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Le magiche recensioni degli ultimi dischi

I FOB non erano belli solo per i testi di Pete Wentz – Soul Punk by Patrick Stump

Non di solo pop punk vive l’uomo. Questo è il verbo che Patrick Stump diffonde col suo nuovo lavoro “Soul Punk”, disco in cui è lieto di includere senza timore tutte le sue influenze musicali.

Si lancia nell’esplorazione di un nuovo mondo. Il suo mondo, viste le particolari scelte stilistiche relative alla sua voce già presenti nei lavori dei Fall Out Boy.

L’album si apre con Explode, che ricorda inevitabilmente Michael Jackson. E’un brano energico e molto ballabile. Meno catchy di quanto ci si potrebbe aspettare. Inutile dire che la voce di Patrick resta sempre al centro dell’attenzione.

This City è la sua City e lui la ama. E anche Lupe Fiasco la ama visto che canta la parte rap della canzone. È una canzone che non mi aspettavo di sentire ma che sono contenta che esista, è veramente una ventata di novità. Ben fatta, divertente e non banale. Perfetta da sentire mentre ci si prepara per una serata con gli amici.

Le percussioni e gli effetti in sottofondo all’inizio di Miserabile Dance non promettono niente di buono. Il modo in cui il buon vecchio Patrick usa la sua voce ci fa un po’ ricredere, ma nemmeno più di tanto. Sembra di essere tornati indietro di qualche decennio. Signori e Signore ecco a voi gli anni ’80. Solo con più innovazioni tecnologiche da poter utilizzare.

Spotlight è decisamente il mio genere. E’ in perfetta sintonia con la nuova ondata di pop punk/party hardy in voga negli ultimi tempi. Forse un pelo più elettronica. Altro che oh nostalgia, ti viene una gran voglia di saltare e cantare usando una spazzola come microfono. Soprattutto le parti in cui Stump tira gli acuti come solo lui sa fare.

In The “I” in lie, Patrick sembra felice ed orgoglioso di essere un cheat e dice “if you’re unfaithful put your hands in the air”. La sua voce, soprattutto nei ritornelli è molto in stile FOB, decidete voi se è un bene o un male. Nonostante tutto la melodia non è molto orecchiabile e nemmeno così allegra. Resta comunque una bella canzone dal titolo geniale interpretata in maniera perfetta.

Run Dry è una canzone veramente ipnotizzante. Il ritornello è scandito dagli step 1,2,3,4,5 che non sto a spiegarvi per non farla troppo lunga, tanto dal titolo potete intuire di cosa parla. Il ritmo incalzante e il testo semplice e divertente facilitano la conquista della vostra mente da parte di questa canzone.

Greed  è un pezzo che non rimarrebbe impresso nella mente se non fosse per la sua outro strumentale.

Everybody Wants Somebody parte con una voce bassa e profonda e un mood un po’ da ora del te. Dopo pochi secondi però parte la festa. Testo estremamente ripetitivo, strane trombette che non fanno assolutamente atmosfera. Falsetto esagerato. Non è una bella canzone questa.

Allie parte con delle simpaticissime rullate che si trasformano in un ritmo incalzante un po’ in stile R’n B. E più o meno il pezzo prosegue in questa direzione, Patrick sembra un po’ una diva pronta a lasciare tutti di stucco con le sue capacità vocali. Ad un certo punto parte un inaspettato assolo di chitarra che rende il tutto ancora più seduttivo.

Coast (It’s Gonna Be Better) è una canzone pop di cui l’unica cosa che colpisce veramente è il testo: “I keep making mistakes, but it takes some time to get anything right”

Dopo aver sentito questo album penso che mi farò un cd per la macchina con tutte le canzoni discotecare dei gruppi/cantanti “alternativi”.

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Non hanno ancora inventato la parola adatta per descriverlo ed io non me la sento di coniare neologismi – People And Things by Jack’s Mannequin

Di Michela Rognoni

se ci sono errori di grammatica è perchè non ho avuto tempo di rileggerlo.

Dopo diversi anni di assenza si apre un nuovo capitolo nella storia dei Jack’s Mannequin. Un capitolo che sa di sperimentazioni, di rottura col passato, di crescita – in senso buono, non come lo intendono i Blink 182. Just saying. – People and Things è un album concettuale che vede la partecipazione di un sacco di artisti (dai Jane’s Addiction a William Beckett). Siccome tutto quello che poteva essere detto su questo disco è stato detto nel suo trailer direi di lasciar dire tutto ad esso. Ogni canzone dell’album è presente su you tube accompagnata da uno short film, colgo la palla al balzo e li inserisco nella track-by-track.

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3Dl0Hl3TXuVlI%26ob%3Dav2e&h=4AQAaaaSQ

My Racing Thoughts più o meno parla del matrimonio e del fatto di abbandonare l’adolescenza per addentrarsi nella vita adulta ma non è necessario che ve lo spieghi io visto che il signor McMahon ha fatto un video per spiegare il significato di ogni canzone. Lo short film associato è un collage di immagini particolari che vogliono rappresentare la vita quotidiana, il passato e il futuro, ci sono paesaggi, cieli, dischi in vinile, bolle di sapone, sigarette e un altro centinaio di cose che gli hipster apprezzerebbero. Questa è stata una delle prime canzoni, se non la prima in assoluto, ad essere rilasciata e ricordo che la prima impressione generale era stata di stupore e gioia: meno piano rispetto agli album precedenti e più atmosfera di pace e serenità.

In Release Me un ragazzo cammina sui binari bendato e con le mani legate, cade e ricorda dei momenti romantici con la sua ragazza. Mentre è steso sulla strada la ragazza gli lega ulteriormente le mani e lo fa salire su una decappottabile rossa. Da qui in poi si susseguono i ricordi del loro amore. Quando alla fine la ragazza gli toglie la benda lui se ne va. E’ stata l’ultima canzone ad essere registrata, è la traccia che completa l’album ed è molto molto più rock rispetto alle altre. Il tema principale della canzone, come si capisce sia dal testo che dal video, è quel momento in cui devi trovare il modo per smorzare la tensione e tornare ad essere libero.

Television e il suo short film si basano sul concetto di addormentarsi con la TV accesa per evitare i viaggi mentali notturni, tutti quei pensieri apocalittici che arrivano nel momento prima di dormire in quei giorni in cui hai un problema che non sai proprio come risolvere. Poi scrivendola ci ha aggiunto dei riferimenti alle relazioni visto che alla fine è questo il collante dell’album. Anche questa canzone è stata lanciata precedentemente rispetto al CD e ha fatto dire a tutti “oh mio Dio non ho mai sentito niente di più emozionante”. In effetti il resto del CD è più emozionante.

Amy I può essere riassunta nella frase “I never felt this kind of cold”. Questa è una delle canzoni più catchy del disco e presenta una collaborazione con Matt dei Relient K (lo cito perché è uno dei miei idoli). Non è che abbia proprio un significato profondo ma in fondo non è da tutti mettere in musica una giornata di neve in Tennessee mentre si è lontani dalla propria famiglia. In California non sono abituati al freddo, ma siccome qui si sta avvicinando l’inverno vi consiglio di sentire questa canzone solo davanti ad un camino acceso e ad una fumante cioccolata calda altrimenti morite congelati come l’omino del carillon nel video.

Hey Hey Hey è la mia preferita dell’album – e questo è perché sono una maledetta nostalgica a cui piace il piano rock -. E’ stata scritta un sacco di tempo fa ed esclusa da The Glass Passenger – come si può notare dal primo verso -. Ha uno dei testi più belli che io abbia mai sentito, parla del vivere la propria vita al meglio, di godersi ogni istante e di essere felici per tutto ciò che sì ha e tenerselo ben stretto perché ad un certo punto dovremo lasciarlo. Where I’ll be tomorrow/Does God only knows/It seems there’s science at hand/But I’ll finish the shows when I land. Nel video ci sono dei pattinatori che corrono e cadono, una metafora della rapidità della vita secondo la mia opinione.

People Running ha una melodia allegra e spensierata che rappresenta bene il concetto di fondo dell’intero album. McMahon ancora una volta ci da lezioni di vita: (citando le sue parole) shit happens! È la vita, a volte è meravigliosa, a volte meno ma dobbiamo farci l’abitudine. Poi se ascoltate il testo diventa anche meno banale e più “wow ma questo è un genio!”. Nel film un senzatetto vive su una panchina con la sua coperta ad un certo punto prende un aquilone che rimane impigliato ad un albero comincia a cucirlo alla coperta e lavorando giorno e notte si costruisce una mongolfiera e vola nel cielo. Interpretatelo da soli, tanto è facile.

Amelia Jean è una delle tante canzoni d’amore scritte dai musicisti lontani da casa durante il tour. Solo che in questa non c’è niente di scontato. Paragona lei ad un soldato e poi paragona si ad un soldato ma promette di tornare, e chiede a lei di andare con lui, ma spiegarvi le cose così minimizza il tutto, questo disco va ascoltato e non descritto! Il video è un cartone animato dove un lupo (?) lascia a casa la sua famiglia di lupi e parte in treno…

Platform Fire, siccome questo disco rappresenta la vita di McMahon, non può che pralare, di nuovo, del fatto che lui è sempre in viaggio, perché è questo quello che fa: incontra gente, vede cose… Sinceramente ho fatto molta fatica a seguire il video esplicativo di questa canzone perché la traccia nel sottofondo nasconde una voce estremamente dolce e la melodia è così orecchiabile che si fa spazio tra le parole e si mette in primo piano. Testo spettacolare, un sacco di piano, coretti ipnotici…perfetto stile mannequin!

Hostage è accompagnata da un video in bianco e nero e c’è qualcosa di cupo nella voce di Andrew soprattutto nei primi versi della canzone. La canzone vuole essere un messaggio per tutte le persone a cui ci sentiamo molto legate, che non vogliamo assolutamente perdere ma sono disperse in giro per il globo a vivere la propria vita e di certo non possiamo tenerle in ostaggio solo per averle vicine ma vogliamo fargli sapere che quando torneranno ci sarà sempre posto per loro nella nostra vita. Credo sia superfluo aggiungere altro.

Restless Dream fa semplicemente venire la pelle d’oca. E’ una canzone acustica con i cori a due voci dal testo strappalacrime. Se accompagnata al mini-film fa piangere galloni di lacrime. Non voglio dirvi altro, munitevi di fazzolettini di carta e ascoltatela.

Il filo conduttore di Casting Lines è una corda, com è giusto che sia. Abbiamo paura delle cose sconosciute e tendiamo a tenerci legati fortemente alla nostra casa (questo è un rephrasing fantastico, inchinatevi e lodatemi). E’ il modo perfetto per concludere un album come questo perché racchiude tutti i concetti espressi negli altri pezzi. È una specie di sintesi, un modo per ricapitolare.

Rubare un pezzo di anima a Andrew McMahon e riutilizzarlo per scopi personali.

Esistono anche persone che scrivono le recensioni seriamente – Mayday Parade by Mayday Parade

Fabrizio Rocca, amico fidato di aim a trabolmeicher, possiede un blog qui su wordpress dal nome molto carino (e goloso, e profumato) su cui ha pubblicato la sua recensione di questo album…per questo motivo dovreste clickare allegramente il link qui sotto e sentire cos’ha da dirci:

http://pineappleshampoo.wordpress.com/2011/10/06/mayday-parade-self-titled/

 

 

 

 

 

Gruppi che sccrivono frasi azzeccate sulle magliette – Radiosurgery by New Found Glory

Di Elisa Susini e Christian Gambi (mentre Ric dormiva sulla spiaggia)

Se l’ultimo album aveva destato qualche dubbio in voi sui New Found Glory, dimenticatelo e godetevi Radiosurgery. Questi sono i New Found Glory allo stato puro. Uno dei loro album migliori.
Quando vi dicevano Pop Punk’s not Dead dovevate crederci ad occhi chiusi perchè è così!

1) Radiosurgery: La leggenda vuole che il primo singolo di un album sia sempre la canzone peggiore. E la leggenda ci indovina sempre.

2) Anthem For The Unwanted: Tutti nel pop punk devono fare un Anthem. E tutti gli Anthem del pop punk sono belli e travolgenti proprio come questo!

3) Drill It In My Brain: Atmosfere inizio anni 2000. Questa canzone ti fa venire voglia di andare al college, fare casino a più non posso e innamortarti della persona sbagliata.

4) I’m Not the One: Tipica canzone da new Found Glory, volendo contraddire il testo, This Is The One.

5) Ready, Aim, Fire!: Il bello di questa canzone è l’intro che potrebbe ricordare Ruby Soho o altre canzoni di gruppi rancid-ispirati.. se non fosse che poi parte Jordan a cantare. E ci piace.

6) Dumped: Questa è la canzone più bella dell’album. Nel ritornello è d’obbligo tornare tutti quindicenni tappando con il dito l’età sulla carta d’identità.

7) Summer Fling, Don’t Mean a Thing: Summer è una delle parole chiave del 2011. L’altra è Love ma l’hanno presa i blink-182. Sto scrivendo questa recensione in spiaggia ma ci sono altre canzoni dei New Found Glory che pur non dicendo espressamente la parola summer, ne rendono più l’idea.

8) Caught In The Act: voci femminili che cantano canzoni pop punk: NO WAY, anche se cantano poco e sono in sottofondo. Quindi facciamo attenzione solo al bel palm mute di Chad durante tutta la canzone.

9) Memories and Battle Scars: Pezzone. “And in the end we’ll both know who we are: a body full of memories and battle scars.”

10) Trainwreck: e dopo il pezzone, un pezzo un po’ forzato in our humble opinion.

11) Map Of Your Body: Questa è l’ultima traccia della versione non deluxe ed è New Found Gloriosissima. Ti lascia con una gran voglia di vederli live (a manchester o a pinarella di cervia) al più presto e saltare con loro!

12) Separate Beds: Separate Beds dà il via alla versione deluxe dell’album, e sta facendo a botte con Trainwreck per il primato di “canzone dell’album che non ti rimarrà mai in testa”. Ma forse il primato spetta a Trainwreck.

13) Over Again: Bella veloce, bella tirata, questa è canzone fantastica che ti porta via letteralmente!

14) Sadness: E’ quello che si chiami Sadness ma sia allegrissima! (non ho capito l’italiano di questa frase ma non la modifico perché magari è un toscanismo-jimmy-)

15) Blitzkrieg bop: E qui il colpo di scena, proprio sul finale. E’ difficile fare una cover dei Ramones e farla bene. Soprattutto se è Blitzkrieg Bop, proprio per la sua semplicità. Invece i New Found Glory ci sono riusciti alla grande.. Hey Oh, Let’s Go!

Non lo so ma Mark canta troppo poco – Neighborhoods by Blink 182

Di Michela Rognoni

Finalmente dopo 8 anni di attesa, uno scioglimento, diversi side-projects, un incidente aereo, una reunion e un tour europeo cancellato, oggi, 27 settembre 2011 – data da segnare sui calendari – anche in Europa esce Neighborhoods, un nuovo capitolo nella storia dei Blink 182.

Ovviamente per tutto questo tempo si è parlato e riparlato di questo album intorno a cui si sono create enormi aspettative.Si è anche verificata la scissione in due parti dei loro fans secolari:C’è lo schieramento “questo-album-sarà-spettacolare-il-più-bello-che-sia-mai-stato-registrato” e lo schieramento “tutte-le-canzoni-ricorderanno-gli-ava”.

Ovviamente le vie di mezzo non vengono mai considerate. Peccato che questo album è esattamente una via di mezzo. Niente di eclatante insomma, un susseguirsi di tracce carine alternate a qualche pezzo terribile, ovviamente nel tipico stile Blink 182, o meglio nel tipico stile Blink 182 del self-titled.

Ma passiamo all’analisi track-by-track:

Fin dalle prime note di “Gosth Of  The Dancefloor ” è evidentissima la continuità con il sound dell’ultimo album (risalente al 2003), nonostante questo brano sia abbondantemente sporcato da svariati galloni di Boxcar Racer (le somiglianze con There Is sono innegabili.) A questo punto uno perde anche un po’ la voglia di ascoltare l’album perché pensa: “ecco, tutte le canzoni ricorderanno altre canzoni”. Grazie a Dio non è così.

“Natives” infatti si presenta come una delle canzoni più belle del disco, innovativa quanto basta per farci riacquistare fiducia in quest’album. La voce profonda di Mark nel ritornello è qualcosa di strepitoso, e quella stridula di Tom nel resto della canzone è una ventata di aria fresca.

La traccia successiva è “Up All Night” primo singolo estratto, quello che ha tenuto sveglia mezza Italia la notte della messa in onda. E’ un pezzo buono e rappresenta bene l’album. La prima cosa da notare è la presenza di effettini elettronici stra-idioti che ricordano la partenza delle navi spaziali, ma in generale non danno fastidio, ci pensa la batteria di Travis a convincerci che i Blink 182 non stanno secherzando. Anche il testo è degno di nota quindi leggetelo!

Anche “After Midnight” era già conosciuta al grande pubblico grazie a quel fantastico giochino online del 182 che permetteva di ricevere la canzone gratuitamente. Anche questa canzone è in perfetta continuità col self-titled. E’ un pezzo costruito in modo abbastanza classico ma proprio per questo risulta molto piacevole ed orecchiabile.

“Snake Charmer” ha un titolo che mi ricorda i pokèmon – ma questo non interessa a nessuno – e secondo me è il sequel di Violence, ma siccome odio paragonare le canzoni ad altre canzoni fingete che non l’abbia scritto. Questo è il pezzo perfetto per imitare la strana pronuncia di Tom mentre si è annoiati (alla parola “spider” è difficile fare a meno di pensare ad I Miss You e ridere).
A questo punto avrete sicuramente notato che Mark canta troppo poco e la cosa vi sta dando noia e fastidio. Il finale è qualcosa di fuori luogo, Travis che picchia sulla batteria è sempre un piacere per e nostre orecchie ma se proprio doveva esistere quell’outro poteva almeno evitare di essere subito prima di “Heart’s All Gone Interlude”. Già avevo odiato il “Fallen Interlude” dell’album del 2003, questo è veramente insopportabile però. Sembra una roba messa lì solo per far numero.

“Heart’s All Gone” invece è un’altra canzone già conosciuta e, come avevo detto in precedenza, sembra un pezzo dei Pennywise (metafora che serve per esagerare), le strofe sono schifosamente punk-hard core, forse per la velocità o per i riff, non lo so ma è così. La cosa bella è che finalmente Mark canta un’intera canzone.

L’inizio di “Wishing Well” sembra un canto natalizio, ma quando parte veramente la canzone non si può fare altro che candidarla come miglior brano dell’album (take 2). Il “lalalaltattatatà” è come un pugno allo stomaco – in senso buono -. Nostalgia a palate. Il ritmo è molto catchy e ricorda i bei vecchi tempi, quindi thumbs up per wishing well! – i wish for a shooting star è una frase veramente gradevole alla pronuncia! –

Kaleidoscope dalle prime note promette bene, è cantata per la maggior parte da Mark ma la cosa che si nota di più è l’atmosfera creata dai colpi di Travis. Solo che sinceramente pochi secondi dopo l’ascolto mi ero già dimenticata dell’esistenza di questa canzone, quindi non sprecherò altre parole sull’argomento.

E’ il turno di “This Is Home” che potrebbe essere un patetico tentativo di convincere i fans del fatto che i Blink 182 sono sempre rimasti gli stessi. E ci sarebbero anche riusciti se avessero evitato l’intermezzo elettronico. Ad un certo punto c’è un giro di basso che veramente lascia libero accesso alla nostalgia. In generale è una canzone carina ed orecchiabile, nulla di eccezionale comunque.

La canzone successiva pare si intitoli “MH 4.18.2011” ed è una canzone piuttosto old school, e fa sorridere. Il testo è molto semplice e ti si stampa subito nella testa, lo starete canticchiando prima che ve ne possiate accorgere.

Con “Love is Dangerous” – titolo piuttosto banale – si ritorna al nuovo sound di sempre, e Tom canta con la sua voce da AVA e ansima ogni due parole – cosa fastidiosissima a parer mio -. Scusate ma questa non mi piace proprio,continua a ripetere “love, love is dangerous” per tutti i 4 minuti e rotti di canzone, Tom abbiamo capito che ti piace la parola “Love” però adesso basta. Eliminarla dall’album sarebbe fare un favore all’umanità.

L’intro di “Fighting For The Gravity” è insopportabile, ma non è abbastanza per stroncare una canzone diversa da tutte le altre. Questo brano non è orecchiabile, ma crea un’atmosfera strana, molto cupa, da fiato sospeso. L’aggettivo che meglio potrebbe descriverla credo sia “fantascientifica”. Provare per credere!

Infine, “Even If She Falls” è il più riuscito dei brani “nostalgici”. Un po’ troppo sdolcinata forse ma comunque molto catchy e piacevole. E’ la canzone perfetta per la voce di Tom probabilmente.

Non riesco a trovare un modo decente di concludere questa recensione quindi vi lascio con una riflessione:

Dal 2001, anno di pubblicazione di Take Off Your Pants And Jacket, tutti noi siamo cresciuti di 10 anni. Perché non riusciamo ad accettare che anche i Blink 182 siano cresciuti?

PS: non ho riletto quello che ho scritto per cui è probabile che ci siano errori di qualsiasi genere.

Da me sui tetti ci sono solo i piccioni – I’m With You by Red Hot Chili Peppers

Di Chiara Cislaghi

Bene vorrei tanto poter recensire il concerto che i RHCP hanno fatto a Venice Beach il 30 luglio, ma purtroppo quel giorno le uniche waves che vedevo erano quelle del Ticino River…quindi..parliamo del tanto atteso quanto criticato (da chi poi?) “I’m with you”, che non è un singolo di Avril Lavigne ma il decimo album dei peperoncini della California (ecco io lo sapevo che sarei caduta in questa ovvietà..ma va bè il danno è ormai fatto). Quando mi è arrivata una foto (di dubbia provenienza per altro) di un enorme logo rosso dei RHCP con la scritta “SOON” appeso su un palazzo di un recording studio di L.A. sono andata in coma per un attimo ma poi ho realizzato:halleluja! Poi il logo è apparso sul sito e la scritta diceva “08.30.11” e da lì è cominciato il mio conto alla rovescia. Detta così sembra una cosa patetica ma miseriaccia son passati 5 e dico 5 luuuunghi anni da “Stadium Arcadium” .. avrò anche il diritto di dare di matto, no?? Ma parliamo del cd..il 30 agosto sono andata a prenderlo a Milano (sarei potuta andare a prenderlo al Saturn di Vittuone il giorno prima se non fosse che quei simpaticoni dei RHCP hanno mandato una mail alle 9 di sera del 29 agosto dicendo che l’uscita era stata anticipata di un giorno..va bè vi perdono) e quando l’ho visto sullo scaffale della Ricordi in Duomo le lacrime stavano per sgorgare (ma mi son contenuta perché se no la Monica mi avrebbe presa a randellate): era lì, ce l’avevo in mano, era reale. Si perché nonostante lo avessi già sentito via web in uno dei bar che, around the world (spero che qualcuno l’abbia capita), lo trasmettevano qualche giorno prima dell’uscita ufficiale, avere la copia in mano è tutta un’altra cosa. Bene adesso la pianto e comincio la recensione track by track dell’album.

1-Monarchy of roses: la canzone che apre il cd mi ha fatto pensare “Ma perché si sente male?” e invece no, scherzone, è fatto apposta..si apre infatti con una chitarra più sporca del solito..insomma dai tempi di Hillel Slovak non si sentiva una chitarra così..ma poi bam! Parte la voce pulita di Anthony e ti metti a sorridere come un ebete perché è proprio un album felice questo;

2-Factory of faith: il basso inconfondibile di Flea apre la seconda canzone e questa ci riporta un po’ a “One hot minute” (John Frusciante non me ne voglia per il fatto di aver nominato quell’album);

3-Brendan’s death song: scritta in onore di Bendan Mullen, il leggendario club promoter  e amico della band (fu lui che li fece salire sul palco una sera del 1983 ad aprire per i Bad Brains..ma questa è storia) morto nell’ottobre 2009. E’ una ballata alla “Porcelain”, ma stavolta non è un cosiddetto “pezzo riempitivo”, c’è (senza nulla togliere a “Porcelain” che a me piace un sacco) molto di più dietro..

4-Ethiopia:  il titolo deriva da un tour che hanno fatto al seguito del progetto Africa Express (associazione di musicisti africani e occidentali messa insieme da Damon Albarn, cantante dei Blur e che nella mia infanzia era candidato a mio futuro marito). Flea in particolare è rimasto molto colpito dal rapporto che la gente Africana ha con la musica, e lui stesso dice in un’intervista che “per loro è una cosa sacra”. Ma nel ritornello Anthony canta “Tell my boy/I love him so/thell him/so he knows” e questo ci ricorda che adesso anche Anthony è papà , che loro son cambiati da quando salivano sul palco col famoso calzino e niente più e che con loro è cambiato anche un po’ il loro stile;

5-Annie wants a baby: anche questa mi ricorda un’altra canzone dei RHCP, ovvero “This is the place” e non so bene il perché..cos’altro dire..non è tra le mie preferite dell’album ma è comunque un’ottima canzone;

6-Look around:  direi che questa è in pieno stile Red Hot degli ultimi anni..e  inizialmente mi ricorda “Purple Stain” (magari la pianto di paragonare le canzoni nuove con le vecchie);

7-The adventures of rain dance Maggie: primo singolo estratto dall’album nonché primo video dopo 5 anni. Che dire il video è secondo me la cosa più bella che abbiano mai fatto, e lo dico molto probabilmente per il mio smodato amore verso Venice Beach. E’ una canzone molto felice e, credetemi, se volete far piovere usatela perchè funziona!

8- Did I let you know?: diversa rispetto allo stile RHCP ma, ripeto, la gente cambia e così la musica; e se non vi sta bene andate a sentirvi “The uplift mofo party plan” (che è il mio album preferito se vi interessa) eccetera se vi piacciono quegli album e smettetela di sparare sentenze a caso. Abbiamo inoltre una fantastica trumpet e un Josh che canta nel ritornello (c’è anche nelle altre ma qui è bellissimo) ed è una cosa tanto carina;

9- Goodbye hooray: veloce e bam! Chili per tutti (meno male che non mi guadagno da vivere scrivendo recensioni..sarei già a vivere sotto i ponti) ! Ah nel booklet nella pagina di questa canzone c’è una mosca morta..poverella;

10-Happiness loves company: si apre con..Flea al piano! Si perché lui in questi anni ha studiato la musica ed ha anche aperto un conservatorio..comunque sia, tornando alla canzone..è la cosa più happy che abbia sentito da tempo e quando Anthony canta “Young lovers keep it pumping/in the streets of L.A.” vai col jump!!

11-Police station: non ho parole per descrivere questa canzone perché, sia per il testo che per la musica, è indescrivibile..personalmente mi ha smosso qualcosa dentro, all’altezza di dove voi avete il cuore e io (e molti altri) ho un asterisco rosso e scusate la pateticità della cosa per favore ;

12-Even you Brutus?: canzone nuova rispetto al solito, ma che nonostante tutto rispecchia, come tutto l’album d’altronde, il loro passato;

13-Meet me at the corner:  altra ballata alla Red Hot, dove Anthony  quasi manifesta il cambio di vita che è avvenuto col passare degli anni “Please don’t ask me who/who you think I am/I could live without that/I’m just a modest man”..cavolo sono lontani I calzini vero?? Uh e poi c’è forse un riferimento a un certo amore finito  “ I turn my head when I thought/I saw a sign/from the gods/that you weren’t meant to be mine/and it’s fine/(..)/Whenever I’m in/I thank you girl/for everywhere that we’ve been” ma queste sono solo supposizioni mie e quindi prive di qualsiasi fondamento logico ;

14-Dance,dance,dance: chiudere con una canzone che si intitola così non è molto normale, ma è appunto da loro.  E’ un invito a ballare, a divertirsi e a godersi la vita perché, e loro lo sanno bene, ce n’è una sola. Ah e di fianco alla pagina con il testo di questa canzone c’è Chad che si auto-infilza la mano con una  forchetta e che fa una smorfia di dolore che fa molto ridere..e..ma avete mai notato che Chad assomiglia a Will Ferrell??

Ah non ho parlato ne di Josh ne della copertina: per quanto riguarda Josh dico che è un 32enne che ha preso sulle spalle la responsabilità si sostituire John Frusciante(il quale a sua volta si era preso la responsabilità di sostituire Hillel Slovak) e direi che sta facendo un ottimo lavoro..bravo Josh! E per quanto riguarda la copertina.. una mosca su una pillola rosa e bianca..loro han detto che è a libera interpretazione..io non l’ho ancora trovata la mia (ma questo perché sono un po’ rimbambita)..e voi??