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All we need is a little punk rock’n’roll – Street Dogs 11-08-11 Musica W Festival Castellina M.ma

 Di Elisa Susini

 TADAN! E’ l’11 agosto e ci sono gli   Street Dogs, gruppo il cui cantante, Mike McColgan è l’ex former singer dei Dropkick Murphys. Tanta roba per un paesino in cima ad una collinetta toscana dove con musica intendono canti medievali che inneggiano al vino e alle latrine. No jokes. O jox, come dice il mio amico di Los Angeles. Ma gli Street Dogs son odi BOSTONMASSACHUSSETTS tuttoattaccato come hanno tenuto a ribadire per tutta la serata.
Il gruppo che ha aperto non ho visto perchè ero impegnata a parcheggiare in un campo in discesa adibito a parcheggio, poi ha suonato la Ghenga del Fil di Ferro, che ho rivisto per la centesima volta, e sono sempre bravi, e chiudono sempre con You’ll never walk alone, e ti fanno sempre sentire un punk di vecchia data.
Dopodichè è stato il turno dei Barbarian Pipe Band coi loro canti medievali sulle latrine ecc ecc.
Gli Street Dogs hanno iniziato a suonare a mezzanotte e hanno tirato il concerto fino all’una e mezza.
Opening song: uno dei loro inni, Punk Rock and Roll, seconda canzone: Rattle and Roll, un altro loro inno, e come terza canzone Not Without a Purpose, che quello è un loro inno per me, quindi se li sono bruciati tutti subito.
Io ero lì in mezzo al pogo coi bimbi di Rosignano e Edo bello brillo. La venue era una specie di anfiteatro e c’erano le Bea e la Eli che mi badavano dall’alto delle scalinate.
Mike ad un certo punto ha preso gusto a buttarsi sulla gente, e poi dirigeva diversi circle pit, che facevano molto brutal.
Poi quelli della sicurezza sono stati stronzi perchè non hanno fatto salire il pubblico sul palco durante le canzoni più folkeggianti, nonostante l’esplicita richiesta della band. Ma qui non siamo all’Alcatraz – qualcuno ha urlato. No, siamo soltanto un po’ di persone sotto un palco in un posto sperduto.
Comunque è stato un bel concertone, la voce di Mike dal vivo è tipo quella del cd, e questa capacità l’ho sempre apprezzata. Infatti sono miss coerenza e il mio gruppo preferito sono i blink-182.
Nell’angolo cover hanno fatto Dirty Old Town e durante il momento Joe Strummer, con Redemption Song e The Guns of Brixton, la Bea e la Eli, per la prima volta durante un punk rock show, sono scese in mezzo al casino adducendo come giustifiicazione il fatto che il pogo fosse democratico. Infatti, una volta tornata acasa, mi sono accorta che il pogo è stato democratico davvero perchè ero riuscita a fare diverse foto decenti.
Ma l’oretta e mezza è passata alla svelta come sempre. C’era un pelato che era venuto dal Belgio per loro e piangeva. C’erano dei vecchi che ballavano a suon di punk rock and roll. C’era anche che alla fine del concerto mi sono presa Mike da una parte, gli ho fatto i complimenti dovuti e gli ho chiesto se era contento della vittoria dei Bruins parlando velocissimamente senza lasciargli il tempo di rispondere perchè temevo che una volta che avessi smesso di parlare mi avrebbe detto Go Canucks! Invece mi ha abbracciata ed è stato uno dei momenti più vicini a quello di bere dalla Stanley Cup, o di lavarla.
Poi niente, a inizio serata avevo visto una bella maglia dei Cure, ma alla fine concerto le bancarelle erano chiuse. E questo dolore me lo porterò dietro fino alla prossima edizione del festival Musica Wiva. Perchè sì, era una festival, e sì, è wiva con la w.

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I festival in Italia sono sempre i più brutti – Sonisphere day II

 Di Lorenzo De Carolis

(Foto di Flora Mocerino)

La tappa italiana del famoso festival Sonisphere 2011 si ha avuto luogo ad Imola.

(Se ci sarà una prossima edizione in quello stesso posto, consigliamo di munirsi di crema solare)

Il prezzo del biglietto era intorno agli 85 euro, che però, posso dire siano stati spesi benissimo.
La seconda giornata è iniziata con i Rival Sons, che con la loro musica hanno aperto davvero bene le danze (un tizio sotto un loro video su you tube scrisse che loro sarebbero il risultato di una notte di sesso tra wolfmother e led zeppelin -Jimmy-). Subito dopo ecco apparire i The Kids In Glass Houses, gruppo alternative rock/powerpunk che è riuscito ad incantare il pubblico con musica molto piacevole e coinvolgendo durante le canzoni, quasi ai livelli degli headliner della serata a parer mio. Dopo di loro un altro grande gruppo, i Damned Things, gruppo formato da ex membri di Fall Out Boy e Antrax, che hanno reso molto divertente la situazione, e spinto anche loro con grinta il pubblico. Seguono i The Dwarves che hanno portato da Chicago ad Imola la loro musica particolare molto vecchio stile, e il cantante si è esibito in uno stage diving prima di lasciare palco tra le grinfie del gruppo successivo (A me non è piaciuto il loro stile, ma ad altre persone sì ).
Dopo di loro i Funeral For A Friend, primo tra i gruppi attesissimi ad esibirsi. Con il loro pseudo-metal hanno reso la situazione esaltante, con grinta stratosferica hanno richiamato un pogo (all’ una e mezza del pomeriggio) al quale posso dire di essere stato presente e sopravvissuto.

I Kyuss Lives, sono gruppo non degno di nota non avendo trascinato il pubblico – almeno hanno dato un pretesto per riposare -Jimmy- – .

Il sole è ancora piuttosto alto nel cielo quando arrivano i Guano Apes ad iniziare la parte più importante del concerto. Pieni di energia, e molto divertenti, non deludono il loro vasto pubblico. Dopo di loro, i The Cult più che suonare sembrava distribuissero acqua, con oltre 2 pacchi di bottiglie lanciate. Non si meritano nessun altro commento , quindi inizierei a parlarvi del vero e proprio spettacolo con i Sum 41, che hanno portato i fan ad impazzire letteralmente. Uniche due pecche: la tracklist ancora poco rinnovata e i troppi errori con la voce di Deryck, soprattutto nel finale (lo dico a mio malgrado, in quanto suo fan sfegatato). Dopo di loro i My Chemical Romance, gruppo che non amo troppo, oltre qualche loro canzone. Nonostante stessero suonando piuttosto bene, alcuni fan dei Linkin Park con poco spirito gruppo hanno iniziato a tirar loro bottiglie, offenderli e gridare a gran voce per i Linkin Park. A quel punto, il frontman Gerard Way e compagni hanno deciso di abbandonare il palco (deludendo così moltissimi fans. In Italia ci facciamo sempre riconoscere, il rispetto degli altri è il nostro miglior pregio! – Jimmy-).

I Linkin Park, invece, hanno mantenuto le aspettative, con un grande schermo dietro di loro come scenografia e facendo completamente esplodere il Sonisphere con la loro musica ed il loro stile caratteristico. Veramente da 10.

L’ unica nota dolente sono stati i prezzi dei gadget e t-shirt, esagerati ad ogni evento. Si poteva scegliere però di aquistarli subito fuori uguali ma non originali a cifre stracciate (non fate mai una cosa del genere per l’amor del cielo, fareste un torto ai poveri merch guys! – Jimmy-).
Tirando le somme, si è trattato di un concerto favoloso, e se verrà rifatto lo consiglio a tutti quanti, perché, nonostante il prezzo – che ha smorzato molto i partecipanti – ne è valsa la pena.