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REVIEW: I Am Easy To Find by The National

Di Elisa Susini
L’album del 2013 dei The National, Trouble Will Find Me, si chiudeva con Hard to Find in cui il narratore, pur sapendo quanto sia difficile trovare qualcuno, rimaneva fiducioso di essere “non proprio così lontano” dal riuscirci. In I Am Easy to Find (4AD) , queste speranze sono state messe da parte e il brano di chiusura, Light Years, racchiude tutta la rassegnazione di chi sarà sempre “lontano anni luce da te”.


I Am Easy to Find è la resa dei conti dei The National – in cui si interrogano e rivisitano tutta la loro carriera. Dopo il coraggioso cambio di prospettiva intrapreso con “Sleep Well Beast”, la novità di questo disco è che Matt Berninger si fa spesso da parte per accogliere delle voci femminili: In You Had Your Soul With You, Gail Ann Dorsey, collaboratrice di David Bowie, entra in scena fra tamburi e aria di tensione; Lisa Hannigan fornisce una commovente narrazione su So Far So Fast e The Pull of You, aiutata da Sharon Van Etten; Kate Stables accompagna con eleganza Matt nella bellissima title track, I Am Easy to Find e Mina Tindle Floor è presente in Oblivions, uno dei momenti salienti del disco, con batteria e arrangiamenti corali che ricalcano la marcia insidiosa del tempo e la paura che ne deriva.
Lo zenit però è raggiunto con Not In Kansas (canzone dell’anno), in cui un memorabile stream of consciousness ci accompagna in un viaggio che in realtà si rivela un percorso di smarrimento delle proprie radici durante i momenti di vita quotidiana dell’America del nuovo millennio.


In mezzo al disco c’è anche posto per Rylan, brano conosciuto dai fan storici, risalente alle session di High Violet, della quale però è stata cambiata l’atmosfera generale, ma che convince ugualmente.
Ci sono arrangiamenti corali e archi su quasi tutti i brani – orchestrati da Bryce Dessner: i Brooklyn Youth Chorus sono una bella aggiunta sul finale di Oblivion, all’inizio della strumentale Dust Swirls In Strange Light e nei brevi intermezzi Her Father In The Pool e Underwater); ci sono riferimenti agli R.E.M. e a Patti Smith, ci sono citazioni dei Guided By Voices e quando arriviamo alla fine dell’album, con Light Years, i The National ci hanno regalato una colonna sonora impegnativa e carica di intimità, grazie ai racconti di classe del buon capitano di mondo Berninger e di tutta la sua banda, che non delude mai.


VOTO: 4,5/5

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