Martae, foto promo, 2019

Galeotto fu il libro – Un viaggio letterario con Martæ

di Alessandro Mainini

Friulana, precisamente di Sacile, Martæ è una ragazza di diciannove anni che con pochi gesti delicati fa vibrare le corde di una chitarra creando canzoni suadenti e argentine. L’atmosfera che si sprigiona è a volte calda e quasi latina, altre volte gelida da far correre un brivido lungo la schiena; i suoi pezzi sono basati sull’impalcatura di una chitarra, che Marta sta studiando presso il conservatorio, e la voce di chi ha una solida formazione musicale alle spalle.

Martæ ha pubblicato il suo EP d’esordio L’ultima volta il 14 giugno su You Can’t Records. 5 tracce tutte cantate in italiano (“Ho sempre amato la raffinatezza della lingua italiana, dove ogni parola ha un suo preciso colore e una sua singolare sfumatura”, spiega lei) e con l’ispirazione letteraria come fil rouge che le lega l’una con l’altra. I testi di Martæ prendono vita per evocare suggestioni di un tempo lontano della nostra memoria, quasi un ricordo dimenticato che torna in mente all’improvviso.

Senza scomodare Joyce e le sue epifanie, abbiamo proposto a Marta di approfondire la tematica letteraria del suo disco, chiedendole di associare a ognuna delle 5 tracce un’opera ad essa affine. Ecco le sue scelte.

Il primo pezzo, il singolo Amelia, è ispirato volontariamente al romanzo breve La bella estate di Cesare Pavese. L’autore tramite quest’opera ci trasporta nel mito della “bella estate giovanile” di una ragazza sedicenne che incontra Amelia, donna più grande che la introduce nell’ambiente bohémien della città. Amelia lavora come modella per un circolo di pittori e l’autore non tenta di nascondere anche una vena erotico-amorosa, in quanto la donna posa nuda. La situazione è proprio quella tipicamente artistica, dove ci si ritrova nelle soffitte piene di quadri, affreschi e colori a chiacchierare, a passare il tempo, a farsi ritrarre; è proprio questo che in qualche modo descrivo nel mio pezzo: cerco di catturare l’essenza di Amelia, che nella mia ottica è un po’ “la donna dei sogni”, così sensuale, così eterea, ma allo stesso tempo reale, simbolo delle disillusioni giovanili e di una condizione più malinconica. Nelle strofe infatti si ritrova una vera e propria rappresentazione, un po’ metaforica, del ruolo che ha la donna, che viene dipinta nuda dai pittori: cosa vedi nella linea dell’orizzonte, le gambe velate d’acquarello, e nella seconda strofa e poi nel ritornello l’erotismo viene reso più evidente da alcune frasi chiave come “imperituro rossore carnale, le colline color caffè, le colline sanno di te”. Amelia non si limita però solo a elogiare la sensualità, ma è anche la mia visione scenica dell’ambiente della bella Torino bohémienne con i sigari fumati ormai spenti, dove mi immagino la stanza in cui si dipinge, con i mozziconi sparpagliati, le bottiglie di vino aperte e lasciate lì, il disordine e i residui di una notte passata all’insegna dell’arte.

Il secondo brano in scaletta è Venere che è ispirato alla bellezza e al “mito” di Venere personalizzato. Nel ritornello dico “mi guardi come se fossi Venere uscita dal mare” e sta a indicare una certa adorazione da parte dell’altra persona, uno sguardo d’amore che mi fa sentire apprezzata agli occhi dell’uomo in questione. È anche una canzone d’amore, che parla di affogare nelle sensazioni e di lasciarsi affogare, di carezze con le mani ruvide, veloci, fugaci e di sale sulle labbra arse. In questo caso mi vengono però in mente due poesie in particolare: la prima, di Luciano Folgore, Tutta nuda, una delle mie preferite, che come ambiente e come percezioni mi rimanda un po’ a ciò che volevo ricreare:

“Te, nuda dinanzi la lampada rosa / e gli avori, gli argenti, le madreperle, / pieni di riflessi / della tua carne dolcemente luminosa. / Un brivido nello spogliatoio di seta, / un mormorio sulla finestra socchiusa, / un filo d’odore, venuto / dalla notte delle acacie aperte, / e una grande farfalla che ignora / che intorno a te / non si bruciano le ali, ma l’anima.”

L’altra poesia è di Neruda, È come una marea, in particolare l’inizio:

“È come una marea, quando lei inchioda su di me / i suoi occhi luttuosi, / quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile / stirarsi e palpitare accanto al mio, / è come una marea, quando lei è al mio fianco. / Ho visto, disteso davanti ai mari del Sud, / travolgersi le acque e distendersi / incontenibilmente, / fatalmente / nelle mattine e verso sera.”

Il filo conduttore tra questi due componimenti e il mio brano, oltre alle sensazioni tattili dell’acqua, della madreperla, di tutte quelle figure che mi ricordano inevitabilmente l’atmosfera marina che ho cercato di ricreare, è la sinestesia. La mia sinestesia è quella grafema-colore che non si limita solamente all’associazione di un colore ad alcune lettere o parole, ma a tutto ciò che vedo, compresa la musica. Per me le emozioni hanno un colore, le tonalità hanno un colore, le note, gli accordi, tutto: è qui che entra in gioco questo potenziale, facendomi identificare ogni brano con una gamma di sfumature che poi possono essere collegate, come in questo caso, a delle poesie o opere specifiche; Venere ha in comune, secondo il mio cervello che vede le cose come gli pare e piace, i colori delle poesie riportate. Se entrambe le poesie variano dal verde acqua, al lilla, al viola, all’azzurro, anche Venere possiede questi colori: il ritornello per esempio esplode in un viola tendente al glicine e gli accordi che lo compongono, in ordine, vanno dall’azzurro più inteso, all’indaco chiaro, al color malva fino al color orchidea.

Il terzo pezzo, Polvere di zaffiri, è un brano nato raccontando una situazione, una serata, e due persone che ballano assieme durante la notte, in un’atmosfera di spensieratezza, confusione e torpore giovanile. Se dovessi scegliere un brano probabilmente direi Amore è una parola liquida di Raffaele Crovi. Questa poesia mi ha sempre comunicato un senso di leggerezza, di giocosità, la vitalità dei ragazzi, l’avventatezza del primo amore, e credo sia perfetta per descrivere la canzone:

“Amore è una parola liquida, / mobile, fluttuante: / vi leggo dentro more, / ancora, ancora, di più. / lo slancio della gioventù. / E ci trovo inscritta, / anche remora; c’è in più / una erre, la sua rotondità; / e remora vuol dire cautela, / strategia, corteggiamento, / il lampo, lo sbandamento / della tua e mia felicità.”

Voglio è invece un inno alle tentazioni, e a caldo il libro che le assocerei è senza dubbio Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. Un elogio alle emozioni, una via di mezzo tra il male e il bene, simboleggiato anche dallo stesso cognome, Grey, che è la fusione di nero e bianco, la figura del dandy e la filosofia della vita che va vissuta come un’opera d’arte, il disinteresse verso la moralità e gli standard della società dell’epoca sono tutti accomunabili al mio pezzo, che si orienta tra sensualità, sregolatezza e libertà. Lo stesso Wilde nella prefazione dell’opera dice “non esistono cose come libri morali o immorali. I libri sono ben scritti o mal scritti”, ed è un po’ quello che io ho trasportato nel mio brano, riguardo le sensazioni: spesso alcune cose che proviamo sono sbagliate ma a volte è giusto cedervi comunque e lasciarsi trasportare da esse, morali o no.

L’ultimo brano Il canto dei folli è senza dubbio un elogio alla follia; la Dea Ate, figura centrale del ritornello è quella creatura mitologica che non tocca il suolo, ma cammina sul capo degli umani e li condanna a dei momenti di irrazionalità. Oltre al mito quindi l’associazione nasce spontanea con l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam: la vita senza pazzia sarebbe un errore, essendo lei a recare i piccoli piaceri, a rendere più sopportabile la nostra esistenza, permettendoci di alleggerirla. È proprio questo che intendo dire nel ritornello: la Dea Ate si insinuerà, entrerà in me e mi permetterà di avere il mio momento di follia fino a poterlo cantare gioiosamente assieme agli altri, sfociando ne “il canto dei folli”.


Il prossimo appuntamento dal vivo con Martæ sarà martedì 2 luglio per uno show a Gaiarine, in provincia di Treviso: tutte le informazioni sono disponibili sull’evento Facebook ufficiale.

Potete seguire Martæ sui suoi canali social ufficiali:

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