majno-2018

Dal Midwest Emo al Parking Emo. Intervista ai Majno

di Alessandro Mainini

A proposito della nuova fioritura dello screamo/post-hardcore di cui si era parlato qualche tempo fa su queste pagine (web), una neonata etichetta, Non ti seguo Records, sta dando linfa vitale al genere, pubblicando in breve tempo l’EP dei Wasa e ora il primo disco dei Majno da Milano, intitolato Calcoli.

Pur non strettamente “screamo” in sé, l’EP è indissolubilmente legato a tutto il filone emo/post-hardcore che sta silenziosamente andando di moda nei circoli underground del milanese. I Majno hanno coniato il termine di “parking emo vibes” per descrivere il loro sound; una definizione curiosa che trae spunto dal parcheggio APCOA di viale Majno dove è stato concepito il disco.

Ci facciamo raccontare la loro idea di musica con le loro parole.

Ciao, ragazzi! Per cominciare, ci raccontate qualcosa sul parcheggio APCOA di viale Majno?

Undergound è l’aggettivo migliore, ma solo perché siamo 5 piani sotto terra. Se ci fosse un attacco atomico noi in molta tranquillità continueremmo a suonare indisturbati. Sei circondato da macchine, alcune molto costose, e la radio in sottofondo all’entrata trasmette sempre musica interessante. C’è un clima umido e fresco durante tutte le stagioni e i telefoni non prendono perché sei appunto sottoterra. L’atmosfera è molto cinematografica. Una figata. Credo che ci abbia parecchio influenzato a livello di immaginario e di attitudine.

Calcoli è il vostro primo EP, che segue il singolo di debutto Passante (2016). Potete dirci qualcosa su com’è nato il disco?

Abbiamo semplicemente iniziato a suonare, partendo da riff di Chiara, linee di Thomas e adattando i testi di Pietro. In realtà il disco è nato in poco più di un mese ma visto che siamo sempre in ritardo, per varie vicissitudini abbiamo fatto passare quasi un anno dalle registrazioni, anche se le canzoni le suonavamo già live prima dell’uscita del disco.

Nelle canzoni del disco sento influssi di band nostrane come Fine Before You Came e Cabrera. Quali sono i dischi che avete ascoltato maggiormente durante la scrittura di Calcoli?

Credo che i Fine Before You Came siano una di quelle band di culto per chiunque suoni questo genere. La cosa strana è che non li abbiamo ascoltati così tanto nel periodo in cui nascevano le canzoni dell’EP. In quel periodo eravamo molto in fissa con i Basement, i Citizen, i PUP, gli Slint, i Biffy Clyro… ma non solo, perché la maggior parte di noi ha delle influenze musicali definite e differenti. Il sound di base è sicuramente parecchio influenzato dalla scena a cui ti riferisci ma in realtà proviamo ad inserire contaminazioni varie. L’importante è scoprire, sempre.

La seconda canzone del disco cita il secondo teorema di Gödel (“Nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza”), da cui il titolo. Che significato ha questo teorema all’interno della canzone e qual è il messaggio che avete voluto includere nel brano?

Ci carica l’idea di infinito e l’idea di limite, e poi Gödel era una vero dritto, veramente punk: pensate che quando la moglie è morta si è lasciato morire di fame perché pensava gli avvelenassero il cibo!

Toglieteci una curiosità: cosa vuol dire “frasnadere”? Google non è stato di troppo aiuto.

Non vuol dire assolutamente niente! Thomas ha schiacciato dei tasti a caso mentre salvava la prima sessione di pre-produzione del brano, e il titolo è rimasto quello.

Cosa ci si può aspettare venendo a sentire queste canzoni dal vivo? Quali sono le differenze principali rispetto a sentirle su disco secondo voi?

Dal vivo è tutto molto più secco. Nel disco sembra di sentire mille chitarre, mille voci e una batteria grossissima, invece la verità è che tutto ti arriva in faccia molto piatto e forse proprio per questo più organico. Poi Pietro ad una certa fa cose che non controlla, tipo buttarsi sul pubblico già dalla seconda canzone e staccarci involontariamente i jack dai pedali.

Vi faccio una domanda che ho fatto recentemente ai vostri compagni di etichetta Wasa quando è uscito il loro EP: quali sono per voi il posto e il momento ideali per ascoltare questo disco?

Di notte, quando non riesci a dormire e pensi alle cose. Oppure durante i mesi invernali. C’è anche una terza possibilità, dato che il disco dura 13 minuti che è più o meno la durata media dei rapporti sessuali in Italia secondo Il fatto quotidiano.


Chi ha realizzato la copertina di Calcoli e qual è il concetto dietro all’immagine? Come si lega con il disco?

La copertina l’abbiamo fatta noi davanti a una foto che avevamo da sempre adocchiato, dato che si trova al -2 del parcheggio APCOA. C’è Chiara che si agita di fronte a questa foto scattata dall’ingegnere Parola, che ha immortalato persone che si affaticano un sacco durante la costruzione del cantiere che poi è diventato il parcheggio APCOA. In generale il concept è molto legato al luogo in cui suoniamo e anche al mood del disco.

Il disco si chiude con un’imprecazione, quantomeno a livello di titoli. Quali sono le vostre imprecazioni preferite che non siano parolacce? Ne avete qualcuna in dialetto magari?

Chiara: mi piace urlare: “oh, Dio?!” per ammonirlo. Per dirgli tipo “oh, cosa cazzo stai facendo?!” È una cosa che è nata da Luca [cantante dei Quercia] e che poi è diventata un tormentone tra i nostri amici a Iglesias, la nostra città in Sardegna.
Thomas: io sono di Brescia; imprecare senza dire le parolacce è come mangiare lo
spiedo senza la polenta. Chiedete a Pietro che è di Bergamo ed è più gentile!
Pietro: mi piace dire “dio bel” perché io i miei amici li chiamo “bel” e anche i venditori ambulanti li chiamo “bel”.
Federico: imprecazioni senza parolacce, in dialetto per giunta… non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca, per dindirindi!


Calcoli è uscito il 21 giugno su Non ti seguo Records. Potete trovarlo in versione fisica sullo store dell’etichetta.

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