Inigo

“Suonare davanti a 30.000 persone ti fa sentire pronto; suonare davanti a 10 ti tempra” – Interview with Inigo

di Alessandro Mainini

Un cantautore italiano dal nome spagnoleggiante ma dal sound spiccatamente nostrano. Inigo fa parte di quel sottobosco di artisti estremamente validi, chitarra e voce, che vuoi perché non suonano canzoni che rispecchiano i canoni del mercato contemporaneo, vuoi perché non si chiamano Zucchero o Vasco Rossi, difficilmente si guadagnano della visibilità presso i media mainstream.

Eppure canzoni come La tesi del coraggio dimostrano che Inigo ha tanto da raccontare, sia nel testo sia nella musica. Il duetto con Andrea Mirò (cantautrice nonché direttrice d’orchestra per numerosi artisti a Sanremo e già parte della band di Enrico Ruggeri) aggiunge quel tocco di eleganza e di classe a una canzone delicata che con semplici melodie racconta una decisione importante che l’artista si ripromette di prendere per il suo futuro. Ci siamo fatti raccontare da Inigo qualcosa in più su di sé e sul nuovo pezzo.

Hai frequentato il C.E.T. e ti sei diplomato presso l’istituto. Frequentare questo tipo di scuole è un’esperienza che consiglieresti a chi vuole affacciarsi sul mondo della musica? E che tipo di “spinta in più” può dare secondo te rispetto a chi non è uscito da uno di questi istituti?

Io consiglio tutto quello che può aggiungere qualcosa a quello che già sappiamo fare, nonostante l’”artista” in quanto tale nella maggior parte dei casi tenda a guardare con fare sospetto chi vuol provare a insegnargli come si fa o non si fa una cosa, specialmente nel caso di scuole che non hanno come obiettivo l’insegnamento della scala di DO ma quello molto più ambizioso di stimolare e veicolare la creatività.

Nella tua carriera hai suonato con diversi artisti italiani affermati; fra questi spicca Fabrizio Moro di cui hai recentemente aperto i concerti nella tua Puglia davanti a pubblici che arrivavano fino alle 30.000 persone. Cos’hai imparato da quest’esperienza? Hai avuto modo di parlare con Fabrizio?

Fabrizio è stato l’artista che mi ha dato più fiducia, anche in tempi non sospetti, pertanto non smetterò mai di ringraziarlo. Quest’anno è stato particolarmente bello aprire i suoi concerti perché lui veniva da un’annata straordinaria e in quella data si è toccato un picco di pubblico incredibile, non avevo mai visto nulla del genere da un palco… ho imparato a fidarmi di me stesso, perché quando suoni davanti a così tanta gente le spalle si allargano e ti senti improvvisamente pronto. Con Fabrizio ho parlato diverse volte in questi anni; si parla di cose normali, lui è come un amico che non vedi da tanto ma sul quale senti di poter contare.

Prima di arrivare a esibirti in concerti così importanti, hai parlato del fatto che facendo la gavetta spesso ti sei ritrovato a suonare anche in locali davanti a una decina di persone. C’è qualcuno di questi concerti in cui ricordi di aver avuto un’esperienza particolarmente negativa? E al contrario ricordi un concerto su cui non avevi alcuna aspettativa e che si è invece rivelato una gradita sorpresa?

Fa parte del gioco: se suonare davanti a 30.000 persone ti fa sentire pronto, suonare davanti a dieci persone ti tempra. Quando sei su un palco giochi sempre una doppia partita, quella artistica e quella emotiva, e quest’ultima nel secondo caso è la più difficile perché devi convincere quelle dieci persone che gli “sbagliati” sono quelli che son rimasti a casa. L’esperienza più brutta in un posto dove il giorno precedente c’era stata una sorta di rissa con aggressione al titolare che era ancora evidentemente scosso; il clima chiaramente non era dei migliori. Di positiva sicuramente il concerto di presentazione del mio primo disco, in un club a Bari dove sognavo di suonare da anni: era di giovedì e avevamo paura del flop, invece fu una gran bella serata, locale pieno e io e i miei musicisti felici come bambini il giorno di Natale.

A inizio anno hai pubblicato il tuo terzo album (ma primo da solista) T3rzo disco d’esordio, che raccoglie alcuni inediti e alcuni singoli importanti usciti nei mesi precedenti (fra cui la collaborazione con Francesco Baccini). Qual era il tuo obiettivo nello scrivere le canzoni che compongono il disco, e cosa speri che i tuoi fan traggano dall’ascolto dell’album?

Quando scrivo canzoni non penso mai al fatto che possano o meno entrare in un disco, di conseguenza non penso neanche all’effetto che possono avere sul pubblico; mi lascio guidare dall’effetto che provocano a me mentre le scrivo. Poi c’è una seconda fase, quella della produzione, quando si scelgono e si arrangiano i brani, e una volta che questo disco ha iniziato a prendere forma ho pensato che queste canzoni nell’insieme potessero rappresentare degli abbracci, delle pacche sulle spalle… questo disco fondamentalmente invita ad accettarsi, ma l’accettazione non ha l’accezione della resa; è piuttosto un nuovo punto di partenza dal quale ricominciare a lottare con una consapevolezza diversa.

Come nasce collaborazione con Andrea Mirò per il brano scelto come nuovo singolo, La tesi del coraggio?

È nata una volta provinato il pezzo, sentivo che una presenza di spessore artistico come la sua avrebbe potuto aggiungere qualcosa a questo brano e quindi ho fatto in modo di farglielo ascoltare; a lei è piaciuto e così è nato questo featuring. Una volta ascoltato il risultato finale mi sono quasi commosso.

Hai detto che Le leggi del desiderio di Silvio Muccino ha fornito una sorta di input per il brano. Che tipo di influenza pensi possa avere esercitato su di te per comporre questa canzone? Ti va di spiegare più nel dettaglio?

Il film di Muccino metteva in scena un motivatore, interpretato dal regista stesso, che provava a migliorare le vite degli altri. Io credo che l’input sia partito proprio da quel concetto: il voler provare a migliorarsi, il riuscire o meno a mettere in pratica “La tesi del coraggio”. Io credo che tutti noi in fondo sappiamo cosa ci fa stare bene e cosa no, eppure spesso continuiamo imperterriti a percorrere strade sbagliate, trovando gli alibi più disparati. “La tesi del coraggio” prende atto di tutto questo, ma non giudica, perché nella sua assurdità, questo resta un comportamento umano e non va demonizzato; va invece metabolizzato, e solo in quel momento, con la giusta serenità e consapevolezza, si può provare a dare una sterzata alla propria vita.

Qual è il tuo rapporto con i social media di oggi? Ce n’è uno che apprezzi in particolare o uno che disapprovi?

È un rapporto normale: non ne sono schiavo, cerco di farne un uso intelligente per quanto possibile. Facebook lo trovo un po’ datato anche se continua a tenere botta; Instagram più moderno, più immediato e più intuitivo per quanto ancora troppo dispersivo; Twitter lo odio, mi ci sono iscritto e cancellato diverse volte, adesso ci sono ma sono un fantasma, la prossima volta che mi cancellerò credo sarà quella definitiva.

Ultima domanda: cosa ne pensi delle uova?

Penso che sia la domanda più interessante che mi sia mai stata fatta in un’intervista.


Potete trovare Inigo sui suoi canali web (ma niente Twitter!):

Sito ufficiale: inigofficial.net
Facebook: @inigo.giancaspro
Instagram: @inigofficial

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