Archivi categoria: Reviews

Le magiche recensioni degli ultimi dischi

“Arizona Whiskeycore” – American Kids by My Girl Friday

Di Chiara Cislaghi e Denise Pedicillo

I My Girl Friday sono un gruppo di Scottsdale, Arizona (bellisima cittadina) che ha preso il nome da una canzone dei The Academy Is…, è inutile negarlo.
Come una buona fetta delle band che ascoltiamo, se cercate i testi delle loro canzoni su Google fidatevi, non li troverete! Questa è ovviamente una buona mossa di marketing che vi spingerà a comprare il loro cd in copia fisica, yuppeeee!

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Keep fun & carry on – Some Nights by fun.

di Mavi Mazzolini

Prendete qualsiasi idea vi siate fatti sul nuovo cd dei fun. ed accantonatela, distruggetela, dimenticatela. Some Nights è l’attesissimo full lenght della “new” entry nella Fueled By Ramen, di un orientamento decisamente differente rispetto a tutte le altre bands.
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Lovely lads from Birmingham – D.I.Y.(F).S. by Strangle Kojak

Di Michela Rognoni

Spulciare tra gli interessi dei propri amici di facebook è un metodo più efficace per trovare nuova musica da ascoltare rispetto al “guardare la TV”.
Soprattutto se hai degli amici che vivono a Birmingham.
Una delle band che ho trovato utilizzando questo metodo, e di cui vi voglio parlare oggi, si chiama Strangle Kojak.

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“Ci sono due ginger nella line-up, non vi basta?” Daylight, “2 cool 4 school”

Immaginedi Chiara Cislaghi

A volte avere una sorella che vive all’estero è utile (e non solo per andare in vacanza gratis), ma anche per scoprire delle band come i Daylight, band di…Barcelona! Hanno cominciato nel 2004 come la classica high school band, ma poi questo progetto ha iniziato ad allargarsi, e dopo l’uscita di due demo, hanno pubblicato il loro album di debutto “Party Assault” , e grazie al quale hanno fatto un tour della Spagna suonando con band come McFly, MXPX e Reel Big Fish (che io vado a vedere il 17 febbraio a Milano yeah!! Ma questa è un’altra storia). Hanno anche vinto contest come “Best Myspace Band” e “Best Band Image”. E così l’8 febbraio 2011 è uscito “2 cool 4 school”.  Bene, direi di partire con recensione track by track. L’album si apre con la canzone che da il titolo al cd “2 cool 4 school”, una canzone tipicamente californian pop-punk come tutto l’album direi, cosa che a me, personalmente, piace un sacco. Il testo parla di questo soggetto non ben identificato che sostanzialmente è il tipico fighetto stronzo (ma io le posso dire queste parole qua?bo va bè ormai è lì) ma che sotto sotto non è niente di che ”Tough guy go find someone else to fool(…)So one, two, three, don’t you look over me; your confidence means nothing at all, three, four, five, super swagger has arrived, now the party is going to die”. La seconda canzone è “As seen on tv”, questa è una canzone contro i cosiddetti “hot topic” eccetera. Parla infatti di una ragazza (chiamata ironicamente California appunto per contrastare il fatto che gli hot topic e le varie mode vengono principalmente da lì) che si sveglia da un incubo nel quale la gente tentava di vivere “as seen on tv” appunto, dimenticandosi quello che sono veramente “People working for the lowest wage and spending it on crap trying to reach the complete happiness, and forgetting who they are, people taking care of sex appeal, scared of denial”, ma poi capisce che la realtà in cui vive è effettivamente questa, però lei è differente “She’s proud to be, and never wanabe another copy as seen on tv that girl is different, unusual, follows no template, role models, fashions are those simple thing she doesn’t under stand”. Direi che è bel quadretto di quello in cui effettivamente viviamo no? Arriva poi “City highlights”, canzone che parla del lasciarsi dietro quello che si è fatto quando si decide di lasciare il posto dove si è sempre vissuti “Arrive to your final destination, look back to all the steps you’ve made, it doesn’t matter the path you’ve taken or the time you’ve spent away (…) Only few things left to remain, our destiny and childhood dreams, but the end is never able to destroy our memories”, ma non ci devono essere rimpianti perché dove si è arrivati è quello che si è, e anche se è triste lasciare le persone a cui si vuole bene, prima o poi queste capiranno “But you’re the only thing I left here, hope you someday understand”. E siccome domani me se sarò andato “take my hand, waste this day lost in the city highlights”. La quarta canzone è “Frame by frame”, ed un testo che mi ricorda I testi degli Ska-p, contro la società di oggi controllata dai media, dove sono sempre meno quelli che pensano con la loro testa, e allora loro propongono di unirsi e ribellarsi contro questo mondo che “it’s not a perfect planet, it’s a fraud!”. Si prosegue con “Macaroni incident” ed è bellissima! Parla del vivere in tour, del che cosa vuol dire svegliarsi e sapere che si farà quello che si vuole veramente fare e chissenefrega se fa freddo o troppo caldo, o se si dorme nel van o se non si sa dove si dormirà perché “we enjoy life playing rock from Barcelona to Bangkok and that’s the way!” Ah e c’è anche un invito “Become our friend and come with us!” ecco io ci sono tipo, chiamatemi quando volete. La sesta canzone è “Motivation”, bè dal titolo si capisce perfettamente di cosa parla “Forget your worries runaway, smile and face a new day, new day new hopes to start again, when motivation comes again, you can do the unexplained, this lazy waiting of between extreme panic and bore”. La settima canzone è “My seventeen” e, oltre a farmi sentire una vecchia, è veramente una delle canzoni più belle dell’album, che parla dell’avere 17 anni e “those pretty nights under the moon, welcome to my seventeen”. Penso di essermi spiegata a sufficienza con queste due frasi. Si prosegue con “Not in my life (united hearts)”, una sorta di inno (che grazie al cielo non hanno chiamato “Anthem” come la maggior parte delle band usa fare) della loro (nostra) generazione “and to blame is just a waste of time, there’s no beginning, I don’t see the end, and the lies trying to suffocate, united hearts, will never disappear”, un invito a ribellarsi anche a quello che ci è stato affibbiato (“wasted generation”). La canzone finisce con una consapevolezza “illusion is our pride”. C’è poi “Perfect song”, canzone che parla di come “this is a road to find the perfect song”, lascio a voi l’interpretazione di questa frase (non è che posso fare tutto io è). La prossima è “Something beautiful”, canzone sul come è inevitabile crescere “you can’t stay young forever”, ma comunque sia “you can be 81 or 23, you write the story of who you wanna be, it means that everything’s allowed, it’s beautiful”. E in ogni caso “running and Runnin, you’re leaving a story, as time tries to get you and make you grow up”. Direi che queste canzoni si commentano da sole. Siamo a “Stand up”, bè secondo voi di cosa parla? Del fatto che chissenefrega di quanto vadano male le cose, devi alzarti ed andare avanti senza piangerti addosso. Capito?! Bene, se avete capito direi di passare alla penultima canzone, dalla quale hanno anche tratto un video (che adesso andrete tutti a vedere perché ve lo dico io), ovvero “Summer season”, una canzone un sacco party tra l’altro. Ovviamente parla delle vacanze, dell’estate (ma va??) e della party life tipicamente estiva, del dolce far niente al mare. Eccoci arrivati alla fine, il cd si chiude con “Tomorrow”, canzone che parla del lasciarsi, ma non nei soliti termini deprimenti e mielosi che alla sottoscritta fanno abbastanza schifo, bensì ne parlano come una cosa che succede, non facciamone un dramma ed è una decisione definitiva e punto, se vuoi si resta amici, perché domani sarà tutto passato e starai sicuramente meglio.

Detto tutto ciò, direi andate ad ascoltarli, andate a prendere qualsiasi cosa del loro merch perché è bellissimo e niente, sotto vi lascio i vari link, e alla prossima.

http://www.daylightband.com
http://www.daylightmerch.com
http://www.myspace.com/daylight
http://www.youtube.com/user/daylightpunk
http://twitter.com/daylightband
http://www.facebook.com/daylight

   

Quando Pete Wentz smise di essere emo e diventò un diggei (aka Black Cards)

Di Mavi Mazzolini

(foto vecchia scelta da Jimmy perché aveva poco sbatty di cercare)

Se state cercando nuova musica tamarra con cui fare party questo weekend, i Black Cards fanno al caso vostro. Toltosi i panni di bassista pop-punk famoso più che per quelle da musicista per un altro tipo di doti, Pete Wentz (anche detto Pit Ventz) si è dato all’elettronica: Up The Anti I Volume remixa ed edita 32 successi che nemmeno Hot Party riuscirebbe a mettere tutti insieme in un unico cd.
Il mixtape si apre con l’inquietantissima voce di Pit che saluta e intrduce “Get Your Ass Back Home” dei Gym Class Heroes e Neon Hitch, a mio parere il miglior brano del cd, catchy ed intrigante al punto giusto, ed è impossibile non tenere il ritmo con la mano o con la testa. Un risveglio muscolare per il remix successivo, “Antidote” degli Swedish House Mafia e dei Knife Party in edit Kaskade, un pezzo di per sé tamarrissimo alla fast and furious che farà scatenare violentemente il fist pump dei più impavidi ed esperti festaioli. Il cd tiene un ritmo veloce e coinvolgente almeno fino a Summit di Skrillex feat. Ellie Goulding, Aylen remix version, e al live edit di We Found Love di Rihanna, che prende e coinvolge perché in stile “lla macchina del mhm ha un psss nella pfpf” va ad eliminare pezzi del riff lasciando spaesati ma allo stesso tempo ancora più coinvolti gli ascoltatori. Da qui in poi il cd inizia a perdere tono, risultando leggermente ripetitivo e più lento, ravvivato solamente dai remix di #1Nite dei Cobra Starship (introdotto da Gabe in persona, che ci ripete che stiamo ascoltando i Black Cards) e un inaspettato Ed Sheeran e della sua You Need Me, I don’t Need You. Un po’ troppo ambizioso è stato il remix di Earthquakey people di uno delle colonne portanti dell’elettronica, ovvero Steve Aoki, che non è a parer mio assolutamente paragonabile all’originale. Se questo remix fosse davvero suonato ad un party, probabilmente sarebbe la canzone ideale per andare a fare un giro fuori a prendere aria o a fare gli wasted che si fumano una siga. Vagamente alla Justice il remix di Dirty Dancer degli Oh My!, vivace e decisamente ben riuscito. Il cd procede con il suo tono ripetitivo con altri remix in chiave dubstep di Skrillex (il cui senso sinceramente mi sfugge) fra cui anche Breaking a Sweat, il featuring con i Doors. Interessante la reinterpretazione di Born To Die di Lana del Rey. La raccolta si conclude con l’edit di Hov-A-Finale di Jay-Z e Porter Robinson, che è particolarmente coinvolgente soprattutto grazie al rap del bro Jay.
Una playlist buona ma che non riesce a mantenere il ritmo coinvolgente dettato dalle prime tracce.
Non male come esperimento Pit, ma detto ciò vado a riascoltarmi i cd dei Fall Out Boy.

Non so che titolo mettere a parte – Bones by Young Guns

Di Dalila Carriero

Bene, il 6 febbraio è uscito “Bones” il secondo album della band inglese Young Guns che la maggior parte della gente conosce grazie alla loro presenza nelle date di febbraio scorso degli All Time Low, ma sarebbe un peccato ricordarli così ergo con piacere vi farò sprecare 5 minuti della vostra busy giornata leggendo cose random traccia per traccia; quindi iniziamo :
1 – “I Was Born, I Have Lived, I Will Surely Die” titolo più ovvio assolutamente non esiste ed è la canzone perfetta per introdurre quelli che saranno i punti principali del cd, ovvero sonorità energiche e testi da ascoltare quando si è presi piuttosto male per migliorare la tua giornata, infatti, il buon Gustav ti ricorderebbe che “every day is a chance to change the story” quindi basta piangersi addosso e fai quel che ti pare;
2 – “Dearly Departed” è la tipica canzone che si ascolta in macchina quando non si ha una destinazione precisa e si vuol semplicemente cazzeggiare allegramente cantando a squarciagola “I just wanna feel alive” pretendendo di essere dinanzi a 50000 persone che urlano con te! (Stai attento alla strada comunque, be safe) Canzone che potrebbe attirare il mondo twilightiano grazie alla presenza della celeberrima parola “voltures” ad inizio canzone, ma che non ha assolutamente nulla a che fare per la tristezza di tutti/e voi nei team glitterous/shirtlessanchesuuniceberg.
3 – “Bones” secondo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è un inno al famigerato “chi fa da sè, fa per tre”, stanchi della gente che delude sempre, la canzone con il tipico sound dalle atmosfere quasi cupe enfatizzate dal video, ti regala la tipica frase da dire a chi non si è rivelato poi una così bella sorpresa “I found everything I needed underneath my skin” arrivederci e grazie (aggiungerei);
4 – “Towers (On My Way) personalmente è la mia preferita dell’album (informazione molto interessante per tutti, ovvio), la band si cimenta in un ritmo incalzante uscendone a pieni voti con un sound molto più catchy rispetto al loro stile abituale e un testo dove spicca un “you build towers, I dig holes” che racchiude senza mezzi termini il messaggio della canzone. Da aggiungere che è una di quelle canzoni assolutamente da suonare live, a mio avviso la dimensione più consona alla band stessa.
5 – “A Hymn For All I’ve Lost” titolo che non lascia intendere nulla di buono, direte? E infatti non sbagliate. Canzone (?) auto-distruttiva lunga poco più di un minuto dove ci si domanda sostanzialmente il perché non vada mai nulla per il verso giusto. Probabilmente dura così poco a causa delle poche argomentazione o un minuto di puro masochismo basta e avanza. Fate un po voi, tanto scambiando gli addendi, la somma non cambia.
6 – “You Are Not” canzone malinconica, degno continuo della traccia precedente in cui l’euforia e l’ottimismo che sprizza da ogni poro sono ricordi di un’altra vita ormai lontana per i nostri giovani amici, assolutamente da ascoltare quando ci si vuole chiudere nella propria disperazione, magari avrebbero potuto unirla alla traccia precedente ma 11 canzoni sono troppe poche per un cd probabilmente. Sigh.
7 – “Brother In Arms” finalmente si ritorna ai ritmi assolutamente anti-masochisti propri della band per una traccia che piace molto ai cosiddetti amanti della musica “brit” e dove spicca la voce del vocalist che sicuramente ha un inconfondibile accento inglese anche quando sbadiglia, davvero ammirevole.
8 – “Learn My Lesson” il primo singolo estratto dall’album, è un po il connubio perfetto del sound di “Towers (On My Way)” e il testo di “I Was Born, I Have Lived, I Will Surely Die” che racchiude il concept generale dell’album ovvero quello di lasciarsi alle spalle il passato e godersela “I burnt all the things I used to hold so dear — still I fight” accompagnato da sonorità molto “alternative” (non rompete questo aggettivo deve esserci quando si parla di musica, ormai è un must come avere i capelli blu) che caratterizzano il 98% delle band britanniche, e ci (mi) piace.
9 – “Everything Ends” ovviamente abbiamo abbandonato l’ottimismo e ci siamo rituffati nella realtà che con un titolo così diretto anche il testo non sarebbe potuto essere altrimenti, e si ritorna molto allo stile tipico del loro primo album “All Our Kings Our Dead” (compratelo, è davvero una figata — ve lo ordina Gabe) e non chiedetemi il perché ma mi ricorda i Muse, detto questo odiatemi pure. 10 – “Interludes” traccia interamente strumentale e in quanto tale è inutile annoiarvi scrivendo robe random, dovreste semplicemente digitare “Interludes – Young Guns” su YouTube e ascoltarla per poi automaticamente comprare il cd, è un qualcosa che succede istintivamente quindi fatelo perché è tempo di crisi anche per i musicisti. Non siate insensibili, su.
11 e 12 – “Headlights” e “Broadfields” è doveroso parlarne assieme in quanto la band ha espressamente dichiarato di essersi ispirata ai Radiohead per queste due tracce finali, per distinguere quest’album dal precedente lavoro e ci hanno alquanto azzeccato visto che mi sbilancio e dico che sono assolutamente le loro due migliori tracce fino ad ora. E bravi ragazzi.
Per la vostra più profonda tristezza le tracce sono finite e così termina la nostra avventura assieme ad una band che è passata dal vendere in prima persona il loro album fuori dall’Alcatraz di Milano all’aprire i concerti di (/dei – come meglio preferite) Bon Jovi. Non male, dai. Poi voi maschietti immagino non potreste resistere alla copertina dell’album, quindi vi aspetta. Fate i ribelli (cit.) e regalate al/la vostro/a moroso/a questo cd per San Valentino, meglio musica che cioccolatini, la prima non fa sicuramente ingrassare.