top 10 2017

I 20 migliori dischi del 2017 secondo Aim A Trabolmeicher

Sì, lo sappiamo: “che palle le classifiche, bla bla bla”. Ma se le fanno Pitchfork, Alt Press e l’NME allora le facciamo anche noi, e no, non ci mettiamo Lorde al primo posto, pappappero. Non ci credi? Controlla qua sotto.

Come ogni anno ci siamo picchiati, insultati, ci siamo dati delle perzone falze a vicenda e abbiamo anche scelto la via della corruzione per forgiare la Top 20 definitiva dei più fantastici album del 2017. Senza indugiare oltre, eccola qui:

20 “Beyond Repair” – Blood Youth
Rude Records

Beyond Repair, il primo album della formazione melodic hardcore inglese è rabbioso e aggressivo quanto basta per aggiudicarsi il titolo di debutto più azzeccato dell’anno. Per non parlare dell’energia infinita che trasmettono live.

19 “Red, Green or In Between” – WSTR
NoSleep Records

Anche nel caso dei WSTR si parla di un debut album; si parla anche di una delle band più chiacchierate della scena pop punk, ingiustamente definita “copia dei Neck Deep”. In realtà i WSTR hanno dei ritornelli troppo catchy per essere veri e con questo disco ci hanno convinti pienamente.

18 “You’re Not as __ as You Think” – Sorority Noise
Triple Crown Records/Big Scary Monster

Un disco emo suonato come se fosse un disco punk. Straziante, tutto d’un pezzo, pieno di momenti da pugno nello stomaco. Un secondo disco che ha certamente superato ogni aspettativa.

17 “Adornment” – Grayscale
Fearless Records

Per i Grayscale questo è stato un anno coi fiocchi. La band non solo ha pubblicato questo disco con Fearless, ma ha anche raggiunto il milione di ascolti su Spotify grazia a un passaggio sulla NBC, e, cosa più importante di tutte, sarà in Italia il prossimo marzo!

16 “Sleep Well, Beast” – The National
4AD

Questo è l’unico disco della nostra classifica che compare anche nelle classifiche dei grandi magazine musicali. È il settimo disco dei The National, segnato da un uso sapiente dell’elettronica, dalle atmosfere cupe e dalle note struggenti della voce di Berninger.

15 “Fail You Again” – Can’t Swim
Pure Noise Records

Tra le uscite pop punk più insolite e interessanti, si colloca questo Fail You Again dei Can’t Swim che cattura l’attenzione con le influenze emo, le tre chitarre e dei ritornelli da earworm immediato.

14 “Modern Bollotics” – Youth Killed It
Rude Records

La nostalgia per gli anni ’90 la fa da padrona nel brillante esordio degli inglesi Youth Killed It. Modern Bollotics è un disco moderno e revival, allegro e rassegnato allo stesso tempo.

13 “Zombies on Broadway” – Andrew McMahon in the Wilderness
Vanguard Records

C’è per caso stato un album brutto di uno qualunque dei progetti di Andrew McMahon? Ovviamente no. Questo secondo disco firmato In The Wilderness sorprende con una grossa dose di sperimentazione e i frequenti cambi di rotta, seguendo però lo stesso filo conduttore.

12 “Good Nature” – Turnover
Run For Cover Records

Con Good Nature i Turnover proseguono sulla strada del sound dream pop, intrapresa con il lavoro precedente, Peripheral Vision. Non mancano però i colpi di scena: Good Nature sembra più positivo, più caldo e avvolgente di qualsiasi cosa prodotta finora dalla band.

11 “Makes Me Sick” – New Found Glory
Hopeless Records

Con una carriera pluriventennale i New Found Glory rimangono sempre una certezza. Se è vero che squadra che vince non si cambia, Makes Me Sick è ancora un disco pop punk pieno di energia, di quei sentimenti super relatable e di quell’attitudine a cui la band ci ha abituati fin dagli esordi.

10 “Okay” – As It Is
Fearless Records

Gli As It Is continuano a venire in Italia e a noi questa cosa non dispiace affatto, soprattutto dopo un album come Okay, in cui tutte le canzoni sono potenziali singoli. E ha anche un artwork più carino rispetto al precedente, cioè il logo è rosa e azzurro cosa vuoi di più?

9 “Turn Out the Lights” – Julien Baker
Matador Records



Sai che in realtà anche Julien Baker è nella classifica di Pitchfork? In Turn Out The Lights, la Baker riprende l’intimità che ci aveva tenuti incollati al suo disco precedente ma le conferisce toni più epici e il risultato lascia davvero a bocca apera.

8 “Great Heights and Nosedives” – ROAM
Hopeless Records


La formula è sempre la stessa: un pop punk veloce e divertente, senza troppe pretese a livello di messaggio o virtuosismi tecnici. Che si tratta di un album dei ROAM lo si capisce al primo ascolto, ma mancano quei momenti eccessivamente pop che sporcavano un po’ il precedente Backbone.

7 “Science Fiction” – Brand New
Procrastinate! Music Traitors

Nonostante i fattacci di Jesse Lacey successi nel nerissimo novembre, noi non abbiamo bruciato in piazza i nostri dischi dei Brand New. E anzi, siamo pronti a dire che l’uscita di Science Fiction, ultimo disco della band per sempre, è stato uno dei momenti più alti del 2017.

6 “Pacific Daydream” – Weezer
Atlantic



La critica può odiare questo disco quanto gli pare, ma noi siamo d’accordo con Rivers Cuomo quando dice che Pacific Daydream è un disco spettacolare e che gli Weezer non hanno mai fatto un disco brutto. Pacific Daydream è estivo, è nostalgico e sa di sabbia tra le dita dei piedi (e anche un po’ tra i denti) e per noi è promosso a pieni voti.

5 “Shapeshifter” – Knuckle Puck
Rise Records

La band si conferma tra i nomi caldi della scena consolidando quelle sonorità che ce li avevano fatti amare nel disco precedente, Copacetic. I Knuckle Puck restano dritti sulla propria strada che evidentemente è quella giusta.

4 “Going Grey” – The Front Bottoms
Fueled By Ramen


Gli americani dicono che i The Front Bottoms sono diventati troppo pop, noi invece siamo sempre più convinti che Going Grey suoni come la band avrebbe sempre desiderato suonare se avesse registrato i primi album in uno studio e non in un basement. Inutile dire che è un disco pazzesco senza pezzi sbagliati nè inutili filler.

3 “The Peace and the Panic” – Neck Deep
Hopeless Records

Possono piacere o non piacere, ma è indubbio che i Neck Deep siano la più importante band del “nuovo” pop punk. Questo disco è fatto di grossi riff e ritornelli memorabili, e vederli dal vivo conferma tutto l’hype che si è creato intorno a loro. Poi In Bloom è tutto rosa e a me piace un sacco il rosa.

2 “After the Party” – The Menzingers
Epitaph Records



L’adolescenza prima o poi finisce oppure no? E cosa ne consegue? After The Party è un disco punk rock viscerale, dove la nostalgia gioca la parte principale. 13 brani che ascoltantandoli sembrano comunque troppo pochi; da mettere in loop permanente.

1 “Vacation” – Seaway
Pure Noise

Che tu sia un fan della nuova ondata pop punk, o un nostalgico degli early ’00, i Seaway sono quel gruppo che mette d’accordo tutti. Ed è per questo che un album che a primo impatto non sembrava aver lasciato troppo il segno si ritrova al primo posto della nostra classifica. I brani di Vacation, con la loro semplicità, la loro energia e quel tocco anni ’90 ti entrano dentro lentamente e rimangono lì tranquilli diventando i tuoi sing along preferiti.

 

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