niente una ballad! Resterete sorpresi probabilmente.

L’inizio di “This is Gonna Hurt You Way More Than It’s Gonna Hurt Me” va cantato a squarciagola da sbronzi. Farebbe un effetto bellissimo. Per il resto è perfetta come inno di fine estate, un po’ malinconica ma sempre ricca di energia e voglia di vivere. Perfetto stile Zebrahead, è vietato non divertirsi (anche quando si è tristi).

Demon Days” è il pezzo di chiusura. E si chiude in grande stile direi! Si tratta sempre di un pezzo forte e orecchiabile. Molto anni 90 anche oserei dire (forse sono io che sono in vena ma anche questo mi ricorda gli offspring).
Dopo aver sentito questo pezzo di spegnere lo stereo non se ne parla proprio. Rimettete il CD da capo o se proprio volete cambiare, mettete Phoenix!

GLI ZEBRAHEAD SARANNO IN CONCERTO PER L’UNICA DATA ITALIANA IL 13 NOVEMBRE 2011 ALLA ROCK ‘N ROLL ARENA DI ROMAGNANO SESIA.

La ragione per cui gli Asking Alexandria non avrebbero dovuto vincere un Kerrang! Award – So Alive by Octane OK

 Di Michela Rognoni

So Alive è il primo EP rilasciato dagli inglesi, nominati ai Kerrang! Awards come best british newcomer, Octane OK, ed uscirà il 22 agosto.
(Io sono già in possesso di una copia autografata perchè li ho pregati di allargare il pre-order anche all’Italia.)

Partiamo dal principio:

Mi sono innamorata di questa band sentendola dal vivo alla O2 Academy a Londra mentre aprivano il concerto degli Sugarcult ed è stata una delle poche volte nella mia vita in cui una band di spalla sconosciuta mi è piaciuta più degli headliner. Al concerto ho avuto il piacere di ascoltare molte più canzoni rispetto a quelle contenute nel disco, come ad esempio Take Take che è una delle canzoni più orecchiabili che esistano visto che dopo un minuto di canzone gia ero in grado di canticchiare il ritornello e ho rotto i maroni a chiunque anche nei giorni seguenti.

La band è formata da quattro elementi, tutti molto giovani:

Paul Tandy – Voce e chitarra

Mikey Rainsford – Chitarra e voce

Tom Weston – Batteria

Drew Comley – Basso e voce.

Il loro suono è un’esaltazione tipico British rock giovanile insaporito con qualche goccia di pop punk tipicamente americano che non fa mai male.

The One è il brano con cui si apre il sipario con degli effetti simili a quelli utilizzati dagli ultimi vanilla sky (nomino loro perchè essendo italiani sono conosciuti più o meno da tutti).

Ma non bisogna lasciarsi ingannare da così poco, il ritornello diventa decisamente molto più rock.
Il testo parla d’amore, come la maggior parte dei testi in questo EP.

Segue Pretty Lady, canzone un po’ più pesante dal ritmo incalzante scandito da vari “Hey! Hey!” e seconde voci distorte di sottofondo. Il testo è molto ripetitivo ma non così tanto da diventare monotono.

Fly Again è uno dei pezzi forti della band essendo anche associata ad un video presente sul canale you tube della band. Ed effettivamente questo è uno dei pezzi più belli del disco, anche grazie al testo ricco di forza e di speranza, quasi un inno che recita “so you can’t hurt me/ the way you want to/I’m getting older/I’m feeling stronger/ the time has come to fly again””

Anche Courtain Call possiede un video musicale, che va addirittura in onda su Kerrang! TV. Questo è probabilmente il pezzo più conosciuto della band, il cui pregio migliore è la voce potente e pulita di Tandy. In questo pezzo è presente anche un assolo di chitarra di Mikey degno di nota (non illudetevi,è pur sempre pop rock).

Il disco si chiude con una versione acustica di Parties Over che è una canzone da sposare. Accompagnata da chitarre e pianoforte la voce di Tandy riesce a trasmettere molta emozione e la contrapposizione con delle seconde voci che sembrano appena accennate riesce a regalarti un senso di pace interiore capace di farti dimenticare che questo purtroppo è soltanto un EP di cinque canzoni.