Gruppi che sccrivono frasi azzeccate sulle magliette – Radiosurgery by New Found Glory

Di Elisa Susini e Christian Gambi (mentre Ric dormiva sulla spiaggia)

Se l’ultimo album aveva destato qualche dubbio in voi sui New Found Glory, dimenticatelo e godetevi Radiosurgery. Questi sono i New Found Glory allo stato puro. Uno dei loro album migliori.
Quando vi dicevano Pop Punk’s not Dead dovevate crederci ad occhi chiusi perchè è così!

1) Radiosurgery: La leggenda vuole che il primo singolo di un album sia sempre la canzone peggiore. E la leggenda ci indovina sempre.

2) Anthem For The Unwanted: Tutti nel pop punk devono fare un Anthem. E tutti gli Anthem del pop punk sono belli e travolgenti proprio come questo!

3) Drill It In My Brain: Atmosfere inizio anni 2000. Questa canzone ti fa venire voglia di andare al college, fare casino a più non posso e innamortarti della persona sbagliata.

4) I’m Not the One: Tipica canzone da new Found Glory, volendo contraddire il testo, This Is The One.

5) Ready, Aim, Fire!: Il bello di questa canzone è l’intro che potrebbe ricordare Ruby Soho o altre canzoni di gruppi rancid-ispirati.. se non fosse che poi parte Jordan a cantare. E ci piace.

6) Dumped: Questa è la canzone più bella dell’album. Nel ritornello è d’obbligo tornare tutti quindicenni tappando con il dito l’età sulla carta d’identità.

7) Summer Fling, Don’t Mean a Thing: Summer è una delle parole chiave del 2011. L’altra è Love ma l’hanno presa i blink-182. Sto scrivendo questa recensione in spiaggia ma ci sono altre canzoni dei New Found Glory che pur non dicendo espressamente la parola summer, ne rendono più l’idea.

8) Caught In The Act: voci femminili che cantano canzoni pop punk: NO WAY, anche se cantano poco e sono in sottofondo. Quindi facciamo attenzione solo al bel palm mute di Chad durante tutta la canzone.

9) Memories and Battle Scars: Pezzone. “And in the end we’ll both know who we are: a body full of memories and battle scars.”

10) Trainwreck: e dopo il pezzone, un pezzo un po’ forzato in our humble opinion.

11) Map Of Your Body: Questa è l’ultima traccia della versione non deluxe ed è New Found Gloriosissima. Ti lascia con una gran voglia di vederli live (a manchester o a pinarella di cervia) al più presto e saltare con loro!

12) Separate Beds: Separate Beds dà il via alla versione deluxe dell’album, e sta facendo a botte con Trainwreck per il primato di “canzone dell’album che non ti rimarrà mai in testa”. Ma forse il primato spetta a Trainwreck.

13) Over Again: Bella veloce, bella tirata, questa è canzone fantastica che ti porta via letteralmente!

14) Sadness: E’ quello che si chiami Sadness ma sia allegrissima! (non ho capito l’italiano di questa frase ma non la modifico perché magari è un toscanismo-jimmy-)

15) Blitzkrieg bop: E qui il colpo di scena, proprio sul finale. E’ difficile fare una cover dei Ramones e farla bene. Soprattutto se è Blitzkrieg Bop, proprio per la sua semplicità. Invece i New Found Glory ci sono riusciti alla grande.. Hey Oh, Let’s Go!

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Questa volta faceva meno caldo – Millencolin @Rock Planet Pinarella di Cervia 27-09-11

Di Elisa Susini
Foto di Elisa Susini

Uno dei miei gruppi preferiti viene in italia per un tour celebrativo di un album che ha segnato la mia adolescenza. L’album è Pennybridge Pioneers e loro sono i Millencolin. Una serata che non potrò mai dimenticare in quel di Pinarella di Cervia, Mesopotamia per gli amici.

Arriviamo presto presto, riusciamo a beccare Nikola, Mathias e Erik, a impappinarci davanti a loro come dei bambini emozionati, a fondare il Gus fan club e a conoscere tanti bei compagni di concerto! Mi accaparro un posto in prima fila e attendo che lo show inizi.

I primi a suonare sono i Two Point Eight, un gruppo svedese che mi ha ricordato molto i Gaslight Anthem.

Dopo è la volta degli ottimi Atlas Losing Grip, il nuovo gruppo di Rodrigo Alfaro, ex cantante dei Satanic Surfers, altra band bella importante per noi che non andiamo sullo skate ma che ci sentiamo skaters dentro.

 Il bello arriva alle 11. Cala il silenzio e via con No Cigar, Fox, Material Boy e tutto Pennybridge Pioneers. I Millencolin sono delle macchinette, poche pause, e scatenai al massimo, sebbene il palco fosse molto piccolo Mathias e Erik saltavano come dei matti, era una gioia vederli, e chi li ferma?

Io ero lì a cantare una canzone dopo l’altra davanti a Nikola e a fregare i plettri a Mathias mentre mi passava davanti gran parte della mia adolescenza in musica, e mentre mi passavano sulla testa tanti burloni che facevano stage diving. Lacrimuccia d’obbligo durante The Ballad, cantata a squarciagola da tutto il Rockplanet. Poi i Millencolin spariscono per qualche secondo per poi tornare sul palco con gli altri loro pezzi storici, Story of my life, Killercrush, Farewell my Hell, E20Norr (nella loro lingua preferita) e Mr Clean introdotta dal nostro amico Stefano che ha realizzato il suo sogno di salire sul palco con loro.

In scaletta c’era anche il pezzo che aspettavo più di tutti, Bullion, la mia canzone, ma purtroppo non l’hanno fatta. Chiusura con Black Eye e tanti bei ringraziamenti per il pubblico italiano. Era uno di quei concerti che mi mancava e che andava vissuto proprio così com’è andata. Grandissimi Millencolin, tanta grinta e sebbene siano passati molti anni, loro sono sempre in forma, con qualche ruga in più e qualche capello in meno, a rappresentare il prima linea lo skate punk che tanto ci piace e ci emoziona. Grazie Nikol,a Mathias, Erik e Frederick!

Non lo so ma Mark canta troppo poco – Neighborhoods by Blink 182

Di Michela Rognoni

Finalmente dopo 8 anni di attesa, uno scioglimento, diversi side-projects, un incidente aereo, una reunion e un tour europeo cancellato, oggi, 27 settembre 2011 – data da segnare sui calendari – anche in Europa esce Neighborhoods, un nuovo capitolo nella storia dei Blink 182.

Ovviamente per tutto questo tempo si è parlato e riparlato di questo album intorno a cui si sono create enormi aspettative.Si è anche verificata la scissione in due parti dei loro fans secolari:C’è lo schieramento “questo-album-sarà-spettacolare-il-più-bello-che-sia-mai-stato-registrato” e lo schieramento “tutte-le-canzoni-ricorderanno-gli-ava”.

Ovviamente le vie di mezzo non vengono mai considerate. Peccato che questo album è esattamente una via di mezzo. Niente di eclatante insomma, un susseguirsi di tracce carine alternate a qualche pezzo terribile, ovviamente nel tipico stile Blink 182, o meglio nel tipico stile Blink 182 del self-titled.

Ma passiamo all’analisi track-by-track:

Fin dalle prime note di “Gosth Of  The Dancefloor ” è evidentissima la continuità con il sound dell’ultimo album (risalente al 2003), nonostante questo brano sia abbondantemente sporcato da svariati galloni di Boxcar Racer (le somiglianze con There Is sono innegabili.) A questo punto uno perde anche un po’ la voglia di ascoltare l’album perché pensa: “ecco, tutte le canzoni ricorderanno altre canzoni”. Grazie a Dio non è così.

“Natives” infatti si presenta come una delle canzoni più belle del disco, innovativa quanto basta per farci riacquistare fiducia in quest’album. La voce profonda di Mark nel ritornello è qualcosa di strepitoso, e quella stridula di Tom nel resto della canzone è una ventata di aria fresca.

La traccia successiva è “Up All Night” primo singolo estratto, quello che ha tenuto sveglia mezza Italia la notte della messa in onda. E’ un pezzo buono e rappresenta bene l’album. La prima cosa da notare è la presenza di effettini elettronici stra-idioti che ricordano la partenza delle navi spaziali, ma in generale non danno fastidio, ci pensa la batteria di Travis a convincerci che i Blink 182 non stanno secherzando. Anche il testo è degno di nota quindi leggetelo!

Anche “After Midnight” era già conosciuta al grande pubblico grazie a quel fantastico giochino online del 182 che permetteva di ricevere la canzone gratuitamente. Anche questa canzone è in perfetta continuità col self-titled. E’ un pezzo costruito in modo abbastanza classico ma proprio per questo risulta molto piacevole ed orecchiabile.

“Snake Charmer” ha un titolo che mi ricorda i pokèmon – ma questo non interessa a nessuno – e secondo me è il sequel di Violence, ma siccome odio paragonare le canzoni ad altre canzoni fingete che non l’abbia scritto. Questo è il pezzo perfetto per imitare la strana pronuncia di Tom mentre si è annoiati (alla parola “spider” è difficile fare a meno di pensare ad I Miss You e ridere).
A questo punto avrete sicuramente notato che Mark canta troppo poco e la cosa vi sta dando noia e fastidio. Il finale è qualcosa di fuori luogo, Travis che picchia sulla batteria è sempre un piacere per e nostre orecchie ma se proprio doveva esistere quell’outro poteva almeno evitare di essere subito prima di “Heart’s All Gone Interlude”. Già avevo odiato il “Fallen Interlude” dell’album del 2003, questo è veramente insopportabile però. Sembra una roba messa lì solo per far numero.

“Heart’s All Gone” invece è un’altra canzone già conosciuta e, come avevo detto in precedenza, sembra un pezzo dei Pennywise (metafora che serve per esagerare), le strofe sono schifosamente punk-hard core, forse per la velocità o per i riff, non lo so ma è così. La cosa bella è che finalmente Mark canta un’intera canzone.

L’inizio di “Wishing Well” sembra un canto natalizio, ma quando parte veramente la canzone non si può fare altro che candidarla come miglior brano dell’album (take 2). Il “lalalaltattatatà” è come un pugno allo stomaco – in senso buono -. Nostalgia a palate. Il ritmo è molto catchy e ricorda i bei vecchi tempi, quindi thumbs up per wishing well! – i wish for a shooting star è una frase veramente gradevole alla pronuncia! –

Kaleidoscope dalle prime note promette bene, è cantata per la maggior parte da Mark ma la cosa che si nota di più è l’atmosfera creata dai colpi di Travis. Solo che sinceramente pochi secondi dopo l’ascolto mi ero già dimenticata dell’esistenza di questa canzone, quindi non sprecherò altre parole sull’argomento.

E’ il turno di “This Is Home” che potrebbe essere un patetico tentativo di convincere i fans del fatto che i Blink 182 sono sempre rimasti gli stessi. E ci sarebbero anche riusciti se avessero evitato l’intermezzo elettronico. Ad un certo punto c’è un giro di basso che veramente lascia libero accesso alla nostalgia. In generale è una canzone carina ed orecchiabile, nulla di eccezionale comunque.

La canzone successiva pare si intitoli “MH 4.18.2011” ed è una canzone piuttosto old school, e fa sorridere. Il testo è molto semplice e ti si stampa subito nella testa, lo starete canticchiando prima che ve ne possiate accorgere.

Con “Love is Dangerous” – titolo piuttosto banale – si ritorna al nuovo sound di sempre, e Tom canta con la sua voce da AVA e ansima ogni due parole – cosa fastidiosissima a parer mio -. Scusate ma questa non mi piace proprio,continua a ripetere “love, love is dangerous” per tutti i 4 minuti e rotti di canzone, Tom abbiamo capito che ti piace la parola “Love” però adesso basta. Eliminarla dall’album sarebbe fare un favore all’umanità.

L’intro di “Fighting For The Gravity” è insopportabile, ma non è abbastanza per stroncare una canzone diversa da tutte le altre. Questo brano non è orecchiabile, ma crea un’atmosfera strana, molto cupa, da fiato sospeso. L’aggettivo che meglio potrebbe descriverla credo sia “fantascientifica”. Provare per credere!

Infine, “Even If She Falls” è il più riuscito dei brani “nostalgici”. Un po’ troppo sdolcinata forse ma comunque molto catchy e piacevole. E’ la canzone perfetta per la voce di Tom probabilmente.

Non riesco a trovare un modo decente di concludere questa recensione quindi vi lascio con una riflessione:

Dal 2001, anno di pubblicazione di Take Off Your Pants And Jacket, tutti noi siamo cresciuti di 10 anni. Perché non riusciamo ad accettare che anche i Blink 182 siano cresciuti?

PS: non ho riletto quello che ho scritto per cui è probabile che ci siano errori di qualsiasi genere.

Ieri i Bane hanno suonato con gruppi schifosissimi – Bane @ Hell On Earth, Voodoo Club Comacchio

Di Rensh

Premessa: se hai i dilatatori larghi o tantissimi tatuaggi non leggere.

Allora. Prima di tutto, i Bane suonano da metà anni 90, fanno hardcore, e sono il miglior gruppo del mondo. Il loro cantante è abbastanza brutto, tanto che se cerchi il suo nome su google uno dei primi suggerimenti è “ugly”. Però gli vogliamo tantissimo bene.

Sono riuscito a vedermeli una volta all’anno, dal 2007 ad oggi, ed ogni volta è stato il migliore concerto dell’anno o quasi (si capisce che sono proprio di parte?). A sto giro però non è certo andata bene, non è colpa loro – NON SIA MAI -, solo che sono stati accorpati al carrozzone di cattivo gusto chiamato Hell On Earth Tour. Insomma, questi signori dell’Hell On Earth Tour non sapevano più chi chiamare per rendere interessante il loro festival itinerante e han chiamato loro, gli eroi mondiali del positive hardcore, che quindi si sono ritrovati a dividere un pullman sponsorizzato dalla Monster con gruppi tipo Unearth, Evergreen Terrace, Cas.. basta non ce la faccio più neanche a nominarli.

L’unica data Italiana è il 18 Settembre 2011 al Voodoo Club a Comacchio, dove ci sono le zanzare. Il concerto inizia verso le 7 di sera e costa 17 euro in prevendita, che vabbé, per tutti quei gruppi è un prezzo buono. Ah tra l’altro la data italiana è organizzata da gente ok che ogni anno organizza il festival INTO THE PIT (e infatti questa data dell’Hell On Earth è stata inglobata proprio nell’into the pit, che però di solito è a Vicenza ma sono sottigliezze).

Il primo gruppo sono gli… vado a controllare. Ah ecco, As A Drop Of Blood, che sono italiani, e fanno quello che piace a chi è venuto a questo concerto. Non so bene cosa sia, penso si chiami beatdown, o metalcore, io lo chiamerei hardcore tamarro. Alla fine non sono neanche malaccio, nel genere (un genere orripilante però, per me, ma i gusti son gusti!), quindi niente critiche negative. Nel frattempo qualcuno inizia a tirare calci all’aria e a moshare in malissimo modo. Inizio a guardarmi intorno e a realizzare che no, i Bane sarebbero dovuti venire da soli. Ciò che mi circonda è (in maggioranza, c’è anche una trentina di persone che ha la mia approvazione!) una massa di fashion-hardcore-kids-bla-bla-maglietta giusta-dilatatore-mosse imparate su youtube-eccetera. Oppure metallari presi benissimo. Contenti loro.

Poi ci sono i Casey Jones, credo, di cui avevo visto un video in cui si mettono a odiare chi non è straight edge come loro. Musicalmente non sono male (anzi sì), però hanno un modo di fare che non mi piace affatto. Ma io ho i gusti difficili, critico tutto, eccetera.

Saranno tipo le otto e mezza, e arrivano sul palco i Nasty, il gruppo più tamarro di sempre. Vengono dal belgio, e infatti non fanno che ripetere “allez allez”. Sono TREMENDI, e c’è anche gente che canta le loro canzoni. Ora mi sto ricordando che me ne sono uscito dopo poche canzoni. Ah, uno dei Nasty aveva una maglietta con scritto una cosa tipo: fuck positive hardcore. Cosa direbbero i…

BANE. Finalmente. Dalla prima nota si crea un bel casino sotto al palco, grazie alla parte buona del pubblico (con qualche intruso!), con tanti singalongs per ogni canzone, stage diving continui, mosh anche violento in alcuni tratti, e qualche circle pit nei momenti giusti. Oh, i Bane hanno qualcosa come 40 anni a testa e ancora riescono a suonare hardcore alla grande. Io sono proprio contento, anche se è da anni che fanno sempre le stesse canzoni, però l’importante è che le facciano bene. Can We Start Again, My Therapy, oh insomma è stato una bomba come al solito! Che poi ogni tour potrebbe essere l’ultimo quindi meglio incrociare le dita e godersi ogni ritorno in Italia al meglio.

Poi suonano i… dai, non prendiamoci in giro, dopo i Bane me ne sono andato. Alle 10 di sera. In campeggio a Comacchio. E ha piovuto un sacco nella mia tenda.

Da me sui tetti ci sono solo i piccioni – I’m With You by Red Hot Chili Peppers

Di Chiara Cislaghi

Bene vorrei tanto poter recensire il concerto che i RHCP hanno fatto a Venice Beach il 30 luglio, ma purtroppo quel giorno le uniche waves che vedevo erano quelle del Ticino River…quindi..parliamo del tanto atteso quanto criticato (da chi poi?) “I’m with you”, che non è un singolo di Avril Lavigne ma il decimo album dei peperoncini della California (ecco io lo sapevo che sarei caduta in questa ovvietà..ma va bè il danno è ormai fatto). Quando mi è arrivata una foto (di dubbia provenienza per altro) di un enorme logo rosso dei RHCP con la scritta “SOON” appeso su un palazzo di un recording studio di L.A. sono andata in coma per un attimo ma poi ho realizzato:halleluja! Poi il logo è apparso sul sito e la scritta diceva “08.30.11” e da lì è cominciato il mio conto alla rovescia. Detta così sembra una cosa patetica ma miseriaccia son passati 5 e dico 5 luuuunghi anni da “Stadium Arcadium” .. avrò anche il diritto di dare di matto, no?? Ma parliamo del cd..il 30 agosto sono andata a prenderlo a Milano (sarei potuta andare a prenderlo al Saturn di Vittuone il giorno prima se non fosse che quei simpaticoni dei RHCP hanno mandato una mail alle 9 di sera del 29 agosto dicendo che l’uscita era stata anticipata di un giorno..va bè vi perdono) e quando l’ho visto sullo scaffale della Ricordi in Duomo le lacrime stavano per sgorgare (ma mi son contenuta perché se no la Monica mi avrebbe presa a randellate): era lì, ce l’avevo in mano, era reale. Si perché nonostante lo avessi già sentito via web in uno dei bar che, around the world (spero che qualcuno l’abbia capita), lo trasmettevano qualche giorno prima dell’uscita ufficiale, avere la copia in mano è tutta un’altra cosa. Bene adesso la pianto e comincio la recensione track by track dell’album.

1-Monarchy of roses: la canzone che apre il cd mi ha fatto pensare “Ma perché si sente male?” e invece no, scherzone, è fatto apposta..si apre infatti con una chitarra più sporca del solito..insomma dai tempi di Hillel Slovak non si sentiva una chitarra così..ma poi bam! Parte la voce pulita di Anthony e ti metti a sorridere come un ebete perché è proprio un album felice questo;

2-Factory of faith: il basso inconfondibile di Flea apre la seconda canzone e questa ci riporta un po’ a “One hot minute” (John Frusciante non me ne voglia per il fatto di aver nominato quell’album);

3-Brendan’s death song: scritta in onore di Bendan Mullen, il leggendario club promoter  e amico della band (fu lui che li fece salire sul palco una sera del 1983 ad aprire per i Bad Brains..ma questa è storia) morto nell’ottobre 2009. E’ una ballata alla “Porcelain”, ma stavolta non è un cosiddetto “pezzo riempitivo”, c’è (senza nulla togliere a “Porcelain” che a me piace un sacco) molto di più dietro..

4-Ethiopia:  il titolo deriva da un tour che hanno fatto al seguito del progetto Africa Express (associazione di musicisti africani e occidentali messa insieme da Damon Albarn, cantante dei Blur e che nella mia infanzia era candidato a mio futuro marito). Flea in particolare è rimasto molto colpito dal rapporto che la gente Africana ha con la musica, e lui stesso dice in un’intervista che “per loro è una cosa sacra”. Ma nel ritornello Anthony canta “Tell my boy/I love him so/thell him/so he knows” e questo ci ricorda che adesso anche Anthony è papà , che loro son cambiati da quando salivano sul palco col famoso calzino e niente più e che con loro è cambiato anche un po’ il loro stile;

5-Annie wants a baby: anche questa mi ricorda un’altra canzone dei RHCP, ovvero “This is the place” e non so bene il perché..cos’altro dire..non è tra le mie preferite dell’album ma è comunque un’ottima canzone;

6-Look around:  direi che questa è in pieno stile Red Hot degli ultimi anni..e  inizialmente mi ricorda “Purple Stain” (magari la pianto di paragonare le canzoni nuove con le vecchie);

7-The adventures of rain dance Maggie: primo singolo estratto dall’album nonché primo video dopo 5 anni. Che dire il video è secondo me la cosa più bella che abbiano mai fatto, e lo dico molto probabilmente per il mio smodato amore verso Venice Beach. E’ una canzone molto felice e, credetemi, se volete far piovere usatela perchè funziona!

8- Did I let you know?: diversa rispetto allo stile RHCP ma, ripeto, la gente cambia e così la musica; e se non vi sta bene andate a sentirvi “The uplift mofo party plan” (che è il mio album preferito se vi interessa) eccetera se vi piacciono quegli album e smettetela di sparare sentenze a caso. Abbiamo inoltre una fantastica trumpet e un Josh che canta nel ritornello (c’è anche nelle altre ma qui è bellissimo) ed è una cosa tanto carina;

9- Goodbye hooray: veloce e bam! Chili per tutti (meno male che non mi guadagno da vivere scrivendo recensioni..sarei già a vivere sotto i ponti) ! Ah nel booklet nella pagina di questa canzone c’è una mosca morta..poverella;

10-Happiness loves company: si apre con..Flea al piano! Si perché lui in questi anni ha studiato la musica ed ha anche aperto un conservatorio..comunque sia, tornando alla canzone..è la cosa più happy che abbia sentito da tempo e quando Anthony canta “Young lovers keep it pumping/in the streets of L.A.” vai col jump!!

11-Police station: non ho parole per descrivere questa canzone perché, sia per il testo che per la musica, è indescrivibile..personalmente mi ha smosso qualcosa dentro, all’altezza di dove voi avete il cuore e io (e molti altri) ho un asterisco rosso e scusate la pateticità della cosa per favore ;

12-Even you Brutus?: canzone nuova rispetto al solito, ma che nonostante tutto rispecchia, come tutto l’album d’altronde, il loro passato;

13-Meet me at the corner:  altra ballata alla Red Hot, dove Anthony  quasi manifesta il cambio di vita che è avvenuto col passare degli anni “Please don’t ask me who/who you think I am/I could live without that/I’m just a modest man”..cavolo sono lontani I calzini vero?? Uh e poi c’è forse un riferimento a un certo amore finito  “ I turn my head when I thought/I saw a sign/from the gods/that you weren’t meant to be mine/and it’s fine/(..)/Whenever I’m in/I thank you girl/for everywhere that we’ve been” ma queste sono solo supposizioni mie e quindi prive di qualsiasi fondamento logico ;

14-Dance,dance,dance: chiudere con una canzone che si intitola così non è molto normale, ma è appunto da loro.  E’ un invito a ballare, a divertirsi e a godersi la vita perché, e loro lo sanno bene, ce n’è una sola. Ah e di fianco alla pagina con il testo di questa canzone c’è Chad che si auto-infilza la mano con una  forchetta e che fa una smorfia di dolore che fa molto ridere..e..ma avete mai notato che Chad assomiglia a Will Ferrell??

Ah non ho parlato ne di Josh ne della copertina: per quanto riguarda Josh dico che è un 32enne che ha preso sulle spalle la responsabilità si sostituire John Frusciante(il quale a sua volta si era preso la responsabilità di sostituire Hillel Slovak) e direi che sta facendo un ottimo lavoro..bravo Josh! E per quanto riguarda la copertina.. una mosca su una pillola rosa e bianca..loro han detto che è a libera interpretazione..io non l’ho ancora trovata la mia (ma questo perché sono un po’ rimbambita)..e voi??

Dire che va tutto bene anche se si è tristi =( – Everything’s Fine by The Summer Set

 Di Chiara Cislaghi

Cacchio quanta bella musica è uscita nell’estate 2011! Il 19 luglio è uscito anche “Everything’s fine” , il nuovo album dei  The Summer Set. Non so in quanti conoscano questa band di Scottsdale, Arizona..io li ho conosciuti grazie alla Khelly che ha postato il video di “Love like this”, canzone tratta dall’omonimo album uscito nel 2009..non la ringrazierò mai abbastanza! Hanno iniziato a pubblicizzare l’album con un’operazione di marketing non convenzionale (come sono intelligente..ok no) fantastica: pubblicavano foto di questa faccia tonda bianca e nera con questa espressione =( e poi appariva la scritta Everything’s fine..bè geniale no? Faccia triste ma va tutto bene? Complimenti davvero! E’ un album completamente diverso dal precedente “Love like this” e dall’ancor precedente “…in colors” : quegli album erano molto party, questo è molto improntato sull’amore. Bene iniziamo con la recensione track by track:

1-About a girl: canzone che parla, appunto, di una ragazza e dell’amore per lei (“this is a song about a girl/this is a song about love/this is all for you”) che può condurre a qualcosa di più “if you want promises baby I got ‘em/bought a plastic ring if want it” e poi la geniale frase “ if we jump we could fall/if we jump we could fall in love”; In generale il sound è molto triste. Aprire in questo modo l’album potrebbe non sembrare una buona scelta, invece ci sta bene.

2-When we were young: eh già perchè adesso siete vecchi??oh avete la mia età! Bè però è vero quello che dice nella canzone..l’amore di quando hai 17 (“when we were young and reckless/dumb and fearless”) anni ti cambia e a 22 è diverso in ogni caso, sia che il precedente sia finito bene sia che sia finito male (“I never thought that we’d surrender/when I was yours and you were mine/(..)/but now we only even speak”)..è sempre bello ricordarlo perché alla fine “never regrets/no/we learned how to love”; Stavolta il ritmo è un po’ più incalzante, sempre poco danceable ma non induce al suicidio.

3-Someone like you: primo singolo estratto e primo video. Il video è molto happy yeah yeah (a parte i piedi del John che erano evitabili..nothing personal John!) e la canzone altrettanto! Parla di una ragazza assolutamente sbadata (“You got a price tag hanging on the back of your dress/(..)/you lock your keys in your car right next to your purse”), sempre in ritardo (“then 20 minutes late’s five early for you”) ma per la quale vale la pena attraversare il mondo;Questa è un’ottima scelta per un singolo estivo. Incontrare sulla spiaggia un gruppo di sfigati con chitarra e bonghi che la suonano e una ragazza latina dei vestiti colorati che balla sarebbe il top.

4-Back to the start: anche questa ballata parla di un amore finito non molto bene e che almeno uno dei due vorrebbe riprendere e ricominciare dall’inizio; Cosa già sentita e risentita, ma non dai Summer Set quindi bisognerebbe apprezzare.

5-Must be the music: qui torniamo un po’ a “Love like this”; la canzone parla infatti di un party dove si è bevuto troppo e le cose sono diventate un po’ weird ma che alla fine si possono riparare ridendoci sopra, a parte forse la parte in cui “stole my best friend’s girl/now I’m going to hell”  XD ; Le parole sono pronunciate troppo velocemente ma ti viene lo stesso voglia di cantarle. Poi a uno viene spontaneo chiedersi: “ma che cavolo di feste fanno gli americani?”

6-Thik as thieves: l’amore è più forte del fatto di avere tutti contro; e viene qui espresso, inoltre, il desiderio di andarsene via e vivere così per sempre “As long as i’m with you girl I don’t care/I’ll grow a mustache you’ll cut off you hair/(..)/always and forever/you and I together”; Il sound è molto finto folk e si addice perfettamente al testo.

7-Mannequin: canzone geniale a parer mio, si parla infatti di un altro rapporto finito male e di un terzo soggetto che arriva e fa l’eroe salvando la povera donzella (“then he came in/stitched up the pieces like some kinda hero/I,I bet/it was easy to act like a damsel in distress”); ma c’è anche la consapevolezza che con lui, lei non sarà mai felice come era quando stavano insieme loro due, perché lui la tratta come una manichino, un trofeo da esibire e il cantante li  maledice dicendogli che un giorno li vedrà entrambi all’inferno e che scommette che quando sono a letto lei pensi ancora a lui..bè bell’augurio no?;

8-Mona Lisa: credo sia la più geniale ed originale dichiarazione d’amore degli ultimi..bo..tanti anni..cioè:ruberei la Mona Lisa per te ma non la terrei perché so che il giorno dopo mi sveglierei accanto a te (e sott’inteso: tu sei più bella della Mona Lisa), comprerei il Taj Mahal e non lo visiterei se quello fosse il prezzo da pagare per stare con te, accenderei tutte le luci di New York ma sarei comunque cieco se tu non fossi con me. Gioia mia, chiunque tu sia, fai contento questo povero ragazzo disperato! Poi non è nemmeno brutto, ed è un musicista. Hai già 3 buone ragioni per starci!

Tutto ciò è ovviamente accompagnato dalla chitarra classica e poco altro, ma basta e avanza.

9-Begin again: la canzone parte con delle voci (credo la Jess, il John, lo Stephen, il Josh e il Brian ovvero  The Summer Set) che dicono a turno “Everything’s fine” e la canzone parla appunto di questo: che nonostante tutto quello che può succederti, va tutto bene!Qualsiasi cosa accada, si ricomincia da capo! E’ il pezzo che si candida come anthem of a generation (generation composta da una decina di persone visto lo scarso pubblico di questa band) Comunque è il pezzo perfetto per strapparti un sorriso quando pensi che la tua vita faccia schifo.

10-Love to you: canzone very very happy yeah yeah in cui il cantante dichiara tutto il suo amore a qualcuna o a qualcosa (ha infatti dichiarato: potrebbe essere rivolta ad una ragazza o anche al mio cane..decidete voi!ma che carino il Brian! – ma secondo me comunque è il cane – Jimmy –) dicendogli “always give my L-O-V-E-T-O-Y-O-U”;

11-Don’t let me go: la canzone che chiude l’album è una ballata triste nella quale si chiede di non lasciarmi andare, che qualcuno mi aiuti perché non sono troppo giù, se c’è qualcuno che sta ascoltando venga ad aiutarmi e non mi lasci andare; perché tutto cambia e i ricordi son difficili da cancellare e, a volte, fanno male.

Bene ho finito di parlarvi d’amore e di causarvi il diabete..declino ogni responsabilità per eventuali stati depressivi, estremamente felici oppure diabeti improvvisi! Alla prossima! O forse no?

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