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Ci piace la musica pop punk quindi fondamentalmente parleremo di questo. Vi consiglieremo tanta musica bella da ascoltare, scriveremo recensioni di dischi e concerti e se qualcuno ci vuole bene potremmo anche postare delle simpatiche interviste. Ci interessano tantissimo i gruppi emergenti della scena italiana, quindi se ne avete uno non cercate di nascondercelo! Se volete condividere le vostre opinioni sui gruppi che ascoltate e sui concerti a cui andate vi basta mandarci le vostre pseudo-recensioni via e-mail. Se volete insultarci vi basta mandarci una mail. Se volete regalarmi qualcosa tipo accrediti per i concerti, qualche diecimila euro, dei gioelli preziosi, degli unicorni o dei biscottini basta sempre mandare la mail.

MEGAMETAL – Cynic @ Rock n Roll Arena Romagnano Sesia 10-12-11

Che belli i Cynic, evviva.
Che bella la Rock’n’roll arena di Romagnano Sesia, evviva.
Che bello fare il pizzaboy che mi da tanti soldi da spendere, evviva.
NOTA PRELIMINARE: ho una memoria un po’ così, i pezzi suonati potrebbero non essere in ordine cronologico… un po’ mi aiuto con la scaletta, dai.
Quello che è successo sabato 10 dicembre più o meno è:
finisco di portare cibo alla gente affamata (sono tipo un salvatore, diciamo), vado alla casa, mangio velocissimo il risotto con lo zafferano della mamma (megabuono, ma un po’ freddo, eh) e mi faccio bello per Paul Masvidal e soci.
Partiamo e dopo un po’ di strada (tipo 50 min) arriviamo e… non c’è parcheggio, allora ce lo inventiamo su una piazzola, boh… occhei.
Entriamo e c’è Taffo che strappa i biglietti e gli do la droga, che fa bene.
Stanno suonano i “Chimp Spanner”, gruppo Djent del quale sentiamo una canzone e mezza…
Nel cambio andiamo a vedere il merch e ci sono delle pelli colorate da Paul e autografate dalla band che costano 40 neuri (STAMMINCHIA) e penso “che rabbini!”.
Avvicinandoci, notiamo un cartello con scritta una roba tipo “supportateci nel nostro tour” o una cosa così… allora il pensiero cambia in “aw! che ciciolini!” e partono 40 euro (ma 20 me li paga Jimmy perchè a natale siamo tutti più buoni).
Ci avviciniamo al palco e incontriamo due genovesi (di quelli non alluvionati) e diciamo loro “CIAO!” e loro “CIAO!”, che bello!
Passa circa un quarto d’ora durante il quale c’è il cambio palco e riempiamo questo tempo dicendo solo cazzate, YE.
Poi…
ENTRANO I CYNIC, e sento qualcosa dentro ai pantaloni che tira…

NOTA: Paul Masvidal (cantante/chitarrista/guida spirituale) secondo me è vestito come Pino Daniele, Sean Reinert (batterista/dio) ha le tette, Max Phelps (chitarrista/growl/seconde voci) secondo Jimmy è l’anello mancante e Brandon Giffin (bassista, ex de “the faceless”) sembra uno capitato lì per caso, tipo… MEGABELLO
Parte “Hyerogliph” seguita da “Admist the coals” dal loro ultimo EP “Carbon Based Anatomy”… poi Sean attacca con “Carbon based anatomy”, MEGAMEGAMEGASUPER!
Bello bello, il pubblico risponde bene, BRAVI.
La canzone successiva viene pescata da “Traced in air” (2008) e si tratta di “Evolutionary Sleeper”, terza traccia del loro secondo album.
Poi una botta al cuore: parte l’intro di “How could I”, ultima traccia di “Focus” (1993), il loro primo album, una perla nel mondo del metal… pensare che è stata composta 18 anni fa quando l’età media della band era di poco superiore ai 20 anni fa venir voglia di smettere di suonare a chi suona o di cominciare se non si suona, eh… e quì il caro Max esegue lo stupendo assolo finale con grande cura, come se fosse “suo”: BRAVO GIOVINCELLO
NOTA: Max Phelps è del 1988 ed ha un gruppo tutto suo di nome “EXIST” e dal loro sito potete scaricare l’EP “IN MIRRORS”->http://www.existband.com/
Poi si ritorna a “Traced in air” con “Adam’s murmur”, canzone preferita di Jimmy, che inizia con un riff di chitarra epico, ascoltatevela, fatevi del bene.
Si torna al 1993 con “Celestial Voyage”, si salta poi al 2011 con “Elves Beam Out” e ancora indietro al 2008 con “King Of Those Who Know” (con l’intro coi bambini! che in verità credo sia una voce femminile, tipo).
Ancora una canzone da Focus, la opener dell’album, ovvero “Veil of Maya” e poi un balzo (CHE BALZO!) al 2010 con “Wheels Within Wheels”, canzone presente nell’ EP “Re-traced”.
Poi un attimo di pausa durante il quale Paul introduce la prossima canzone, con un discorso che – da quello che ricordo – suggeriva di cercare di perdonare anche le persone che hanno fatto sbagli imperdonabili nonostante sia difficile (e poi altre parole complicatissime che non ho capito) NEANCHE IL PAPA FA ‘STI DISCORSI, VIVA PAUL MASVIDAL!
Paul suona una parte di “Integral” (da Re-Traced), prima che il giro sui toms di Sean dia l’inizio per “Integral Birth” (da “Traced in air”)… CHE-BELLO!
I quattro burloni suonano la magnifica “Box Up My Bones” (da Carbon-Based Anatomy, e a un certo punto le dite di Paul vanno velocissime!) prima di andarsene… ma la gente li chiama, li vuole, e allora tornano e…
partono le prime note di “TEXTURES” (da “Focus”) che… cioè… ecco… non so spiegare che bello che è sentire Textures, però quando la suonano la gente è felice e gli si vuole più bene, dai…inoltre Bradon si prende il suo spazio per l’assolo-> VOTO: 1000
NOTA:Quì c’è anche un video con un pezzo della canzone: http://www.youtube.com/watch?v=_5isw8R8nb0
Concludono il concerto con “The Space For This” (da Traced in air)… tristness, è finito…
Fortunatamente i Cynic sono delle brave persone e stanno in giro per l’Arena a parlare, fare foto e autografi…
Io ho una mole non indifferente di cosae da autografare e ne do un po’ a mio fratello e Sean gli dice tipo che deve essere matto per avere quelle cose (cd degli aeon spoke e human dei death)… solo che human l’ho preso da mariposa e quello degli aeon spoke da saturn, che matto!
Da Sean passiamo ai due nuovi, Max e Bradon, per far loro autografare “carbon based anatomy” e già che ci sono dico al Phelps che a Jimmy e a me piace un sacco la parte di “in mirrors” dove il testo recita tipo “a moment of extasy” e lui è tutto contento (aw! che patatone).
Poi gli chiedo se l’EP “in mirrors” si trova su cd fisico e lui mi dice di no (presammale), ma aggiunge che appena finiscono di registrare il full lenght forse forse stampano anche l’EP; Infine raggiungiamo Paul e gli chiedo di autgrafare tipo tutto… a metà del suo lavoro mi dice “all of this?” e io “yeah!”… ci mette un sacco perchè adesso fa una firma bella lunghissima!
Dopo aver terminato mi fa anche fare una foto con lui e dopo il mio “thanks!” lui mi dice “you’re welcome!” (…io mi aspettavo una risposta tipo “MEGAMUORI”, invece è sempre carino e gentile, aw!)
NOTA: “my brotha” è riuscito a rompere il cazzo ai tipi del palco e fare una foto con la batteria di Sean, ha preso la scaletta del concerto, l’ha fatta autografare ed ha fatto dire “BELLA ZIO!” a Paul Masvidal: CHE METAL.

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Gruppi emergenti che pogano nudi nel boschetto – Chump @ Food N Furious Gallarate 03-12-11

Di Michela Rognoni e Chiara Cislaghi

L’antefatto è che a volte elemosinando “mi piace” per vincere concorsi stupidi su facebook ci si imbatte in bassisti-cantanti biondi di gruppi emergenti molto interessanti.
Così mesi dopo ci ritroviamo on the road to Gallarate (addirittura fuori provincia!) per vedere come se la cavano questi Chump dal vivo.

Arrivate al locale secondo il navigatore, seguiamo il suono del soundcheck per trovare l’entrata del Food N Furious e ci ritroviamo in un freddo covo di vetro pieno di genitori e figli e di ragazzine urlanti  – visto che i componenti della band sono dei teen idols tipo Zac Efron.
Dopo aver pagato una Coca Cola e un’aranciata 10 euro, i Chump non salgono sul palco perché non c’è, però iniziano a suonare e noi iniziamo la recensione seguendo un ordine casuale dato che ROBEY LOW ha perso la scaletta. Dovrebbero aver aperto con “Spitting On Dead Bodys” – devo farlo notare l’errore di sintassi nel titolo? -, pezzo scritto da loro, come tutti del resto, a parte la cover di Holiday dei Green Day che secondo noi è risultata migliore rispetto all’originale visto che non nutriamo una grande simpatia verso i Green Day (idoli dell’adolescenza dei Chump). Comunque, il gruppo prosegue con “Mike’s Spikes Pt II” e noi ne approfittiamo per parlare del loro genere: questo gruppo ci piace particolarmente perché ci ricorda molto le bands pop punk early 2000 tipo i mest o i lit…fanno musica in modo semplice, senza pensare all’impatto sul pubblico in termini di tecnologia ed evitano gli effetti elettronici che vanno di moda di questi tempi. Solo strumenti e quattro ragazzi che li suonano.
Un pezzo che ci ha colpite particolarmente è “Jade”, una tipica canzoni pop punk dalla struttura “verse-chorus.-verse-chorus-bridge-chorus” dal testo un po’ sentimentale/adolescenziale dal gusto old school Blink 182. Ci teniamo a dire che il chitarrista ritmico/cantante ha avuto un culo pazzesco a trovare la ragazza di nome Giada (in inglese Jade) o non avrebbe potuto fare la rima. – informazione irrilevante – .

I Chump propongono anche ben due pezzi in italiano che straordinariamente non ricordano né i Finley né i Vanilla Sky – cosa positivissima – : “Il Vento Della Notte” e “Pogo Al Bosco”. Soffermiamoci a parlare della seconda: il bassista, in questo pezzo, si prende il microfono tutto per sé cantando dall’inizio alla fine (e non facendo solo i coretti e le seconde voci come nella maggior parte degli altri pezzi). Lui sostiene che il testo sia sensato – l’ha scritto lui, lo saprà – quello che noi siamo riuscite ha leggerci è una gran voglia di spensieratezza perché farsi paranoie inutili non è divertente, mentre pogare nudi nei boschi lo è eccome.

Come in tutti i migliori concerti c’è anche un momento acustico, dove Spalec (chitarra/ritmica e voce) dedica “Road To California” alla sua mamma. Nonostante tutte le imperfezioni, le steccate e l’acustica scarsa del locale, questo pezzo resta uno dei più belli della serata. Ci piacciono le cose strappalacrime, non sappiamo bene come descriverlo quindi vi dicamo che lo potete ascoltare con le vostre orecchie sulla BandPage dei Chump: https://www.facebook.com/pages/Chump/143054945739932?sk=app_178091127385
Un altro pezzo che potete sentire a questo indirizzo è “Jinx (I’m Sorry Fra)” che è, se così si può dire, la loro hit, il loro cavallo di battaglia (ha superato i 700 ascolti, correte a farli aumentare). Diciamo che rappresenta bene l’essenza della band: giovani con la passione per la musica la cui priorità è non prendersi troppo sul serio e divertirsi il più possibile.
Ad un certo punto sono stati costretti a tagliare la scaletta, risparmiandoci dal sentire un’altra cover dei Green Day. ma inducendoci a pensare “Oh mio Dio, chissà come sarebbero state le canzoni che hanno scelto di sacrificare!”. Cose poco simpatiche che succedono ai gruppi in apertura.
A breve dovrebbe uscire il loro disco, e noi saremo quì pronte a darvi la nostra opinione. Magari ci concederanno anche un’intervista e potremo scoprire qual è il loro segreto per avere dei capelli così morbidi!
Il finale di questa recensione è tutto dedicato ad Ulisse, la guest star della serata, senza di lui niente sarebbe stato lo stesso: Con i suoi colori e le sue 4 corde ha tenuto il ritmo per tutta la serata, preciso, come un orologio svizzero.

Componenti:

SPALEC / vocals & rythmic guitar
ROBYE LOW / vocals & bass
ALEX / lead guitar & chorus
SAURO / drums

Pagina Facebook di Ulisse: https://www.facebook.com/pages/ULISSE/194687457278362

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Chump/143054945739932

La moda degli holiday EP non risparmia nessuno – What Money Can’t Buy by The Summer Set

Di Chiara Cislaghi

Oggi, oltre ad essere il compleanno di mia mamma (auguri mamma!), è uscito l’ep natalizio dei Summer Set. No non è il solito rifacimento di “Jingle Bells” e “Santa Claus is coming to town” e nonc is ono fastidiosi scampanellii a caso ogni 3 secondi; ma bensì sono 3 canzoni scritte da loro. Suggerirei di andare a prenderlo perché potete dare quello che vi pare (dai 2$ in su) e tutto quello che ci guadagnano va a Toys For Tots, che è un’associazione americana per i bambini (da quello che intuisco dal nome) quindi fate le brave persone su! Bene ma direi di tornare a noi..prima di fare la recensione track by track voglio divagare sulla copertina perché non ho niente di meglio da fare al momento (in verità dovrei fare 84757348857685 cose ma chissenefrega). Allora ieri lo Stephen ha scritto quanto segue:
“A few weeks ago, when we were in the studio tracking the songs for this release, John and I got to talking about what we were gonna put on the cover. He casually asked “do you have any cool photos saved on your computer?” I said “maybe,” so I started browsing through my albums. I had a bunch of photos I took two years ago on tour of a bad snowstorm we ran into somewhere in Montana and this being a holiday release, I was naturally drawn to these snow covered photos. I was showing John a picture of a lone pine tree covered in snow, when he saw another photo a couple shots down. He asked me what it was, and honestly, I had no idea, so I enlarged the image to check it out. It turned out to be a picture I took a few years back on the streets of Seattle with my girlfriend at that time. I think we were trying to get a full body shot of us, faces and all, but instead it turned out like this. It’s really kind of obscure, you can see the streetlights, the faint outline of cars, and the blur of our legs. For some reason we were drawn to it, it just seemed to work, so we went with it.I remember the night that photo was taken, that feeling of being loved, it’s something money can’t buy. Thinking about it now, that photo fits the title perfectly.”
Ecco qua la copertina (KHELLY METTICI LA COPERTINA CHE TI MANDO) che è tipo bellissima *-*
Bene eccoci alla recensione track by track..3..2..1..go! (??)
L’ep si apre con “Something ‘bout this time of year”, canzone in stile Summer Set, denominato da qualcuno Arizona Lovecore (o forse me lo sono inventata io adesso perchè il mio cervello gioca brutti scherzi). In quanto al testo parla del periodo natalizio, di ricordi legati a questo periodo dell’anno che sono “everything that money could never buy”..tipo che non so cos’altro scrivere perché ve la dovete ascoltare assolutamente!
Si prosegue poi con “Love on our side”, canzone già inclusa nell’ep “Meet me on the left coast” con il titolo “Love on our mind”. E’ una canzone della serie “I’m coming home for the holidays” infatti inizia dicendo “I wake up Six o’clock in the morning and I hit the road..I’m coming home for the holidays..fourty eight states can’t stop me, can’t stop me” e nel chorus c’è un “merry christmas”. Prosegue poi nello stile “All I want for christmas is you”, infatti dice “put a cactus wrapped with lights in her front door I could be,on her christmas list If she’d wish for me (under the tree) when she wakes in the morning”. E poi si termina con “I won’t be alone I’ve got love on my side (Merry Christmas) You won’t be alone you’ve got love on your side”.
Terza e ultima canzone è “Old Mexico” ed è anche la mia preferita. Ci hanno anche fatto un lyrics video con le parole scritte dallo Stephen (ecco il link http://www.youtube.com/watch?v=rDpKf5wiadU ). E’ tipo la canzone natalizia più bella di tutti i tempi (addirittura più bella della cover di “All I want for christmas is you” fatta dagli Zebrahead). E’ una sorta di canzone love love ma anche xmas xmas, infatti inizia dicendo cose tipo “Girl, I don’t have a lot of money you see/sure I play a little guitar, but I barely sing/the one thing I wish this christmas eve/is you’d fall in love with me/girl, I’m no coffee shop poet at all/I wrote you that note on a napkin, you still haven’t call/so pack up your bags and I’ll grab the keys/come run away with me” e prosegue poi facendo intendere che lui farà qualsiasi cosa per lei “If you want snow, I’ll make snow,block the sun, stop the desert from drying”. Ad un certo punto poi arriva una fanciulla a cantare (la quale è un’amica del John) e risponde a quello che il Brian ha detto all’inizio “Boy, I don’t need a lot of money you see/you know your old beat up guitar is my favorite thing about you I want you, all your terrible things I want you this christmas eve”.

E con questa canzone si conclude l’ep e la mia recensione.
Se volete ascoltare/comprare l’ep andate tutti qui www.thesummersetband.bandcamp.com

Gente un sacco rrrrebel – Smash/Grab EP by Riverboat Gamblers

Di Elisa Susini

Ecco un EP che in realtà è uscito prima della nascita del blog, addirittura a luglio, ma dal momento che eravamo troppo presi dai nostri party, lo recensiamo solo adesso e facciamo finta che sia uscito adesso.
(solo per questa cosa si merita il dimenticatoio pur essendo un disco del 2011)
Smash/Grab è un EP molto garage punk’n’roll dei carissimi texani Riverboat Gamblers.
Continua a leggere Gente un sacco rrrrebel – Smash/Grab EP by Riverboat Gamblers

Bevo la Coca cola gusto Cherry perché me l’hanno detto gli Ataris – Live in LA/Hang Your Head In Hope by Kris Roe

Di Michela Rognoni

Un giorno, o per meglio dire, il 5 marzo 2009, prima di concludere il suo live acustico al Tambourine di Seregno, Kris Roe salutava la folla promettendo di tornare verso settembre/ottobre dello stesso anno con gli Ataris ed un nuovo album “The Graveyard of the Atlantic”.
Siamo a novembre. Del 2011. E quell’album ancora non esiste.
Esiste un vinile contenente 2 pezzi tra cui la title track. Esiste la title track. Ma ancora dell’album neanche l’ombra.
Kris Roe intanto ci tiene informati attraverso la pagina facebook ufficiale  e ci spiega i problemi che ci sono stati e i motivi per cui Graveyard of the Atlantics è ancora un album fantasma.
Questo non vi basta per riuscire a perdonarlo e a pazientare ancora un po’?

Allora forse vi basteranno le due raccolte acustiche fresche di pubblicazione, disponibili in formato digitale col metodo della donazione “pay what you want”:
L’EP “Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011”, e il full length “Hang Your Head In Hope” (disponibili su Bandcamp ).
Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011 contiene 6 tracce suonate dal vivo come si può intuire dal nome, nonostante questo il suono risulta pulito e piacevole (soprattutto senza coretti del pubblico in sottofondo). La voce è così naturale e genuina che si possono distinguere chiaramente gli sputacchi nel microfono.
L’album si apre con “The Graveyard Of The Atlantic”,la nuova canzone che ormai conoscono tutti, quella che, ai tempi della sua prima apparizione, ci aveva fatto pensare che Kris era in grado di rinnovarsi dopo ogni disco, di non scadere mai nel banale e di essere sempre un grande songwriter.

La voce graffiante riflette perfettamente il mood della canzone.
Il secondo pezzo è “Can’t Hardly Wait”, cover dei Replacements (uno dei gruppi preferiti di Kris)

Personalmente non conoscevo questa canzone prima di ascoltarne la cover. Non oso dire che sia meglio dell’originale, ma è comunque piacevole e ben eseguita.

Segue “My Hotel Year” canzone che non ho mai amato molto ma che acustica rende tantissimo. In questo pezzo in particolare si può notare quanto il vecchio frontman sia maturato vocalmente. Qui non c’è pressoché niente di modificato in studio quindi potete crederci!
”12-15-10” è un inedito che ci da un assaggio di quello che dovremmo aspettarci dal disco fantasma. Ed è un assaggio squisito. Al primo ascolto non fai altro che pensare:”non vedo l’ora di sentirla non-acustica”. Al secondo ascolto ti rendi conto di quanto sia stupendo il testo.
Inizia “Broken Promise Ring” e si sentono le urla di approvazione del pubblico di Los Angeles. La persona a cui è dedicata questa canzone non è la stessa per cui era stata scritta probabilmente. Se come me seguite gli ataris dall’alba dei tempi a questo punto vi scapperà una lacrima ripensando ai momenti a cui avete associato questo pezzo.
e le cose non migliorano scoprendo che l’ultimo pezzo dell’EP è la mega-hit “In This Diary” che rivisitata nel 2011 ci trova tutta la notte svegli a parlare ascoltando le canzoni dei Replacements e non delle canzoni anni 80, e saliremo su uno “shitty van” quando sarà tempo di andare. Kris ci assicura che il pubblico di Los Angeles canta molto bene, e ce lo farà sentire.

Being grown up isn’t half as fun as growing up.

Hang Your Head in Hope è registrato a Mesa in Arizona in una qualcosa di molto simile ad una camera da letto, con un solo microfono. Vintage. Per cui, se già il live suonava pulito e sincero, il full lenght lo è doppiamente.

La prima canzone è l’inedito di cui vi parlavo prima “12-15-10”. La voce meno “sputacchiosa” e più curata la fa apprezzare ancora di più e le urla strazianti di Kris ci fa rimpiangere i tempi di “End Is Forever”.
segue di nuovo la cover dei Replacements “Can’t Hardly Wait”. La differenza principale tra questo disco e l’EP è che qui il suono è più pieno e bilanciato. Ed a questo punto penso che mi farò una cultura sui Replacements perché mi sono innamorata di questo pezzo.

Anche “My Hotel Year” si ripete. Ed io non ho voglia di ripetermi. Comunque se proprio volete saperlo gli Ataris erano quello che nel 2006 avreste dovuto definire emo, non i My Chemical Romance con il loro trucco da zombie e i capelli davanti alla faccia. E’ tutta una questione di sentimentalismi.

“How I Spent My Summer Vacation” è stata una piacevole sorpresa. Esistevano già due versioni di questa canzone (quella di Let It Burn e quella di End Is Forever) e questa può essere considerata una terza versione visto che oramai, mentre il resto non è cambiato, lui è stato ”lost for 30 years”.
Questo pezzo comunque contiene alcune delle frasi più dolci e “tenerose” di tutti i tempi, oltre ad un’atmosfera nostalgica e un sound anni ’90.

Torniamo alle ripetizioni con “Graveyard Of The Atlantic” ma vabbè questa non potevano non metterla ovunque visto che è la cosa che somiglia di più ad un nuovo singolo. Ci terrei a citare una frase che mi ha colpito parecchio: “I am just a bit part on this movie of your life”…come prosegue dovrete scoprirlo da soli.
Si viaggia nel tempo con “Your Boyfriend Suck”. Quanto avrei voluto avere un amico come Kris, che mi mettesse in guardia in un certo momento della mia vita. Un po’ tutti l’avremmo voluto – anche i new found glory l’avrebbero voluto! –. La presenza di questa canzone in questo “simil-greatest hits” ci fa capire quanto a Kris piacciano le sue canzoni di “Blue Skies, Broken Hearts…Next 12 Exits”.
Si prosegue con “Eight of Nine”, canzone che non è mai stata molto meno acustica di così. Così profonda che riesce sempre, in un modo o nell’altro, ad emozionare. Le variazioni vocali nel pezzo rispetto alla versione di “So Long, Astoria” e la pronuncia più chiara delle parole rendono il tutto più coinvolgente.

Si ripresenta anche “Broken Promise Ring”, sinceramente mi sono un po’ rotta le balle di scrivere commenti diversi alle stesse canzoni, l’unica cosa che cambia dalla versione del cd sono gli “wooooo” e l’unica cosa che cambia rispetto all’EP (oltre alla qualità del suono) è un “dreaming” un po’ più lungo e l’assenza del pubblico che batte le mani a fine canzone.
”The Hero Dies In This One” è forse una delle canzoni con il testo più forte nell’intera discografia degli Ataris. Argomento che tocca un po’ tutti ad un certo punto della vita. “I’ll never be the same without you/I love you more than you will never know/…/we must go on/.
La voce di Kris era già ultra-emozionata nel live at the metro, ma in questo disco lo è mille volte di più, e le variazioni amplificano questa sensazione all’inverosimile.

Segue una versione velocissima di “All Souls Day”, pezzo che non ha mai avuto la visibilità che si merita. Questa versione mi esalta particolarmente per tutta l’energia che trasmette, e perché dopo “Welcome The Night” e tutti questi acustici non ero più abituata a pensare ad un Kris così aggressivo, sembra quasi spensierato (volevo scrivere leggero ma non mi sembra il caso).

Ritorna “In This Diary”, che se non lo sapevate ad un certo punto era in una pubblicità della Mulino Bianco o qualcosa del genere. Le canzoni ritornano quelle degli ‘80s e lo shitty van ritorna ad essere un bus.

Comunque fare i fuochi d’artificio nei parcheggi bevendo coca cola alla ciliegia continua ad essere nella mia “to-do-list”.
E’ venuto il momento della sorprendere cover di “Skulls” dei Misfits. Si fa addirittura fatica a capire che si tratta di quella canzone all’inizio. L’esecuzione è perfetta. Kris usa la voce in maniera diversa dal solito senza rinunciare però a mettere la sua firma, c’è qualcosa di strano ed estremamente piacevole in tutto questo.
L’esaltazione prosegue visto che la prossima canzone è “Unopened Letter To The World” (e io adoro Emily Dickinson). Non me la sento di cercare di descrivere a parole questa canzone, riuscirei solo a sminuirla e a rovinarla. Facciamo che la ascoltate e basta.
E’ arrivato il momento di chiudere, e quale modo migliore di chiudere esiste se non con “San Dimas High School Football Rules”?

La peculiarità di questa versione è che “Rachel don’t you understand that/ what I say it’s true?”. E’ la descrizione di un sogno, troverò sempre geniale come Kris sia riuscito a rendere così poetico un fatto così ordinario.

Ad ascolto terminato: se siete dei mega-fans degli Ataris vi porterete sulle labbra un grosso sorriso per almeno 3 giorni; se non siete dei mega-fans degli Ataris, questo album vi convincerà a diventarlo.
Ma soprattutto compratelo. Tanto vi costa poco. Vi costa quanto pensate che sia giusto spendere per averlo.
Vi assicuro che le vostre donazioni non saranno usate da Kris per comprarsi i panini da Mc Donald’s!

No, non stiamo parlando degli zaini – Invicta by Hit The Lights

Di Chiara Cislaghi

Il 1 novembre 2011 è uscito “Invicta”, il quarto ep di questa band di Lima,Ohio. La copertina rappresenta una medusa e, in quanto alla sottoscritta piacciono le meduse, è bellissima.
Ma non perdiamoci in chiacchiere a caso e partiamo con la recensione track by track.
L’ep si apre con “Gravity”, e direi che si apre proprio bene(si ho 6 anni). Per quanto riguarda il testo è una sorta di metafora: usano satelliti, gravità e quant’altro per parlare di una relazione “can you feel our gravity?can you gravitate to me?(…) can you feel our energy as it pulls you into me?” e per descrivere come il soggetto inquestione atrragga il cantante a se “and every star that navigates will guide me all the way to you,I’ve been orbiting but you pull me through(…)if we let go our worlds collide”. Grande testo direi. E ottima canzone.
Si prosegue poi con un altro fenomeno naturale, la canzone infatti si chiama “Earthquake”. Ovviamente anche questa traccia è veramente ottima. Il testo è altrettanto fantastic, il cantante paragon il suo sogno allo scatenarsi si un terremoto “I’ll make the Earth quake, a million people scream my name, they’re saying “sing us a song that will right all the wrongs and make some hearts break”(…)swear I can make it, I’ll make the Earth quake(…)even gravity can’t pull me down”.
L’ep si conclude con “All the weight” e si apre con un verso abbastanza realistico “we’ll be gone one day, somewhere far way, or in the ground for good” e direi che su questo non c’è dubbio; continua poi “would it be so strange, to wake up one day and it was all a dream, every single place but the time and space constructed in you sleep” ma tutto questo realismo, tutto questo peso (appunto) che grava su di lui “falls away when you’re around, all the weight that’s always on me leaves somehow, like all the pain and all my worries, push to the side when you’re around(…)all the weight, the hurt, the pain when I’m with you it all just falls away, the feel, the needs, the ache it falls away when I’m alone with you”.

Recensione corta perchè l’ep è corto (ovvietà). Cos’altro dire? Ah si, ascoltatelo!! Goodnight and goodbye (??)