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REVIEW: “You’re Welcome” by Cokie The Clown

Di Elisa Susini

You’re Welcome (Fat Wreck Chords) è il primo album solista di Cokie the Clown AKA Mike Burkett AKA Fat Mike dei NOFX, uscito il 26 aprile 2019. Ma non ha niente a che vedere con i NOFX o con il Fat Mike che tutti conoscono. È completamente un’altra cosa. Continua a leggere REVIEW: “You’re Welcome” by Cokie The Clown

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“First Ditch Effort” by NOFX

Di Elisa Susini
nofx.jpgFirst Ditch Effort è il tredicesimo album in studio dei NOFX e rispecchia quelle che sono le tinte della biografia della band, The Hepatitis Bathtub and Other Stories, uscita lo scorso aprile.

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TOP 10: Best of January

gCEgtQlL’inizio del nuovo anno è sempre ricco di buoni propositi e di disagio. In questo 2016 abbiamo dato il peggio di noi stessi soprattutto per quanto riguarda la presenza ai concerti. Gli album invece sono stati pochi, ci sarà crisi nel settore. Ma tra quei pochi ci sono comunque le perle ai porci.
Ecco il nostro bilancio mensile dunque: Continua a leggere TOP 10: Best of January

Hai la barba e la maglietta colorata? Fat Mike ti paga per cacciarti dal concerto dei NOFX

nofxSe hai in mente di andare a sentire i NOFX in un’ipotetica futura data europea, faresti meglio a prestare molta attenzione al tuo look. Altrimenti rischi di far arrabbiare la band, che potrebbe gentilmente chiederti di levare le tende, come successo qualche giorno fa a Halifax, Canada.

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12# Le rievocazioni dell’età vittoriana sono divertenti solo perché simulate

Non me ne vogliate, ma la video risposta di Fat Mike in cui si sforza di essere autoironico è la cosa più triste che abbia visto negli ultimi anni, anche più triste di quel film con il cane bello che però alla fine muore. Sulla mia bacheca di Facebook, luogo di perdizione, vedo spesso stati di persone che millantano un desiderio di ritorno alle origini, di riavvicinamento alla natura, insomma, una stupida esigenza di smetterla col telefono e con l’internet per dedicarsi a passatempi più sani tipo leggere un libro cartaceo, le passeggiate e il bird watching. Spesso questa esigenza è tradotta nella frase “vorrei riuscire per una settimana a fare a meno della tecnologia”. Tecnologia.  Nel senso che allora questi soggetti vogliono vivere per una settimana come se non ci fosse mai stata la rivoluzione industriale giusto? Oppure semplicemente si sono dimenticati che nel termine contenitore “tecnologia” rientrano oggetti di uso comune come luce, gas e acqua corrente?Che poi è la stessa cosa che condanno della stupida citazione divenuta virale “I’m glad I had a childhood before technology took over”, dato che i miei genitori da bambini avevano la TV e mia nonna da bambina aveva addirittura il frigorifero e la stufa a gas. Io avevo addirittura la TV, un computer che non sapevo usare se non per giocare al libro virtuale de Il Re Leone, e soprattutto un cane robotico che camminava al guinzaglio premendo un pulsante. Tutto questo per dirvi che durante questo week end di copiose precipitazioni che ha visto esondare parecchi fuimi tra cui il mio amico Ticino, il mio quartiere ha subito un black-out di quasi 24 ore.

Qui sotto stilerò un elenco delle cose che non potevo fare in ordine sparso: – ricaricare il cellulare- usare il telefono fisso- ascoltare musica dal PC- ascoltare musica dallo stereo- ascoltare musica dal giradischi (non è vero, non ho un giradischi)- guardare la TV- impedire ai cibi congelati nel mio freezer di scongelarsi- impedire ai cibi in frigo di andare a male (in realtà la durata del balckout è stata insufficiente e niente è andato a male)- aprire il cancello senza usare le chiavi- piastrarmi i capelli- asciugarmi i capelli- farmi la doccia- lavare i piatti senza il disagio di dover bollire l’acqua- lavarmi la faccia senza riportare en vogue l’ice bucket challange- farmi un toast- farmi una pizza- scongelare il pane e scaldarlo nel microonde (cosa utile di domenica quando i panettieri sono chiusi)

…e dopo il tramonto- leggere o scrivere senza perdere preziosi decimi di vista.

 

Pensate quindi a quanto più grave sarebbe stato il disagio senza acqua corrente e senza gas. Quindi se fossi in voi eviterei di usare a sproposito la parola tecnologia e comincerei a uscire di casa invece che scrivere su Facebook del mio bisogno di stare meno su Facebook.