Mac DeMarco, Here Comes the Cowboy, copertina

REVIEW: “Here Comes the Cowboy” by Mac DeMarco

di Elisa Susini

Dopo This Old Dog del 2017 e Salad Days che nel 2014 ha catalizzato le attenzioni di pubblico e critica nei suoi confronti, Mac DeMarco ha continuato a lavorare sui suoi punti forti, ha auto-proclamato jizz jazz il suo stile musicale – caratterizzato da chitarre folky e testi introspettivi – ma con ogni disco il giovane cantautore canadese ha sempre aggiunto qualche nuovo tocco, per spingersi oltre. In Here Comes the Cowboy, uscito il 10 maggio tramite Mac’s Record Label, DeMarco si concentra su chitarre acustiche, pianoforti e ambientazioni western.

La title track è un inizio interessante: Mac ripete il titolo Here Comes the Cowboy come se stesse parlando nel tuo orecchio; le percussioni rievocano il trotto di un cavallo, e sono accompagnate da un riff di chitarra molto western. I corni distanti e la chitarra delicata in Nobody ottengono un effetto simile al pezzo precedente ma questa volta accompagnano un racconto di altri tempi con il quale Mac Demarco spiega come si riesce ad andare d’accordo con il concetto di fama – argomento non molto da cowboy, ma chi siamo noi per dirlo quando la parte strumentale è così rustica?

K, Heart to Heart e Hey Cowgirl sono le love song del disco, che in alcuni punti hanno qualche reminiscenza dei Beatles, e in cui voce e chitarra bastano per completare l’atmosfera, così come succedeva anche nelle love song dei suoi lavori precedenti. Messe da parte le canzoni d’amore, l’escapismo è il tema centrale di Here Comes the Cowboy.

Finally Alone racchiude i pensieri di un cowboy di città che vuole fuggire dalla città per fare una vacanza dove nessuno avrebbe mai sognato di andare. Belle le chitarre in questo pezzo, così come l’arpa-laser, ma una bella boccata d’aria fresca è il cantato di Mac nel ritornello, che ci ricorda un po’ Still Together. Skyless Moon parla di rincorrere il passato, ma i bei tempi sono andati ed è inutile metterli a confronto. Anche All of Our Yesterdays segue questo senso di nostalgia, con un testo in cui si rimpiangono ricordi piacevoli e con una chitarra acustica che pian piano va a sfociare in un enorme riff elettrico.

Baby Bye Bye è l’ultima canzone, che accompagnata dalla traccia nascosta The Cattleman’s Prayer, fornisce una chiusura allegra all’album, anche se si parla di dire addio a un amore perduto. La voce di Mac, le urla da cowboy e gli arrangiamenti si intersecano nel mix in un crescendo che va a chiudersi con il rumore dei mezzi pubblici. Here Comes the Cowboy è un disco molto personale, così come le sono tutti i lavori di Mac DeMarco, ma con un sound minimal, un lirismo poetico e un’estetica che lo rendono fresco e interessante.

Voto: 7.5/10

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