Latente band

PREMIERE: i Latente danno forma ai propri tormenti nel nuovo video di Everest

di Alessandro Mainini

Un cerchio che si chiude. Una montagna scalata, conquistata fino alla vetta e poi finalmente ridiscesa. Un anno di canzoni, prove, concerti, ricordi ed emozioni. Dodici pagine di calendario dopo l’uscita del disco Monte Meru, i Latente celebrano il traguardo con il nuovissimo video per la loro Everest, il brano che conclude l’album tra schitarrate emo cariche di pathos e atmosfere che richiamano la migliore tradizione alt rock italiana di fine ’90-primi ’00 –prima che i discepoli di Battiato rovinassero il modo dei giovani di essere alternativi, per intenderci.

Una canzone che dà sfogo a tutta la rabbia e l’angoscia per un tempo che trascorre inesorabile con la sfiducia verso un mondo difficile da comprendere, Everest è per chi si sente in trappola e non sa come uscirne ma non rinuncia a provare dei sentimenti forti.

Il video, diretto da Giorgio Deponti, rielabora alcune di queste tematiche aggiungendo un corredo d’immagini che ampliano il significato e la potenza della canzone. Guardalo qui sotto in esclusiva, insieme ad alcune riflessioni della band!

Ciao, ragazzi! Intanto siamo curiosi di sapere dove è stato girato il video e come si sono svolte le riprese. A noi sembra un misto fra un video black metal norvegese e una puntata di Mistero.

Coincidenze? Noi non crediamo…
Il video è stato girato in una serata umidissima nei pressi del bosco intorno al cimitero di Crespi d’Adda. Abbiamo fatto quasi tutto “buona la prima” con una videocamera 90’s che gira a bellissimi VHS, e che fa anche le riprese notturne. Tutto è nato dalla mente del mitico Giorgio Deponti, che come al solito ha interpretato il testo della canzone per dargli un significato visivo, cupo e d’impatto, che poi è proprio come, appunto, una band black metal norvegese o una puntata di Mistero.

Everest è la traccia conclusiva del vostro ultimo disco “Monte Meru”, che è uscito pressappoco un anno fa. Come mai avete scelto di pubblicare un video proprio per questa canzone? E può questo video considerarsi come una sorta di “omaggio conclusivo” del ciclo di uscita dell’album?

Assolutamente sì, diciamo che per noi si chiude un po’ il cerchio. La canzone rappresenta il significato più stretto del disco, la metafora della scalata faticosa alla vita: Everest è la voce di chi prova a scalare Monte Meru, quindi la nostra voce. Il fatto che nonostante le difficoltà, il sentirsi stretti, non adatti, e un po’ quelli sfigati che nessuno sceglierebbe come prima persona quando si fanno le squadre di calcio, ci siamo tirati sù e insieme abbiamo proseguito masso dopo masso.

Nei fotogrammi finali del video c’è un Easter egg con una scena di Le avventure di Ichabod e Mr. Toad che compare per una frazione di secondo. Come ce lo spiegate questo?

Allora, in realtà non ha un significato particolare: stava bene e dava quel tocco subliminale come se il video fosse registrato su una cassetta usata. Le similitudini con un rospo che impazzisce alla vista di un’automobile le lasciamo trovare a Daniele Bossari.

Quali sono i prossimi progetti che avete in mente per la band? Avete qualche anticipazione da farci per il futuro?

Di progetti ce ne sono, stiamo iniziando a scrivere qualcosa di nuovo, qualcosina di diverso, poi stiamo pensando a fare ancora qualche live con Monte Meru. Stiamo inoltre procedendo con il Pending Lips Festival, il quale, permettendo sole performance in acustico, ci ha fornito l’occasione di ritrovarci in una nuova dimensione. Per quanto riguarda le anticipazioni ovviamente ci piacerebbe molto che tutti guardassero il video di Everest. Inoltre vorremmo migliorare il nostro look come band. A proposito: siamo aperti ai vostri consigli in merito!

Potete consigliare un nuovo look ai Latente sui loro canali social:

Facebook: facebook.com/LatenteOfficial
Instagram: instagram.com/latente_band

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