the shalalalas boom

Recensioni al buio: “BOOM” by The Shalalalas

di Alessandro Mainini

**WARNING**
Prima di scriverci adirati, date un’occhiata a cosa sono le “recensioni al buio”!

“Happy, shalala, it’s so nice to be happy, shalalala”, cantava Alexia in una spensierata canzoncina pop degli anni ’90 che quelli della mia generazione hanno sicuramente ascoltato a Top of the Pops, e che quelli della generazione Z hanno riscoperto grazie a uno spot della Vodafone (le compagnie telefoniche a volte fanno anche cose buone). Spensieratezza è la sensazione che trasmette un band name come The Shalalalas, soprattutto se poi il disco si chiama BOOM, tutto maiuscolo perché le esplosioni fanno rumore.

In copertina due bolle fatte di Big Babol stanno per entrare in rotta di collisione, creando (mi piace immaginare) quella “tranquilla esplosione” che è la frase di punta con cui viene presentato l’album, un lavoro in cui si “alternano serenità e dreaminess a tratti leggermente più malinconici, lasciando l’ascoltatore libero di scavare nei ricordi o immaginare scenari futuri.”

Il disco si apre con una canzone chiamata Difficult, che in realtà è tutto tranne che difficile da approcciare: il ritmo superballabile delle strofe lascia spazio a un ritornello quasi rock ‘n’ roll, ma con un twist indie rock che urla Union Jack da tutti i fili. I testi sono semplici e ripetuti, perché la musica deve entrare dritta nelle orecchie di chi la ascolta; la traccia breve e concisa, in meno di due minuti e mezzo finisce, e del resto che bisogno c’è di prolungare un pezzo che funziona nella sua essenzialità?

I due brani successivi si intitolano Love Me Tonight e Hold Me Tight, e per questo motivo li vedo idealmente collegati. Il primo, cantato da Alex, è un pezzo semiacustico che strizza l’occhio al folk a stelle e strisce, anche se poi si risolve in un bridge più riflessivo dove le voci di Alex e Sara si intrecciano con introspezione. Il secondo è un pezzo pop rock più rilassato, caratterizzato dal cantato di Sara che è a tratti onirico ma con una sfumatura allegra. Gli effetti sonori nel finale danno l’idea di un volo pindarico in un sogno colorato, come in un quadro francese in cui manca qualcuno in cui Chagall fa fluttuare i suoi personaggi.

La varietà cromatica di BOOM aumenta con la quarta traccia: fin qui ogni canzone ha presentato un lato differente dei The Shalalalas, e allora Bucket List mette in evidenza un gioco di tastiere e synth tutto nuovo, che va ad ampliare il ventaglio sonoro confortevole di questa love song felice in superficie e malinconica appena sotto il livello dell’acqua. Un’ambivalenza di sensazioni e sentimenti rispecchiata anche dalle due voci e dalle scelte stilistiche operate dalla band: Once Again ad esempio si apre con il suono di percussioni quasi tribali, a cui si sovrappone una chitarra molto più campagnola (e se vogliamo, una tastiera da pozzo incantato al chiaro di luna).

Chi scrive vive di notte, per cui la frase “nothing works at 5 o’clock”, che è poi anche il titolo della traccia successiva, risuona (s)gradevolmente familiare. Un bell’intermezzo di violini completa un brano che fa della semplicità la sua forza. Si diceva che BOOM è un album di sensazioni contrastanti, e quindi a Nothing Works fa seguito una traccia idealmente opposta: catchy, ballabile ed estroversa, She Could Be racconta la spensieratezza giovanile tutta indie rock e chitarrine, quella spensieratezza di cui parlavo nell’introduzione e che cominciavo a temere non rispecchiasse il contenuto dell’album. Il bello della diretta, I guess.

I ritmi tribali fanno di nuovo capolino in Big Green Eyes, naturalmente presto raggiunto da uno strumento divergente come il piano e dei cori in sottofondo che conferiscono all’insieme un sapore tropical. Un riff acustico di chitarra molto trascinante ci introduce invece in All That We Want; con l’aggiunta di una tastiera frenetica, il brano prende una canzone dei The Velvet Underground, soffia via quarant’anni di polvere e ne dà una versione ammodernata adatta ai timpani odierni. La chiusura del disco è affidata a Tomorrow. Il titolo ottimistico rispecchia il testo della canzone, che vuole essere un’esortazione a migliorare e migliorarsi in vista di un futuro che rappresenta “a better day”.

Quello che salta subito all’orecchio ascoltando BOOM è l’abilità dei The Shalalalas di affrontare il proprio stile musicale con un approccio sempre fresco e rinnovato di canzone in canzone. L’album è collegato da un filo musicale che rende riconoscibile l’impronta della band in ogni canzone, ma non ci sono due momenti uguali nell’intero disco. Manca probabilmente la traccia con il potenziale da singolone spaccaclassifica, ma un lavoro coeso come BOOM è inteso per essere apprezzato dalle persone che la musica la ascoltano e non si limitano a sentirla. Un disco da ascoltare al mattino appena svegli, mentre ci si pente di aver fatto le ore piccole anche la notte precedente.

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