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Tom Delonge spiega perché ha lasciato i Blink 182 e noi pensiamo sia pazzo

L’ex Blink 182, Tom Delonge, ha spiegato in una diretta – in cui annunciava l’apertura della sua “To The Stars Academy” – il vero motivo per cui nel 2015 ha lasciato i blink 182. Scopri perché ora tutti i fan della band pensano che sia stato rapito dagli alieni. Continua a leggere Tom Delonge spiega perché ha lasciato i Blink 182 e noi pensiamo sia pazzo

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“E se i frontman fossero personaggi di Harry Potter?”

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Di Giorgio Molfese

L’hanno scritto più o meno ovunque, probabilmente hanno anche cancellato il terribile murales “io e te 3msc” scritto da Giasone per Barbara (e se mi cogliete la cit. siete i miei bff per sempre) dal muro dietro casa per informarvi, vostra nonna blatera parole in latino e il piccolo fratellino impiccione vi sta colpendo con una mazza per poi proclamare a voce alta “non male Molfese, bravo come battitore”.

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Ragazzi, Harry Potter compie 20 anni! La più bella cosa mai scritta su carta è stata pubblicata per la prima volta vent’anni fa e non ce ne siamo nemmeno accorti.
L’influenza che questo bambino ha avuto sulle nostre vite è stata più o meno colossale quindi perché non giocarci un po’?
Ho deciso di unire le due cose che più influiscono sulla mia vita, la magia e la musica. Quindi che personaggio di Harry Potter potrebbero interpretare i frontman delle nostre band preferite?

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Beh comincerei da Patty “Grattastinchi” Walters perché è troppo felice, e i gattini sono per le persone felici.
Ben Barlow è tipo il troll che il buon professor Raptor infiltra di nascosto la notte di Halloween al primo anno, Bertrand “Fleur Delacour” Poncet vabbè, che ve lo dico affà. E che dire di Kellin Quinn e la sua terrificante somiglianza con il nostro amato Severus Piton?


La nostra carissima Jenna McDougall è decisamente Luna “Lunatica” Lovegood, basta vedere le sue ultime decisioni su qualsiasi cosa del mondo tipo la natura, i capelli, i vestiti e, ovviamente, i nargilli. Ma passiamo oltre, verso Tom Fletcher dei McFly che negli ultimi tempi è stato più volte scambiato per Tom Felton quindi gli diamo il Trofeo Draco Malfoy.

Ve lo ricordate il Platano Picchiatore? C’é solo un frontman che potrebbe impersonare quell’albero; signori e signore Mister Parker Cannon! Niente foto ai piedi del Platano please.

CAN’T SEE THE DIFFERENCE

Capitolo Alex Costello, frontman dei Roam, che chiaramente è Dobby. Voce stridula uguale, l’altezza è quella quindi si.

Derek DiScanio non può che presentarsi travestito da Neville Paciock perché alla fine si rivela il più fico di tutti, abbiamo poi Hayley “Ninfadora Tonks” Williams, che ha cambiato look 666 volte in 666 anni.

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Andiamo un attimo fuori tema con Ed “Ronald” Sheeran, che vabbè potete indovinare da soli a che famiglia appartiene e sempre restando nei paraggi direi che Travis Clark dei We The Kings si aggiudica di diritto il ruolo di Bill Weasley.


I Seaway non sono nessuno ma sono perseguitati da Mundungus Fletcher a quanto pare. Quello dei Being As An Ocean è il Cappello parlante perché non sta zitto un minuto, Dan O’Connor e Alan Day dei Four Year Strong se la giocano a scacchi per il ruolo di Rubeus Hagrid, Joe Taylor dei Knuckle Puck è chiaramente James Potter anche nella vita reale mentre la medaglia al vecchio della scena la diamo a Mark “Silente” Hoppus.
Chiudiamo in bellezza perché il cattivone è il cattivone e bisogna metterne uno pazzo uguale. Tom. Marvolo. Fronzilla. Riddle. aka Lord Voldemort.


Harry è il prescelto. Tom DeLonge, mio caro Tom DeLonge… se te la senti il ruolo è tuo.


Non sono riuscito a trovare abbinamenti decenti per alcuni personaggi quindi chiedo direttamente a voi, chi potrebbe impersonare Gazza, Hermione, Sirius Black e gli altri? Mandatemi un gufo con le risposte.
Io torno ad adorare il santuario di libri che ho qui in cameretta.

Fatto il misfatto

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“Da grande voglio essere Mike Shinoda” – Linkin Park + blink-182 + Sum 41 @ I-Days 17/06/2017

Di Giorgio Molfese

Il 17 giugno alla fine ho deciso di andare a guardare un paio di local band all’I-Days. Anche perché l’alternativa era un concertino punk alla sagra di paese, quindi…

Appurato che il Salsicciafestival ha fatto circa 11 persone, il fest italiano più grosso degli ultimi anni, per la giornata con Sick Tamburo, Nothing But Thieves, Sum 41, Blink-182 e Linkin Park ha fatto registrare il tutto esaurito. È obiettivamente figo essere parte di una cosa da 85 mila persone ma non tutto è andato benissimo ecco. Il primo pacco della mia giornata, dopo la sveglia alle 6.30 AM, è stato perdermi i super amici Summer Of Hoaxes sul palco piccolo del Brianza Rock Contest. Cioè io mi sono davvero impegnato ad alzarmi presto ma ops, per arrivare anche solo in vista dei palchi devi camminare circa 666 ore quindi ecco, niente Summer Of Hoaxes e partiamo già male.
Non sono in vena di dilungarmi sui problemi del fest, anche perché la mia amichetta Michela ne parla qui, quindi diamo spazio alla musica che è meglio.

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I Sick Tamburo, capitanati dalla fantastica Elisabetta Imelio (ex Prozac+), non me li sono filati, vi dico la verità, anche se un paio di pezzi erano ascoltabili. Stesso discorso per i Nothing But Thieves, dall’Essex. Ok si bravi, bel sound ma basta ‘sto rock alternativo mega vecchio. Due pezzi e ti scende tutto l’hype della giornata.
Per fortuna, tra un’odissea e l’altra per riuscire nella difficile impresa di procurarsi un bene introvabile sul globo terrestre che risponde al nome di “Acqua”, ci pensano i Sum 41 a scaldare finalmente la gente (anche se con tutto quel caldo avrei preferito i SUN 41, che gag, che simpatico, wow, high five). La scaletta è una mina, prevede tutti i pezzoni come In Too Deep, Motivation, Fat Lip, Still Waiting e chi più ne ha più ne metta. Deryck è davvero in forma da qualche mese a questa parte e anche sul palco dell’Autodromo di Monza non delude. Suoni così così, ma l’energia della band riempiva i vuoti. Un piccolo appunto sulla performance: la finiamo con le cover? C’avete 39 dischi maledizione.

Il tempo di sedersi un pochino all’ombra ed eccoci super riposati (non è vero) per goderci il gran ritorno dei blink-182, o quello che ne rimane. Si parte malissimo ancora prima che comincino a suonare dato che Matt Skiba si presenta con una maglia del Mugello e dei pantaloni zebrati che non indosserebbe neanche Hayley Williams ma come detto, pensiamo alla musica.
Non c’è troppo da dire, i blink-182 non devono suonare bene, non devono cantare bene, in realtà non devono fare niente bene, tanto i fan sono cresciuti con quei tre che non azzeccavano una nota, a noi va bene così. Anche qui la scaletta è ok, magari con qualche pezzo da rivedere ma è ok. Come prevedibile la folla si scatena sulle classiche What’s My Age Again, All The Small Things, meno prevedibile invece il totale assenteismo nei pezzi più vecchiotti come Dysentery Gary che tra parentesi ha piegato o Reckless Abandon. Anche qui i suoni non erano il top della vita e hanno penalizzato lo show.
Capitolo Matt Skiba.
Per me è un grande no. Sono uno dei romantici. Smettila subito di distruggere la soundtrack di una generazione. Fai solo i pezzi di California che ti vengono anche bene.
C’era un’atmosfera diversa rispetto al 2010, i fan dei Blink sono cambiati, è come se la band fosse meno influente nelle vite dei fan e questo un po’ mi rattrista. Detto questo, blink-182 life, for life in ogni caso.

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, cielo, nuvola e spazio all'aperto

Dopo qualche commento e un po’ di delusione, mi accingo a prendere posto per la band che più di ogni altra volevo vedere in questa giornata. Nove anni dopo, mi ritrovo davanti Chester Bennington e l’idolo della mia vita Mike Shinoda + compari.
Non poteva esistere show migliore per chiudere la giornata. Chissenefrega se non vi piacciono i pezzi nuovi, chissenefrega se siete fermi al 2003, i Linkin Park hanno surclassato qualsiasi band e hanno tirato fuori un live coi fiocchi, reinventando canzoni, remixandole, aggiungendo pezzi. Non sono stati per niente banali.
Meravigliose le esibizioni piano-voce di Chester, Crawling incredibile, lacrime sui vecchi pezzi come Breaking The Habit o In The End. Mi sono davvero emozionato costantemente per quasi due ore. Numb, Faint, A Place For My Head sono canzoni che hanno segnato la mia adolescenza e non riuscivo a trattenere le lacrime. Saltavano tutti, cantavano tutti. Anche le tanto criticate canzoni del nuovo disco come Heavy o Good Goodbye sono state apprezzate e urlate dal pubblico. Al momento i Linkin Park sono la più grande rock-band del pianeta e nessuno può negarlo.

Dopo una giornata così, sei solo contento di avere 26 anni e di essere cresciuto con le band che hai ascoltato le ore precedenti. Sei solo contento di essere stato parte di questo live.

Una super amica che non ringrazierò mai abbastanza mi viene a prendere poco fuori dal parco, risparmiandomi tot settimane di cammino, sono a pezzi ma sorrido, canticchio e penso che con un po’ di organizzazione base in più, la giornata sarebbe stata perfetta, ma anche così non ci è andata male dai.

i-Days: l’Italia non è ancora pronta per un vero festival

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Per i fan della musica vivere in Italia potrebbe sembrare un incubo per una serie di cose. Una di queste è l’assenza di un festival estivo rinomato, di quelli in cui si incontrano generi musicali diversi, che ti spingano a prenderti una settimana di ferie per fartelo tutto anche solo per l’esperienza; uno di quelli che finisce per diventare un simbolo, di quelli che se ne sente sempre parlare in giro come Reading e Leeds per l’Inghilterra, il compianto Soundwave australiano, lo Sziget che devo controllare trenta volte su Google se ho messo tutte le consonanti nell’ordine giusto, il Primavera Sound, il Coachella (no ok sto esagerando). Continua a leggere i-Days: l’Italia non è ancora pronta per un vero festival