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REVIEW: “Is This Thing Cursed?” by Alkaline Trio

Di Elisa Susini
“Is This Thing Cursed” è il nono album degli Alkaline Trio, uscito il 31 agosto per Epitaph Records. Fin dal loro esordio gli Alkaline Trio ci regalano storie di angoscia, tormento, alcol, ossessione e fallimenti. Anche se il loro suono punk rock si è gradualmente ammorbidito nel corso degli anni, il sentimento è rimasto, così come l’efficace e unica combinazione vocale di Matt Skiba e Dan Andriano.


Non avevano mai fatto passare così tanto tempo fra un disco e l’altro, ma questi ultimi 5 anni sono stati impegnativi per Matt Skiba, che ha militato a tempo pieno nei Voi-sapete-chi, mentre Dan e Derek si sono dedicati ai loro progetti solisti. Non sapevamo nemmeno se ci sarebbe stato un nuovo album fino a quando, a giugno, è stato annunciato un tour negli USA, seguito da un singolo a sorpresa, “Blackbird”, a luglio.


‘Is This Thing Cursed?‘ inizia con una title track che parte con i toni rilassati tanto cari a Dan Andriano nei suoi progetti solisti. L’album mantiene la produzione classica della band e continua con “Blackbird“, un brano che trasuda Alkaline Trio da tutti i pori, con un prechorus che non ti abbandona “now after all the city falls just like the night or an angel does”, seguito poi dal jangle pop un po’ troppo forzato di “Demon and Division”, che non mi convince fino all’entrata in scena di Dan nel bridge, che se la gioca come miglior bridge degli Alkaline Trio dai tempi di “I Was Prayer”.

Una novità in questo lavoro sono proprio tre pezzi di Dan – “Little Help”, “Pale Blue Ribbon” e “Worn So Thin” – veloci e dalla vena un po’ country/un po’ dad rock anni 80 che è completamente assente dai loro precedenti lavori. Sono pezzi divertenti ma mi aspettavo un po’ di più da Dan in questi 5 anni, dato che ormai è lui che guida la band dal periodo post-Crimson con i suoi pezzi diretti e e pieni di cuore.
Sicuramente “Is This Thing Cursed?” è un disco che ci mostra gli Alkaline Trio, e in particolare Matt Skiba, in versione rinvigorita; canzoni come “Blackbird” “Heart Attacks”, il ritornello trascinante di “I Can’t Believe” o “Throw Me To The Lions” (che al momento è la mia preferita) sembrano riportarci indietro di una quindicina di anni. Il finale del disco spetta all’acustica “Krystalline” che va a sfociare in uno sfumato catartico e soddisfacente.

Non mi aspettavo un disco di questo tipo ma gli Alkaline Trio ci hanno voluto ricordare che sono ancora in forma, con canzoni veloci, melodiche, pungente e ben pensato che sicuramente accontenteranno i fan e che ci faranno salire l’hype in attesa di un loro ritorno in tour dalle nostri parti.
Voto: 7,5/10

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