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Le magiche recensioni degli ultimi dischi

Quando Pete Wentz smise di essere emo e diventò un diggei (aka Black Cards)

Di Mavi Mazzolini

(foto vecchia scelta da Jimmy perché aveva poco sbatty di cercare)

Se state cercando nuova musica tamarra con cui fare party questo weekend, i Black Cards fanno al caso vostro. Toltosi i panni di bassista pop-punk famoso più che per quelle da musicista per un altro tipo di doti, Pete Wentz (anche detto Pit Ventz) si è dato all’elettronica: Up The Anti I Volume remixa ed edita 32 successi che nemmeno Hot Party riuscirebbe a mettere tutti insieme in un unico cd.
Il mixtape si apre con l’inquietantissima voce di Pit che saluta e intrduce “Get Your Ass Back Home” dei Gym Class Heroes e Neon Hitch, a mio parere il miglior brano del cd, catchy ed intrigante al punto giusto, ed è impossibile non tenere il ritmo con la mano o con la testa. Un risveglio muscolare per il remix successivo, “Antidote” degli Swedish House Mafia e dei Knife Party in edit Kaskade, un pezzo di per sé tamarrissimo alla fast and furious che farà scatenare violentemente il fist pump dei più impavidi ed esperti festaioli. Il cd tiene un ritmo veloce e coinvolgente almeno fino a Summit di Skrillex feat. Ellie Goulding, Aylen remix version, e al live edit di We Found Love di Rihanna, che prende e coinvolge perché in stile “lla macchina del mhm ha un psss nella pfpf” va ad eliminare pezzi del riff lasciando spaesati ma allo stesso tempo ancora più coinvolti gli ascoltatori. Da qui in poi il cd inizia a perdere tono, risultando leggermente ripetitivo e più lento, ravvivato solamente dai remix di #1Nite dei Cobra Starship (introdotto da Gabe in persona, che ci ripete che stiamo ascoltando i Black Cards) e un inaspettato Ed Sheeran e della sua You Need Me, I don’t Need You. Un po’ troppo ambizioso è stato il remix di Earthquakey people di uno delle colonne portanti dell’elettronica, ovvero Steve Aoki, che non è a parer mio assolutamente paragonabile all’originale. Se questo remix fosse davvero suonato ad un party, probabilmente sarebbe la canzone ideale per andare a fare un giro fuori a prendere aria o a fare gli wasted che si fumano una siga. Vagamente alla Justice il remix di Dirty Dancer degli Oh My!, vivace e decisamente ben riuscito. Il cd procede con il suo tono ripetitivo con altri remix in chiave dubstep di Skrillex (il cui senso sinceramente mi sfugge) fra cui anche Breaking a Sweat, il featuring con i Doors. Interessante la reinterpretazione di Born To Die di Lana del Rey. La raccolta si conclude con l’edit di Hov-A-Finale di Jay-Z e Porter Robinson, che è particolarmente coinvolgente soprattutto grazie al rap del bro Jay.
Una playlist buona ma che non riesce a mantenere il ritmo coinvolgente dettato dalle prime tracce.
Non male come esperimento Pit, ma detto ciò vado a riascoltarmi i cd dei Fall Out Boy.

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Non so che titolo mettere a parte – Bones by Young Guns

Di Dalila Carriero

Bene, il 6 febbraio è uscito “Bones” il secondo album della band inglese Young Guns che la maggior parte della gente conosce grazie alla loro presenza nelle date di febbraio scorso degli All Time Low, ma sarebbe un peccato ricordarli così ergo con piacere vi farò sprecare 5 minuti della vostra busy giornata leggendo cose random traccia per traccia; quindi iniziamo :
1 – “I Was Born, I Have Lived, I Will Surely Die” titolo più ovvio assolutamente non esiste ed è la canzone perfetta per introdurre quelli che saranno i punti principali del cd, ovvero sonorità energiche e testi da ascoltare quando si è presi piuttosto male per migliorare la tua giornata, infatti, il buon Gustav ti ricorderebbe che “every day is a chance to change the story” quindi basta piangersi addosso e fai quel che ti pare;
2 – “Dearly Departed” è la tipica canzone che si ascolta in macchina quando non si ha una destinazione precisa e si vuol semplicemente cazzeggiare allegramente cantando a squarciagola “I just wanna feel alive” pretendendo di essere dinanzi a 50000 persone che urlano con te! (Stai attento alla strada comunque, be safe) Canzone che potrebbe attirare il mondo twilightiano grazie alla presenza della celeberrima parola “voltures” ad inizio canzone, ma che non ha assolutamente nulla a che fare per la tristezza di tutti/e voi nei team glitterous/shirtlessanchesuuniceberg.
3 – “Bones” secondo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è un inno al famigerato “chi fa da sè, fa per tre”, stanchi della gente che delude sempre, la canzone con il tipico sound dalle atmosfere quasi cupe enfatizzate dal video, ti regala la tipica frase da dire a chi non si è rivelato poi una così bella sorpresa “I found everything I needed underneath my skin” arrivederci e grazie (aggiungerei);
4 – “Towers (On My Way) personalmente è la mia preferita dell’album (informazione molto interessante per tutti, ovvio), la band si cimenta in un ritmo incalzante uscendone a pieni voti con un sound molto più catchy rispetto al loro stile abituale e un testo dove spicca un “you build towers, I dig holes” che racchiude senza mezzi termini il messaggio della canzone. Da aggiungere che è una di quelle canzoni assolutamente da suonare live, a mio avviso la dimensione più consona alla band stessa.
5 – “A Hymn For All I’ve Lost” titolo che non lascia intendere nulla di buono, direte? E infatti non sbagliate. Canzone (?) auto-distruttiva lunga poco più di un minuto dove ci si domanda sostanzialmente il perché non vada mai nulla per il verso giusto. Probabilmente dura così poco a causa delle poche argomentazione o un minuto di puro masochismo basta e avanza. Fate un po voi, tanto scambiando gli addendi, la somma non cambia.
6 – “You Are Not” canzone malinconica, degno continuo della traccia precedente in cui l’euforia e l’ottimismo che sprizza da ogni poro sono ricordi di un’altra vita ormai lontana per i nostri giovani amici, assolutamente da ascoltare quando ci si vuole chiudere nella propria disperazione, magari avrebbero potuto unirla alla traccia precedente ma 11 canzoni sono troppe poche per un cd probabilmente. Sigh.
7 – “Brother In Arms” finalmente si ritorna ai ritmi assolutamente anti-masochisti propri della band per una traccia che piace molto ai cosiddetti amanti della musica “brit” e dove spicca la voce del vocalist che sicuramente ha un inconfondibile accento inglese anche quando sbadiglia, davvero ammirevole.
8 – “Learn My Lesson” il primo singolo estratto dall’album, è un po il connubio perfetto del sound di “Towers (On My Way)” e il testo di “I Was Born, I Have Lived, I Will Surely Die” che racchiude il concept generale dell’album ovvero quello di lasciarsi alle spalle il passato e godersela “I burnt all the things I used to hold so dear — still I fight” accompagnato da sonorità molto “alternative” (non rompete questo aggettivo deve esserci quando si parla di musica, ormai è un must come avere i capelli blu) che caratterizzano il 98% delle band britanniche, e ci (mi) piace.
9 – “Everything Ends” ovviamente abbiamo abbandonato l’ottimismo e ci siamo rituffati nella realtà che con un titolo così diretto anche il testo non sarebbe potuto essere altrimenti, e si ritorna molto allo stile tipico del loro primo album “All Our Kings Our Dead” (compratelo, è davvero una figata — ve lo ordina Gabe) e non chiedetemi il perché ma mi ricorda i Muse, detto questo odiatemi pure. 10 – “Interludes” traccia interamente strumentale e in quanto tale è inutile annoiarvi scrivendo robe random, dovreste semplicemente digitare “Interludes – Young Guns” su YouTube e ascoltarla per poi automaticamente comprare il cd, è un qualcosa che succede istintivamente quindi fatelo perché è tempo di crisi anche per i musicisti. Non siate insensibili, su.
11 e 12 – “Headlights” e “Broadfields” è doveroso parlarne assieme in quanto la band ha espressamente dichiarato di essersi ispirata ai Radiohead per queste due tracce finali, per distinguere quest’album dal precedente lavoro e ci hanno alquanto azzeccato visto che mi sbilancio e dico che sono assolutamente le loro due migliori tracce fino ad ora. E bravi ragazzi.
Per la vostra più profonda tristezza le tracce sono finite e così termina la nostra avventura assieme ad una band che è passata dal vendere in prima persona il loro album fuori dall’Alcatraz di Milano all’aprire i concerti di (/dei – come meglio preferite) Bon Jovi. Non male, dai. Poi voi maschietti immagino non potreste resistere alla copertina dell’album, quindi vi aspetta. Fate i ribelli (cit.) e regalate al/la vostro/a moroso/a questo cd per San Valentino, meglio musica che cioccolatini, la prima non fa sicuramente ingrassare.

“Then we can do an Italy tour 2012” – Strings Attached by The Composure

Io amo l’epoca del digitale! Ogni giorno qualche componente di qualche band appare a caso su facebook o twitter o *insert social network here* dicendo: “hey, check out my band!”.
La maggior parte delle volte si presentano con delle cose deplorevoli ma ogni tanto salta fuori qualcosa di buono.
E’ il caso dei “The Composure”, da Pittsburgh, Pennsylavania.
Non sono proprio gli ultimi degli stronzi in effetti dato che il cantante e chitarrista Paul Menotiades ed il batterista Cory Muro sono membri dei Punchline (una volta sotto FBR, in un modo o nell’altro c’entra sempre). Quindi se ascoltando questo disco che vi propongo oggi vi verrà da pensare “Hey, mi ricordano un sacco i Punchline!” bè…ora sapete il motivo.
La maggior parte delle persone che scrivono riguardo a questo disco tendono a confrontarlo con i lavori dei punchline, considerando “The Composure” qualcosa di simile ad uno spin-off:
Bene noi non lo faremo perché non ne abbiamo voglia quindi ci limiteremo alla solita banalissima recensione track-by-track.
Il disco si apre con “On The Run”: un inizio inaspettato e accattivante. Con le sue più voci che si rincorrono giocosamente è un pezzo solare e dinamico. Vi avrà convinto già dopo i primi 10 secondi.
Con “Spinning of the World” e i suoi riff più incalzanti si potrebbe pensare di trovarsi davanti ad un pezzo più pesante rispetto al precedente. Invece la voce di Menotiades mantiene il tutto deliziosamente pop.
”Stop Now, Start Again” (di cui esista anche un video) si apre con degli uccellini cinguettanti, un suono vagamente swing e la dichiarazione: “I can’t keep hanging on, both my arms are numb, and my head is somewhere else, I’m not myself.” Il ritmo diventa sempre più catchy e noi entriamo ufficialmente nella zona “lovecore” (la nostra preferita). Una cosa importante da dire è che Seth Milly nel video fa le linguacce mentre suona, si intuisce la sua passione e ti fa venire una gran voglia di vederli suonare dal vivo.
Si prosegue con “Hold On” è un pezzo veramente potente, estremamente pop rock, di quelle da cantare a squarciagola dopo una giornata storta. Le tastiere giocano un ruolo importante in questo pezzo e sia la voce principale che le seconde voci nobilitano ancora di più il pezzo.
”Queen of Kenmore Square” inizia con quel suono elettronico che ci piace un sacco negli ultimi tempi, ma se non amate queste innovazioni non preoccupatevi, questo resta un pezzo leggero e suonato con strumenti “veri” da persone “vere”. E’ un pezzo dolce, d’altronde si sa che scrivere d’amore è inevitabile. (nota personale: leggendo il titolo mi sono ovviamente messa a cantare “I Wanna Be Happy” dei The Queers, ma questo è un mio problema personale) .
Procediamo con “My Mistake To Make” ballata supermelodica la cui melodia ti rimane in testa dopo il primo ascolto. Le tastiere sono sempre presenti insieme ai riff semplici e ai ritornelli orecchiabili.

“Me & B” come potete intuire parla di una minestra di verdure…no non è vero parla di una ragazza e anche quì ci sono le tastiere a creeparci il cervello. Proseguendo sulla stessa linea ecco “Oh, Haley” che si apre con la frase : “Won’t you wash your hands and clean them of our romance, Oh man, what happened to our plans?”. È una traccia piuttosto memorabile, una delle prime che vi ritroverete a canticchiare sotto la doccia, una delle prime che metterete nel vostro iPod e ascolterete a ripetizione.
”When I Was Younger” è un pezzo ska/reggaeggiante che vi metterà un sacco di allegria e vi ritroverete a pensarvi in giro per le strade sotto il sole, tra i mercatini magari, e con un cappello di paglia. E questa sarà la vostra theme song.
Il disco si chiude con “Tabula Rasa” (perché tutti amano i classicismi) la canzone cita “So tell me am I crazy or just bored”…ammettetelo che ve lo siete chiesti anche voi almeno una volta nella vita.
Non vi anticipo più niente perché è bene che ascoltiate questo disco. Anzi vi ho già detto anche troppo, dovreste ringraziarmi e regalarmi degli orsetti gommosi verdi!
Questo gruppo non ha nulla di innovativo ma ha sicuramente qualcosa di particolare. E vi chiederete cosa sia per tutta la durata del disco . E la risposta è?
la scopriremo forse nel loro nuovo EP, in uscita a marzo!

I The Composure sono:

Paul Menotiades – Vocals/Guitar
Cory Muro – Drums/Vocals
Seth Milly – Guitar/Vocals
Johnny Grushecky – Bass

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheComposureRock?sk=app_178091127385

Vomitare arcobaleni is sooo 2011 – A Flash Flood Of Colour by Enter Shikari

Di Elisa Susini

Siamo nel 2012 e ci piace taggare, ci piace taggarci su facebook, nelle foto e a taggare gli artisti con un genere musicale.
Gli Enter Shikari sono stati sempre taggati come nintendocore, trancecore, ecc ecc ma durante tuttiquesti anni di attività rispondevano meglio all’aggettivo post-hardcore.
oggi invece ci hanno sfornato un album che più nintendocore e trancecore di così non poteva essere. Sempre mantenendo il loro stile che li contraddistingue. Ma star qui a capire in che genere far rientrare l’album di una band che al’inizio di ogni concerto si presente così: “We are Enter? Shikari, abusing music genres worthless boundaries since 2003” mi sembra una battaglia persa sin dall’inizio.
Quindi direi di passare direttamente ad analizzare canzone per canzone ed entrare nel vivo!

1) System…
E’ la canzone che apre l’album e ci fa fa entrare in un’atmosfera tetra ma dal ritmo serrato, scandito dalla presenza degli archi che fanno sviluppare la canzone in una bella cavalcata il cui scopo è quello di sottolineare la loro sfiducia nel sistema ma anche la loro fiducia nella nostra generazione: “Our generation’s gotta fight, to survive. It’s in your hands now, there’s no time.. Our future, Our future”

2) …Meltdown
E’ la seconda parte di System, nella prima parte dichiaravano la loro mancanza totale di fiducia del sistema, in questa parte invece ci invitano ad alzarci e fare qualcosa perchè non è ancora troppo tardi. La frase più bela della canzone è decisamente questa “Fear begins to vanish when we realise that countries are just lines drawn in the sand with a stick”.
Queste due tracce unite sia dal punto di vista del mix ma anche dal testo che si basa di un messaggio di unità sono le migliori dell’album.

3) Sssnakepit
Questa canzone è un misto fra del buon hardcore e della buona trancecore. Gran bel pezzo. Se il peso del mondo vi spinge troppo a terra.. just push it right back.. e unitevi alla nostra festa dimenticando per un attimo tutte le vostre ansie.

4) Search Party
La storia si ripete sempre e non noi non riusciamo mai ad imparare dal passato, a meno che non ci mettiamo in moto per far ripartire questa situazione di stallo puntando a cercare qualcosa di nuovo.
Da sottolineare la voci di sottofondo durante il ritornello che sono molto riuscite e creano una bella atmosfera. E’ una delle canzoni più catchy dell’album.

5) Arguing With Thermometers
Lo sapevate che c’è del petrolio sotto i ghiacciai? In questa canzone gli Enter Shikari sono molto arrabbiati con chi “sbatte la porta in faccia al progresso” investendo in tecnologie militari avanzate per portarsi qualsiasi cosa che possa far arricchire. Dio denaro!

6) Stalemate
Queta è una canzone molto impegnata ma nei due versi riesce a descrivere due cose che fanno davvero male al nostro mondo: le guerre che fanno arricchire chi è già ricco e i messaggi sbagliati che vengono propinati tutti i giorni e che non faranno altro che riempire di odio i giovani di oggi.
Who wants a taste of disgrace?

7) Gandhi Mate, Ghandi
Si, è un album molto serio e tratta tematiche che qualcuno deve pur trattare. Anche in questa canzone gli Enter Shikari sono molto arrabbiati e urlano, imprecano, si dimenano, è tutto un crescendo di ira che però culmina in un “Fuck the calm down. Gandhi, Mate. Do you remember Gandhi?” “Alright, I’m Fine” e inizia tutta una parte elettronica che ci condurrà fino alla fine della canzone.

Warm Smiles Do Not Make You Welcome Here
Per un attimo si apre una parentesi meno impegnata. Di questa canzone è degno di nota il bel riff di chitarra alla fine e il titolo dell’album che viene urlato a piena gola.

9) Pack of Thieves
E’ un’altra bella canzone, che vorresti ascoltare per un bel po’ di volte a ripetizione. Il senso del testo è tutto raccolto nella frase: “don’t be fooled into thinking that a small group of friends cannot change the world.”

10) Hello Tyrannosaurus, Meet Tyrannicide
Allora, metaforicamente parlando il tirannosauro è l’uomo bloccato con le sue convenzioni secondo cui la violenza e il lavoro sulla mente delle masse e è la soluzione migliore per creare un mondo perfetto. Una Tirannide. Ma questi uomini così tanto smart devono aver dato poche occhiate ai libri di storia secondo gli Enter Shikari per non capire che EMPIRES ALWAYS FALL!

11) Constellations
è un bel viaggio nello spazio di 5 minuti che porta alla conclusione di un album davvero geniale e azzeccato, con un forte messaggio al suo interno. Gli Enter Shikari sono un gruppo dalle mille sfaccettature, da cui potersi aspettare di tutto. E con A Flash Flood Of Colour hanno fatto centro.

Seems Legit. – Christmas by Hawk Nelson

Di Elisa Susini

Quest’anno siamo stati invasi da questi Christmas-Holiday Ep e io sono qui a parlarvi del più bello di tutti: Christmas degli Hawk Nelson.
Il punto di forza di questa band è la loro energia e la voce del cantante, Jason Dunn, due caratteristiche che riescono a rendere fantastiche anche le canzoni più smielate e da “Jesus freaks” mai scritte.
Questo Ep è una raccolta di canzoni natalizie, pagane e non, alcune abbastanza sconosciute al popolino.

La prima traccia è una mix fra Hark The Herald Angels Sing e O Come All Ye Faithful, quest’ultima a noi più nota col nome Adeste Fideles, ma il Jason è troppo poco indie per cantarla in latino.
E’ un bel mix, veloce, che ti mette tanta voglia di cantare, c’è un assolo di chitarra che separa la prima canzone dalla seconda, meno veloce ma non meno d’impatto. Poi con questa potete sorprendere tutti i presenti alla messa di mezza notte con la vostra conoscenza dell’inglese.

The Wassail: è una tipica canzone alla Hawk Nelson (o anche alla Dunn Boys volendo). E’ dedicata all’anno nuovo e lo si può notare anche da quante volte viene ripetuto Happy New Year durante tutto il brano.
Per chi non lo sapesse, Wassail è un termine inglese un po’ più arcaico per dire “brindisi”.
cheeeeers! Non esagerate però con gli alcolici, o dopo le feste avrete tanti peccati da confessare.

Up on The Housetop: è un’allegra canzone che non conoscevo ma che racconta le avventure di Babbo Natale fra un tetto e l’altro e le sue peripezie nell’infilarsi nei camini per portare i regali ai giuovincelli. I due giuovincelli di questa canzone sono Will e Nell che come regalo ricevono due bambole, una che ride e una che piange, più un set di martelli e chiodi. Il tutto accompagnato da degli OH OH OH molto accattivanti.
E’ davvero un burlone questo Babbo Natale a volte!

The Holly and the Ivy. Siamo arrivati alla canzone più heartbreaking dell’EP. Holly e Ivy però non sono due amiche tradite dai ragazzi che cercano la luce in Jesus. Holly è l’agrifoglio, Ivy è l’edera, sono entrambi due simboli natalizi e come  nascono e crescono queste due piante, lo stesso accade allo sweet Jesus Christ. Questo è il senso generale della canzone diciamo.

Joy to the World: E’ il canto dell’arrivo del messia. Lo scopo di questa cover ironica sarebbe quello di farci ridere ascoltando queste voci a cappella che si sovrastano tutte autotunate e possiamo dire che gli Hawk Nelson sono riusciti nel loro intento, soprattutto verso la fine della canzone quando Jason comincia a urlare..e chi lo ripiglia più? ad un certo punto ci sembra addirittura di essere dentro la sua gola, il che è anche allettante se si hanno delle cuffie nelle orecchie, ma purtroppo la canzone poi finisce subito.

I Saw Three Ships: Altra canzone uptempo, fast and fun. E’ un canto inglese che narra le vicissitudini di 3 navi nel giorno di Natale veleggiano verso Betlemme, Il che è anche interessante visto che a Batlemme il mare non c’è. Mi sto scervellando sul contenuto allegoristico di questa canzone, e potrebbe essere una metafora del viaggio dei re magi, perchè anche loro 3 partono il giorno di natale ma essendo a piedi e carichi di roba non ce la fanno ad arrivare in tempo al party. Non so cos’altro ipotizzare, ma quello che so è che è davvero una gran bella canzone!

Silent Night: E’ difficile aggiungere qualcosa di originale e personale ad una canzone così già trita e ritrita. Ormai tutti l’hanno cantata ma i nostri amici Hawk nelson riescono a renderla propria, e proprio con Silent Night concludono un ottimo lavoro.

Veloce e divertente in pieno stile Hawk Nelson. Queste 7 canzoni da quanto sono belle ti fanno volare il tempo e venire voglia di Natale più di tutte le pubblicità dei panettoni messe insieme.

La moda degli holiday EP non risparmia nessuno – What Money Can’t Buy by The Summer Set

Di Chiara Cislaghi

Oggi, oltre ad essere il compleanno di mia mamma (auguri mamma!), è uscito l’ep natalizio dei Summer Set. No non è il solito rifacimento di “Jingle Bells” e “Santa Claus is coming to town” e nonc is ono fastidiosi scampanellii a caso ogni 3 secondi; ma bensì sono 3 canzoni scritte da loro. Suggerirei di andare a prenderlo perché potete dare quello che vi pare (dai 2$ in su) e tutto quello che ci guadagnano va a Toys For Tots, che è un’associazione americana per i bambini (da quello che intuisco dal nome) quindi fate le brave persone su! Bene ma direi di tornare a noi..prima di fare la recensione track by track voglio divagare sulla copertina perché non ho niente di meglio da fare al momento (in verità dovrei fare 84757348857685 cose ma chissenefrega). Allora ieri lo Stephen ha scritto quanto segue:
“A few weeks ago, when we were in the studio tracking the songs for this release, John and I got to talking about what we were gonna put on the cover. He casually asked “do you have any cool photos saved on your computer?” I said “maybe,” so I started browsing through my albums. I had a bunch of photos I took two years ago on tour of a bad snowstorm we ran into somewhere in Montana and this being a holiday release, I was naturally drawn to these snow covered photos. I was showing John a picture of a lone pine tree covered in snow, when he saw another photo a couple shots down. He asked me what it was, and honestly, I had no idea, so I enlarged the image to check it out. It turned out to be a picture I took a few years back on the streets of Seattle with my girlfriend at that time. I think we were trying to get a full body shot of us, faces and all, but instead it turned out like this. It’s really kind of obscure, you can see the streetlights, the faint outline of cars, and the blur of our legs. For some reason we were drawn to it, it just seemed to work, so we went with it.I remember the night that photo was taken, that feeling of being loved, it’s something money can’t buy. Thinking about it now, that photo fits the title perfectly.”
Ecco qua la copertina (KHELLY METTICI LA COPERTINA CHE TI MANDO) che è tipo bellissima *-*
Bene eccoci alla recensione track by track..3..2..1..go! (??)
L’ep si apre con “Something ‘bout this time of year”, canzone in stile Summer Set, denominato da qualcuno Arizona Lovecore (o forse me lo sono inventata io adesso perchè il mio cervello gioca brutti scherzi). In quanto al testo parla del periodo natalizio, di ricordi legati a questo periodo dell’anno che sono “everything that money could never buy”..tipo che non so cos’altro scrivere perché ve la dovete ascoltare assolutamente!
Si prosegue poi con “Love on our side”, canzone già inclusa nell’ep “Meet me on the left coast” con il titolo “Love on our mind”. E’ una canzone della serie “I’m coming home for the holidays” infatti inizia dicendo “I wake up Six o’clock in the morning and I hit the road..I’m coming home for the holidays..fourty eight states can’t stop me, can’t stop me” e nel chorus c’è un “merry christmas”. Prosegue poi nello stile “All I want for christmas is you”, infatti dice “put a cactus wrapped with lights in her front door I could be,on her christmas list If she’d wish for me (under the tree) when she wakes in the morning”. E poi si termina con “I won’t be alone I’ve got love on my side (Merry Christmas) You won’t be alone you’ve got love on your side”.
Terza e ultima canzone è “Old Mexico” ed è anche la mia preferita. Ci hanno anche fatto un lyrics video con le parole scritte dallo Stephen (ecco il link http://www.youtube.com/watch?v=rDpKf5wiadU ). E’ tipo la canzone natalizia più bella di tutti i tempi (addirittura più bella della cover di “All I want for christmas is you” fatta dagli Zebrahead). E’ una sorta di canzone love love ma anche xmas xmas, infatti inizia dicendo cose tipo “Girl, I don’t have a lot of money you see/sure I play a little guitar, but I barely sing/the one thing I wish this christmas eve/is you’d fall in love with me/girl, I’m no coffee shop poet at all/I wrote you that note on a napkin, you still haven’t call/so pack up your bags and I’ll grab the keys/come run away with me” e prosegue poi facendo intendere che lui farà qualsiasi cosa per lei “If you want snow, I’ll make snow,block the sun, stop the desert from drying”. Ad un certo punto poi arriva una fanciulla a cantare (la quale è un’amica del John) e risponde a quello che il Brian ha detto all’inizio “Boy, I don’t need a lot of money you see/you know your old beat up guitar is my favorite thing about you I want you, all your terrible things I want you this christmas eve”.

E con questa canzone si conclude l’ep e la mia recensione.
Se volete ascoltare/comprare l’ep andate tutti qui www.thesummersetband.bandcamp.com