age of unreason bad religion

REVIEW: Age of Unreason by Bad Religion

Di Elisa Susini

Age of Unreason è il 17° album in studio dei Bad Religion ed è uscito il 3 maggio tramite la ormai storica etichetta Epitaph Records.

Conosciuti per il loro punk veloce, glorioso e melodico, i Bad Religion sono sempre stati forti sostenitori dell’individualismo. Non sorprende quindi che nel disco in questione esprimano la loro opinione sullo stato attuale degli Stati Uniti, e che vadano anche oltre.


Tutti quelli che li hanno visti live sanno bene che la loro longevità non coincide assolutamente con il fatto che siano diventati stantii o stancanti, in alcun modo. Anzi, Greg Graffin e compagnia bella suonano ancora con la stessa grinta che li contraddistingueva negli anni 80 e Age Of Unreason non è uno sforzo, anche se esce a ben sei anni di distanza dall’ultimo lavoro, True North; è un disco intellettuale e interessante che sigla la loro opinione definitiva su chi governa attraverso corruzione e grandi negligenze.
Age of Unreason è anche la prima prova ufficiale, su disco, per gli ultimi due acquisti in casa Bad Religion, Mike Dimkich (chitarra) e Jamie Miller (batteria) all’interno della band, che sono arrivati a sostituire gli storici Greg Hetson e Brooks Wackerman da ormai un po’ di anni nei live.

My Sanity, con il suo punk rock melodico, ci parla di quanto sia importante riuscire a preservare la propria sanità mentale in tempi di incertezza e caos, dove fra teorie cospirazioniste e fatti alternativi, è difficile dire cosa sia vero o no, e le nostre menti sono in uno stato costante di snervante paranoia. Ed è subito dopo infatti che Do The Paranoid Style guida l’ascoltare con alcune interruzioni dal suono quasi dissonanti, lasciandogli addosso sicuramente un grosso senso di agitazione mentale.
End Of History sposta la discussione sulle nostre responsabilità per il futuro della terra. Tutti i disastri climatici che noi umani abbiamo causato verranno giudicati dalle generazioni successive, quindi la band invita tutti a dare priorità all’adozione di misure giuste per ridurli e migliorarli.


Un altro brano che secondo me è fondamente per il messaggio che i Bad Religion vogliono trasmettere è Candidate: Questo pezzo, ovviamente, esprime il forte sentimento della band nei confronti della scena politica americana in cui il ruolo presidenziale è diventato un simbolo di celebrità vuoto, detenuto da una mascotte eletta.
E credo che il punto di questo disco sia proprio quello di far aprire gli occhi all’ascoltatore sul nonsense prefabbricato che copre i veri problemi della società.
Un’ultima cosa particolarmente importante, a mio parere,è che, mentre il punk politico è stato quasi sempre responsabile di slogan molto scontati e grossolani nel corso degli anni, Greg Graffin e Brett Gurewitz nel 2019 continuano a scomodare filosofi come Thomas Paine e John Locke, facendoci capire che i loro testi sono sempre studiati e preparati bene, com’è giusto che sia.
Musicalmente Age of Unreason è il tipico disco dei Bad Religion: melodico ma schietto, e con quel loro punk rock che colpisce come sempre, per questo mi sembrava giusto spostare l’attenzione, almeno in questa recensione, sui contenuti, visto che sono eccellenti e degni di nota, così che questo lavoro possa essere goduto sia in superficie – perché la musica dei Bad Religion suona sempre impeccabilmente e ti carica – ma anche approfondito concettualmente per acchiappare tutta la frustrazione e i messaggi di cui i Bad Religion si fanno portatori da 40 anni ormai.
Voto: 8/10

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