“Volevamo raccontare le nostre storie nella maniera più fresca possibile” – Interview with Le Formiche

di Alessandro Mainini

Da Palermo a Torino. Le Formiche sono esattamente quello che succede quando si trapianta un’intera band da un’isola mediterranea a una metropoli del Nord. L’allegria e il calore insiti nella cultura delle terre baciate dal sole lasciano spazio alla malinconia; l’incontro con la scena indie-pop italiana contemporanea completa l’opera, per creare il sound che la band ha sviluppato con il suo disco d’esordio Figli di nessuno (2014) e soprattutto con le più recenti produzioni, fra cui spicca Tanto così, il nuovissimo singolo che unisce ritornelli da pezzone classico del rock italiano alle melodie leggere dell’indie di oggi.

Abbiamo fatto qualche domanda a Giuseppe, voce e chitarra della band, per parlare del pezzo nuovo, di Torino e dello stato presente e futuro della musica italiana.

Parlando di voi si dice che traiate in parte ispirazione dalla nuova scena indie italiana. A quali degli artisti di questo filone vi sentite più vicini e che opinione avete della musica indie nostrana degli ultimi anni?

Essere paragonati a un filone super contemporaneo per noi è stata una bella soddisfazione. Volevamo raccontare le nostre storie nella maniera più fresca possibile, quindi direi che questa sfida è stata vinta. Dico sempre che la musica di oggi è la colonna sonora perfetta per i tempi che viviamo, quindi un po’ malinconica ma vogliosa di novità. Quello che è stato etichettato come indie-pop lo definisco una raccolta di belle canzoni; mi ricorda tanto la nascita dei nuovi cantautori nel periodo di Battisti, Dalla, Fossati fino a Vasco, Grignani e lì in avanti. Se devo farti un nome di oggi ci sentiamo molto vicini a Giorgio Poi per il modo di raccontare, il resto lo trovo molto più poetico rispetto alla nostra scrittura che invece è molto “grezza”: poche metafore e tutto molto esplicito.

Vi siete trasferiti a Torino da un paio d’anni. Che impatto hanno avuto la città e questo cambio di vita sulle nuove canzoni che avete scritto?

Ha influenzato tanto, forse tutto. Quasi tutti i testi sono nati a Torino: raccontano proprio un viaggio e la bellezza di esso da diversi punti di vista.

Potete anticiparci qualcosa sui pezzi nuovi? Che tipo di sound avete cercato? Da cosa vi siete fatti ispirare scrivendoli?

Come per il primo disco, sono tutte storie autobiografiche o vissute da vicino. Il cielo di Torino è completamente diverso da quello di Palermo, quasi fosse un altro pianeta. Torino è una città bellissima e piena di energia ma molto malinconica; o meglio, a me che sono siciliano ha fatto questo effetto. Non avevo mai visto piovere così tanto, quindi era inevitabile che sviluppassimo un sound un po’ malinconico.

“Domani è domenica / Possiamo dormire” mi ha fatto venire in mente “Oggi è sabato / Domani non si va a scuola” di Pino Daniele. Voi la ascoltate la musica leggera italiana, soprattutto quella un po’ vintage/classica?

I nostri ascolti sono tanti e diversi. Io e Davide siamo forse i più simili come gusti: i primi dischi che imparai a suonare per intero furono Squèrez dei Lunapop e La dura legge del goal degli 883. Tutti siamo sempre stati affascinati dal suono “antico”, quello pre-synthpop; i dischi di Dalla, i primi di Battiato, Battisti, ma anche il prog e la psichedelica (Banco, Area etc.). Siamo cresciuti però negli anni ’90; il rock e il mondo alternative sono nelle nostre vene in qualche modo: gli Afterhours, i Verdena… abbiamo mescolato tutte queste influenze con la musica moderna che ci piace ed è venuto fuori questo sound. Non ci precludiamo l’idea di cambiare tutto al prossimo lavoro. Valerio è probabilmente quello che si è affacciato più tardi a questo tipo di ascolti “classici”, perché è sempre stato un seguace del rock. Sicuramente, da chitarrista, amava e stimava Pino Daniele per il suo blues.

Avete detto in alcune interviste che state valutando l’ipotesi di pubblicare alcuni singoli sparsi invece che un disco per intero. Giusto recentemente leggevo il noto articolo su Rolling Stone in cui si dice che il formato album sta lentamente morendo. Come vedete voi l’evoluzione del consumo di musica negli anni a venire?

Oggi la musica più che consumata viene “divorata” e ci sta! Ogni giorno esce roba nuova, il web è un canale veloce e super affollato… la musica trova spazio nei momenti più strani: in auto nel traffico, sotto la doccia, il sabato mentre disegni… un po’ dispersivo, un po’ troppo veloce per potersi concentrare solo sulle cose che realmente aggiungono qualcosa di concreto. Gli album sono sempre più come dei contenitori, colmi di brani usati come riempitivi che fanno a malapena da letto ai singoli che invece svettano come una punta di diamante. E allora i singoli vengono presi e aggiunti in altri contenitori insieme ai singoli di altri e poi di altri ancora perché così è più facile ascoltare tanta roba diversa nello stesso tempo di un solo album. Playlist. Salmo ha pubblicato il suo nuovo album pochi giorni fa e guarda caso il titolo è proprio Playlist. Ha spiegato a tutti, usando la sua musica, quello che sta accadendo oggi. Personalmente non metto un disco sul player da molto tempo: utilizzo più che altro YouTube, Spotify e altre piattaforme di streaming. Cosa succederà? Sicuramente il supporto fisico album diventerà antiquariato alla stregua dei televisori a tubo catodico e dei flipper e con esso anche il concetto di album.

Cosa fanno Le Formiche nel tempo libero quando non lavorano e non suonano?

Davide e Valerio lavorano nella musica tra studi di registrazione e palchi; io lavoro in un’officina di motociclette.

Anche se ormai siete torinesi d’adozione, ci potete consigliare i tre posti “segreti” migliori da visitare a Palermo fuori dalle rotte turistiche?

Questa è difficile perché Palermo è tutta un segreto! Se vuoi bere, mangiare, sballarti e conoscere bella gente dico “la vucciria” dalle 18 alle 4: è un po’ come il paese dei balocchi; occhio a non passarci troppo tempo perché potrebbero crescervi le orecchie d’asino. Come secondo luogo direi il monte Pellegrino, dove una serie di curve in auto o una lunga scalata a piedi ti portano a un panorama bellissimo; una volta lì fate l’amore o magari una canna. Il terzo non posso dirvelo: non sarebbe più un posto segreto.

Domanda finale: cosa ne pensate delle uova?

Io ho avuto un rapporto fanatico con le uova: per un periodo ne mangiavo 4 al giorno tutti i giorni. Per fortuna poi questa malattia l’ho curata. Minchia, però buone le uova!

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