Sacramento, foto promo 2019

“C’è troppo silenzio davanti ai disastri della nostra società” – Interview with Sacramento

I Sacramento si presentano come la band da ascoltare su una sdraia a bordo di una piscina sorseggiando un margarita. Poche note dopo aver premuto play sul loro album d’esordio, Lido, uscito per La tempesta dischi da alcune settimane, si capisce immediatamente il motivo di questa loro presentazione.

Gli 8 brani (più un radio edit) che compongono Lido sono il trionfo del chill; fanno rilassare, non stancano e suonano freschi nonostante si ispirino dichiaratamente alla musica degli anni ’80. La produzione lo-fi aiuta a dare quella patina di particolarità che chi ascolta musica underground spesso ricerca nelle canzoni; il cantato in inglese dona un tocco di esoticità che nel panorama indie italiano a volte manca.

Per capire le dinamiche dietro il disco, abbiamo scambiato alcune parole con il frontman Stefano Fileti, facendogli una serie di domande in ordine crescente di ampiezza geografica, partendo dalla sua cameretta fino ad arrivare al mondo intero. Leggi qui sotto cosa ci ha raccontato!

Quest’intervista ha domande geograficamente sempre più ampie. Partiamo da un posto intimo: quali poster avevate appesi sulle pareti della vostra camera da ragazzini?

Oh, finalmente una bella domanda! Non se ne ricevono così tutti i giorni. Dagli 11 anni in poi, in ordine cronologico: Brenda e Kelly (Beverly Hills 90210), Tears for Fears, Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains, Shellac of North America, June of 44, Fugazi, Tortoise, vari poster di arte contemporanea, poster di Burrnd.

Avete esordito poco più di un anno fa sul palco importante del Santeria Social Club. Quali sono i locali preferiti di Milano in cui esibirvi?

Il Biko e l’Ohibò sicuramente; sono locali dall’assetto underground. Mi ricordano i piccoli club di New York (lo storico CBGB per esempio) e Londra (The Lexington). Poca capienza, molto intimi, ti mettono in stretto contatto col pubblico. Ancora non ci abbiamo suonato, ma speriamo di farlo presto.

L’hinterland di Milano (diciamo pure la provincia di Milano) ha parecchi posticini dove suonare musica indie –penso come primi nomi che vengono in mente il Magnolia di Segrate, il Circolone e il Velvet di Legnano. Si può dire che Milano sia la capitale dell’indie? Avete notato differenze nel riscontro di pubblico quando avete suonato in altre zone d’Italia?

Dipende che cosa intendi per indie. L’indie di una volta non aveva bisogno di capienze grosse come il Magnolia per esempio. Il nuovo indie forse sì, ha bisogno di posti grandi come il Magnolia, l’Alcatraz e addirittura il Forum. E in questo senso Milano è sicuramente la capitale. Però mi ricordo che fino a 10 anni non era così: chi suonava indie e post-rock in Italia non passava nemmeno da Milano. Esistevano circolini sparsi in tutta le minori province d’Italia ed era lì che si puntava ad andare quando si facevano gli itinerari dei tour. Bologna e Roma rimanevano comunque dei punti focali per l’indie di una volta.

Venite da regioni diverse dell’Italia: Stefano&Stefano dalla Sicilia, Alessandro dalla Toscana, anche se avete creato la band in Lombardia. Credete che i differenti luoghi di origine dei membri del gruppo abbiano influenzato il vostro modo di fare musica? Se sì, come?

La nostra origine ha influenzato certamente le nostre scelte artistiche. Siamo tutti e tre gente di mare, e il sole, il mare e i suoni dell’ambiente circostante ci accomunano. Siamo ben allineati; ci piacciono le stesse cose, le stesse sonorità.

Oltre a Colapesce, presente in Lido, quali sono gli artisti del panorama nazionale con cui sognate di collaborare?

Non molti purtroppo, però al momento direi Dumbo Gets Mad, Be Forest e Antonello Venditti.

Si sono recentemente tenute le elezioni europee, e anche se la musica non è scesa in campo con tanta decisione come in altre occasioni, c’è comunque stato modo di polemizzare, ad esempio quando il MiAmi ha chiamato Emma Bonino sul suo palco. Come lo vedete voi l’impegno politico o sociale nella musica? Preferite ascoltare musica impegnata o musica che vi permetta di staccare un po’ la spina?

La musica rimane musica e secondo me, impegnata o no, rimane sempre una colonna sonora di un momento ben preciso. Ma sempre suono è. Si dovrebbe fare una distinzione tra musica e artista. L’artista potrebbe, e a volte dovrebbe, impegnarsi a livello politico e sociale; sarebbe anche apprezzato. A volte c’è troppo silenzio davanti a disastri che coinvolgono la società contemporanea. Perché non dire su un palco a tutti i propri fan, prima di iniziare il concerto, “Chi ha votato Salvini nelle ultime elezioni è invitato ad uscire; il biglietto verrà rimborsato”? Io lo farei se fossi un personaggio noto con una fan base importante.

Se poteste chiudere gli occhi e cambiare una cosa nel mondo, quale sarebbe?

L’Italia oggi.

Domanda finale: cosa ne pensate delle uova?

Bello strumento quello che si shakera e ottimo pasto quello che si mangia cucinato all’americana, scrambled + bacon + pancake.


I Sacramento saranno fra i protagonisti della prossime edizione dell’Apolide Festival a Vialfrè (TO) il 19 luglio, insieme a Tre allegri ragazzi morti, Sick Tamburo, Maria Antonietta, Cacao Mental e molti altri artisti. Tutte le informazioni sull’evento Facebook ufficiale.

Potete seguire la band sui suoi canali social e streaming:

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