Album del 2018 che ci siamo dimenticati di recensire

Album del 2018 che ci siamo dimenticati di recensire

Quest’anno abbiamo tentato di coprire tutte le uscite in tempo reale, ma non sempre ci siamo riusciti. Ecco quindi una sfilza di recensioni in ritardo di dischi che però sentivamo il bisogno di raccontarvi comunque.

Spanish Love Songs – Schmaltz

30 marzo 2018, A-F Records

di Samir Batista

Gli Spanish Love Songs hanno esordito solo qualche anno fa, senza troppe pretese, con un primo disco, “Giant Sings The Blues”. L’evidente malinconia, la crescente ondata di band stile The Menzingers e altri fattori l’ha però portato all’attenzione di molti, incluso il sottoscritto, e quasi senza accorgersene erano già una touring band. Si descrivono come “musica per trentenni al primo divorzio”, ma il nuovo Schmaltz tratta una serie di tematiche più larga, e lo fa con più personalità. Dove lo trovate? Tra le Top 10 dell’anno dei punk rocker di tutto il mondo, e sorprendentemente tra quelle di fan di gruppi come The Wonder Years, Frank Turner, e tanti altri. Si stanno ritagliando uno spazio che neanche loro pensavano di poter avere. Meritatamente.

Dance Gavin Dance – Artificial Selection

8 giugno 2018, Rise Records

di Michele Pioveguado

I Dance Gavin Dance ne hanno viste di tutti i colori, hanno cambiato cantanti (ma mai label!), hanno scritto dischi su dischi (con “Artificial Selection” siamo a 8 in 11 anni!). Con Jon Mess per le parti urlate e Tilian Pearson in altissime parti melodiche sembrano aver trovato la loro miglior dimensione, e questo disco ne è la prova, il culmine di anni di ricerca. “Son Of Robot”, “Midnight Crusade”, “The Flash” sono pochi esempi di canzoni che alternano alla perfezione riff degni delle migliori band math rock, armonizzazioni e falsetti in stile R&B di Tilian, e scream di alto livello da parte di Jon. Tra i più belli di questo 2018, e indubbiamente tra i più dinamici. Per di più, “Story Of My Bros” è inaspettatamente il miglior pezzo pop punk scritto da una band che non ha mai fatto pop punk.

Bearings – Blue In The Dark

12 ottobre 2018, Pure Noise Records

di Martina Pedretti

Un album passato un po’ in sordina è quello dei canadesi Bearings, alle prese con il primo full length. Anticipato dal singolo perfetto “Aforementioned”, “Blue In The Dark” è un album pop punk ma diverso da qualsiasi altra cosa a esso precedente. Ogni brano racconta una storia diversa, il cui tema comune è il precipitare sempre di più nel chaos. Sebbene il sound possa suonare scontato, la parte testuale dona una luce nuova ad ogni canzone. In particolare spicca l’opener “Where You Are” , veloce, arrabbiato e con dei riff di chitarra incalzanti. “Eyes Closed” parla di fragilità, con una melodia potente, arricchita da un sound pieno che resta velocemente in testa. Dal punto di vista più tranquillo sicuramente la ballad “Tide” e la triste title track “Blue In The Dark” sono due brani più che riusciti. Questi ragazzi sono da tenere d’occhio, in quanto si distaccano dal generic pop punk a cui altre band ci hanno ormai abituato.

Oh, Weatherly – Lips Like Oxygen

27 luglio 2018, Hopeless Records

di Ilaria Collautti

Lips Like Oxygen è il primo full-length degli Oh, Weatherly, composto da dieci tracce di quel pop punk fresco e leggero – con l’aggiunta di qualche synth qua e là – che ci ricorda gli anni di spensieratezza passati ad ascoltare musica su MySpace.

Il disco raggiunge senza dubbio una sufficienza piena, nonostante abbia forse leggermente deluso le aspettative: i singoli “Here Tonight”, “Chasing California” e “I Think I Want You” rimangono i pezzi migliori dell’album, mettendo in secondo piano tutti gli altri che – pur essendo molto piacevoli da ascoltare – non riescono a spiccare. Se siete alla ricerca di un bel sottofondo melodico che metta d’accordo tutti durante un viaggio in macchina in compagnia, ve lo consiglio; se invece avete bisogno di pezzi catchy che non se ne vanno più dalla vostra testa, limitatevi ai singoli già citati con l’aggiunta di “Love and Poetry”.

Between You & Me – Everything Is Temporary

13 luglio 2018, Hopeless Records

di Ilaria Collautti

Gli Australiani Between You & Me sono stati una piacevole scoperta e il loro primo singolo pubblicato con Hopeless Records aveva fatto del disco in uscita uno dei più attesi del 2018. Nonostante “Overthinking” però non sia stato incluso in Everything Is Temporary, i pezzi degni di nota ci sono e non tardano a farsi sentire; il disco parte fin da subito con molta energia, tratto caratterizzante di tutte e dieci le tracce, e nasconde in ogni pezzo la giusta dose di rabbia, rancore e malinconia. Ogni canzone può potenzialmente diventare la best track del disco, ma ciò non accade forse perché – nell’insieme – Everything Is Temporary risulta un po’ piatto: i pezzi non si differenziato troppo l’uno dall’altro e la voce non è stata valorizzata a dovere, facendomi sentire la mancanza della dinamicità che mi sarei aspettata. Nonostante ciò, un bel 7/10 è più che di dovere, con “Friends From ‘96”, “Floral Glass” e la closure “Everything Is Temporary” che risultano essere le tracce migliori.

Boys Of Fall – Better Moments

26 ottobre 2018, InVogue Records

di Giorgio Molfese

Anche i Boys Of Fall hanno deciso, in questo 2018, di dedicarsi più al pop che al punk e la scelta ci ha positivamente colpiti. Le melodie incalzanti sono rimaste, la super voce di sua maestà Michael Martenson si riconoscerebbe tra un milione e l’aggiunta di qualche elemento funky rende il tutto più ballabile. I pezzi che più incarnano la nuova direzione dei Boys Of Fall sono “Giving Up”, “Bad Company” e la meravigliosa “Finding Home”. Insomma se vi piacciono i The 1975 ma anche gli State Champs vi consigliamo di andare ad ascoltare questo disco!

Owl City – Cinematic

1 giugno 2018, Universal

di Giorgio Molfese

Adam Young torna alle origini con il suo progetto Owl City, rinunciando un po’ agli elementi EDM che avevano caratterizzato i suoi ultimi lavori e dando più spazio a quel synth pop che tanto ha fatto innamorare i fan. Cinematic è un disco che rilassa, si ascolta facilmente e scorre via in fretta lasciandoti dentro una sensazione di serenità. Da questo punto di vista sono emblematiche “Not All Heroes Wear Capes”, “The 5th of July”, “Montana” e “New York City” che sembra essere uscita da Ocean Eyes. Recentemente Adam ha detto che progetta di creare musica per Owl City per tutta la vita e a noi non resta che supportare l’idea!

William Ryan Key – Thirteen EP + Virtue EP

25 maggio 2018 e 30 novembre 2018

di Ilaria Collautti

William Ryan Key, iconica voce degli Yellowcard, a seguito dello scioglimento della band non ha tardato a deliziarci con nuova musica, pubblicando due EP acustici a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. I due dischi sono molto simili tra loro, composti da canzoni dolci e malinconiche che potrebbero far parte dello stesso full-length – anche se trovo la scelta di dividerle molto più appropriata, poiché un intero album così tranquillo potrebbe, per alcuni, risultare pesante. Il punto focale di ogni pezzo non è altro che l’atmosfera, creata dall’incontro della voce di Ryan all’accompagnamento di chitarra e pianoforte, il che ci ricorda che spesso la semplicità è più efficace delle grandi produzioni. In un anno caratterizzato da lavori molto vari tra loro, era rimasto però un buco del cuore di chi ama sognare con i pezzi acustici, e per questo non possiamo fare altro che ringraziare William Ryan Key per l’ottima qualità di canzoni che continua a donarci.

 

Like Pacific – In Spite of Me

27 luglio 2018, Pure Noise Records

di Martina Pedretti

Il secondo full length della band canadese segue un album di debutto impressionante, ovvero “Distant“. Nonostante la band non abbia ottenuto troppa notorietà, In Spite of Me era uno dei dischi del 2018 di cui ero più curiosa. Non ha certamente disatteso le mie aspettative, in quanto il sound pop punk più heavy del solito è proprio quello a cui avevano abituato i Like Pacific. Nell’album ci siano svariati brani degni di nota come la title track, “Sedatives”, “Had It Coming” e “Steadily”, ma qualcosa non torna. La band infatti continua a sfruttare il sound distintivo nato dal primo album, senza prendere alcun rischio e tentare qualcosa di nuovo. Ma dopotutto questo è solo il loro secondo disco, quindi ci si può passare sopra, soprattutto considerando che il prodotto finale è più che piacevole.

 

 

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