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John con la coperta è il vi ai pi di B’ham – Super Prime + The Summer Set + We Are The In Crowd @ O2Academy, Brimingham (UK) 25/04/2012

Di Chiara Cislaghi e Mavi Mazzolini

Dopo aver passato due giorni al Camden Inn a Camden Town in quel di Londra, arriviamo all’Etap Hotel Birmingham Centre, dopo 3 ore passate sul Megabus, e ci sembra di essere in paradiso. Dirigendoci versola O2Academy di Birmingham – che dista circa 200 metri dal nostro hotel – realizziamo che lì davanti non c’è nessuno, quindi decidiamo di andare a mangiare, per la quattrocentesima volta, le backed potatoes sotto una simpatica e battente pioggia inglese. Finita la nostra cena (alle 5.00 pm perché, come tutti sapete, in UK si fa tutto nel modo sbagliato), ritorniamo alla O2Academy e ci mettiamo in fila – che ovviamente è aumentata a dismisura-. Continua a leggere John con la coperta è il vi ai pi di B’ham – Super Prime + The Summer Set + We Are The In Crowd @ O2Academy, Brimingham (UK) 25/04/2012

“Wednesday is forever” – We The Kings + Simple Plan live @Alcatraz, Milano 28/03/2012

di Michela Rognoni

Se conoscete un parcheggio non a pagamento vicino all’Alcatraz, fatecelo sapere, perché esporre settemila bigliettini “gratta e parcheggia” non è divertente.

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Un party a cui troppe persone sono state invitate – LMFAO @ Alcatraz, Milano 14/03/12

Di Sara Cavazzini

Disclaimer: non avrei mai voluto scrivere questo post (poi capirete perché), ma mi sono apparsi in sogno Gabe Saporta e Billy Beckett e mi hanno ordinato di farlo.

Mi scuso in anticipo per tutta la misantropia che ci sarà in questo articolo, ma sono abituata a concerti con gente civile, o con poca gente, dove addirittura ho il mio spazio vitale, quindi davanti a così tante persone mi sono trovata in difficoltà.
Dopo una settimana passata a letto malata e qualche giornata troppo pesante, la cosa migliore da fare sarebbe andare a un hypermelodic pop-punk show, e invece no, mentre Chelli e Chiara erano a farsi un sacco di risate con gli On My Honor (e se non avete letto la recensione/visto l’intervista fatelo subito), io sono andata a vedere gli LMFAO, e il risultato non è stato esattamente lo stesso.

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One Direction Infection

Di Family Reunion

Disclaimer: nessuna boyband è stata maltrattata durante la stesura di questo articolo.

Di quella meravigliosa parata comica conosciuta come Sanremo, vorremmo ricordare solo un momento, una manciata di minuti della terza serata. Dopo il circo (ovvero un insieme di numeri esilaranti come ad esempio, venghino signori venghino, il trio Bertè – D’Alessio – DJ Fargetta e il duetto Matia Bazar – Platinette) è finalmente arrivato il momento che TUTTE aspettavamo: i One Direction! Bisogna ammetterlo, eravamo sintonizzate solo per loro perchè, fondamentalmente, avevamo tanta voglia di ridere. La vita però è sempre piena di sorprese e le vie del karma sono infinite. Dopo l’esilarante introduzione di Gianni Morandi che si può sintetizzare in un “*parole biascicate a caso* bravissimi *parole a caso* ecco a voi i UAN DAIRESSSSCIONNN!”, salgono finalmente sul palco. Continua a leggere One Direction Infection

Brallon Exists, c’era la lingua! – Panic! At The Disco @ Rocca Malatestiana Cesena 23-08-11

Di Michela RognoniNel bel mezzo dell’estate, mentre tutto era dorato nel cielo, le nostre eroine – dopo una sostanziosa colazione al palazzo degli uffici — si gettano impavide nell’ardua impresa: giungere all’entrata della Rocca Malatestiana, dove quel giorno, per il volere di Re Gabe Saporta 1 ed unico – che tutto può -, si sarebbero esibiti i Panic! At The Disco, giovini menestrelli in grado di intrattenere e divertire le corti di tutto il mondo.

Dopo aver lottato con draghi sputafuoco, tagliato rovi con le spade, ed essere sopravvissute al sole cocente, le nostre eroine giungono a destinazione, dove incontrano altre amiche e delle giovani cortigiane che scrivevano numeri sulle mani della gente con dei pennarelli indelebili. In quel momento c’erano meno di 20 persone ad attendere il grande evento, ma presto si sarebbero moltiplicate. All’arrivo di una nuova giovine eroina, proprietaria della famosa osteria chiamata “Panic! At The Disco Italia”, le nostre eroine, sedute all’ombra di un albero di ombrelli, cominciarono a scrivere un albo da portare in dono agli ospiti della serata, con lo scopo di far loro conoscere i posti più belli d’Italia (e soprattutto le più gustose leccornie) e presentare una petizione per rendere Ian e Dallon membri ufficiali, firmata da persone importanti come Pauly D,Jalex ed il Re in persona. – Se noi stiamo facendo lo scrapbook, è palese che qualcuno di noi centra qualcosa con Panic! At The Disco Italia, avreste potuto evitare di dover aggiungere una “X” al vostro calendario delle figure di merda -.

Le 12 ore di attesa non sono state così estenuanti come si potrebbe pensare, anzi passarono piuttosto veloci, mangiando caramelle, facendo sondaggi sull’esistenza di R(h)ydon, trollando qualsiasi essere vivente ed intonando gli inni nazionali scritti da Re Gabe dopo lo scioglimento dei Midtown…così tanto da giungere alla convinzione di stare per vedere i Cobra Starship e non i Panic! At The Disco.

A questo punto, come in tutte le storie arrivano gli antagonisti: Dei cavalieri neri mascherati, sui loro forti e veloci destrieri passarono davanti alla fila senza alcun rispetto per i numerini scritti sulle mani dei presenti, causando agitazione, rabbia e caos fuori dalle mura del castello. Ci avviciniamo alle transenne, ci penserà Gabe a trovare la punizione più giusta per questi malfattori.

Intanto la compagnia itinerante di menestrelli fa il suo arrivo alle porte del castello scendendo da un arcobaleno su una magica carrozza trainata da unicorni – nati dal sorriso di Spencer -. Dopo pochi minuti Zack, il castellano, venne ad annunciare i nomi dei fortunati cortigiani che avrebbero avuto il privilegio di incontrare la banda di trovatori e li accompagnò all’interno della Rocca. Fu questione di minuti, poi anche il resto della folla fu invitato all’interno del castello e si posizionò davanti all’area allestita per la festa. Quelle tra le nostre eroine che non ebbero il privilegio del meet and greet riuscirono comunque ad avere una posizione piuttosto privilegiata durante l’esibizione. (Le altre nel frattempo hanno comodamente seguito l’intero concerto dal backstage.)

Solo dopo due ore di attesa in piedi iniziarono le danze. Sul palco dei paggetti italiani chiamati Soldiers of a wrong war. Non vedevo l’ora di sentirli – in realtà non vedevo l’ora di sentire qualsiasi cosa, mi sarebbe bastato che iniziasse il concerto – Sono stati una bella sorpresa. Ragazzi simpatici con tanta voglia di fare musica e di farla bene. Nei loro pezzi c’era energia, sono riusciti bene ad intrattenere un pubblico che non li conosceva quasi per niente. Un grosso inchino al chitarrista che ha suonato con la clavicola rotta.

Dopo di loro gli About Wayne, già conosciuti da gran parte del pubblico grazie a Freaks, avevano un fan club di una decina di persone che erano lì solo per loro e non sembravano deluse dall’esibizione. Nonostante ciò, io personalmente non ne sono rimasta colpita – forse anche per le condizioni pietose in cui mi trovavo, forse perché volevo che finissero presto per gustarmi i Panic!- : Dopo il secondo pezzo ho cominciato a trovarli piuttosto banali e il loro modo di intrattenere il pubblico con un umorismo che sembrava forzato mi infastidiva parecchio. La cover di Eleanor Rigby (probabilmente il loro pezzo più famoso) è stata la cosa più sopportabile. In questa occasione, la formazione è stata nobilitata dalla presenza di Luca Marino, batteria degli Electric Diorama.

Altre interminabili ore di soundcheck tra la fame e un tizio dai tratti orientali che mangiava pizza sul palco, e poi finalmente si abbassano le luci e i Panic! At The Disco fanno la loro apparizione sulle note di Ready To Go. Pezzo (e titolo) perfetto per iniziare. I ragazzi, subito dal primo pezzo si presentano in piena forma, Brendon sembra fluttuare sul palco. Seguono uno dietro l’altro, come proiettili,alcuni dei loro pezzi più forti, tra cui il tormentone dell’ultimo album “The Ballad of Mona Lisa” ed alcuni pezzi di “A Fever You Can’t Sweat Out” eseguiti con una maestria tale da farci capire quanto i due nuovi membri non-ancora-ufficiali, Ian Crawford (chitarra) e Dallon Weekes ( basso) , si sentano perfettamente a loro agio nella band – Le seconde voci ora sono molto meglio di quelle del signorino Ross IMHO – . Strepitosa l’alternanza di pezzi nuovi – come la “Trade Mistakes” acclamata da tutti – e vecchi – come la “Camisado” cantata da pochi – . Circa a metà concerto Urie dedica ai fans Always – e non Northern Downpour, come ci si sarebbe potuto aspettarsi – , imbraccia la chitarra acustica e lascia una pausa al resto della band. E mentre la maggior parte delle ragazzine sognanti si riprendono dai loro “Uriegasms”(parola da bimbiminkia IEHO) c’è ancora qualche idiota che pensa sia una buona scelta pogare sulle parole zuccherose del frontman. Subito dopo gli unici pezzi da “Pretty Odd”: i due singoli “Nine in the Afternoon” e “That Green Gentlemen”. Non sono mancati gli intermezzi divertenti e le chicche da ricordarsi per tutta la vita, come la canzone in italiano intonata a cappella da Brendon prima di suonare “Memories” o la cover di “Classico” dei Tenacious D che ha dimostrato l’affiatamento di Brendon con il nuovo chitarrista e per finire il rap, forse improvvisato, ri-entrati sul palco dopo quella cosa del “one more song” che fanno tutti.

Anche gli scambi di effusioni e gli atteggiamenti ambigui in pubblico rispondono all’appello: se non ci credete vi basta cercare su you tube i video della hit “I Write Sins Not Tragedies” perché c’era la lingua, noi l’abbiamo vista. Un’altra sorpesa della serata è stata “New Perspective”, dalla colonna sonora di “Jennifer’s Body” che nessuno si aspettava di sentire, ma è stata molto apprezzate (e una delle migliori canzoni della serata secondo me). Lo spettacolo riparte con “Time To Dance” ma è destinato a finire dopo pochi esaltanti minuti sulle note di “Nearly Witches (Ever Since We Met)” Tra sorrisi ed inchini i nostri menestrelli ci dicono quanto siano dispiaciuti di dover lasciare l’Italia, ma devono ripartire immediatamente, destinazione Germania. Montano sulla loro carrozza incantata e gli unicorni al galoppo risalgono il magico arcobaleno.

LOVE rocks the City of love – Angels and Airwaves in Paris 31-01-11

Di Samir Batista

Il gran giorno è arrivato. Dopo 3 lunghissimi mesi dall’acquisto del biglietto, arriva il giorno del concerto parigino del not-too-side-project del frontman più ciccione dei Blink – Thomas DeLonge – ovvero gli Angels and Airwaves.
Naturalmente, il viaggio in Francialandia non è un viaggio culturale, visto che Parigi l’ho già vista, e tutta l’attenzione è rivolta all’arrivo della tanto aspettata serata.
Dopo una piccola visita al Louvre, si opta per aspettare ore davanti a un piccolo bar “alternativo” francese, l’Horror Picture Tea, piuttosto che andare subito davanti al magnifico teatrino di nome La Cigale, sperando di incontrare prima o poi quella che era, per ragioni oscure ai miei soliti gusti, la mia band preferita da circa 6 mesi.
Ero un pò scettico, certo, perché non volevo rischiare di perdermi le prime file per un concerto che avevo tanto sognato, ma alla fine l’idea di incontrarli risparmiando i 114 euro per il VIP package (che è comunque una cosa per cui spenderei e che comprerò sicuramente al prossimo concerto), e sopratutto quella di vederli semplicemente da vicino e scambiarci due parole (letteralmente) vinsero su di me.
Bon, 2 del pomeriggio davanti all’Horror Picture Tea sia. L’attesa, che doveva essere fino alle 6, si prolunga fino alle 7/7.30, ma la fortuna mi fa incontrare Perla e Francesco, simpatica coppia della provincia di Milano, e l’attesa – molto, ma MOLTO fredda, visto il periodo – diventa meno pesante. Finalmente però arriva il taxi della band. A qualche centimetro da me camminano Matt Wachter (decisamente più biondo dal vivo), Tom DeLonge (naturalmente con quell’odioso cappello addosso), David Kennedy (altissimissimo, che mentre tutti pensavano a Tom mi guarda e saluta me prima degli altri) e Atom Willard (arrivato pochi minuti dopo in un altro taxi, perché il suo posto in quello precedente sembrava essere occupato da quella che era apparentemente la groupie di Kennedy).
Ma passiamo al concerto. Dopo i 30 secondi più emozionanti della mia ancora corta vita, in cui ho detto a Tom DeLonge che era un gran figo, ricevuto un ringraziamento e un sorriso da questo, battuto il 5 ad Atom Willard ed aver visto mia madre eccitata dal battere il 5 a Matt Wachter, ci avviamo tutti correndo verso la metro per arrivare al concerto.
Passati dallo stand del merchandising (dove mia madre naturalmente ha perso 10 minuti a parlare con il responsabile, italiano, e a decidere quale maglia comprarmi), e dagli scalini, finalmente si spinge il portone per entrare al posto in cui volevo entrare da… sempre.
Boom. Posto bellissimo, fantastico oserei dire, acustica perfetta, poca gente, e a sorpresa, quella che in questi ultimi 7 mesi è passata da una band che non conoscevo alla mia 4a preferita.
I Twin Atlantic, scozzesi e con un accento marcato, stanno suonando Apocalytpic Renegade, presa dall’ultimo cd, uscito però ad aprile. Purtroppo, essendo arrivati tardi, mi son perso più di metà del loro cortissimo set (7 canzoni), e anche se non mi son pentito di essere andato all’Horror Picture Tea (e come potrei!?), qualche rammarico c’è. Grande band che consiglio a tutti. L’unica pecca è che diventeranno presto famosi, troppo famosi, complici i sound piuttosto catchy e sopratutto il look del cantante, Sam McTrusty, che gli porterà successo tra le teenagers.
Veri e propri supporter sono i Neon Trees, band pop ancora emergente negli Stati Uniti, molto meno degni di nota ma molto bravi live, anche se non posso negare che facciano una bella figura sul pubblico, e la batterista donna con i capelli molto “aerodinamici” ha un aspett molto più che piacevole.
Poi però arrivano loro! Gli AVA! E ora cerco di non fare una banale “recensione” canzone per canzone ma parlare sul generale, anche per stringere, e sopratutto spero di non essere troppo oggettivo.
Partiamo dalla scaletta , purtroppo, apparentemente deludente, ma solo sulla carta. Nel senso che le canzoni che preferisci di una band sono quelle che non vengono mai suonate live, è un classico, e spesso te ne rammarichi, nel pre e nel post concerto, ma quando sei lì capisci che è tutto perfetto così com’è e non vorresti che fosse diverso. Le canzoni sono scelte tra i tre album, ma anche se il tour avrebbe dovuto promuovere l’ultimo, LOVE, le tracce in esso contenute sono quelle meno suonate e sicuramente quello che si fanno “sentire” di meno, complice anche il fatto che LOVE sia il cd più deludente per la maggior parte dei fan della band, compreso me. Bello, ma non negli standard di I-Empire e We Don’t Need To Whisper.
Tornando al concertone, loro sono naturalmente grandi: David Kennedy è piuttosto bravo nel suonare i suoi pezzi non difficilissimi alla chitarra, e aggiunge davvero molto alle canzoni quando si mette alle tastiere , con il suo solito stile.
Matt Wachter non l’ho mai sentito così in forma, ma forse questo è dovuto al fatto che gli accordi del suo basso erano veri e propri piaceri per il corpo sentendoli vibrare sulle gambe grazie all’ottima acustica del posto. Poche volte ci degna di degli sguardi, occhi sempre piantati sulle corde, ma quando DeLonge lo sfotte per avere origini tedesche, il suo sorrisino non scappa a nessuno.
Atom Willard è invece probabilmente il migliore dei 4. Batterista molto sottovalutato, ha dato molto a band stratosferiche come i Rocket from the Crypt o gli Offspring (e ora ai Danko Jones), e le sue “bacchettate” mentre grida urla silenziose e con i capelli lunghi davanti agli occhi sono uno degli highlight del concerto.
Infine c’è Tom DeLonge, l’uomo che continua a suonare con una band che non riempie posti più grossi di 5000 persone di capienza (in realtà li riempieda solo con la sua stazza -Jimmy-), con la quale crea film. A quanto pare si impegna di più ora che ai tempi degli storici Blink-182. Come chiunque lo segua almeno un pò sa, la sua voce non è mai un granché, e anche se sarò più di parte qui che in qualunque cosa scritta in questa recensione,devo ammettere che è stato… Bravissimo. Non impeccabile, chiaro. Canzoni come Everything’s Magic ma sopratutto Lifeline e Breathe non sono per niente facili da cantare, ma in alcune tracce più veloci come Adventure o The War l’avreste trovato, come me, grandissimo.
Qualche ragione per convincervi a spendere i (pochi) soldi che servono per vederli:
1) Semplice, un uomo lascia perdere (più o meno) i soldoni per seguire un suo sogno. Da ammirare, per quanto non vi piacciano gli AVA. – Jimmy dissente, fare i film a caso non è proprio coerente con il “lasciar perdere i soldoni” –
2) Canta davvero molto bene, live. Non aspettatevi performance stellari, MA vi sorprenderà.
3) Gli altri trè componenti. Come Jimmy sa bene, le band non sono composte da una sola persona, e in questa band, per quanto Tom sia la fonte di quasi tutto, gli altri componenti sono fantastici e stanno dando tutto per questo “progetto”.
4) L’atmosfera è stupenda. Ormai suonano in piccoli teatrini e palazzetti, e fanno il culo ai festival giganti con acustiche di merda. -I concerti mini sono sempre i migliori -Jimmy-
5) Non c’è una quinta ragione, voi andate a vederli e basta. – questa sembrava tipo la seconda regola del fight club -Jimmy-