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Interview with An Harbor

di Alessandro Mainini

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Venerdì sera il Serraglio di Milano ha ospitato il primo live nel capoluogo lombardo come full band di An Harbor, nome d’arte del piacentino Federico Pagani. Al termine del concerto Federico si è reso disponibile per un’intervista-lampo imprevista e quindi con domande improvvisate sul momento, ma per fortuna lui è simpatico e ha fatto sì che l’intervista si concludesse felicemente e senza intoppi.
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“May” by An Harbor

Di Martina Pedretti

anharbor_frontcoverNell’epoca in cui i talent show hanno il potere assoluto sul panorama musicale, arriva An Harbor a smentire questa credenza, presentando un album potente, nonostante la sua matura eliminazione da X Factor 2014.

Un disco di otto tracce che si sviluppano attraverso un percorso di rinascita, riscoperta di sé ed espressione dei sentimenti più intimi. Con maturità ed esperienza, Federico Pagani riesce ad esprimere le sue speranze e la sua tristezza attraverso le trame di un tessuto musicale particolare e impossibile da inquadrare. A metà strada tra un pop radiofonico e quasi un indie indipendente non fruibile alle grandi masse, “May” è un lavoro in continua evoluzione.

Si parte con “Minerva Youth Party”, brano dalle sonorità rock più vecchie, passando per “Like A Demon”, dove si assottigliano i ritmi per lasciare spazio alla voce che va ad amalgamarsi con quella di Giulia/Tight Eye. Con “The Highest Climb” e “Meet Yourself Fading” si notano le forti contaminazioni del pop-rock più moderno. Si arriva poi al fulcro con “Come Armed Or Come Not At All”, un brano leggero arricchito dalla voce e una semplice chitarra acustica. “By The Smokestack” è il brano che Federico ha scelto di portare come inedito alla sua prima audizione al talent. E’ stato un brano capace di catalizzare il pubblico in pochi secondi, lasciando impresso il ritornello in modo indelebile. Con un esperimento estremo “Shine Without A Light” spazia tra i più svariati generi: un mix tra pop leggero e dubstep articolato in sette lunghi minuti. An Harbor conclude il suo disco con un brano che parla di giugno “Not Made Of Gold” in modo malinconico con il solo accompagnamento di una chitarra acustica. Federico Pagani ha scelto di produrre e scrivere l’intero disco in solitudine e il lavoro finale è piacevolmente interessante.

Voto: 3.5/5