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NUOVO VIDEO: “These Days Are Mine” by My Breathing Harmony feat. Giani

My Breathing Harmony

I My Breathing Harmony hanno pubblicato il video di These Days Are Mine che vede la partecipazione di Gianluca Molinari (ex-Upon This Dawning) . Guardalo qua sotto.

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“Life Cycles” by The Word Alive

Di Elisa Susini

Il gioco di oggi è quello di fare una recensione dei Word Alive. Per prima cosa ho scoperto che si chiamano Word Alive e non World Alive. La seconda cosa che ho scoperto è che il loro metalcore mi piace.
Ma passiamo all’album. Si chiama “Life Cycles” ed è uscito il 3 luglio. Continua a leggere “Life Cycles” by The Word Alive

Do Whatever The F***K You Want Because I’m Sure I’m Gonna Die In The Pit – Eastpak Antidote Tour (with A Day To Remember)@Alcatraz 06-11-11

Di Sara Cavazzini
Foto di Irene B. e Denise Pedicillo
E’ la mattina del 6 novembre ed io mi sveglio e vado dritta all’alcatraz (inutilmente visto che poi avrei perso la fila per andare alla signing session, ma mi piace perdere il mio tempo in questo modo). Poco dopo il mio arrivo inizia a piovere e non ha ancora smesso.
Prendo tanta acqua, c’è odore di ferro nell’aria perchè in media ogni persona presente ha circa 482032890 piercings addosso, ci sono infiniti boscaioli, diversi strani colori di capelli, dilatatori a gogo ed tante altre cose bbrootal.
Arrivano la Flo e De e andiamo alla fantasticissima signing session dove, in quanto vincitrici, ci viene dato un braccialetto e ci viene chiesto di metterci in fila con il resto della plebaglia. Pur non capendo il motivo ci mettiamo tutti in fila, ad un certo punto le ginger a capo di Freak Promotion – organizzatore del contest – si mettono a distribuire i braccialetti a tutta la fila. In conclusione: il contest non è servito a niente. (nel frattempo in fila abbiamo vinto innumerevoli gadgets treesse ecc.)
Ma passiamo alle cose importanti. Gli ADTR arrivano da treesse, momenti di delirio mischiato a panico mischiato ad ansia mischiato ad idioti che continuavano a cantare turuturututu tuturututu ma vabbè. Entriamo da Treesse, ci viene detto di non fare foto, e loro sono li, ciccionissimi, sorridentissimi e altri mille aggettivi che finiscono in -issimi. Autografano tutto l’autografabile; Josh è carinissimo, Neil vive nel suo mondo, Alex ‘monkeyboy’ farfuglia qualcosa che non capisco ma ride quindi rido, Jeremy è un patatino e Kevin è l’amore della mia vita, gli faccio autografare dei booklet di non so chi che la flo mi aveva passato e mi chiede se siano tutti miei e io gli dico di si 😀 Abbandoniamo Treesse e torniamo all’Alcatraz dove c’è tanta gente. La fila è a forma di fila per i primi 20 metri, poi si trasforma in un gregge non ben definito nel quale noi ci addentriamo.
Entriamo all’alcatraz che il primo gruppo, i Living With Lions, stava già suonando. io e la mia amica cerchiamo di andare avanti. I Living with lions sono bravi e ci piacciono tanto. Quando finiscono noi siamo dispiaciutissime e iniziamo a capire che i fans del gruppo che seguirà, i The ghost inside, sono delle brutte persone, straesaltate e soooo brooootal. Non appena questi salgono sul palco è il delirio e decidiamo di uscire dalla folla, per ricongiungerci con Penise e la Flo. I the ghost inside non sono un granché, sono anchepeggio degli August Burns Red, che hanno suonato subito dopo. Gli August Burns Red si sono salvati solo con una canzone che faceva OOO OOOO OOO, che, nonostante mi sia stato detto più volte il titolo, non me lo ricordo per cui rimarrà per sempre la canzone dell’OOO OOOO OOO. (mentre questi due gruppi suonavano noi ci improvvisavamo headbangers(?) e i nostri colli ne risentono.
Nel frattempo l’altra mia amica, che si era presa la prima fila, è stata all’incirca uccisa da una tizia che gli ha tirato una gomitata sul collo e l’ha fatta svenire. L’ho ritrovata che vagava per il locale in cerca di me e ho provato a farle prendere le vitamine che mi tengono in vita durante i concerti ma ho solo peggiorato la situazione perchè le facevano schifo e ha quasi vomitato, ma vabbè.
Arriva il momento degli A Day To Remember e tutto diventa subito stupendo, vengono lanciati coriandoli sulla folla all’inizio della prima canzone, rotoli di carta igienica poche canzoni dopo, seguiti da palloncini, palloni ecc. Viene richiesto un circe pit, grande quasi quanto tutto il locale, Penise decide di buttarsi in mezzo, nonostante noi glielo avessimo sconsigliato, e dopo un giro ne esce in qualche modo. Jeremy si mette in una palla e cammina sul pubblico sulle note di Homesick, che viene cantata da Kevin, che è bravissimo, ha una voce stupenda, forse anche troppo per essere un chitarrista. Dopo The Plot To Bomb The Panhandle viene fatta la solita pagliacciata della band che esce, la gente che urla ”one more song” e cose così. Tornano sul palco Jeremy e Kevin con le chitarre acustiche e iniziano a cantare If It Means A Lot To You, e io piango tanto.
Ed a questo punto arriva il momento dell’ultima canzone annunciata da Jeremy con un ”do whatever you fucking want, because this song’s called THE DOWNFALL OF US ALL.” ed è il delirio, ancora coriandoli e tutto è fantastico. Peccato che sia finito troppo in fretta.
Gabe perché mi hai svegliata da un sogno così bello? Sorrido vedendo i miei lividi allo specchio. Non è stato affatto un sogno.

IT’S A FUN TO STAY AT THE Y.M.A.S. (tanto non capirete la sottile ironia del titolo) – Sinners Never Sleep by You Me At Six

Di Chiara Cislaghi

Invece di scrivere la mia tesi recensisco il nuovo album degli You Me At Six… ed è tipo il loro primo album che ascolto e quindi non so assolutamente cosa scrivere, ma fa niente qualcosa di incredibilmente figo mi verrà in mente mentre ascolto le tracks.

Sinners never sleep è uscito il 3 ottobre 2011 ed è il terzo disco della band di Surrey, Inghilterra, dove sono amati e seguiti da chiunque;

La prima canzone è Loverboy ed è anche il primo singolo da cui è stato estratto il video nel quale Josh Franceschi è veramente sexy e  i membri della band sono in una tipica “sala-da-interrogatorio” in quanto accusati di un qualche crimine da due poliziotti cattivissimi. Si succedono anche dei momenti in cui appaiono delle fanciulle che ballano… ma torniamo alla canzone, direi che è molto “catchy” in quanto mi ha abbastanza preso ed è la prima volta che li ascolto seriamente, il giro di basso e il tarararara rara ra rarrà iniziali ti si appiccicano alle pareti del cervello…per quanto riguarda il testo onestamente credo che abbia un significato ma purtroppo non lo colgo quindi vi posso solo dire che parla di questo “loverboy” che, a quanto apre, è stato bellamente ucciso… dal Josh!!(Così si capisce dal video in quanto appare lui con la “tipica-targa-per-fare-la-foto-da-detenuto” con la scritta “sinner” – ma da quando i sinner uccidono poi?-) . Volete che mi dilunghi in odi a virtuosismi tecnici? Spero di no perché ne rimarreste profondamente delusi in quanto non ho nessuna intenzione di farlo;

Bene, l’album prosegue con Jaws On The Floor, onestamente appena partita ho pensato: “niente di che”, ma poi mi saltano fuori con “Life’s a bitch, but I’m friends with her sister” e mi ha preso moltissimo. Il testo credo parli di una sorta di relazione non ben definita con questa ragazza che quando deciderà “to cut the strings” deciderà anche di rovinargli la “summertime” e quindi lui tenta di spiegargli che non è il caso e che potrebbero essere qualsiasi cosa lei voglia perché lui ha sta cercando di vivere nel suo mondo;

La terza canzone è Bite my tongue featuring Oli Sykes dei Bring Me The Horizon ed è una canzone che parte tranquilla ma poi diventa Bbrooooooootal (come direbbe la Khelly). Dal vivo la parte in growl è stata cantata da Josh Franceschi che in assenza di Oli se la sa cavare benissimo da solo. In quanto al testo, riguarda una sorta di break up perché lui è “married to the music” nel bene o nel male e sostiene che “you’ve taken the pride in becoming nothing” e lui non ce la fa più a vedere questo suo lato perché è diventata quello che lei stessa prima odiava, si venduta per la fama e poi urla un “fuck you” che direi che riassume tutta la canzone;

Si continua con  This is the first thing,  anche questa canzone è carina nonostante parli (ancora) di un amor finito, e nello specifico del primo amore;

Segue No one does it better e il tutto sta diventando un tantinello pesante con tutti questi amori andati a quel paese…però tutto sommato ci sta anche questa di canzone, perché se io posso salvare te allora tu puoi salvare me, perché nessuno lo fa meglio di te… detto ciò scriviamo canzoni più allegre no? Su con la vita dai!;

Passiamo alla sesta canzone Little Death credo che il titolo dica tutto da sé – sempre che sappiate che un little death non è una piccola morte ma un orgasmo -. Posso permettermi di dire che anche questa è nello stile degli YMAS, di questo album quantomeno;

Crash è una tipica “ballad” abbastanza coinvolgente. Bello il testo che parla (indovinate un po’?) di un amore da teenager finito ma che col tempo, dopo essere riusciti a rimetterne insieme i pezzi, benché non ci sia niente sulla loro strada e nonostante potrebbero anche cadere, si potranno rialzare insieme… un po’ smielata ma anche originale come testo;

L’ottava canzone è Reckless il titolo promette bene ed infatti èuna canzone strumentalmente allegra anche se il testo non è dei più felici, è intenso ed originale… ennesima ragazza andata via ma chissenefrega ci passiamo sopra (così ci piace di più) perché sono Mr.Reckless with the capital R!;

Si avvicina la fine dell’album e della tortura editoriale alla quale vi sto sottoponendo…Time is money featuring Winston McCall dei Parkway drive, parte bene e finisce con una voce broooooootalissima ma ci sta, anche qui si parla di una certa signorina che benché lui la ami ancora si è un po’ rotto le scatole di tutte le boiate che combina e quindi un liberatorio “I’m sick of this shit” chiude l’allegro quadretto;

Little bit of truth è un’ altra ballata..carina anche questa devo dire..anche il testo ci sta, dice “voglio scrivere una canzone che non ho mai scritto prima, una canzone che ti faccia sorridere, che faccia sì che tu rimanga qui per un po’, ho bisogno che tu sappia che ogni volta che sono di fronte a te mi sento invincibile, ho molto da imparare e ogni bridge che canto sembra che io stia bruciando e quindi quello che devo fare è cantare una canzone e sono stanco di dire che mi dispiace anche se non è vero, ma è tutto quello che ho”;

The dilemma è una canzone con un ritmo orecchiabile, parte dicendo “lascia che ti racconti la storia di un ragazzo e di una ragazza, una versione diversa da quella che hai sentito..ok sto dicendo un bugia” ecco e io che mi ero illusa… parla di un’altra fanciulla un po’ superficiale (“she cared for the stage, not who she was with”) e che nonostante sia una “golden girl with golden hair” lui non ha tempo da pardere con questo tipo di persone;

When I was younger conclude l’album..è un’altra ballata sulla differenza di pensiero che hai quando sei “giovane” e del come questo cambi mentre cresci, sul come quando sei piccolo prendi come oro colato quello che tuo padre ti insegna, ma poi, crescendo, devi imparare ad arrangiarti da solo e “to carry the torch”.

Spero di aver fatto una recensione decente nonostante la mia inesperienza…alla prossima recensione!

Ieri i Bane hanno suonato con gruppi schifosissimi – Bane @ Hell On Earth, Voodoo Club Comacchio

Di Rensh

Premessa: se hai i dilatatori larghi o tantissimi tatuaggi non leggere.

Allora. Prima di tutto, i Bane suonano da metà anni 90, fanno hardcore, e sono il miglior gruppo del mondo. Il loro cantante è abbastanza brutto, tanto che se cerchi il suo nome su google uno dei primi suggerimenti è “ugly”. Però gli vogliamo tantissimo bene.

Sono riuscito a vedermeli una volta all’anno, dal 2007 ad oggi, ed ogni volta è stato il migliore concerto dell’anno o quasi (si capisce che sono proprio di parte?). A sto giro però non è certo andata bene, non è colpa loro – NON SIA MAI -, solo che sono stati accorpati al carrozzone di cattivo gusto chiamato Hell On Earth Tour. Insomma, questi signori dell’Hell On Earth Tour non sapevano più chi chiamare per rendere interessante il loro festival itinerante e han chiamato loro, gli eroi mondiali del positive hardcore, che quindi si sono ritrovati a dividere un pullman sponsorizzato dalla Monster con gruppi tipo Unearth, Evergreen Terrace, Cas.. basta non ce la faccio più neanche a nominarli.

L’unica data Italiana è il 18 Settembre 2011 al Voodoo Club a Comacchio, dove ci sono le zanzare. Il concerto inizia verso le 7 di sera e costa 17 euro in prevendita, che vabbé, per tutti quei gruppi è un prezzo buono. Ah tra l’altro la data italiana è organizzata da gente ok che ogni anno organizza il festival INTO THE PIT (e infatti questa data dell’Hell On Earth è stata inglobata proprio nell’into the pit, che però di solito è a Vicenza ma sono sottigliezze).

Il primo gruppo sono gli… vado a controllare. Ah ecco, As A Drop Of Blood, che sono italiani, e fanno quello che piace a chi è venuto a questo concerto. Non so bene cosa sia, penso si chiami beatdown, o metalcore, io lo chiamerei hardcore tamarro. Alla fine non sono neanche malaccio, nel genere (un genere orripilante però, per me, ma i gusti son gusti!), quindi niente critiche negative. Nel frattempo qualcuno inizia a tirare calci all’aria e a moshare in malissimo modo. Inizio a guardarmi intorno e a realizzare che no, i Bane sarebbero dovuti venire da soli. Ciò che mi circonda è (in maggioranza, c’è anche una trentina di persone che ha la mia approvazione!) una massa di fashion-hardcore-kids-bla-bla-maglietta giusta-dilatatore-mosse imparate su youtube-eccetera. Oppure metallari presi benissimo. Contenti loro.

Poi ci sono i Casey Jones, credo, di cui avevo visto un video in cui si mettono a odiare chi non è straight edge come loro. Musicalmente non sono male (anzi sì), però hanno un modo di fare che non mi piace affatto. Ma io ho i gusti difficili, critico tutto, eccetera.

Saranno tipo le otto e mezza, e arrivano sul palco i Nasty, il gruppo più tamarro di sempre. Vengono dal belgio, e infatti non fanno che ripetere “allez allez”. Sono TREMENDI, e c’è anche gente che canta le loro canzoni. Ora mi sto ricordando che me ne sono uscito dopo poche canzoni. Ah, uno dei Nasty aveva una maglietta con scritto una cosa tipo: fuck positive hardcore. Cosa direbbero i…

BANE. Finalmente. Dalla prima nota si crea un bel casino sotto al palco, grazie alla parte buona del pubblico (con qualche intruso!), con tanti singalongs per ogni canzone, stage diving continui, mosh anche violento in alcuni tratti, e qualche circle pit nei momenti giusti. Oh, i Bane hanno qualcosa come 40 anni a testa e ancora riescono a suonare hardcore alla grande. Io sono proprio contento, anche se è da anni che fanno sempre le stesse canzoni, però l’importante è che le facciano bene. Can We Start Again, My Therapy, oh insomma è stato una bomba come al solito! Che poi ogni tour potrebbe essere l’ultimo quindi meglio incrociare le dita e godersi ogni ritorno in Italia al meglio.

Poi suonano i… dai, non prendiamoci in giro, dopo i Bane me ne sono andato. Alle 10 di sera. In campeggio a Comacchio. E ha piovuto un sacco nella mia tenda.