REVIEW: “The American Dream” by Trophy Eyes

di Martina Pedretti

Dopo la perfezione rasentata da Chemical Miracle, il nuovo album dei Trophy Eyes è stato uno dei più attesi dell 2018. The American Dream, uscito il 3 agosto per Hopeless Records, è riuscito a saziare l’hype in modo impeccabile.

È molto facile storcere il naso davanti al cambiamento di sound da parte di una band, ma è una scelta coraggiosa e difficile per chi invece ha lavorato alla realizzazione di qualcosa di nuovo. I Trophy Eyes non sono mai rimasti uguali a loro stessi, da Mend, Move on, a Chemical Miracle, fino alla new entry The American Dream. Con tre dischi agli antipodi, ma legati da un filo comune, la band si dimostra eclettica e capace di riuscire in tutti i suoi esperimenti.

All’uscita di You Can Count On Me si sono raggiunti livelli di adorazione inimmaginabili, in quanto la band è riuscita a racchiudere in un solo brano tutto il suo percorso evolutivo. Con un sound fresco, la voce profonda di John Floreani e quella spruzzata di hardcore urlato che riporta alle origini, il brano ha fatto breccia nei cuori di tutti.

Più discusso è stato More Like You, un brano dai ritmi tribali e melodie evocative, fatto di cori e strumentali ricche. Con un mood alla Re Leone e una cantilena che si ancora al tessuto del cervello “more like you, less like me”, anche qui il bersaglio è stato centrato.

Ai due pazzeschi singoli se ne aggiunge un terzo, Friday Forever, che in molti hanno definito un pezzo alla 30 Seconds To Mars. Il sound è sicuramente qualcosa di nuovo per la band, frenetico, ballabile e ai limiti del pop, ma dopotutto il testo è chiaro “Don’t you wish it was Friday forever / Don’t you wish the sun never came up /Don’t you miss being day drunk together”.

Di seguito ai tre brani scelti per anticipare The American Dream, arriva il resto del disco. Con tante, forse troppe, canzoni che rallentano il ritmo, come  l’interamente sussurrata al piano “A Cotton Candy Sky”; la ballad “Tip Toe” dove la voce di John spazza via qualsiasi cosa e il quasi interlude “A Symphony of Crickets”.

Due brani memorabili sono le opener dell’album “Autumn”  e “Something Bigger Than This”, le quali proseguono per la strada più pop che la band ha voluto percorrere. Per quanto il mood possa essere “divertente”, i testi dei Trophy Eyes si contraddistinguono ancora una volta per la loro malinconia e il dolore incurabile. “I don’t have any answers for you yet / I’m still figuring out what I’m doing here / Keep your home in your heart / Keeps you out of the rain / Don’t let no sad songs rot your brain”. Il tocco di introspezione e i temi che riguardano il successo, l’ambizione e le insicurezze legate al significato della vita sono alcuni dei punti focali dell’album, proprio come urla il coro “It don’t make much sense right now / But it will all come together when the lights go out”.

A costi di sembrare un bugiardino delle medicine o un bignami che si è scordato che deve essere conciso, è necessario citare alcune delle parole magistralmente scritte da Floreani. Come nel caso di “Broken”, un brano di poche parole che si ripetono in modo ridondante, ma che lasciano un segno profondo “Don’t let anyone see that you’re broken” e “Can you feel what it’s like to be scared of what’s inside? / I’ve been sleeping with the lights on at night”.

Forse il brano meno riuscito del disco è “Lavander Bay”, la sua fortuna è quella di essere incastonato tra due perle, “Miming in the Choir” e “I Can Feel it Calling”. La prima riprende quello stile di Chemical Miracle che un po’ ci mancava, mentre la seconda è una storia di 6 minuti di pura perfezione. Un vero e proprio percorso che si conclude con Floreani che esplode in un urlo finale che rispolvera le sue origini “If you blink, you’re gonna miss me / I’m gonna burn up in the atmosphere /If you blink, you’re gonna fucking miss me”. Per esplodere in una valle di lacrime bisogna citare anche l’ennesimo coro splendido che incornicia l’outro del brano “Think of me when you’re alone and you can’t sleep / I’m on the other side of the world doing the same thing”.

Per non battere la millesima battuta su questa tastiera inondata dalle mie lacrime, la conclusione è che questi sono i Trophy Eyes, la loro peculiarità è cambiare continuamente stile e riuscire a farlo alla perfezione. Con una voce profonda e particolare come quella di Floreani e le capacità di scrittura della band, non c’è nulla che si possa dire di negativo, se non che questi brani sono fatti per essere suonati live e l’Italia vi aspetta a braccia aperte.

VOTO: 9/10

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.