Six Impossible Things, band

PREMIERE: i Six Impossible Things ci fanno commuovere con il nuovo disco I Tried to Run Away from Here

di Alessandro Mainini

Dopo l’esordio con il full length We Are All Mad Here nel 2017, i Six Impossible Things ritornano con il loro nuovo EP I Tried to Run Away from Here. Il duo di Lodi è volato addirittura in Inghilterra per registrare con Neil Kennedy, produttore di band di successo come Creeper e Boston Manor, e il risultato è un disco che mette in mostra influenze d’Oltremanica.

I 5 pezzi di cui si compone l’EP scorrono su un meccanismo molto semplice formato dalla chitarra di Lorenzo e dalla voce di Nicole. Un abbinamento minimal che permette di dare rilievo alle linee vocali cariche di emozione e di nostalgia, e ai testi intimisti che raccontano cinque storie nelle quali ognuno di noi può finire per ritrovarsi.

Con un’opener come Diary che assolve perfettamente il compito di introdurci alle atmosfere del disco, presentandocene tanto l’anima delicata e introspettiva quanto il lato carico di pathos, I Tried to Run Away from Here è un disco compiuto, nel quale la band dà a vedere di avere le idee chiare sul proprio sound e sulla propria identità, andando a correggere alcune delle imperfezioni presenti sull’album d’esordio dove a fronte di canzoni di ottima caratura (Memory e Why the World Has Gone Mad vengono subito in mente), altre evidenziavano un progetto ancora incerto sul proprio cammino.

Canzoni come Dance Floor e Jackson rivelano anche un lato pop apparentemente nascosto, con ritornelli che potrebbero star bene anche sopra a strati di synth in cima alle classifiche alt-pop americane, mentre Clothes e …But I Still Care Too Much About That Window (ideale completamento del titolo dell’EP) raccontano del disco il carattere più intimista e influenzato dall’emo.

Nicole e Lorenzo ci hanno parlato profusamente dell’EP, svelandone ogni suo aspetto. Ascolta I Tried to Run Away from Here qui sotto e leggi la nostra intervista ai Six Impossible Things!

Avete preso il percorso inverso rispetto alla maggior parte delle band: invece di pubblicare un primo EP e poi tentare la strada del full-length, avete esordito con un album per poi pubblicare un EP. Come nasce questa scelta?

Nicole: Il primo album è stato più un’occasione presa al balzo, un’idea non troppo pensata, mentre il nuovo EP è stato una vera e propria scelta. Dopo We Are All Mad Here ci sono stati dei cambiamenti nella band, a partire dagli ascolti di entrambi. Mentre suonavamo non abbiamo mai smesso di scrivere e non ci siamo posti delle regole. Pian piano i pezzi hanno iniziato a prendere un’unica direzione, e non ci sono state molte discussioni sul da farsi: siamo sempre stati d’accordo entrambi sul fare un EP. Siamo cambiati e con noi il sound della band; volevamo “ricominciare” e così è nato I Tried To Run Away From Here.

Lorenzo: Ci siamo resi conto di aver fatto il passo più lungo della gamba quando abbiamo pubblicato un full length come prima uscita, e per questo nuovo disco abbiamo deciso da subito di spendere più energie su meno pezzi, per cercare di fare un lavoro migliore. L’altra motivazione è che queste 5 canzoni avevano tutte un unico filo conduttore.

Durante la registrazione di questo EP avete stretto rapporti di amicizia e collaborazione con artisti d’Oltremanica come Muncie Girls e Paper Flowers. Prendereste mai in considerazione un trasferimento in Inghilterra per trovare un ulteriore bacino di pubblico per la vostra musica?

Nicole: Penso di sì, ma non tanto per allargare il nostro bacino di pubblico. Siamo sempre stati attratti dall’Inghilterra per tanti motivi e l’idea di poterci spostare là ci ha sempre affascinato molto. Abbiamo più volte fantasticato di poterci spostare ed è anche per questo motivo che abbiamo scelto di registrare l’EP a Southampton.

Lorenzo: Abbiamo incontrato e conosciuto artisti con cui non avremmo mai pensato di poter avere a che fare. In questo caso tutto il merito è di Martin (aka Gingerdope, videomaker di Dance Floor e Diary). La conoscevamo grazie alle sue esperienze con i Casey, e quando abbiamo scoperto che era di Southampton non abbiamo visto soluzione migliore. È stata incredibile durante i giorni in studio, si è creato un bellissimo rapporto e ci sentiamo spesso tuttora. L’Inghilterra è un pensiero quotidiano, ma non è una decisione semplice da prendere; non siamo sicuri che trasferendoci potremmo metterci lo stesso impegno economico e di tempo che ci mettiamo qua in Italia.

Lavorare con Neil Kennedy cosa ha portato al disco? In cosa pensate che si senta maggiormente il suo contributo?

Nicole: L’esperienza alla Ranch Production ci ha fatto crescere sia come persone che come artisti. È stato bello staccare la spina dalla vita quotidiana e immergersi per cinque giorni in quello che amiamo fare. Lavorare con Neil è stato entusiasmante e ha portato molto sia a noi che al disco; avevamo delle idee e con lui siamo riusciti a renderle reali. Siamo estremamente soddisfatti del sound di questo EP.

Lorenzo: Neil non è stato il produttore del disco, ma stando in regia ha dato un grosso contributo: registrare con lui significa portarsi dietro un grosso bagaglio di esperienza. Inoltre ha curato l’inglese, e personalmente mi ha aiutato molto su tutta la parte che riguarda i suoni di chitarra: la scelta degli strumenti e degli ampli e l’EQ dei pedali; in questo senso ha davvero dato una direzione precisa al sound del disco.

Che musica avete ascoltato durante la fase di scrittura dell’EP? C’è qualche artista in particolare che secondo voi ha influenzato alcuni elementi del processo creativo?

Nicole: In questo campo è Lorenzo il nerd alla continua ricerca di nuove band. Abbiamo ascoltato Slowdive, Love & Pain, Turnover, Turnstile, American Football, Soccer Mommy, ma anche artisti leggermente diversi dal genere, che hanno però un alto livello di songwriting, come City and Colour e Deaf Havana. Julien Baker ci ha dato un grande spunto per gli arrangiamenti… d’altronde chi meglio di lei per arrangiare un disco chitarra e voce?

Lorenzo: Questo disco parte tutto da quando abbiamo iniziato seriamente ad ascoltare American Football e Brand New: loro hanno dato l’idea per le chitarre elettriche. Julien Baker ci ha aiutato a capire come potevamo usarle senza una sezione ritmica, e l’elemento dream pop è arrivato in fase di pre-produzione: ascoltavamo molto Beach House e Soccer Mommy in quel periodo. Per le voci dobbiamo ringraziare i Tigers Jaw: siamo innamorati della band e ci siamo chiesti “perché non possiamo cantare tutto in due anche noi?”

C’è una canzone che secondo voi racchiude in sé tutti gli elementi o i caratteri del disco? Secondo me Diary in questo senso è un’intro perfetta perché presenta sia il lato più delicato e melodico, sia quello più intenso e ricco di pathos dell’EP.

Nicole: Abbiamo cercato di dare vita all’EP non pensando canzone per canzone ma al disco nella sua totalità. Se devo scegliere, scelgo Clothes: è stato uno degli ultimi pezzi che abbiamo scritto e secondo me rappresenta appieno l’idea generale di questo EP.

Lorenzo: Ti ringrazio per Diary! È scritta quasi interamente da Nik ed è uno dei miei pezzi preferiti dell’EP. Non ho una canzone più esemplificativa delle altre; a livello di songwriting ogni pezzo ha influenze diverse. Se devo sceglierne una vado con la title track.

La copertina di I Tried to Run Away from Here è una foto scattata da Glenn Harvey. Cosa rappresenta questa foto per voi in relazione al disco?

Nicole: Le canzoni sono nate quasi tutte da Lorenzo nella sua camera e le abbiamo sviluppate in un momento di cambiamento della band; è stato per noi un periodo importante e volevamo sottolinearlo con la copertina. Abbiamo sempre cercato qualcosa di reale e semplice che ci rappresentasse, o meglio, che rappresentasse quel momento della nostra vita, finché non abbiamo visto delle foto sul profilo Instagram di Glenn. L’attuale copertina non è la prima foto che abbiamo visto: avevamo due opzioni, ma quando ha pubblicato questa abbiamo capito che era quello che stavamo cercando.

Lorenzo: Il tema centrale del disco e del titolo è la necessità di scappare da un posto da cui non riesci però a staccarti, quindi abbiamo pensato “cosa meglio di una casa?” Valore aggiunto: al centro della copertina c’è una finestra che rimanda alla title track …But I Still Care Too Much About That Window.

Domanda tradizionale: cosa ne pensate delle uova?

Nicole: Adoro le uova! Da piccola mia nonna quando tornavo da scuola mi preparava uova al tegamino con würstel e pane abbrustolito, spesso bruciato. Ora che lavoro a volte mamma le fa sode, tristi e sole. Mi mancano i pranzi dalla nonna, mi mancano le uova.

Lorenzo: Amo le uova. C’è una pizzeria nella città dove abito che fa una pizza con due strati di pasta e in mezzo uova, pancetta e salamino piccante, una sorta di torta salata gigante. La prendo tutte le volte che passo di lì.


I Six Impossible Things gireranno parecchio nelle prossime settimane, a partire dal release show il 29 marzo al Ligera, fino a un minitour di tre date con Paper Flowers (il nuovo progetto di Glenn Harvey, ex batterista dei Moose Blood). Ecco tutte le date confermate finora!

29.03 @ Ligera, Milano (con Palm Down e Youngest) // informazioni
07.04 @ Tilt, Lodi (con Brightr e Girless) // informazioni
12.04 @ Switch Club, Roma (con Palm Down e Paper Flowers) // informazioni
13.04 @ Circolo La Baritona, Sant’Ambrogio (VR) (con Paper Flowers e Junkstreet) // informazioni
14.04 @ La Tenda, Modena (con Paper Flowers) // informazioni

(foto di Riccardo Ibatici)

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