Live report: The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die + Kamikaze Girls @ Bloom, Mezzago, 24/03/2018

di Alessandro Mainini

I The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die (d’ora in poi TWIABP) sono una band bellissima per tanti motivi. Oltre alla musica (ovvio) e al nome super-emo, uno di questi è la loro propensione a fare tutto molto a caso, proprio come piace a noi. Pubblicano un EP spoken word dal nulla, non si sa mai quante persone suonino sul palco e il numero può cambiare da una sera all’altra, girano senza fonico… e annullano date di punto in bianco senza spiegazione.

Questo è proprio quello che era successo quattro lunghi anni fa, quando i ragazzi del Connecticut avevano tirato un pacco clamoroso appena prima della loro unica data milanese al compianto Lo-Fi. Non farsi più rivedere per altri quattro anni non ci ha certo aiutati a superare la delusione, ma come nelle favole anche stavolta c’è stato il lieto fine e i TWIABP sono venuti a sdebitarsi con una data allo storico Bloom di Mezzago.

Ad accompagnare il tour della band di Epitaph, il duo inglese Kamikaze Girls, che apre le danze con il suo punk rock socialmente impegnato. Lucinda, leader della band, ci sorprende esibendosi in un ampio range di tecniche vocali fra cui uno scream che farebbe invidia a qualche band hardcore per poser, ma in generale l’atmosfera creata dalle canzoni e le tematiche dei testi dove risaltano la salute mentale e l’attenzione per le minoranze fanno sì che il duo risulti un opener ideale per i TWIABP.

The World Is a Beautiful Place 2Unica pecca del set la canzone finale molto lunga (forse un po’ troppo lunga) e monotona. Dopo cinque minuti di noise credo si sia creato un varco spazio-temporale che mi ha inghiottito, mi ha permesso di riflettere sui miei problemi, sui problemi dell’Italia, del mondo, sulla vastità delle galassie, meditare sulla soluzione del problema di Fermat e venire ricatapultato in questo mondo quando la canzone era ancora ben lungi dal suo termine.

Cambio palco ed è il momento dei TWIABP, che per l’occasione si presentano in 6. È il tour del nuovo disco Always Foreign, un grande ritorno di forma dopo lo sbiadito Harmlessness, per cui il set si apre con l’opener dell’album, I’ll Make Everything. Chi si aspettava una scaletta molto basata sul disco nuovo resta però sorpreso, perché oltre a grandi classici dal primo album come Heartbeat in the Brain e Gig Life che fanno impazzire il pubblico, i TWIABP ci propongono anche una serie di pezzi dai loro tanti e meritevoli EP, su tutti Katamari Duquette.

I fan di Harmlessness ottengono un contentino con I Could Be Afraid of Anything e The Word Lisa, anche se Mental Health, una delle più belle del disco, non è in scaletta a differenza di alcuni altri show di questo tour. In compenso abbiamo in chiusura di set la vecchissima Eyjafjallajokull Dance, per comodità indicata in scaletta con la semplice dicitura “Volcano”.

I TWIABP sono noti per la loro capacità di passare con disinvoltura da canzoni frenetiche e veloci a brani melodici e riflessivi, e questa duplice anima della band si riflette nella scelta dei brani in setlist. Il pubblico evidentemente apprezza, perché tutti i presenti vivono con passione i pezzi più introspettivi (Faker, per citarne uno) e c’è addirittura chi fa partire il pogo quando la musica si scatena come su Dillon and Her Son.

The World Is a Beautiful Place

Il momento culmine del concerto però si tocca probabilmente verso la fine, quando i TWIABP fanno tutto d’un colpo il mozzafiato terzetto Marine Tigers, Fuzz Minor e Infinite Steve, che è poi la serie con cui si conclude Always Foreign. Da ricordare un passo contenuto proprio in Marine Tigers, “Please remember, as a person, it’s the land that’s always foreign”, una frase che dovrebbe far riflettere in tempi di facili populismi e retoriche di immediata presa come quelli che stiamo vivendo.

Dopo aver abbandonato il palco alla fine di Eyjafjalqualcosa Dance la band ritorna on stage per il consueto encore, dove non sarebbe potuta mancare January 10th, 2014, la “hit” di Harmlessness se così si può definire, accompagnata dalla conclusiva Getting Sodas da Whenever, If Ever, un pezzo tutto passione e feels di 7 minuti abbondanti dove il numero di persone sul palco sale magicamente da 6 a 8.

Al termine del concerto il banchetto del merch viene preso d’assalto perché i TWIABP sono una di quelle band di cui ogni fan dovrebbe avere i dischi in vinile -e anche perché alcuni vinili che si sono portati dietro sono piuttosto inusuali, come il Live on KEXP del 2016. Ora speriamo solo di non dover aspettare altri quattro anni per rivedere la band in Italia!

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