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REVIEW: “Disease” by Beartooth

di Martina Pedretti

Esce il 28 settembre per Red Bull Records il terzo album dei Beartooth intitolato Disease. Dopo due album che hanno dato una svolta alla scena melodic hardcore, Disgusting e Aggressive, la band di Caleb Shomo torna con quello che la band definisce l’album perfetto.

Shomo è il tuttofare della band, dopo mesi di preview, hype e tanto dolore testimoniato sul suo account Instagram, Disease ha preso vita. Già conosciuto per essere il frontman degli Attack, Attack! Caleb ha preso i Beartooth e ne ha fatto quello che voleva. Disease sembra essere il lavoro di cui è più fiero, tant’è che ha dichiarato che se dovesse morire, morirebbe perfettamente soddisfatto e felice.

Sempre su Instagram, una serie di video evidenzia il percorso che ha portato il cantante a creare la opening track “Greatness or Death”. Le danze si aprono con una leggera chitarra acustica che poi esplode in un perfetto scream. Il breakdown conferma il classico sound hardcore della band. Si continua con la title track “Disease” che sicuramente è uno dei brani più catchy del disco, infatti verte verso il lato più “pop” della band. Siamo lontani anni luce dal singolo del primo disco “The Lines”, ma questo fa parte della crescita dei Beartooth.

Un punto a favore dell’album è che Caleb è riuscito a portare la sua voce a un nuovo livello di qualità mai raggiunto negli album precedenti. Questo si nota nella traccia “Fire”, con delle sonorità tendenti al punk rock e un ritmo incalzante; lo stesso succede in “You Never Know” dove Shomo mostra tutto il suo range vocale in uno dei ritornelli più coinvolgenti.

“Bad Listener” ha un sound più aggressivo e crudo, con un breakdown degno di nota. Invece “Afterall” è una di quelle canzoni cuscinetto che ha un testo struggente ma che melodicamente non dice nulla. Si procede con “Manipulation”, un altro brano potente in cui le linee di basso e la batteria la fanno da padroni, dando quel mood più cupo alla canzone. Si passa a “Enemy”, un brano capace di racchiudere la bravura della band di unire una melodia più heavy a qualcosa di melodico in modo perfetto.

La parte finale del disco comincia con “Believe”, un brano diverso da tutti gli altri, con un coro incalzante e un sing along che porta avanti il lato più melodico della band. Uno dei brani più riusciti è la cattivissima “Infection”, ovvero il perfetto connubio tra il vecchio e il nuovo sound dei Beartooth. Con la giusta dose di aggressività e cantato pulito, si prende di diritto il podio. Ancora più cattiva è “Used and Abused”. La traccia che chiude Disease è “Clever”, una novità per la band che si è voluta prendere un bel rischio, riuscendo al 100%.

I Beartooth si evolvono a ogni album che fanno uscire, e Disease non è da meno. Nonostante si allontani da Disgusting e Aggressive, segue un percorso coerente e che marchia la crescita di Caleb Shomo. Con i suoi alti e bassi potrà non passare alla storia dell’hardcore, ma sicuramente ha al suo interno dei brani veramente validi.

Per questo non vediamo l’ora di vederli live alla data Architects + Beartooth + Polaris all’Alctaraz di Milano.

VOTO: 7/10

TOP TRACKS: Greatness or Death, Infection, Manipulation

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