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“Umanimal” by Mr Everett: la recensione e un’intervista alla band

di Alice Filippi

Umanimal è il primo lavoro ufficiale dei Mr Everett, nati a Bologna nel 2015, che più che una band si definiscono un progetto multisensoriale, affiancando alla musica forti componenti visive e percettive. Il disco è concettualmente diviso in due parti distinte ma intrecciate tra loro. Concept di base è la storia di Rupert, un cyborg che si risveglia senza memoria in una giungla e che sarà aiutato dai tre umanimal, Mr Fox, Mr Owl e Mr Bear, a ritrovare coscienza di sé, ricostruirsi e tornare a casa.

Uman, prima e ultima parte del disco, è incentrata totalmente sul tema della voce, che simboleggia l’umanità perduta di Rupert e che riuscirà a recuperare grazie alla guida di Mr Owl, suo doppio fisico e spirituale. Animal, parte centrale dell’album, si basa sulla riscoperta della corporalità, degli istinti più viscerali e animali. Qui il cyborg è guidato da Mr Fox e Mr Bear, che curano la parte musicale e visual all’interno del progetto.

Opener del disco è Japanese Safari, traccia in cui ci sembra proprio di entrare in una giungla asiatica. Le melodie orientali, accompagnate dalla base in stile synth pop e guidate dalla voce metallica di Mr Owl, ci lanciano direttamente in una dimensione in cui la vostra coinquilina giapponese sarebbe completamente a suo agio. La seconda traccia Be You ha invece uno stile ambient molto lineare nonostante i sampler e il beat che provano in parte a complicarla. Ci troviamo ora davanti all’unica cover del disco, un mashup tra Wicked Games di Chris Isaak e Crystalised dei The XX. I due brani vengono completamente spogliati dalla loro sensualità per dare più spazio a questa versione molto più dance che riesce a fonderli perfettamente.

Con 6AM si effettua lo switch tra Uman e Animal, e la cosa si può ben notare dal cambio di sonorità. Molto più ambient e lineare, il brano alterna suoni cupi e oscuri a suoni più allegri e animati. Gamelan mantiene le tonalità cupe del brano che la precede, restando in chiave ambient/synth pop ma dando un senso di spazio e astrazione, come se sparassimo un Kandinskij nella stratosfera (al posto del salame dei cremonesi). Burn the Ground si apre già con un sound molto più trance delle precedenti, sempre tenendone però l’atmosfera cupa, accentuata alla fine dalle voci moltiplicate e sovrapposte alla Feeling This a fine brano.

Dylan Thomas è forse la canzone più particolare del disco. Si presenta come un loop di voci e beat minimal dove la voce, stavolta pulita, spicca sulla base accompagnata a fine brano da cori in background. Netrip riprende poi questo aspetto; la canzone è un crescendo continuo dove al beat molto minimal si affiancano dei suoni quasi 8bit, mentre il ritornello inizia già ad avere toni molto più pop che synth. Con Twins segniamo il ritorno finale a Uman e di nuovo si può sentire dalla sonorità. La particolarità della canzone è che è decisamente molto più sentimentale delle altre, forse a riprova del fatto che il viaggio di Rupert sta giungendo a termine, con successo.

Rollercoaster è il brano finale del disco, si riallaccia al sentimentalismo che troviamo in Twins soprattutto nel ritornello, che è molto sentito. È una canzone prettamente dance pop, dove anche Mr Owl osa di più con la voce aggiungendo emozione al pezzo. Il viaggio di Rupert è giunto al termine e le atmosfere cupe e la sensibilità finale ci dimostrano solo una cosa: anche i cyborg possono essere emo.

Come vostro primo lavoro ufficiale avete deciso di presentare al pubblico un disco dalla struttura piuttosto complessa, con una storia di base molto articolata e una netta divisione tra le due parti della storia.

La divisione per noi non è netta; anzi. Questo disco vuole raccontare possibili scenari comuni di unione tra animalità, umanità e tecnologia. La nostra idea è di portare una storia complessa di postumanesimo nella musica pop, e l’obiettivo è quello di avvicinare al nostro mondo chi ci ascolta e vede. Non a caso l’album non è solo ed esclusivamente musicale, ma ogni canzone è accompagnata dalla sua illustrazione.

Alla base di Umanimal c’è la storia dell’androide Rupert. Perché la scelta di usare come personaggi un androide e degli animali al posto di esseri umani?

Rupert e gli Umanimal sono i personaggi di questa storia, che si raccontano e inscenano il loro percorso. Mr Everett è una performance a tutto tondo, non solo musica, danza, immagine, ma un complesso insieme di elementi artistici che si inseguono e completano a vicenda.

In che contesto nasce il disco?

Basato sulle teorie postumane di relazione, Umanimal vuole essere il nostro manifesto musicale e teorico allo stesso tempo. Due anni fa, quando abbiamo iniziato a pensare al disco, ci siamo avvicinati perché tra noi c’era un sentire comune: raccontare il rapporto tra noi e la tecnologia. La musica elettronica, il corpo di Rupert, l’uso della voce; tutto rientra in una relazione stretta con la tecnologia, che è capace, talvolta, di risvegliare istinti che paradossalmente sembrano opposti, come quelli animali.

Cosa sperate trasmetta il disco a chi lo ascolta, sia che vi conosca già sia che sia un nuovo fan?

La voglia di scoprire più a fondo cosa si nasconde dietro i nostri personaggi, ma anche comprendere la connessione tra musica elettronica ed animalità; risvegliare, in qualche modo, gli istinti basilari tramite la tecnologia.

Qual è la canzone per voi più sentita del disco?

Probabilmente Rollercoaster, la prima che abbiamo scritto. Ma anche Netrip, che ha un testo molto significativo e chiaro: spiega il rapporto tra diversi e uguali.

Cosa ne pensate delle uova?

Di che tipo? Cioè, di che animale? Le nostre preferite sono quelle di drago.

 

 

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