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Tutte le straße portano a George Herald

di Alessandro Mainini

Il primo incontro con George Herald è uno di quello che non dimenticheremo mai. Un ozioso pomeriggio di inizio aprile, in un giardino privato nella bergamasca dove si festeggiava il compleanno di un local pop punk kid a ritmo di musica live. Quel giorno suonarono band della scena come i Sittingthesummerout, i My Dinosaur Life e i The Last Confidence, e una band venne addirittura dalla Francia, i Back Garden Light, ormai italiani d’adozione.

La gente era radunata dalle parti del palco improvvisato, per la verità più intenta a chiacchierare che ad ascoltare il ragazzo con la chitarra che cantava e urlava sul palco in solitaria. Poi, all’improvviso, dal microfono arriva una di quelle frasi che diventano citazioni leggendarie scolpite nella memoria collettiva di interi gruppi di amici: “tutte le straße portano a te.” Il genio linguistico, la cultura popolare infusa in un proverbio, l’ingenuità di una frase così immediata, e anche un pizzico di trash in sole sei parole. Nei giorni successivi non si parlò d’altro.

George Herald a Treviglio

Da allora George Herald è cresciuto, ha dato degli esami all’università (ma non troppi) e soprattutto ha pubblicato il suo nuovissimo EP Per tutto ciò che vale, ma nei nostri cuori lui resterà sempre “quello delle straße”. Naturale allora che ci venisse la gran voglia di farci raccontare da lui qualche succoso episodio capitatogli percorrendo le straße più sperdute delle campagne lombarde per raggiungere i locali dei concertini.

Ecco quello che ci ha narrato.

#1 – A volte andare in bicicletta a un concerto può essere più pericoloso di andarci in macchina. Soprattutto se è buio, non hai nessuna luce, pedali accanto ad un fiume, sei pieno di gin fino, e sei appena stato al concerto di Er Piotta. Una volta a me e al mio amico Edoardo Sala è successo. Lui è tornato a casa senza una scarpa e con un ginocchio sbucciato.  

#2 – Mai fidarsi di quello che dice “no, ma va’, tranquillo! Non mettere il navigatore ché tanto ho già in mente quale tangenziale dobbiamo prendere!” perché poi la band d’apertura (ovvero l’unico motivo per cui vi state spingendo dall’altra parte della Lombardia) suonerà prima del vostro arrivo. Il motivo? Vi trovate nella direzione opposta alla vostra meta mentre il tuo amico/a che sta al volante ancora non si convince a usare il navigatore. Se invece siete così premurosi da affidarvi alla tecnologia, non fatelo tenere in mano a me. Spesso confondo la destra e la sinistra, non riesco sempre a capire a quale uscita della rotonda corrisponda un’indicazione e a volte schiaccio per sbaglio cose a caso che puntualmente fanno perdere il segnale.

#3 – Se andate all’estero per un concerto, prenotate una stanza. Non fate quelli che “massì, tanto per una notte…! Troveremo sicuramente un posto dove stare fino al mattino.” Certo, l’idea può essere romantica, ma se uno di quelli con cui siete inizia a essere stanco o peggio si addormenta, il sogno si trasforma in un incubo e con tutta probabilità passerete la notte in un McDonald’s di Zurigo a ottobre accanto a un vostro amico con la testa sul tavolo.

Il 27 ottobre io suonerò al Bloom di Mezzago, un bel paesino di provincia. Magari nel mettervi al volante per venirmi a sentire può succedervi qualcosa di divertente.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Per tutto ciò che vale, il nuovo EP di George Herald, è disponibile in streaming. Se avete sorriso alle sue storielle dategli un ascolto e forse il 27 ottobre non vedrete l’ora di andare a vederlo dal vivo al Bloom. Se invece le sue storielle non vi sono piaciute glielo potete dire direttamente sulla sua pagina Facebook; ci ha detto che non si offende.

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