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Tutto quello che abbiamo perso insieme alle canzoni di MySpace

La notizia del giorno è che MySpace ha ammesso di aver perso tutta la musica caricata sulla piattaforma tra il 2003 e il 2015 a causa di una migrazione che non è andata a buon fine. Questa tragedia cosa cambia nelle nostre vite adulte del 2019? A livello pratico nulla; a livello emotivo tutto.

In caso non vi foste mai interfacciati con MySpace, per questioni di età o di interesse nella ‘scena’ a quei tempi, eccoci qua a fare il servizio pubblico che vi meritate. Come a scuola viene insegnata la storia, dal Big Bang, attraverso le varie ere geologiche, dinosauri, egizi, greci, romani, medioevo ecc., sull’Internet è giusto che venga raccontato agli utenti di oggi come le cose sono iniziate e si sono evolute.

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MySpace è stato il primo luogo in cui la comunità musicale si è riunita in modo rilevante. Lo chiamo appositamente luogo. Avete presente quando dite o sentite dire nelle canzoni cose come “casa non è un luogo fisico ma dove sono con te” e via dicendo? Ecco, MySpace era un luogo, era casa ed era il primo luogo in cui tramite questa meravigliosa invenzione dell’Internet si andava e si trovavano persone a cui piacevano le stesse cose che piacevano a te.

Ma soprattutto, e la svolta sta tutta in questa cosa che ora sembra banalissima, si trovavano gli artisti, che avevano trovato la piattaforma ideale per comunicare e promuoversi. La musica assume un ruolo chiave per MySpace che, per andare incontro ai bisogni degli artisti che volevano pubblicare e far giungere al numero più alto di persone possibile la propria musica, e degli utenti, che tutta questa musica la volevano ascoltare, apre la sezione MySpace Music, creata appositamente per accogliere contenuti audio.

Certo, non è stato MySpace a far nascere la pratica dei fan che scrivono agli artisti, ma la vera differenza l’han fatta l’immediatezza della comunicazione e la reciprocità dei rapporti: i fan cercavano il contatto con gli artisti tanto quanto gli artisti volevano mantenere vivo il rapporto con i fan. Tutto questo su una rete globale. Raccontato nel 2019 sembra banale; a metà degli anni 2000 era la rivoluzione.

Nel 2006 mi sono iscritta a MySpace, da povera dodicenne illusa, perché Joel Madden aveva dichiarato che lì parlava con i fan. E io con Joel Madden ci volevo parlare, così come avrei voluto parlare con i Simple Plan. Di lì a poco, grazie al mondo che MySpace mi aveva aperto, avrei voluto parlare anche con gli All Time Low, che ancora non erano nessuno e lasciavano i messaggi preimpostati sulle bacheche di chi li aggiungeva. Anche sulla mia, e rimpiango ogni giorno di non aver preservato in qualche modo quel post, che ora è stato spazzato via, come tutto quello che era sulla mia tanto cara e importante bacheca.

Poco dopo essere entrato in questo luogo dispersivo, misterioso e potenzialmente infinito, ognuno iniziava a crearsi i suoi spazi, a mettere i vestiti negli armadi, lo spazzolino in bagno, gli oggetti sopra le cassettiere e i tavoli, creando la propria comunità, l’importantissima Top8, che era fondamentale per dichiarare la tua identità, trovando le band che facevano proprio quello che volevi sentire e potendo mettere i player con le loro canzoni sul tuo profilo.

E quindi ci siamo tutti ritrovati sul nostro cammino gli Hellogoodbye, i Forever the Sickest Kids, i The Maine e i Friday Night Boys, che facevano partire l’era migliore della storia della musica, ovvero il neon pop, mentre anche a chi piacevano le cose cattive non andava male, infatti c’erano i Bring Me the Horizon e i Blessthefall che iniziavano a urlare forte.

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Accurata rappresentazione del mio ruolo nella comunità su MySpace.

E le cose funzionavano bene non solo a livello di scena mondiale, ma anche locale. In Italia MySpace funzionava, e funzionava molto bene. Si parla di 70.000 artisti iscritti a MySpace Italia. E nel nostro piccolo si parlava di Vanilla Sky, Skylong, Dari, Melody Fall, Upon This Dawning, Hopes Die Last, The Electric Diorama e Notimefor, per citarne alcuni.

E a un certo punto tutto è finito. Sono arrivati altri posti, che però non sono mai riusciti a sapere così tanto di casa.

Ci ha anche provato Justin Timberlake qualche anno fa a rilanciarlo, ma ormai molto di ciò che di buono aveva sembrava andato perso.

E adesso è arrivata la notizia che non cambia nulla nelle nostre vite attuali, ma cambia tutto.
È vero, non solo le nostre bacheche e i nostri layout personalizzati sono stati spazzati via, ma anche tutta la musica che era stata caricata sulla piattaforma, che così tanto ci ha cambiato la vita, ora non c’è più.

Non cambia nulla, ma cambia tutto.

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