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Facciamo domande ai musicisti e loro ci rispondono

“Non siamo così intelligenti da creare un concept album, ma in Skinny Dipping tutto è collegato” – Interview with Stand Atlantic

Photo by brandonlung

di Martina Pedretti

**English version available HERE.**

Il tour europeo degli State Champs con Seaway, Stand Atlantic e Woes non ha toccato l’Italia, così ci siamo messi in moto per andarli a trovare a Monaco di Baviera. In occasione della data, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bonnie degli Stand Atlantic, il cui primo disco Skinny Dipping è appena uscito per Hopeless Records.

Ci eravamo lasciati a Milano, in occasione del concerto della band australiana insieme ai ROAM. Ai tempi, gli Stand Atlantic avevano fatto uscire solo un EP, Sidewinder, e non erano ancora nel roster Hopeless Records.

L’anno scorso eravamo a Milano, voi avevate solo un EP fuori e invece adesso siate sotto Hopeless e avete un nuovo album. Le cose sono cambiate parecchio!

Bonnie: Sono decisamente cambiate!

E in che modo sono diverse le cose? Vi ha aiutato dal punto di vista artistico lavorare con Hopeless? Perché lavorare con un’etichetta così grossa vi ha ovviamente aperto tante strade, fatto incontrare nuove persone e avere un budget del tutto maggiore.

B: Penso che abbia aiutato molto, sicuramente abbiamo molta più libertà, ma abbiamo deciso di lavorare con lo stesso producer e lo stesso team che avevamo prima. Se avessimo scelto diversamente avremmo avuto la libertà e il budget per scegliere qualcos’altro. Abbiamo semplicemente preferito lavorare con qualcuno che conoscevamo già. È una bella sensazione sapere che ora abbiamo la possibilità di fare determinate cose come fare un tour negli USA, che per noi costa veramente tantissimo, venendo dall’Australia.

Parliamo un po’ del processo creativo dell’album. Lo avete scritto in tour o avete preso del tempo da soli in un luogo isolato per farlo nascere?

B: Non scriviamo molto in tour, non abbiamo troppo tempo e non si ha mai il giusto mindset, ma ogni tanto mi appunto qualche stralcio di testo qua e là. La gran parte dei nostri lyrics nascono in momenti di pausa, quando siamo a casa, perché così ci può sedere nella propria stanza e scrivere per un giorno intero. Per quanto riguarda l’album, abbiamo creato qualcosina insieme, fatto delle demo poi siamo andati dal nostro producer che ci ha anche aiutato a scrivere. Tutto è stato fatto in tre settimane e sono stati giorni davvero intensi, sembrava un centro di allenamento intensivo. Stavamo svegli tutto il giorno e tutta la notte scrivendo e alla fine abbiamo tirato fuori 15 canzoni. Poi siamo andati allo Slam Dunk con una canzone in più, Burn In The Afterthought, e l’abbiamo suonata. Tornati a casa abbiamo scritto Lavander Bones, il nostro primo singolo che tutti consideriamo il brano migliore di Skinny Dipping. Sono state settimane strane e intense, decisamente intense.

E ai fan è piaciuto davvero tanto!

B: Sì infatti! Può essere spaventoso quando devi fare uscire un album, un sacco di band aspettano tantissimo e lo pubblicano tipo sei mesi dopo averlo creato. per noi invece è stata una cosa velocissima. Lo abbiamo pubblicato in tempi stretti e penso sia stata la nostra fortuna: non abbiamo avuto il tempo di pensarci due volte. Abbiamo detto: “Ok, è fatta, lanciamoci”, quindi vedere che alle persone è piaciuto molto è una soddisfazione enorme.

Qual è il significato dietro un titolo con un così forte doppio senso?

B: Penso che rifletta al meglio i temi trattati nel disco, in particolare i due principali sono la vulnerabilità e la libertà. Penso che il termine Skinny Dipping li includa entrambi alal perfezione. Uno non può esistere senza l’altro. Lo so che è un titolo strano, e non sapevo se le persone avrebbero capito il vibe che volevo trasmettere. Ora che l’album è fuori e le canzoni sono terminate posso dire che è perfetto. Alla fine poi avere un titolo strano fa incuriosire le persone, pensano che sia strano e per questo gli danno una chance. Quindi sì, ha un significato più profondo, non si tratta solo di nuotare nudi, ecco.

Penso che funzioni bene considerando l’artwork, il titolo e le canzoni. Tutto è collegato.

B: Ah sì? Perché alla fine non siamo così intelligenti da creare un concept album, ma in Skinny Dipping tutto è collegato e coeso.

Scegli una traccia da Skinny Dipping e descrivila in tre parole.

B: Bullfrog. Irriverente, veloce e singalong??? Che brutta parola.

Skinny Dipping ha un featuring, Clay insieme a Hannah Greenword dei Creeper, ho letto che vi siete conosciuti allo Slam Dunk, ma com’è nata questa collaborazione?

B: È successo così, non ci siamo mai messi d’accordo pensando una parte specifica per qualcuno in particolare. Abbiamo solo pensato fosse carino inserire qualcuno di esterno nel disco. Volevamo fosse genuino e Clay era la canzone perfetta. Hannah è stata la scelta perfetta, siamo amici e tutto alla fine è andato bene.

L’ultima volta abbiamo parlato di quanto vi sentiste ispirati da John Floreani e dal successo dei Trophy Eyes, com’è stato fare il tour con loro?

B: È stato incredibile, sono dei ragazzi gentilissimi. Come band siamo dei super fan dei Trophy Eyes, ma loro fanno festa decisamente troppo per i nostri standard. Non riuscivamo a stargli dietro! Sono persone carinissime e suoneremo ancora con loro allo Unify Festival in Australia.

Andando in tour negli Stati Uniti con tanti dei del pop punk moderno, avete dovuto affrontare un rito di passaggio? Abbiamo visto qualcosa dalle vostre storie Instagram ma vorremmo sapere di più…

B: Penso che quello che avete visto sia stata proprio la nostra iniziazione. Eravamo a Nashville e io avevo già bevuto qualche drink, quando all’improvviso arrivano i ragazzi e dicono: “Chi vuole andare dal parrucchiere?” e io non capivo. Mi vogliono davvero tagliare i capelli? Perché io non voglio. Mi hanno bendata e portata in giro su una sedia, ero arrabbiatissima ma poi è successo. Mi hanno fatto inclinare la testa, poi hanno iniziato a versarmi cicchetti su cicchetti in bocca. Il giorno dopo è stato un incubo. Mi raccontavano storie che non ricordavo, avevo lividi ovunque e un sacco di foto sfocate sul telefono.

Avete pubblicato l’album anche in formato vinile, con alcune varianti di colore: siete voi a sceglierli? E credi che creare questa sorta di “collezionali tutti” possa aiutare a riportare la musica in formato fisico alla sua gloria di un tempo?

B: Sì i colori li abbiamo scelti noi. Penso che un sacco di persone di questi tempi comprino i vinili per via dei colori e delle edizioni limitate. Proprio come i Funko Pop, inizi a collezionarli e poi non finisci più!

**ENGLISH VERSION**

We left off in Milan, when the band played a show opening for ROAM. Back then, Stand Atlantic released just an EP, Sidewinder, and was not a part of the Hopeless Records roster.

We actually met last year in Milan, your EP Sidewinder just came out, and it seems like ages ago. You are now signed with Hopeless records and you just released your first album. Things have changed quite a lot.

B: They definetely have!!

How are things different now that you are a part of the Hopeless team? Has it helped you artistically and creatively speaking?

B: Yeah I think it helped, we probably have more freedom but we stuck with the same producer and the same team we had before. But if we had chosen not to do that we had the freedom and the finances to choose something else. We just preferred to work with someone who we already trusted. It’s a nice feeling knowing that now we are able to do certain things such as touring in the US which is a really expensive experience for us, coming from Australia.

Tell me something about the creative process of the record. Did you write it on tour or did you actually go somewhere isolated just to get it done?

B: We don’t really write while on tour, we don’t really have time and we’re never in the right headspace, but I would write lyrics now and then. Most of our lyrics happen downtime, at home, cause that way you can just sit in your room and write down for a whole day. In terms of the album we had little bits that we done when we got together and made a bunch of demos. Then we went to our producer, who also helped us writing, and it was done in three weeks and they were very intense weeks, it was like Brut Camp. We were up all night and all day writing and we ended up having about 15 songs, then we went to Slam Dunk with an additional song, Burn In The Afterthought, played that, went back home and actually we wrote Lavander Bones back then. That was our first single and I think collectively it’s our favourite song off the album. It was a weird process, very intense, sort of disjointed, but intense.

And the response from the fans was amazing!

B: Yeah! It’s been really good. It’s scary when you have an album, like a lot of bands hold on to the album for so long and it gets released like 6 months later, I think for us the turnaround was that it was quick. We realeased it in a certain time and we didn’t had the chance to second guess it. We were like “Alright  it’s done, let’s do it”, so to have people receiving it very well it’s super rewarding.

What’s the story behind such a double meaning title?

B: I think it reflects some themes that appear throughout the album and the two main ones are “vulnerability” and “freedom”. And I think that the term Skinny Dipping includes them both really well. You can’t have one without the other. I know it’s a weird title, and I didn’t know if it really would have worked out with the vibe I was going for, but now that we developed the concept more with the songs, it’s perfect. Also having a weird title makes people more intrigued, like “that’s weird but I’m gonna give it a go”. So yeah it has a deeper meaning, it’s not just “yay swimming naked!”

I think it does work a lot because the artwork, the title and the songs are all linked together.

B: You do? Because of course we are not smart enough to do a concept album, but it does have some sort of concept and it’s all linked and cohesive.

Choose a track from the records and describe it in just three words.

B: Bullfrog. Salty, fast paced and singalong?? I don’t know, that’s the worst word.

On this records there’s a featuring with Hannah Greenword from Creeper, on the song Clay. I heard you met at Slam Dunk, but how did this collab came about?

B: It happened just like that, we never set out to write a certain part for someone to feature on, we just thought that it would have been cool. But we wanted it to be genuine and I thought Clay was the best song to have a guest on it. She was the best choice, we are friends and it all worked out good.

Last time we talked about how much you looked up to John Floreani, so how was touring with Trophy Eyes?

B: It was so sick, they are the nicest guys. We as a band are big fans of Trophy Eyes, but they party very very hard, we could not keep up with them! They are lovely people and we are playing with them again at Unify in Australia.

Touring with so many pop punk gods was there a gang initiation you had to pass in order to be one of them? Because we saw something on your Instagram stories but we want to know more…

B: I feel like that was a sort of initiation yeah! The thing you saw was in Nashville, I already had a couple of drinks and all of a sudden the guys come in and say “Who wants to go to the barber shop?” and I don’t understand, are they actually going to get my head shaved? They blindefolded me, wheeled me out on a chair while I was so angry, but then they tilted my head back and just poured spirits in my mouth. The next day was a nightmare and they told me stories I didn’t remember, I had bruises all over my body and there were a lot of blurry pictures on my phone.

You realeased Skinny Dipping on different vinyl variants, did you choose the colors? Do you think that colored vinyl is brining physical music back to its glory?

B: Yeah we did choose the colors. I think a lot of people buy vinyl records these days because of the variants and limited editions that bands release. Just like Funko Pops, you start collecting and you never stop!

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“Dobbiamo capire qual è il nostro posto.” – Interview with Jule Vera

di Alessandro Mainini

**English version available HERE.**

In uno dei tanti tour bellissimi che attraversano l’Europa senza ovviamente toccare l’Italia, quest’autunno ha portato nel Vecchio Continente gli Our Last Night, accompagnati da ospiti d’eccezione come gli Hands Like Houses, gli Hawthorne Heights e i giovanissimi Jule Vera.

Un agile Flixbus Lampugnano-Praga, e in sole 14 ore mi ritrovo nella capitale della Cechia per assistere al concerto sold out presso il Lucerna Music Bar e fare quattro chiacchiere con Ansley (voce) e Jake (chitarra) dei Jule Vera, che oltre a essere compagni di band sono anche da pochi mesi marito e moglie. L’album d’esordio, Waiting on the Sun, è stato una delle sorprese pop rock del 2017, e a questi quattro ragazzi americani non serve altro che trovare la propria collocazione per sfondare, come ci spiegano nel corso dell’intervista.

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“Umanimal” by Mr Everett: la recensione e un’intervista alla band

di Alice Filippi

Umanimal è il primo lavoro ufficiale dei Mr Everett, nati a Bologna nel 2015, che più che una band si definiscono un progetto multisensoriale, affiancando alla musica forti componenti visive e percettive. Il disco è concettualmente diviso in due parti distinte ma intrecciate tra loro. Concept di base è la storia di Rupert, un cyborg che si risveglia senza memoria in una giungla e che sarà aiutato dai tre umanimal, Mr Fox, Mr Owl e Mr Bear, a ritrovare coscienza di sé, ricostruirsi e tornare a casa.

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“Un limone duro tra Paolo Conte e Morrissey.” – Intervista ai Lapingra

di Alice Filippi

Nek, il batterista dei Radiohead scazzato per dei mandarini, e un limone tra Paolo Conte e Morrissey. Il concept del nuovo singolo dei Pop X? No, semplicemente alcune delle parole chiave uscite durante la nostra chiacchierata via mail con i Lapingra, duo indie/pop molisano.

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“Non mi interessa avere rimpianti.” – Interview with The Winter Passing

di Alessandro Mainini

**English version available HERE.**

Ci siamo rincontrati a Wiener Neustadt, una cittadina di scarso interesse turistico a una sessantina di kilometri da Vienna. Al Triebwerk, una sorta di centro sociale versione austriaca (con tanto di problemi con la giunta comunale che li vuole sgomberare), oltre a me c’era giusto una manciata di avventurosi spettatori locali, ma i The Winter Passing da Roscrea, profonda campagna irlandese, hanno suonato divertendosi e divertendo noi che li ascoltavamo. Dopo la nostra intervista del 2016, era d’obbligo fare una nuova chiacchierata per fare il punto della situazione con Rob (voce e basso), Kate (voce e tastiera), Colly (chitarra) e Kev (batteria).

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Dal Midwest Emo al Parking Emo. Intervista ai Majno

di Alessandro Mainini

A proposito della nuova fioritura dello screamo/post-hardcore di cui si era parlato qualche tempo fa su queste pagine (web), una neonata etichetta, Non ti seguo Records, sta dando linfa vitale al genere, pubblicando in breve tempo l’EP dei Wasa e ora il primo disco dei Majno da Milano, intitolato Calcoli.

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