Crash Coordinates – Canzoni in generale perché sono tutte stupende!

Di Chiara Cislaghi

Tempo fa mi sono iscritta a twitter dove ho trovato questa fantastica band di Tempe, Arizona. I membri sono : Chris, voce e chitarra; Kevin, basso; Chris, chitarra e Jon, batteria. Il 5 luglio 2011 è uscito “Echo theory” che è il loro ultimo album..che tra l’altro dovete assolutamente comprare!
Direi di partire con la mia preferita in assoluto “Try to find a way” , che mi ha presa a “and can’t believe I need you even when I’m sober” che io reputo una frase geniale; in ogni caso per quanto riguarda lo stile non so assolutamente dirvi chi mi ricordano perché onestamente hanno uno stile unico che non assomiglia a gruppi già esistenti..lo chiamiamo Arizona Melodic Rock? Sì perché sono in vena di coniare termini. Il testo parla di un giovane che vuole rimanere con una fanciulla perché “I’ve been waiting for so long I hope that it’s not over(…)I’m trying to find a way to tell you I need you” e tutta la canzone gira sul fatto che lui sta cercando un modo per dire a questa ragazza che alla fine ha bisogno di lei anche se non è che le cose vadano molto bene. Ascoltatevi la canzone perché è veramente bella e anche il testo!
Passiamo adesso a “Falling for you” da cui hanno anche tratto un video (http://www.youtube.com/watch?v=L4iwQsfR_ns) che reputo a dir poco geniale: ci sono il cantante e una bionda che si vedono alla fermata dell’autobus e entrambi iniziano a farsi un film mentale sul come sarebbe la loro storia insieme, salgono sull’autobus e lui cerca di arrivare a lei scansando tutta la gente sull’autobus (compresi i membri della band), frega una rosa a una ragazza seduta e mentre cammina il film mentale di entrambi continua e vengono a galla anche situazioni spiacevoli tipo litigate eccetera; quando finalmente i due protagonisti si ritrovano faccia a faccia iniziano a urlarsi contro..e qui sta la genialità del video perché finora non si erano ancora rivolti la parola. Parlando della canzone il sound anche qui è Arizona Melodic Rock. Per quanto riguarda il testo tesse le lodi di questa ragazza che, a quanto pare, è talemente fantastica che “cura” qualsiasi male sia mentale che fisico “have you ever felt sleepless?(..) she’s the one that will gets through the night” e nel ritornello le dice “cuz I feel weightless around you(…)cuz I’m falling for you(…)I don’t wanna live without you” .
Un’altra canzone è “All that you want” , musicalemente siamo sempre sulla stessa linea delle altre, per quanto riguarda il testo sembra ribadire a una qualche donzella il fatto che “all that you want from me I can handle, I don’t need it, I don’t need it, all that you need was me(…)you’ll be like a ghost, you’ll be on your own(…)when you’re lost inside yourself” . Inutile dire che anche questa canzone è stupenda.
“You really got me” è una canzone tipicamente Crash Coordinates (il che mi sembra un’ovvientà ma diciamolo comunque). Molto significativa la frase “fuck the world and how they judge you”..ma fin qui non vi sembrano una delle band emergenti più fantastiche che esistano?? *-* Ma torniamo a noi..il resto della canzone è una sorta di canzone d’amore ma alla maniera dei Crash.
Passiamo adesso a “Counting down the days”, very rock e, anche qui, testo stupendo. Fanciullo che perde il sonno dietro a una ragazza e conta quanti giorni mancano per poter finalmente stare insieme ancora. Ovviamente ascoltatevi anche questa perché secondo me le loro canzoni sono poco descrivibili, vanno sentite.
“Beyond this Atlantic tydes” è la loro prima canzone che ho ascoltato e ovviamente mi ha preso benissimo visto che poi ho sentito tutte le altre! Geniale testo anche qui..non so come riescano a scrivere dei testi del genere perché sono assolutamente AMAZING!
Bene, direi che per oggi ho finito, grazie a tutti come sempre per leggere quello che scrivo e vi ricordo ancora una volta: andate a comprare le canzoni si iTunes, lo dico per il vostro bene! XD

E qui vi lascio il link per la pagina facebook dove trovate tantissime altre informazioni: https://www.facebook.com/ccband

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Ciao bello, fatti i cazzi tuoi (Cit.) – Zebrahead @ Rock ‘n’ Roll Arena Romagnano Sesia 13-11-11

Di Michela Rognoni e Chiara Cislaghi scritta con la tecnica dello stream of consciousness

Sfidando degli imprevisti, tipo l’apocalisse zombie, preannunciati dal papà della Chiara, riusciamo ad arrivare sane e salve a Romagnano Sesia e mangiamo una focaccia da 2 euri al circolo dei vecchi.

Dopo aver odiato la gente che va in California un mese, pensiamo: “oddio, ma noi non abbiamo il biglietto, cosa dobbiamo fare?”. All’apertura dei cancelli della Rock ‘n’ Roll Arena si scopre che nessuno in effetti aveva il biglietto per cui fottesega.

Ci posizioniamo immediatamente ai piedi del palco – ovviamente le transenne non esistono – per poter appoggiare le borse (che alla fine non si potevano appoggiare). Davanti a noi la scaletta degli A place in the sun che loro non sapevano di avere.

Ovviamente ve lo stiamo dicendo perché sono loro a dare inizio alla festaaaa con Every Step e la nuova formazione che prevede David al basso e Luca alla batteria. Suonano un paio di pezzi nuovi tipo “New” e un paio di pezzi vecchi tipo “Happy” e niente di più visto che gli viene tagliata la già cortissima setlist  (non permettendoci così di sentire “The One She’s After”).

In ogni caso la loro performance è stata convincente. Cosìììììììì ’05 (cit.).

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/aplaceinthesunrock?sk=info

Dopo di loro, a calcare il palco sono i Last Day Before Holiday di cui purtroppo non sappiamo nessun titolo ma ci hanno colpite positivamente e abbiamo deciso che presenzieremo ad un altro loro live e scriveremo una recensione più professionale.
Da notare la fantastica presenza scenica del chitarrista che avrà tipo percorso 16 kilometri girando su sé stesso.

E’ importante anche il fatto che Greg, durante queste due esibizioni , ci creepava.

Pagina Facebook (che forse anche noi dovremmo visitare): https://www.facebook.com/pages/Last-Day-Before-Holiday/44032022316

Il cambio palco per gli zebrahead è infinito (e nessuno vuole darci dell’acqua) ma divertente visto che cominciano ad apparire sul palco strani oggetti tipo palme gonfiabili e chioschi di paglia. Tutto questo acquista più senso leggendo “Greetings from Zebrahead” sul “mega-cartellone-scenario-whatever”.

I leggendari Zebrahead salgono sul palco addobbati  con camicie e collane hawaiiane e partono subito sprigionando un’incredibile energia con “Blackout”, dal loro ultimo disco “Get Nice!”, proseguono poi con molti dei loro pezzi forti tra cui ricordiamo “Ricky Bobby” – primo singolo estratto dall’album – ed anche canzoni più datate come “Hello Tomorrow” e “Rescue Me” .

Ad un certo punto chiamano una ragazza e un ragazzo e li fanno accomodare sul palco, a fianco al “bar sulla spiaggia” di Marc Kantor (Patent Pending, che ha anche fatto crowd surfing su un canotto uccidendo metà pubblico) con delle noci di cocco come reggiseno ed hanno assistito al resto del concerto da quella posizione.

Tra le canzoni da ricordare spicca un divertentissimo medley di Panty Raid – e chi tra il pubblico cantava meglio si sarebbe beccato un blow job sempre da Marc Kantor -. Questo medley conteneva Girlfriend, Oops I Did It Again e Wannabe. Inutile dire che il blow job è stato vinto dall’intero pubblico.

La serata procede con altre fantastiche hit come “Mental Health” – da Phoenix che è l’album più bello del mondo ed io ovviamente ho comprato 5 minuti dopo il concerto a poco prezzo solo ed esclusivamente per farmelo autografare – , “She Don’t Wanna Rock” (che ha un titolo sgrammaticatissimo ma la chiamavano licenza poetica) fino ad arrivare alla speciale Italian.-edition dell’evergreen “playmate  of The Year” scandita dal coretto”woo FIGA!”   e a noi, essendo donne, sembrava un po’ bruttino inneggiare alla patata e allora facevamo finta di niente e ce ne stavamo lì “zebraheading” finché Matty non ci ha riprese e guardate *malissimo* finché non abbiamo alzato le mani a forma di triangolo – hipster -.

Il momento più da pisciarsi addosso dal ridere è stato l’encore – quel pezzo in cui le band escono facendo finta che fosse l’ultimo pezzo ed invece no – : Gente dal pubblico chiede a Greg se quello fosse davvero l’ultimo pezzo e lui ha fatto no col dito, poi Ali ha annunciato: “questo doveva essere  l’encore però siamo troppo pigri per uscire dal palco e rientrare per cui questo non era veramente l’ultimo pezzo, ne faremo altri.” Yeeeeee!

E suonano le loro canzoni più party come “Get Nice!”, “Falling Apart” incitando la gente a fare crowd surfing scatenando le ire di Marcone (gente della security) e “Anthem” che forse era l’ultima canzone (o forse no).

Ali e Matty restano sul palco per anni ed anni a firmare autografi e scattare foto con tutto il pubblico e noi, come già detto, ne approfittiamo.

Poi decidiamo di restare fuori a creepare la band e, non per menarcela, ma siamo salite sul tourbus, dove ci siamo intrattenute parlando al telefono con tal Joey (?) , con aneddoti sul vomito e bevendo la birra offertaci da Ali.
Thanks for coming, ciao bella.

Thank you too.

Sperando non sia stata quella notte l’ultima – Io?Drama e La Nuit @ Ideal Pub Magenta 12-11-11

Da settimane la mia bacheca traboccava di inviti a questo evento nonostante avessi immediatamente confermato la mia partecipazione: Io?Drama e La Nuit sabato 12 novembre all’Ideal Pub di Magenta.

Probabilmente avevo già sentito suonare i La Nuit – ho vaghi ricordi – ma con una stupida e superficiale disattenzione che non si meritano affatto.

Non perdono tempo ad ambientarsi sul palco, probabilmente davanti ad uno dei pubblici più vasti della loro giovine vita (dalla regia mi dicono 400 ingressi), sono già carichi e lo rimarranno per tutta la durata del concerto. Nonostante la giovane età, il loro rock crepuscolare – come gli piace chiamarlo – è convincente: non è solo la musica a sprigionare energia ma anche il loro modo di muoversi sul palco – particolare da notare assolutamente: il simil-“gaystage” tra Marco e Giulio. –

In tutto questo mix di emozioni viscerali, testi ricercati, morbosi e accattivanti riescono a farsi strada e a conquistare il cervello di chi li ascolta.

Per informazioni, questa è la loro pagina facebook https://www.facebook.com/lanuit.info

Prossima data: 20 novembre, in semi-acustico al Rock ‘n’ Roll di Rho.

Quello che ancora non vi ho detto è che poco prima dell’apertura il concerto Fabrizio – cantante degli Io?Drama – in persona , esce per dare ai fans un’ apparentemente pessima notizia: Mamo, il batterista, sta veramente molto male e non riuscirà ad essere lì per suonare. Il live ci sarà lo stesso ma sarà acustico, come lo sono stati molti altri live recenti.

Invece una volta saliti sul palco trovano il modo di sorprendere tutti regalando uno show più unico che raro: Davide, invece di prendere il suo basso, si munisce di timpano e cimbali. Un modo alternativo di scandire il ritmo.

Aprono le danze, come di consueto, con “Fosse stanotte l’ultima”, scelta piuttosto sensata dal momento che la canzone parla del fatto che moltissimi locali di Milano importanti per la musica emergente stiano chiudendo.

L’atmosfera si fa sempre più intima in un susseguirsi di pezzi vecchi e nuovi caratterizzati da testi raffinati, mai superficiali che spesso lasciano spunti per una riflessione sulle tematiche del quotidiano. Pezzi come “Dafne in tangenziale” e “Nel Naufragio” ricchi di “metropolitanità” ma anche i più classici “Il testamento di un pagliaccio” ed “Ebbrezza”, accompagnati dalla voce insieme decadente e accattivante di Fabrizio e dal violino ipnotico di Vito, rendono il tutto angosciosamente perfetto.
In mezzo a canzoni ormai note, gli Io?Drama introducono alcuni pezzi inediti che però, eccetto la già convincente non-molto-inedita “Vergani Marelli 1” – titolo provvisorio –  andrebbero sentiti in elettrico prima di essere giudicati. Al primo ascolto non mi sono sembrati di grande impatto, tutto qui.

Al contrario, la cover dei Noir Desire “Le vent nous portera” è dotata di grande forza soprattutto grazie al tono straziante dato ancora una volta dal mix letale di voce e violino.

Ad un certo punto, dal pubblico parte un melodioso ululato: è una richiesta. Il pubblico vuole sentire “Quello che lasci” e la band lo accontenta regalando uno dei momenti migliori in assoluto.

Il pezzo forte della band ultimamente, quello un po’ più spensierato e vagamente commerciale, è Musabella. Questa canzone era già stata suonata durante il live ma gli Io?Drama invitano Andrea Spinelli, batterista dei La Nuit, a salire sul palco e suonarne il bis insieme a loro per concludere la serata, egregiamente organizzata dal nuovo Ideal, nel modo migliore possibile.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/iodrama

Prossima data: 18 Novembre, al Black and Gold di Grandate, Como

Dev’essere davvero brutto essere un Four Year Strong adesso… – In Some Way, Shape Or Form by Four Year Strong

Di Elisa Susini

Mi ricordo che i Four Year Strong erano dei simpatici barbuti che facevano canzoni molto allegre e easycore e che il loro ex-ultimo album, “Enemy Of The World” vestiva benissimo questa definizione.

Nel frattempo Josh Lyford lascia la band. O meglio, gli viene chiesto di lasciare la band perché i Four Year Strong decidono di non aver più bisogno di synth nel loro sound.
Il loro nuovo album “In Some Way, Shape Or Form”, etichettato dai loro fans secolari come “disappointing”, dimostra che questa non sia stata la migliore delle scelte.

E’ sicuramente un album più maturo, più cupo e più vicino al rock alternativo. Ma probabilmente non è quello che la maggior parte di noi avrebbe voluto sentire.
L’album si apre con “The Infected”  che non è certo l’emblema dell’easycore che piace tanto ai giovani colorati di oggi. E’ una canzone molto pesante, direi che potrebbe essere un nuovo singolo dei Papa Roach. Comunque sia,il messaggio di questa canzone è che “getting closer is contagious”.

“The Security of the Familiar, the Tranquility of Repetition”  è la storia del cugino dei Papa Roach che è un po’ un “lonely cousin” di cui nessuno si cura e che per questo potrebbe fare una brutta fine. “The freaks are coming after midnight” è la frase più bella di una canzone dal ritornello così esaltante che farà sicuramente staccare i piedi da terra ai fans durante i concerti.

”Stuck in the middle” è il singolo pubblicato prima del rilascio del disco. Di solito i singoli sono molto fuorvianti ma questo invece aveva annunciato bene quello che ci saremmo dovuti aspettare dall’album. E’ una radio rock song –forse la prima della loro carriera fino ad ora – ed ha qualcosa di un po’ Foo Fighters al suo interno.

Il primo video dell’album arriva con “Just Drive”: belle chitarre durante tutto il pezzo. Guidare per non pensare è un po’ il riassunto di questa canzone un po’ cupa che , però, diventa esaltante dopo un ascolto più accurato.

Anche la prossima canzone possedeva un video già prima che l’album fosse pubblicato.                  Il “Fairweather Fan” è il fan che c’è solo nei buoni momenti. Sarà forse un pararsi il culo di fronte a voi easycore disappointed da questo tipo di album? Il ritornello è catchy e durante il bridge è consigliabile abbracciare il primo cugino dei Papa Roach che vi capita davanti. Con tutto ciò comunque i quattro del Massachussets volevano rassicurarvi: sono sempre la stessa band nonostante la sperimentazione pesante in questo album.
”Sweet Kerosene” è una canzone su cui Matt Skiba dovrebbe avere diritti d’autore poiché lui ha i diritti d’autore sulla parola “Kerosene”. Per il resto è una canzone un po’ noiosa e tralasciabile, come un po’ tutta la parte centrale dell’album.
”Falling on You” è una canzone che i Four Year Strong avevano già iniziato a suonare live. Per questo molte live performance erano reperibili su YouTube già da un pezzo. Veloce e dura ha uno dei ritornelli più belli dell’album.
”Heaven wasn’t Built to Hold me” è un’altra canzone assolutamente “skippabile”. Oltretutto è anche piuttosto brutta.
Con Unbreakable finalmente arriva un po’ di PARTY!! Una canzone bella e allegra da cantare a squarciagola! La più bella dell’album!

”Bring on the world” ricorda un’altra canzone che in questo momento non mi sovviene.

”Fight the future” è un’altra canzone vagamente party. Sono 35 minuti di album e stiamo ancora aspettando la tipica canzone da Four Year Strong. Questa è una canzone tipica. Tipicamente alternative.

L’ultima canzone dell’album è intitolata “Only the Meek get Pinched, The Bold Survive” che nonostante sia il titolo più Four Year Strong di tutto l’album svela i cugini dei Papa Roach dopo 50 secondi di piano. La canzone è così poco easycore che contiene addirittura un assolo di chitarra. Dopo questa sopresona torno a parlare per un attimo del titolo che vuol dire che solo le persone docili vengono prese a pizzicotti mentre invece gli audaci sopravvivono. Potremmo discutere a lungo di questo titolo per smentirlo sotto tanti punti di vista ma è giunta l’ora di chiedere scusa ai cugini dei Papa Roach, protagonisti assoluti del disco e che ci hanno accompagnato in questi 40 minuti di entusiasmo.

Do Whatever The F***K You Want Because I’m Sure I’m Gonna Die In The Pit – Eastpak Antidote Tour (with A Day To Remember)@Alcatraz 06-11-11

Di Sara Cavazzini
Foto di Irene B. e Denise Pedicillo
E’ la mattina del 6 novembre ed io mi sveglio e vado dritta all’alcatraz (inutilmente visto che poi avrei perso la fila per andare alla signing session, ma mi piace perdere il mio tempo in questo modo). Poco dopo il mio arrivo inizia a piovere e non ha ancora smesso.
Prendo tanta acqua, c’è odore di ferro nell’aria perchè in media ogni persona presente ha circa 482032890 piercings addosso, ci sono infiniti boscaioli, diversi strani colori di capelli, dilatatori a gogo ed tante altre cose bbrootal.
Arrivano la Flo e De e andiamo alla fantasticissima signing session dove, in quanto vincitrici, ci viene dato un braccialetto e ci viene chiesto di metterci in fila con il resto della plebaglia. Pur non capendo il motivo ci mettiamo tutti in fila, ad un certo punto le ginger a capo di Freak Promotion – organizzatore del contest – si mettono a distribuire i braccialetti a tutta la fila. In conclusione: il contest non è servito a niente. (nel frattempo in fila abbiamo vinto innumerevoli gadgets treesse ecc.)
Ma passiamo alle cose importanti. Gli ADTR arrivano da treesse, momenti di delirio mischiato a panico mischiato ad ansia mischiato ad idioti che continuavano a cantare turuturututu tuturututu ma vabbè. Entriamo da Treesse, ci viene detto di non fare foto, e loro sono li, ciccionissimi, sorridentissimi e altri mille aggettivi che finiscono in -issimi. Autografano tutto l’autografabile; Josh è carinissimo, Neil vive nel suo mondo, Alex ‘monkeyboy’ farfuglia qualcosa che non capisco ma ride quindi rido, Jeremy è un patatino e Kevin è l’amore della mia vita, gli faccio autografare dei booklet di non so chi che la flo mi aveva passato e mi chiede se siano tutti miei e io gli dico di si 😀 Abbandoniamo Treesse e torniamo all’Alcatraz dove c’è tanta gente. La fila è a forma di fila per i primi 20 metri, poi si trasforma in un gregge non ben definito nel quale noi ci addentriamo.
Entriamo all’alcatraz che il primo gruppo, i Living With Lions, stava già suonando. io e la mia amica cerchiamo di andare avanti. I Living with lions sono bravi e ci piacciono tanto. Quando finiscono noi siamo dispiaciutissime e iniziamo a capire che i fans del gruppo che seguirà, i The ghost inside, sono delle brutte persone, straesaltate e soooo brooootal. Non appena questi salgono sul palco è il delirio e decidiamo di uscire dalla folla, per ricongiungerci con Penise e la Flo. I the ghost inside non sono un granché, sono anchepeggio degli August Burns Red, che hanno suonato subito dopo. Gli August Burns Red si sono salvati solo con una canzone che faceva OOO OOOO OOO, che, nonostante mi sia stato detto più volte il titolo, non me lo ricordo per cui rimarrà per sempre la canzone dell’OOO OOOO OOO. (mentre questi due gruppi suonavano noi ci improvvisavamo headbangers(?) e i nostri colli ne risentono.
Nel frattempo l’altra mia amica, che si era presa la prima fila, è stata all’incirca uccisa da una tizia che gli ha tirato una gomitata sul collo e l’ha fatta svenire. L’ho ritrovata che vagava per il locale in cerca di me e ho provato a farle prendere le vitamine che mi tengono in vita durante i concerti ma ho solo peggiorato la situazione perchè le facevano schifo e ha quasi vomitato, ma vabbè.
Arriva il momento degli A Day To Remember e tutto diventa subito stupendo, vengono lanciati coriandoli sulla folla all’inizio della prima canzone, rotoli di carta igienica poche canzoni dopo, seguiti da palloncini, palloni ecc. Viene richiesto un circe pit, grande quasi quanto tutto il locale, Penise decide di buttarsi in mezzo, nonostante noi glielo avessimo sconsigliato, e dopo un giro ne esce in qualche modo. Jeremy si mette in una palla e cammina sul pubblico sulle note di Homesick, che viene cantata da Kevin, che è bravissimo, ha una voce stupenda, forse anche troppo per essere un chitarrista. Dopo The Plot To Bomb The Panhandle viene fatta la solita pagliacciata della band che esce, la gente che urla ”one more song” e cose così. Tornano sul palco Jeremy e Kevin con le chitarre acustiche e iniziano a cantare If It Means A Lot To You, e io piango tanto.
Ed a questo punto arriva il momento dell’ultima canzone annunciata da Jeremy con un ”do whatever you fucking want, because this song’s called THE DOWNFALL OF US ALL.” ed è il delirio, ancora coriandoli e tutto è fantastico. Peccato che sia finito troppo in fretta.
Gabe perché mi hai svegliata da un sogno così bello? Sorrido vedendo i miei lividi allo specchio. Non è stato affatto un sogno.

International Nobodies – More To See by Undecided

Di Elisa Susini e Michela Rognoni

Questa è la proiezione sul nostro blog della rubrica che avevamo su aimatrabolreidio ma che non ha mai visto la luce del sole. In poche parole  parliamo di band che probabilmente vi sono sfuggite –sicuramente sono sfuggite dalle grinfie dell’industria musicale ad un certo punto – supersconosciute ma non per questo meno belle delle band famose.

Ma come fareste senza di noi che siamo qui a farvele riacchiappare?

Ora parliamo degli Undecided , grandissima christian punk rock band canadese, e del loro secondo album More to See targato 2001 (forse). Continua a leggere International Nobodies – More To See by Undecided

Aim A Trabolmeicher