REVIEW: “Sleepwalkers” by Brian Fallon

Di Elisa Susini

Brian Fallon sta andando avanti con la sua carriera solista e dopo un debutto sostanzialmente folk con Painkillers, ecco l’arrivo, a due anni di distanza, di Sleepwalkers, secondo disco rilasciato da Island Records, in cui decide di concedersi più spazio e uscire fuori dalla sua zona di comfort mescolando forti sapori di motown, blues e soul.

Il disco si apre con una specie di boogie all’apparenza spensierato in If Your Prayers Don’t Go To Heavene Forget Me Not, dove però Brian tratta apertamente il tema della mortalità lanciando immagini ed ipotesi molto evocative. Sleepwalkers è un disco pieno di melodie che attingono dalla musica britannica, c’è il richiamo al sound degli Stones in Little Nightmares e My Name Is The Night (Color Me Black), la spinta dei Kinks in Her Majesty’s Service ma anche riferimenti a Bob Dylan e una citazione dei Magnetic Fields con all the umbrellas in London che diventa la frase chiave del ritornello della bellissimaWatson.”

Noto è anche l’amore di Brian per i Clash e così “Come Wander with Me strizza l’occhio alla band sia nel sound alla “Bankrobber” che nelle lyrics, che in questo pezzo sono superbe e non suonavano così genuine dai tempi degli Horrible Crowes con Elsie, elemento che rende la canzone una delle più riuscite dell’album. In tutto, Fallon si ritrova a ricordare i giorni passati, quelli presenti e l’amore per la famiglia, non con la sua storica nostalgia ma con affetto, e durante questi 50 minuti di musica è il coinvolgimento è inevitabile. Nello stesso anno che segna il decimo anniversario dell’album rivoluzionario di Gaslight Anthem, “The ’59 Sound”, Fallon sembra riflettere un po’ sul suo io più giovane, e su come il tempo e la fama abbiano apportato molti cambiamenti alla sua vita attraverso un songwriting solido come la roccia.

Questa nuova luce rock’n’roll impregnato di R’n’B sembra presa in prestito dalle citazioni fatte precedentemente, ma in realtà resta in linea con il sound classico a cui ci ha abituato Brian e non rende Sleepwalkers un passo avanti eccessivamente azzardato rispetto al primo disco.

Il tradizionale stile Fallon è ancora presente in tutti questi brani, e non manca nemmeno una ballata tradizionale e modesta come See You on the Other Side un po’ in stile “Red at Night” di Sink or Swim. Il punto più alto viene toccato decisamente da Etta James, canzone che ci ricorda come mai Brian Fallon è uno dei cantuautori più influenti e importanti dei nostri tempi da dieci anni a questa parte.

In linea generale Sleepwalkers ha dei pezzi molto buoni, altri più prevedibili e familiari ma resta comunque un lavoro meritevole, aperto a tutti e davvero molto genuino.

Voto: 7/10

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