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REVIEW: “Pray For The Wicked” by Panic! At the Disco

di Martina Pedretti

Il 22 giugno è uscito il sesto album dei Panic! At the Disco, Pray For The Wicked. Pubblicato da Fueled by Ramen e DCD2, si inserisce nella discografia della band seguendo i passi e il mood di Death of a Bachelor

Non serve qualcosa che confermi il talento da artista eclettico di Brendon Urie, ma questo album è l’inconfutabile prova della sua innata bravura. Con un magistrale lavoro, quasi interamente incentrato sulla sua persona, Pray For The Wicked è un elogio alle doti creative di Brendon. Influenzato dall’esperienza del cantante a Brodway con Kinky Boots, il disco si caratterizza per la sua teatralità e la sfacciataggine quasi drammatica.

I singoli che hanno anticipato Pray For the Wicked lo hanno presentato nel migliore dei modi. Infatti (Fuck A) Silver Lining, Say Amen [Saturday Night], High Hopes e il nuovo singolo Hey Look Ma, I Made It riassumono alla perfezione il mood dell’album. Tutto è esagerato ma perfettamente bilanciato, tutto è al 100% da ballare e cantare con tutte le forze che si hanno in corpo.

Roaring 20s è uno dei brani più particolari dell’album. Come Crazy=Genius richiamava un po’ gli anni ’50, questo brano sembra tratto dalla colonna sonora di un film giallo in bianco e nero. Ambientata in un fastoso palazzo durante una festa, la trama potrebbe involvere un omicidio e un gruppo di assassini molto ricchi ed eleganti che la fanno franca. Ascoltate e vedete se vi richiama la stessa immagine.

Un elogio al lato più pop della band sono sicuramente i brani della seconda metà dell’album, quali Dancing’s Not a Crime, One of the Drunks, The Overpass. Quest’ultima sembra sempre un brano da colonna sonora di un film giallo o di spionaggio, ma ambientato ai giorni nostri.

King of the Clouds è un altro dei singoli che hanno anticipato l’album. L’intro è un po’ alla Bohemian Rapsody dei Queen, un insieme di voci che aprono il brano in completa solitudine seguite da un beat incalzante.

Old Fashioned è forse l’unico brano debole del disco, ma a questi Panic! così carichi gli si perdona un po’ tutto. Soprattutto quando arriva Dying in LA, il brano acustico che chiude Pray for the Wicked, e iniziano a cadere le lacrime fitte. Brendon Urie + pianoforte + qualche violino qua e là + lacrima facile = bravi tutti diesci punti a Serpeverde

Insomma ecco un altro lavoro magistrale di questa band che non delude mai. Dopo Death of a Bachelor, sembrava impossibile potessero reggere il confronto, e invece Pray for the Wicked lo regge alla grande. Come il suo predecessore, arrivato secondo nella nostra classifica di fine anno, anche PFTW comparirà sicuramente, anche se la competizione quest’anno è davvero dura.

Top songs: Say Amen, Hey Look Ma, I Made It, Roaring 20s, High Hopes

VOTO: 9/10

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