Blood Youth, copertina Starve

REVIEW: “Starve” by Blood Youth

di Luca Peruzza

Dopo i 2 EP e il grande successo del primo album, i Blood Youth hanno pubblicato il 22 febbraio il nuovo disco Starve, uscito per Rude Records.

Il nuovo album parte tranquillamente con una intro, {51/50}, dove rumori in sottofondo si trasformano pian piano in una base hip hop, fino ad arrivare alla title track Starve. Uscita come singolo, parte subito violentemente, con un sound in cui l’headbanging viene più che naturale. Seguono Cut Me Open, che inizia e finisce con scream di rabbia, e Spineless, dove batteria e chitarra picchiano forti e potenti, e la disperazione inizia a farsi sentire: “I sold my soul to the saint of depression”.

Nerve si presenta con tratti più oscuri, dove gli animi sono sofferenti: il protagonista capisce che ormai quel che è fatto è fatto. Con l’inizio di The Answer ci si immagina un grande pogo al grido di “A Worthless existence”: è un brano molto deciso con una dinamica veloce, colma di rabbia e rimprovero, che termina però con una melodia tranquilla e rilassante. Waste Away sembra seguire una direzione più melodica ma gli scream di rabbia non mancano e si impongono prepotentemente durante la traccia.

Con {stone.tape.theory} ci prendiamo una pausa per respirare. Rispecchia la intro iniziale, rumori e base hip hop in sottofondo. Ma si riparte di nuovo con Visitant: la batteria spedita al massimo fin da subito, ma il dolore e la sofferenza non sono ancora cessati: “Made to feel like I never existed”. Keep You Alive è stata rilasciata come secondo singolo: è un brano che ti prende al volo e che presenta un testo molto profondo ma carico di dolore.

Nothing Left, come il brano precedente, è caratterizzato da un sound più tranquillo delle altre canzoni; il pezzo inizia e termina con “your time is up, now fuck you”. Segue Hate: molto breve ma incisiva dove batteria e chitarra esprimono tutta la loro energia. L’album si conclude con Exhale, traccia di 11 minuti con una lunga distorsione introduttiva, terminando con urla di dolore quasi black metal, per poi ricongiungersi da dove eravamo partiti con rumori e voci in sottofondo.

È presente un unico filo conduttore tra i brani dell’album che lo rende omogeneo e che ci tiene incollati fino all’ultimo secondo. I testi sono molto aperti e incisivi; si percepiscono disperazione, dolore e rabbia. Complessivamente i Blood Youth hanno sfornato un gran bel disco, non attendiamo altro che vederli live.

Voto 8.5/10

La band inglese farà tappa prossimamente in Italia, al Legend Club di Milano il 27 marzo. Tutti i dettagli sull’evento Facebook ufficiale.

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