True Sleeper, foto 2019

PREMIERE: dream pop incontra shoegaze in “(Coda)”, il nuovo singolo di True Sleeper

di Alessandro Mainini

A lui non piacerà essere catalogato, ma per i fan del RIYL (recommended if you like) mi sento proprio di dire che il nuovo singolo di True Sleeper suona un po’ come se gli Hundredth di Rare prendessero un tranquillante e mettessero in loop la discografia dei Turnover.

Un po’ shoegaze, un po’ dream pop, in pratica chitarre sognanti e voci eteree: è questo il riassunto di (Coda), l’ultima canzone con cui Marco Barzetti, precedentemente noto tramite il progetto Weird., vuole lanciare il suo disco d’esordio Life Happened.

Nove tracce, in uscita il 29 aprile per Lady Sometimes Records e A Modest Proposal Records, il nuovo lavoro di True Sleeper è un disco concettuale più che un concept album, legato da un fil rouge sonoro dove ogni traccia con le sue melodie racconta una storia di rinascita dopo un periodo buio.

Ascolta qui sotto (Coda), e leggi l’intervista dove True Sleeper ci parla approfonditamente del suo nuovo album!

Da Weird. a True Sleeper. Cosa è cambiato oltre al nome d’arte?

Per prima cosa c’è stato il passaggio da band a solista: già in Weird. scrivevo tutti i brani, ma ognuno di essi passava ovviamente per il filtro del gruppo, comprese alcune scelte di arrangiamento, estetica, dimensione live. Qui, nonostante i brani siano pensati anche per essere suonati dal vivo da una band più grande – non più trio, ma quattro elementi – faccio tutto da solo dalla scrittura all’arrangiamento alla registrazione in studio. Sicuramente poi le nuove canzoni hanno avuto un’evoluzione che le ha spinte lontano dai territori un po’ acerbi su cui mi muovevo con Weird.; ora c’è più voglia di sperimentare da solo e di trovare un’identità che sia a tutti gli effetti mia, senza troppe spiegazioni o sovrastrutture. Poi a catalogarmi in un genere ci ho rinunciato da tempo… e non mi dispiace neanche.

Il tuo nuovo album Life Happened uscirà il 29 aprile. Che direzione hai preso per questo disco e qual era il tuo obiettivo nello scriverlo?

L’obiettivo era quella di scrivere un disco denso, che non si dilungasse troppo e senza blandi riempitivi. Era da tanto che volevo fare un disco senza silenzio tra le tracce, che è una cosa tipica dei grandi concept album degli anni ’60 e ’70, e il risultato è emerso con naturalezza, quando ho notato come i pezzi confluivano l’uno nell’altro man mano che li scrivevo, creando una specie di concept più sonoro che legato da tematiche testuali. I brani sono spuntati uno dopo l’altro più o meno nello stesso ordine di scaletta e forse la stranezza è che, da chitarrista, li ho suonati a lungo sul pianoforte che ho a casa, uno strumento che si è rivelato essenziale per il loro sviluppo nonostante poi non sia finito nel disco. Una direzione importante è stato comprendere quanto fosse personale per me lavorare a questo album, tanto da decidere che ogni nota presente fosse scritta e suonata da me, con i suoi pro e contro chiaramente, ma che proprio per questo mi rappresenta al 100%. Volevo fare un disco che fosse un po’ un mio ritratto.

Che band e artisti hai ascoltato durante la composizione di Life Happened? Pensi che qualcuno di loro abbia avuto un’influenza sulle canzoni che hai scritto?

Ho ascoltato parecchi dischi, tutti abbastanza diversi tra loro, ma in realtà neanche tantissimi se consideriamo che si parla di un periodo lungo circa tre anni. Ero molto concentrato sulla mia musica e non sempre avevo voglia di ascoltare altro. Se dovessi scegliere degli album, direi sicuramente Endkadenz dei Verdena che rimangono in ogni caso il mio gruppo italiano preferito e una grande fonte ispiratrice, Die di Iosonouncane, la discografia dei Tame Impala. L’intoccabile Rock Bottom di Robert Wyatt, l’ispirazione estrema. Disaffected dei Piano Magic, che è un disco che ho particolarmente consumato in un periodo difficile, The Soft Bulletin dei Flaming Lips che sta sicuramente tra i cinque dischi della vita e in cui mi immergo ciclicamente.

“Life happened” è una sorta di frase ricorrente che si usa per spiegare il motivo di una circostanza, solitamente negativa, che si è verificata a causa di imprevisti o situazioni scaturiti, appunto, dal fatto di vivere nella vita reale e non nel mondo dell’ideale. Nel tuo caso personale, a quale domanda tu risponderesti che “life happened”?

Life Happened per me significa ‘è andata così’ nel bene e nel male. Letto in modo letterale rappresenta invece il tema di rinascita e presa di coscienza dopo un periodo buio (quel A Long Period of Blindness, non a caso titolo dell’ultimo disco come Weird.), che poi è un filo che attraversa tutto l’album. Nel mio caso sono nato, cresciuto in un determinato modo e ambiente, ho passato momenti molto difficili, che definirei quasi al limite, incontrato delle persone, preso tante cantonate, ho imparato, sono cresciuto. È ogni evento passato della nostra vita che ci rende le persone che siamo nel presente e nel futuro, quindi sì, è andata così, sono successe tutte queste cose, questo sono io, e probabilmente non sarei qui ora se anche una di queste cose non fosse accaduta. Prendere coscienza significa rendersi conto di quanto noi siamo intrisi di vita, ribaltare quindi la situazione passando da un piano negativo, passivo, intrappolato nell’ideale, a uno concreto, attivo dove ciò che accade è la vita. E anche l’imprevisto, dove per ogni caduta c’è una risalita.

Ci racconti delle due volte che sei stato “lost”, come accenni nel verso di apertura del testo di Coda?

Nei miei testi voglio volutamente non essere preciso. Quando scrivo parto prima dal suono della melodia e solo alla fine arrivano le parole; per questo la maggior parte delle frasi resta interpretabile in più modi. Diciamo che fa riferimento a un senso di disorientamento generale, in me stesso, con altre persone, un annebbiamento che non è dato sapere se cominci prima dall’interno o dall’esterno. Una perdita di tempo che è anche un perdersi nel proprio tempo. Insomma, quando accade bisogna solo attendere che si diradi.

Che relazione c’è fra la copertina del singolo Coda e il mood della canzone?

Per le copertine delle due canzoni già uscite ho usato foto mie di quando ero molto piccolo, mentre per questa ne volevo una in cui ero più grandicello, qui avrò avuto circa sette anni. Questa in particolare l’ho trovata a casa dei miei e, stranamente, non l’avevo mai vista prima. È una foto bellissima con una luce lattiginosa e incredibile, un po’ indefinita, sospesa come lo è anche la canzone – una delle più brevi del disco – e mi sembrava giusto usarla. Ah, il cane si chiamava Nuvola.

True Sleeper - (Coda), copertina

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.