Cucineremo ciambelle fingere di essere ciò che si è

REVIEW: “Fingere di essere ciò che si è” by Cucineremo ciambelle

di Alessandro Mainini

Musica e cibo è un binomio vincente. Senza andare a scomodare la scontata pizza pop punk, fra le rock band c’è chi gioca a bowling per mangiare il brodo, c’è chi imburra il pane col burro, c’è chi ha il culto dello zucchero, e poi ci sono tre riminesi che nel proprio nome dichiarano un obiettivo particolare: Cucineremo ciambelle, uno dei nomi più bizzarri che un gruppo possa avere, ma anche un nome che buca l’immaginazione di chi lo legge –sfido a dimenticarvelo una volta che l’avete sentito. E poi è una grande mossa di marketing, conscia o meno, perché dai, non vi viene voglia di andare a sentire che razza di musica possa fare una band che si chiama Cucineremo ciambelle?

Certo che sì, e allora vi dico che le ciambelle che cucinano questi ragazzi sono fatte con l’impasto degli American Football e guarnite con la glassa dei Tiny Moving Parts: loro lo chiamano pop affettuoso, noi lo chiamiamo emo, ma in ogni caso le melodie che creano sono “appiccicose” proprio come una ciambella zuccherata. Il loro primo disco si chiama Fingere di essere ciò che si è ed esce su una delle etichette indipendenti più vivaci del panorama italiano attuale, ovvero V4V Records.

Si parlava di Tiny Moving Parts, ed è curioso osservare come per molti versi i Cucineremo ciambelle siano un po’ la versione italiana della band del Minnesota: sono un trio, incorporano elementi math, il disco è stato persino mixato e masterizzato dallo stesso produttore (Gregory Lindholm), anche se Andrea a differenza di Dylan è intonato. Ma se vogliamo scavare ancora più a fondo troviamo analogie anche nella composizione dei dischi d’esordio: il capolavoro che è This Couch Is Long and Full of Friendship contiene 10 tracce di cui due interludi, e indovinate un po’ com’è la tracklist di Fingere di essere ciò che si è? Esatto. Tutto bellissimo!

Il disco si apre in maniera bugiarda, perché Spettro ha un sound diverso dal resto delle tracce. A tratti ricorda un po’ una canzone degli Zero assoluto (e sia chiaro che lo dico come un complimento: ai tempi delle medie mi piacevano un sacco), con il suo cantato da pop acustico e le sue melodie intimiste. Il layering delle voci nella seconda strofa suona effettivamente spettrale, e a sorpresa è la canzone che mi ritrovo a canticchiare più spesso una volta finito il disco.

Da qui in poi però si parte con il math. Fra la climax finale di Horror, con accenni di scream, che è il momento più intenso del disco, e una Mai solo che dà l’impressione di durare troppo poco per tutto quello che la canzone offre nei suoi due minuti e mezzo, spiccano in particolare due brani sopra tutti gli altri. Il primo è Seppelliscimi (con Bart dei Cosmetic), che va intesa come “Seppelliscimi (feat. Bart dei Cosmetic)” e non come complemento di compagnia ultraterreno, e ha un ritornello che entra pericolosamente in testa senza uscirne; la seconda è Profeta, che non a caso è stata scelta come singolo. Le sue chitarre imperiose, ma sempre molto pulite, ne fanno una delle tracce più movimentate dell’album, mentre il ritorno dell’aura pop della prima traccia la rende gradevole anche ai primi ascolti.

Non sarebbe un disco emo se non ci fossero testi lirici e riflessivi, che farebbero un figurone scritti sul diario di scuola o su MySpace –oppure su Tumblr se vogliamo restare un po’ più al passo coi tempi. Aprire un disco con un brano che dice “Io ti credo ma non credo di credere in me” fa già capire che sull’Adriatico tira aria di malinconia, e i testi a effetto come “Gli incubi si fanno al freddo” o “Aiutami a portare le borse che ho sotto gli occhi” non fanno che rincarare la dose. “Le ragazze di Faenza” è invece la versione emo di “California gurls” ambientata in un grigio mattino autunnale, ma Faenza è più bella di Los Angeles. E poi Arancione, la traccia in oggetto, è il colore di Soundcloud ma anche del mandarancio, che è il simbolo di aim a trabolmeicher.

I Cucineremo ciambelle propongono un sound che ha pochi eguali nel panorama italiano. Alla prima vera prova discografica dimostrano di possedere una sensibilità melodica niente affatto comune in una band così giovane, e anche se alcune tracce rischiano di mescolarsi un po’ fra loro, specialmente nella seconda parte del disco, tutte le canzoni d’impatto come Profeta, Spettro o Seppelliscimi fanno trasparire un potenziale enorme su cui non posso che augurarmi che i tre ragazzi di Rimini sappiano lavorare al meglio per arrivare con le prossime uscite a sfornare veri diamanti. O ciambelle.

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