fall out boy mania

REVIEW: “Mania” by Fall Out Boy

di Agnese Tomasini

M A  N   I    A, appositamente spaziato, è l’emblematico titolo del settimo album dei Fall Out Boy. Pubblicato dopo 4 mesi di delay e altrettanti di hype, possiamo finalmente ascoltare la produzione completa, della quale ci sono stati dati vari assaggi anticipati con i ben 5 singoli. La data d’uscita iniziale era il 15 settembre, quando tuttavia la band comunicò ai fan che “the album just isn’t ready, and it felt very rushed.” Preso il tempo necessario per realizzare un prodotto che fosse all’altezza del precedente e almeno altrettanto d’impatto, ci è ora possibile avere un overlook sul disco.

La prima traccia (quantomeno secondo l’ordine di Spotify, dato che su CD l’ordine è diverso) Young and Menace, si apre con una vibe piuttosto misteriosa; i vocals delicati e impeccabili, marchio di fabbrica di Patrick Stump, guidano la struttura in un lento crescendo che fa attendere un colpo di scena all’arrivo del ritornello, che infatti scoppia in un “drop” quasi dubstep, a mio parere estremamente efficace dal punto di vista strumentale. Qui compare tuttavia un elemento che mi ha subito abbastanza infastidita, ovvero le vocine “pitchate” del lead singer, che molti hanno letto come un tentativo della band di adattarsi ai trend della musica pop elettronica contemporanea; il brano forse funzionerebbe molto bene, se non meglio, anche senza questo espediente. Nonostante sia stato scelto come lead single, il brano non rappresenta interamente la linea musicale di Mania. “Young and menace” sono termini che descrivono come Pete Wentz si sentiva da ragazzino: un outsider che trovava finalmente un senso di appartenenza e di comunità nel punk rock.

Il secondo singolo Champion, scritto con la collaborazione di Sia, si stacca dallo statement rappresentato dal precedente, riportandosi alle sonorità più tipiche dei Fall Out Boy. La struttura si compone nuovamente di un crescendo con progressiva aggiunta di strumenti, completata da un ritornello potente e dalla vibe epica. D’altro canto la tematica del brano è l’essere campioni, sopravvivere ad ogni cosa e divenire più forti, perché “campioni non si nasce, i campioni vengono forgiati.” I testi rimandano al tema della mania, della “madness” che talvolta ci assale come un mal di testa ripensando al passato e agli errori commessi, ma che allo stesso tempo ci fa venire abbastanza rabbia da affrontare ciò che ci succede.

Con un titolo criptico che rimanda un po’ all’usanza dei nomi lunghi tipici degli early Fall Out Boy, Stay Frosty Royal Milk Tea è la prima traccia “inedita” dell’album. Come sonorità mi ricorda un po’ Death Valley di Save Rock and Roll, ed è un’assoluta jam. Il testo richiama i temi citati finora, in special modo la mania che ci spinge a fare qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliamo, rappresentata in modo emblematico dai lyrics “I’m about to go Tonya Harding on the whole world’s knee” (si parla di una pattinatrice che fu accusata di danneggiare fisicamente il ginocchio di un’avversaria per sbarazzarsi della competizione). Un secondo tema  cardine è la resistenza, espressa sia nel titolo “stay frosty”, ovvero “rimani lucido”, sia in testi come “Are you smelling that shit? Eau de résistance” (un gioco di parole che simboleggia l’aria di resistenza) o “The only thing that’s ever stopping me is me”. Il concetto che traspare è che ciascuno è il miglior amico e peggior nemico di sé stesso: in noi stessi troviamo ciò che più di tutto ci spinge a raggiungere un obiettivo e ciò che più di tutto ci ostacola.

Un po’ come fosse un angry tweet di Awsten Knight, mi piace pensare che il titolo scritto in caps lock, unico in tutta la tracklist, non sia un caso, ma un espediente per dire qualcosa in più su questo brano, quarto singolo tratto dall’album. Sareste sorpresi di trovare una traccia semi reggaeton in questo disco? Io non troppo. Parliamo naturalmente di HOLD ME TIGHT OR DON’T, brano per cui è stato realizzato anche un video a tema Día de los muertos, pubblicato giusto sotto Halloween. Il ritmo è supercatchy, decisamente ballabile, e strumentalmente la traccia conserva lo stile delle più recenti produzioni della band. Il testo, come il titolo, suggerisce una relazione in cui evidentemente “manca un pezzo”. In questo senso “Hold me tight or don’t” può rappresentare un ultimatum in cui chi scrive capisce che deve avere tutto o niente, non può andare avanti solo con quello che gli viene dato sapendo di non poter andare oltre.

Pubblicato come secondo singolo, The Last of the Real Ones si apre diversamente dai precedenti con solo un riff di pianoforte. La struttura e l’arrangiamento sono coerenti con i pezzi visti finora, in stile pop rock energetico. “The last of the real ones” è una persona di cui l’autore si sente innamorato perso, come se lei fosse il sole e lui i pianeti che le girano attorno. Contrariamente al titolo, qualcosa suggerisce che la persona in questione possa non essere genuina, ma “gold plated”, e nonostante lui non sappia esattamente tutto di lei, la considera parte di una specie in via d’estinzione, ed è pronto ad incidere i loro nomi nel cemento (“write our names in the wet concrete”) per giurare la loro unione eterna.

Wilson (Expensive Mistakes) dà l’impressione di essere un collage di tweet scritti da un fan medio della band: compaiono lines come “I always make such expensive mistakes”“I’ll stop wearing black when they make a darker color” e anche “When I say I’m sorry I’m late I wasn’t showing up at all”“I became such a strange shape from trying to fit in”.  In sostanza una raccolta di stereotipi emo, giustificabili dal fatto che i testi li scrive Pete Wentz.  Il video del brano è un meme unico: si svolge sottoforma di televendita, in cui mentre la band suona appaiono sullo schermo diversi titoli di articoli in vendita, tra cui i members stessi e oggettistica varia come l’outfit di Patrick Stump nerd al ballo della scuola del video di Dance Dance. The nostalgia is real.

Church è senza dubbio la traccia che merita di più tra gli inediti di Mania. Il tema e i riferimenti religiosi vengono utilizzati in questo potente “love anthem” per rappresentare una devozione sacra, un’adorazione riverente e sottomessa, testimoniata dai lyrics del ritornello “If you were church, I’d get on my knees.” La trama strumentale è la più particolare e caratteristica di tutto l’album, e presenta elementi tipici della musica religiosa quali un organo a canne, un grande coro da chiesa e un sublime suono di campane, assieme a campioni di batteria elettronica tipici dell’EDM trap/dubstep.

La tematica religiosa si protrae nella traccia successiva Heaven’s Gate, una ballata romantica vecchio stile, molto diversa da ciò che ci si aspetterebbe dai Fall Out Boy e dalle altre tracce sul disco. Nel testo, Wentz chiede una spinta oltre i cancelli del paradiso (“a boost over heaven’s gate”); da una parte si può interpretare come se l’amore della persona a cui è dedicato il pezzo fosse qualcosa che eleva quasi al paradiso, inteso sia come sentimento sia come salvezza e felicità eterna. Il “boost” può anche significare che chi scrive non si senta capace di arrivare così in alto da solo, ma abbia appunto bisogno di una spinta.

Tutto della successiva Sunshine Riptide mi lascia alquanto perplessa. Stilisticamente è molto molto difficile identificare in questo pezzo reggae qualcosa dei Fall Out Boy al di fuori della voce di Patrick. Il ritmo è piuttosto lento, senza molte particolarità dal punto di vista strumentale; sono utilizzati pitch sulla voce, molti campioni di drum machine, con una linea di basso e chitarre in delay consone al genere del brano. Ciò che più di tutto lascia perplessi è il featuring, unico di tutto l’album, con tale Burna Boy, rapper “raggae-dancehall” con uno stile simil-jamaicano. Le premesse fanno pensare che questo featuring funzioni in una traccia di questo genere, ma il risultato finale è veramente disorientante. Anche il testo si presenta abbastanza confuso: ciò che si può capire è che l’autore si sente catturato dalla persona a cui è dedicato il pezzo (mi dispiace per lei!) come se fosse rapito dalla marea.

Intitolata con un riferimento al film Aliens, Bishop’s Knife Trick è la closing track di Mania. La vibe del brano appare sottotono rispetto alle altre, un po’ malinconica per essere la traccia di chiusura; si tratta di una ballata dalla sonorità tipica di Save Rock and Roll, non particolarmente catchy o orecchiabile. Il riferimento al knife trick non sembra avere un riscontro diretto con il contenuto del brano; parte dei lyrics rimanda a temi già visti nel corso dell’album come il ruolo totalizzante e distruttivo dell’amore: “And I’m yours ‘til the earth starts to crumble and the heavens roll away, I’m struggling to exist with you and without you.” 

Tirando le somme, il ritardo di pubblicazione si è rivelato in realtà estremamente tattico dal punto di vista promozionale: da settembre ogni mese è uscito un nuovo singolo con video annesso, anch’esso costruito nei minimi dettagli per seguire inequivocabilmente l’estetica del disco. Un paio di mesi prima della pubblicazione i Fall Out Boy avevano persino comprato un dominio Internet intitolato “Is Mania ready yet?”, una pagina che riportava unicamente le parole “no”/“yes” tramite cui i fan potevano seguire lo sviluppo dell’album.

L’estetica è interamente basata su una tonalità di viola scuro, casualmente scelto come colore dell’anno da Pantone col nome di “ultra violet kind of love”, riferimento diretto a The Last of The Real Ones. Il colore (ovviamente molto tumblr) immerge la copertina del disco con cornici e titolo scritto in luci al neon (sempre molto tumblr) e compare in molti dei video; e dove non c’è il rimando all’ultra violet, ci sono i lama. O Post Malone. E vai di pop culture. Come se non bastasse, sull’App Store si trova un’app di EMO-ji contenente solo emoji con i lama, dalla quale si hanno i link diretti all’album su iTunes e al sito ufficiale dei FOB.

C’è chi dice che con tutte queste trovate di marketing l’importanza della musica sia ridimensionata, e che quindi qualsiasi canzone la band avesse messo nell’album sarebbe stata ascoltata ugualmente per l’efficacia della promozione. Con un po’ di amaro in bocca devo convenire parzialmente, ma nonostante ciò non penso che la promozione sia stata costruita per sopperire a un disco deludente: Mania, seppur con un sound piuttosto solido e identificativo (salvo un paio di sole) è un album abbastanza variegato e molto ben fatto. La produzione è innegabilmente tra le più elevate di tutti gli album pubblicati dalla band, e risponde decisamente alle aspettative settate dai dischi più recenti, da Save Rock and Roll in poi, che a voi siano piaciuti o che siate nostalgici dei Fall Out Boy emo emo emo coi titoli lunghissimi.

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