Slenders - Angry Youth, copertina

REVIEW: “Angry Youth” by Slenders

di Alessandro Mainini

Pochi mesi fa gli Slenders hanno fatto una di quelle cose che di solito succedono in America, dove le band provenienti da posti dimenticati da Dio si trasferiscono in California per firmare con una label e inseguire il sogno della musica. La Los Angeles del gruppo sardo è Milano, e l’etichetta è This Is Core che ha già accolto molte delle principali rock band nostrane. Angry Youth è il primo disco degli Slenders, e vuole essere il primo passo della nuova vita per il trio.

L’album si snoda su 10 tracce dal sound punk rock veloce e ribelle, reminiscente delle band di fine ’90-inizio ’00. Molte delle canzoni sono brevi e concise (metà tracklist non supera i 3 minuti), senza trascinarsi inutilmente sul trito schema dei tre ritornelli più bridge, e invogliano parecchio a far partire un gran mosh pit a un basement show.

Ci sono quindi tutti gli elementi che contribuiscono a creare un bel disco punk rock, ma c’è spazio anche per riff di chitarra non scontati, come in Better Off Dead e in Nastya, in un genere che a volte privilegia l’atmosfera del disco alla tecnica dei componenti. Non mancano le melodie catchy e i ritornelli singalong (vedi Close To), mentre è fortunatamente assente il classico pezzo acustico, che a meno che tu non scriva December spesso finisce per anestetizzare la scorrevolezza dell’album.

Anche se Angry Youth è un lavoro decisamente punk rock, a tratti gli Slenders esplorano sound differenti: con Sandpaper e Nastya ci ritroviamo davanti a ritornelli ariosi, quasi emo 2000; su Zah ci si butta a capofitto nell’hardcore con una buona vecchia canzone di 38 secondi come si usava qualche anno fa. Peccato per l’inserimento di una cover nella tracklist (pur ben riuscita come quella di Boys Don’t Cry dei The Cure), ma questa è una battaglia del tutto personale.

In chiusura di disco troviamo una vecchia conoscenza come Broken Bones, primo pezzo scritto per l’album. Frenetica e veloce, non è nemmeno particolarmente catchy rispetto ad altri pezzi, ma il suo sound anthemico la rende una delle tracce più memorabili del disco. Angry Youth termina con una nota più melodica, grazie a Dreams and Memories che è la closing track perfetta per darci un po’ di respiro dopo 25 minuti con l’acceleratore giù a tavoletta.

Gli Slenders hanno fatto un disco divertente. Mentre il mondo musicale viaggia su melodie sempre più malinconiche, loro ci presentano dieci pezzi scanzonati e veloci; a un album dal sound cristallino e artificiale come si usa adesso preferiscono una produzione senza tanti fronzoli che mette al centro gli strumenti veri. Un lavoro che spacca in studio tanto quanto farà scatenare dal vivo.

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