REVIEW: “Underworld” by Tonight Alive

Di Ilaria Collautti

È arrivato il momento di parlare di Underworld, nuova fatica targata Tonight Alive, in uscita il 12 gennaio per UNFD e Hopeless Records. Il quarto studio album della band ha attraversato le sue difficoltà prima di arrivare a noi – come l’uscita del membro storico Whakaio Taahi e la pubblicazione del singolo “World Away”, che però (per fortuna) non è contenuto nel disco, ma finalmente il quartetto capitanato dalla stravagante Jenna McDougall ci ha presentato i suoi 13 nuovi pezzi.

Il primo brano ad introdurci Underworld è “Book of Love”, niente di eccelso ma allo stesso tempo una scelta adeguata per cominciare a farci capire cosa aspettarci; segue uno dei singoli scelti per presentarci l’album, “Temple”, che ricordo aver riscosso pareri contrastanti – buoni musicalmente e pessimi per quanto riguarda il video musicale. “Temple” è caratterizzato (oltre che dalla svolta spirituale della frontwoman) da strofe a mio parere inascoltabili, ma per fortuna con i ritornelli migliora un pochino. Assolutamente non la mia canzone preferita della band, ma ok se pensate che arrivavano da Limitless.

Con il featuring di Lynn Gunn (PVRIS) arriva Disappear”, l’ultimo singolo pubblicato prima dell’uscita del disco, musicalmente più valido dei pezzi precedenti ma a cui manca una spinta in più, la quale forse sarebbe arrivata se la scelta del featuring fosse stata diversa: la voce di Lynn – per quanto bella – non crea quell’effetto di contrasto che di solito mi aspetto dalle collaborazioni, non donando niente di personale e caratteristico al pezzo.

“The Other” riesce a catturare la mia attenzione, ricordandomi finalmente le sonorità più vecchie di cui la band stessa tanto acclamava il ritorno; canzone che raggiunge la sufficienza senza però lasciarmi totalmente rapita. Con “In My Dreams” invece si sente anche l’influenza di Limitless, ma riesce a fungere da anello di congiunzione tra lo stile quasi elettronico e quello pop punk, risultando un giusto compromesso che riesco pure ad apprezzare.

“For You” è una delle ballad del disco e – come tale – posso dire con sicurezza che sarà una delle mie canzoni preferite, prima ancora di finire di ascoltare Underworld (come sono prevedibile). È un brano pulito e semplice, con delle belle linee vocali e una base musicale che mi sembra più vera, sincera e naturale rispetto alla prima metà dell’album.

È poi la volta di un altro singolo intitolato “Crack My Heart”, il quale è piaciuto alla maggior parte degli ascoltatori – di cui però io non faccio parte; anche al decimo ascolto continua a non piacermi e a darmi quasi fastidio la scelta della melodia vocale.

Per fortuna arriva “Just for Now” a farmi felice, risultando la mia seconda canzone preferita: musicalità decisamente più in linea con i miei gusti, oltre alla sensazione che la voce di Jenna sia meno fredda e piatta rispetto ad altri brani in cui mi sembrava tutto meccanico e senza sentimento. Sarei curiosa di sentirla live, anche per le note incredibilmente alte che tocca. A questo punto del disco comincia una serie di canzoni molto belle musicalmente alle quali manca l’energia che caratterizzava la prima metà di Underworld, anche se non sempre è inteso negativamente; in particolare, “Burning On” e “Waiting for the End” hanno un sound più pop punk tendenti al pop, sono carine ma forse un pochino noiose e già sentite, mentre “Last Light” e “Looking for Heaven” sono altre due ballad molto lente e dolci (in particolare la seconda è caratterizzata da sola voce e pianoforte), sicuramente due buoni motivi per dare una possibilità a questo disco.

A chiudere il lavoro c’è forse il brano che mi incuriosiva di più per la collaborazione con la leggenda Corey Taylor degli Slipknot: “My Underworld” parte come pezzo tranquillo molto melodico ed esplode nei ritornelli. L’unione tra le voci di Jenna e Corey è inaspettata e fenomenale, azzeccata e perfetta nelle sonorità che ne scaturiscono, evidenziando proprio quello che mancava nel featuring con Lynn Gunn: la complicità.

Devo essere sincera, non avevo grandi aspettative per Underworld. Dei singoli estratti in precedenza non ne avevo salvato nemmeno uno ed ero già pronta a dire addio ai Tonight Alive dopo un altro disco che non mi era proprio piaciuto. Il nuovo album, come ci era già stato anticipato, segna un ritorno alle sonorità più legate al pop punk e alle origini dei Tonight Alive, dando un taglio (non definitivo ma determinante) all’era di Limitless (per fortuna); ma Underworld non si limita a questo: è un disco complesso, difficile da seguire e diviso letteralmente in due parti.

Le cose stanno così: se vi piacciono i brani energici e stravaganti, molto introspettivi e spirituali, bizzarri e complicati, allora probabilmente amerete la prima parte dell’album. Se invece, come me, preferite una linea più classica con melodie dolci e sentimentali, allora preferirete la seconda metà. Se, infine, apprezzate entrambe le situazioni, probabilmente Underworld sarà il vostro disco preferito dell’anno appena iniziato.

 

VOTO: 7/10

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.