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REVIEW: “Tranche de vie” by Tranche de vie

di Alessandro Mainini

“Tranche de vie” è un nome che è un manifesto: un disco che si chiama Tranche de vie è un disco che, ci piace immaginare, vuole raccontare uno spaccato di vita visto con gli occhi e con il cuore di chi l’ha vissuto; un gruppo con questo nome è un gruppo che similmente nella propria opera mette “tanti pezzetti di sé stesso”. Tranche de vie è il nome di una recentissima formazione di Belluno, nata da una costola dei concittadini The East. Fra i botti e i fuochi artificiali di San Silvestro hanno deciso di accendere uno scintillino, perché è una cosa che dura poco e non fa clamore ma è bella da vedere e si può tenere in mano.

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Acceso proprio il 31 dicembre, lo scintillino omonimo dei Tranche de vie contiene 3+1 fiammelle che cadono in parte a sinistra verso l’emo che viene dall’America e in parte a destra verso l’indie rock nostrano. Non lo si trova su Spotify perché loro sono dei veri punk che combattono il sistema. O forse per più volgari questioni di diritti d’autore; chi può dirlo? Lo si trova però su Bandcamp, che funziona altrettanto bene ed è anche più artist-friendly.

La prima traccia, Maya, si apre con un bellissimo discorso di Fellini tratto da un’intervista d’epoca sul suo film Amarcord. L’immagine del vecchio che cammina nella nebbia e fatti pochi passi rientra in casa per morire ha una poesia che si intona perfettamente con le atmosfere liriche del disco. Nel cantato sono evidenti gli influssi di una band fondamentale del panorama emo italiano contemporaneo come i Cabrera, ma se vogliamo non cade lontano nemmeno dallo stile dei Gomma nelle loro canzoni meno arrabbiate come Vicolo Spino. A livello di musica invece la canzone parte tranquilla ma esplode in un ritornello (che poi ritornello non è perché non ritorna ma piace pensare che lo sia) dalle forti tinte emo con un giro di chitarra parecchio inizio anni ’00. Proprio quando il brano sembra finito, parte un’outro strumentale molto evocativa e malinconica che corona il minuto restante di canzone.

Bleu, la fiammella solitaria separata dalle altre tre qualche riga sopra, potrebbe a prima vista sembrare un interlude, perché è breve e minimalista, ma il significato del testo ce la presenta come una canzone vera e propria. Fa anche da ponte fra le sonorità più introspettive e da cultori dei generi underground di Maya e l’approccio più aperto dei due pezzi successivi.

æssenze è infatti la canzone complessivamente più orecchiabile del disco, se così si può dire, e non è un caso che sia la traccia che parte in riproduzione automatica su Bandcamp. Il suo sound più tendente all’indie rock presenta influssi che riportano alla mente i Gomma ma stavolta nel loro aspetto strumentale, con una sorta di bridge a metà brano che rende ancora più vario e interessante l’intreccio armonico e forse omaggia, consapevolmente o meno, il lavoro di altre band italiane quali Leute e Fine Before You Came. Suggestivo il chitarrone che con un riff che va indietro di qualche decennio chiude la canzone. È proprio qui che si raggiunge il momento più intenso del brano, in questo finale che come nell’intero EP rappresenta il grande punto di forza della band perché aggiunge uno strato in parte inaspettato e completa le sonorità di tutte le canzoni.

Orizzonti è contraddistinta da una simile struttura, in questo caso ancora più accentuata, svoltata dal suo finale che è il momento più ricco di pathos dell’intero disco sia a livello di testi che di progressione musicale, memore della tradizione dei miglior emo tra Midwest e Brand New/Matchbook Romance. Questa esplosione di emozioni quasi rischia di far passare in secondo piano l’azzeccato ritornello contraddistinto da un cantato molto pop e per questo di facile presa: il perfetto completamento per il sound della canzone che a livello di sonorità prosegue quanto esplorato in æssenze.

Tranche de vie è un EP che ci presenta un gruppo che nonostante sia attivo da poco tempo ha già trovato un’alchimia pressoché perfetta. Vuoi per i testi che trasudano emozione e sono quindi “veri” e significativi, vuoi per il sound che è la sintesi impeccabile di un genere più approcciabile come l’indie rock e un genere “di culto” e di qualità come l’emo, vuoi per il cantato che lascia trasparire la passione e il trasporto con cui sono interpretati questi pezzi che per questo diventano ancora più vivi, è davvero difficile trovare qualcosa in cui la band possa migliorare. Si sa fin troppo bene quanto sia complicato nel panorama musicale di oggi emergere, a maggior ragione per chi si trova in Italia, canta in italiano e fa rock, ma se questo disco si chiamasse Science Fiction, le webzine americane lo starebbero già osannando come l’opus magnum di una certa band che si appresta a salutare le scene.

VOTO: 9/10
BEST TRACK: Orizzonti

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