Andrew McMahon in the Wilderness upside down flowers

REVIEW: “Upside Down Flowers” by Andrew McMahon in the Wilderness

di Michela Rognoni

È noto a chiunque tra i miei conoscenti che qualsiasi cosa esca con qualunque moniker di Andrew McMahon a me piace di base. Ma con Upside Down Flowers, terzo full lenght firmato Andrew McMahon in the Wilderness, è stato amore a primo ascolto.

Infatti ci ho messo duecento anni (un mese e mezzo) a fare questa recensione perché vorrei essere sicura di convincervi che è una megafigata, considerando le recensioni molto pressapochiste che ho letto sulle varie testate americane e che mi hanno fatta arrabbiare non poco.
McMahon cosidera questo album come un riflesso del suo mondo che non deve essere per forza identico alla realtà; le canzoni parlano di amici e persone amate e i bordi non sono ben definiti ma i sentimenti sono assolutamente reali. Questa descrizione più i colori dell’artwork che ricordano inevitabilmente quelli di Everything in Transit (Jack’s Mannquin) e io ho già i lacrimoni prima di premere play.
Ma tu faresti bene a premerlo per far partire “Teenage Rockstars” che un velocissimo recap del periodo Something Corporate raccontato in modo sincero ma per nulla nostalgico.

Segue “Ohio”, che il sing-along del viaggio di una famiglia che dal piovoso Ohio si trasferisce nel sole della Californa per iniziare una nuova vita che non potrà che essere migliore.

“Blue Vacation” è un brano degli Weezer. Giuro, leggiti i pre-chorus con la voce di Cuomo e prova ad affermare il contrario. Tra l’altro tratta di uno dei nostri argomenti preferiti di sempre: COMPRARE UN’ISOLA.
Non mancano ovviamente le piano ballad, tipo “This Wild Ride”, che dal primo momento ho pensato fosse la nuova “Hammers & Strings”, una ninna nanna cantata dalla voce rassicurante di chi non ha nessuna intenzione di lasciarti solo ad affrontare la vita. Ma ci sono anche “Monday Flowers”, “Penelope” e la closing “Everything Must Go” che sono più deboli a livello narrativo e, fatta eccezione per l’ultima, musicale.


Il singolone invece è “Paper Rain”, che infatti è stata scelta come primo singolo. Una di quelle che sai già a memoria dopo il primo ritornello. Tra l’altro è sensazionale in tutto, la melodia, la struttura, la narrazione, le immagini e il suono delle parole scelte. Se stessi ancora studiando linguistica ne farei un case study.
È stradifficile non fare una track by track, ma giuro che dopo questa la smetto: “House in the Trees”. La scriverei sulla Smemo di tutte le mie amiche che non sento da mille anni perché sono una frana nelle relazioni sociali.
Se si considera l’album precedente Zombies on Broadway, questo ultimo lavoro potrebbe essere considerato un passo indietro: meno radio pop, meno sperimentazioni e influenze elettroniche, meno anni ’80. Considerando invece la carriera dell’artista nella sua interezza, Upside Down Flowers tende la mano al piano rock che l’ha resto quello che è e racconta la storia estremamente personale di qualcuno in cui non è per nulla difficile immedesimarsi.
VOTO: 9/10

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